Jerome K. Jerome

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Jerome K. Jerome

Jerome Klapka Jerome (1859 – 1927), scrittore, giornalista e umorista britannico.

Citazioni di Jerome Klapka Jerome[modifica]

  • "Che è un Bummel?", chiese George. "Come lo tradurreste?"
    "Un Bummel", spiegai, "lo direi un viaggio, lungo o breve, senza uno scopo, regolato dalla sola necessità di ritornare entro un certo tempo al punto da cui si è partiti. A volte si va per strade piene di movimento, a volte per campi e sentieri; a volte soli per poche ore, a volte per un po' di giorni. Ma sia lungo o breve il viaggio, in questa o quella parte, si pensa sempre che il tempo vola. Si fanno dei cenni di saluto e si sorride a quelli che passano; con qualcuno ci si ferma a parlare un po', e con qualche altro si fa un tratto di strada insieme. Ci siamo interessati a tante cose, e spesso ci siamo sentiti un po' stanchi. Ma dopo tutto, ci siamo divertiti, e ci rincresce che il viaggio sia finito." (da Tre uomini a zonzo)
  • L'unica malattia che potei concludere di non avere era il ginocchio della lavandaia. (da Tre uomini in barca (per tacere del cane))
  • Le donne hanno lo strano istinto di aggrapparsi al pugnale che le trafigge. (da Tre uomini in barca)
[...] le donne prediligono stranamente il pugnale che le trafigge. (1922, p. 85)
  • Mi piace il lavoro, mi affascina. Potrei stare per ore seduto ad osservarlo... (da Tre uomini in barca (per tacere del cane))
  • Noi siamo gl'infelici schiavi del nostro stomaco. (da Tre uomini in barca, 1922)

Tre uomini in barca[modifica]

Incipit[modifica]

Margherita D'Amico[modifica]

Eravamo in quattro — George, e William Samuel Harris, e io, e Montmorency. Eravamo seduti in camera mia a fumare e discorrere di quanto stessimo male — male da un punto di vista sanitario, intendo, si capisce.
Ci sentivamo tutti depressi, il che incominciava a innervosirci. Harris disse che a momenti lo coglievano degli spaventosi attacchi di vertigini, tali da fargli perdere la cognizione di quel che stava facendo; allora George disse che anche lui aveva degli attacchi di vertigini che gli facevano perdere la cognizione di quel che stava facendo. Dal canto mio, era il fegato a darmi dei dispiaceri. Sapevo di avere il fegato in disordine perché avevo appena letto le avvertenze di certe pillole per il fegato, in cui erano descritti nel dettaglio svariati sintomi in base ai quali uno poteva stabilire quando avesse il fegato fuori posto. Io li avevo tutti.

[Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlare del cane), traduzione di Margherita D'Amico, Giunti, 2003]

Francesco De Rosa[modifica]

Eravamo in quattro: George, William Samuel Harris, io e Montmorency. Eravamo seduti nella mia stanza e, fumando, discorrevamo delle nostre cattive condizioni; cattive dal lato medico, naturalmente.
Ci sentivamo tutti esauriti e questo ci preoccupava parecchio. Harris disse che ogni tanto era colto da vertigini così terribili che quasi non si rendeva conto di ciò che faceva in quei momenti; allora George disse che anche lui aveva dei capogiri e quasi non sapeva quello che faceva. Quanto a me, avevo il fegato in cattivo stato. Sapevo di avere il fegato in cattive condizioni, perché perché avevo appena finito di leggere la «réclame» di un nuovo prodotto in pillole per il fegato, in cui erano elencati i vari sintomi per cui un uomo poteva sapere quando il suo fegato era in cattive condizioni. Io li avevo tutti.

[Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlar del cane), traduzione di Francesco De Rosa, Ed. Saie, 1972]

Silvio Spaventa Filippi[modifica]

Eravamo in quattro: Giorgio, Guglielmo Samuele Harris, io e Montmorency. Seduti nella mia stanza, si fumava e si parlava di come stessimo male... male, intendo, rispetto alla salute.
Ci sentivamo tutti sfiaccati e ne eravamo impensieriti. Harris diceva che a volte si sentiva assalito da tali strani accessi di vertigine, che sapeva a pena che si facesse; e poi Giorgio disse che anche lui era assalito da accessi di vertigine e appena sapeva anche lui che si facesse. Io poi avevo il fegato ammalato. Sapevo di avere il fegato ammalato, perché avevo appunto letto un annuncio di pillole brevettate nel quale si specificavano minutamente i vari sintomi dai quali il lettore poteva arguire d'avere il fegato malato. Io li avevo tutti.

[Jerome K. Jerome, Tre uomini in una barca (per tacer del cane), versione dall'inglese di Silvio Spaventa Filippi, Milano, Casa Ed. Sonzogno, 1922 (Matarelli)]

Citazioni[modifica]

  • Parti di lunedì con l'idea fissa di divertirti. Saluti con disinvoltura i ragazzi sul pontile, ti accendi la pipa più grossa che hai e cammini sul ponte con aria tracotante neanche fossi il capitano Cook, Sir Francis Drake e Cristoforo Colombo tutti in uno. Martedì vorresti non essere mai partito. Mercoledì, giovedì e venerdì vorresti essere morto. Sabato sei in grado di sorseggiare qualche cucchiaiata di brodo ristretto, e di sederti sul ponte, e di rispondere con un sorriso languido ed esangue alle persone di buon cuore che ti domandano come va. Domenica ricominci a camminare e a ingurgitare cibi solidi. E lunedì mattina, mentre con la valigia e l'ombrello, in piedi davanti al parapetto, aspetti di scendere a terra, incomincia a piacerti davvero. (I; 1997, p. 6)
  • Quante persone, lungo questo viaggio [lungo il fiume della vita], stivano la barca fino a rischiare di farla affondare di cose sciocche che pensano essenziali al piacere e al comfort, ma che in realtà sono soltanto inutile zavorra?
    Come riempiono la povera piccola imbarcazione fino all'albero di bei vestiti e grandi case, di domestici inutili e di una miriade di amici alla moda ai quali non importa un fico secco di loro, e dei quali a loro importa ancora meno, di costosi divertimenti che non divertono nessuno, di formalità e mode, di finzioni e ostentazioni, e di – oh, la più pesante, la più folle delle zavorre! – della paura di che cosa penserà il vicino, di lussi che possono soltanto nauseare, di piaceri che annoiano, di vuote mostre di sé che, come la corona ferrea del criminale di un tempo, fanno sanguinare e tramortiscono il capo dolorante che la porta!
    È zavorra uomini... tutta zavorra! Gettatela fuoribordo. Rende la barca così pesante che remare vi sfinisce. La rende così lenta e pericolosa da manovrare che l'ansia e la preoccupazione non vi concendono mai un atitmo libero; e non avete mai un momento di riposo per sognare pigramente, mai un momento per osservare le nuvole che sfiorano le onde spinte dal vento, o i scintillanti raggi di sole che giocano con le increspature, o i grandi alberi sull'argine che si curvano per fissare la loro immagine riflessa, o il bosco tutto verde e oro, o i gigli bianchi e gialli, o i giunchi che ondeggiano oscuri o i falaschi, o le orchidee o gli azzurri non-ti-scordar-di-me.
    Liberatevi della zavorra, uomini! Lasciate che l'imbarcazione della vostra vita sia leggera, carica soltanto di quello di cui avete bisogno: una casa accogliente e qualche semplice piacere, un paio di amici degni di questo nome, qualcuno da amare e che vi ami, un gatto, un cane, e una o due pipe, cibo e indumenti a sufficienza e da bere in abbondanza, perché la sete è una compagna pericolosa.
    La barca sarà più facile da governare, e non sarà tanto soggetta a capovolgimenti, e se si capovolgerà non sarà così grave; la merce semplice e di buona qualità sopporta un bagno. Avrete tempo per pensare oltre che per lavorare. Tempo per scaldarvi al sole della vita... tempo per ascoltare le melodie eoliche che il vento divino trae dalle corde del cuore umano tutt'intorno a noi... tempo per...
    Scusate tanto. Divagavo. (III; 1997, pp. 21-22)
  • [...] perché ogni medaglia ha il suo rovescio, come disse quell'uomo a cui presentarono le spese del funerale della suocera. (III; 1997, p. 23)
  • Quando impiccheranno George, il primato d'incapacità toccherà a Harris. (IV; 1997, p. 34)
  • L'antica Windsor è una località famosa. Edoardo il Confessore vi aveva un palazzo, e il grande conte Godwin fu giudicato reo dalla giustizia dell'epoca d'aver provocato la morte del fratello del re. Il conte Godwin spezzò il pane e tenendone un boccone in una mano disse:
    "Se sono colpevole possa questo boccone soffocarmi!".
    Dopo di che mise il pane in bocca, lo inghiottì, e morì strangolato. (XII; 1997, p. 113)
  • Io ho sempre l'impressione di fare molto più lavoro del dovuto. Non che sia contrario al lavoro, intendiamoci, il lavoro mi piace, mi affascina. Posso starmente seduto a guardarlo per ore. (XV; 1997, p. 148)

Incipit di alcune opere[modifica]

Appunti di romanzo[modifica]

Molti anni fa — ero ancora molto piccino — abitavamo in una gran casa d'una strada lunga, dritta e buia dell'estremità orientale di Londra. Di giorno era rumorosa e affollata: ma di sera placida e solitaria. I fanali a gas, pochi e radi, avevano piuttosto il carattere di fari che di lampioni, e la guardia col passo grave e pesante della sua lunga ronda, pareva che s'avvicinasse sempre più o si dileguasse, tranne nei brevi momenti in cui si fermava a far stridere una finestra o una porta, o a illuminare con la lanterna qualche vicolo buio che conduceva verso il fiume.

Tre uomini a zonzo[modifica]

«Quel che ci occorre» disse Harris «è un diversivo.»
In quel momento l'uscio si aprì e la moglie di Harris cacciò dentro la testa per dire che Ethelberta l'incaricava di rammentarmi che non dovevamo fare troppo tardi, a causa di Clarence. Io sono propenso a credere che Ethelberta, per quanto riguarda i bambini, esageri. Clarence non aveva niente di grave.

  • Nei parchi tedeschi, ci sono panchine speciali, che portano la scritta 'soltanto per adulti', e il bambino tedesco, anche se ha voglia di sedersi, leggendo quel cartello passa oltre a va a caccia di una panchina sulla quale ai bambini sia permesso di riposare; là siede stando ben attento a non toccare il legno con le scarpe infangate. Ve l'immaginate una panchina in Regent's Park su cui spiccasse la scritta 'Soltanto per adulti'?... Tutti i bambini per un raggio di cinque chilometri arriverebbero di corsa per occuparla, e cercherebbero di sloggiare gli altri che vi fossero già seduti. E nessun adulto riuscirebbe mai ad arrivare nemmeno in vista della panchina a causa della gran folla di bambini. Il bambino tedesco che, senza rendersene conto, si sieda su una di quelle panchine, salta su con un balzo, non appena qualcuno gli fa notare il suo errore, e se ne va a capo chino, arrossendo sino alla radice dei capelli, per la vergogna e il rimorso.in Germania, le strade di campagna sono fiancheggiate da alberi da frutta. Non c'è niente che impedisca ai ragazzi di raccogliere e mangiare la frutta, eccetto la voce della coscienza. In Inghilerra un simile stato di cose provocherebbe l'indignazione generale; i bambini morirebbero di colera a centinaia per le conseguenze di un'eccessiva ingestione di mele agre e noci acerbe. L'opinione pubblica reclamerebbe che gli alberi venissero recintati e, in tal modo, resi innocui. Ma in Germania un ragazzo è capace di percorrere chilometri e chilometri per una strada solitaria fiancheggiata da alberi da frutta per andare a comprarsi un soldo di pere al paese situato in fondo la strada. In Germania non è permesso mettersi in maschera per le strade. Uno scozzese di mia conoscenza che era andato a passare l'inverno a Dresda, sprecò i primi giorni della sua permanenza in discussioni con le autorità. Gli domandarono perché andasse vestito a quel modo. Lo scozzese non era un tipo cordiale, e rispose che non poteva circolare nudo. I funzionari vollero sapere perché andasse vestito così. Rispose che lo faceva per stare caldo e coperto. Gli dissero francamente che non gli credevano, e lo rimandarono a casa con una carrozza chiusa. Adesso in genere hanno fatto l'abitudine al turista inglese; però a un signore del Leicesteshiere, invitato un giorno alla caccia da alcuni ufficiali tedeschi, capitò, apparendo sulla porta dell'albergo, di essere prontamente acciuffato e condotto in questura, affinché desse spiegazioni sulla frivolezza della propria tenuta.

[Jerome Klapka Jerome, Tre uomini a zonzo, trad. di Alberto Tedeschi, BUR, 1991]

I pensieri oziosi di un ozioso[modifica]

  • Conobbi un uomo che all'ora della sveglia balzava subito dal letto e faceva un bagno freddo. Ma questo eroismo non serviva a nulla perché, dopo il bagno, doveva saltare di nuovo dentro al letto per scaldarsi.
  • È impossibile godere a fondo dell'ozio se non si ha una quantità di lavoro da fare. Da controllare: potrebbe non essere tratta dalla stessa edizione. Da controllare: potrebbe non essere tratta dalla stessa edizione.
  • Fintanto che gli stolti potranno vivere e proliferare, il mondo, nel suo complesso, procederà tollerabilmente bene.
  • L'amore è come il morbillo, dobbiamo passarci tutti. E, sempre come il morbillo, lo prendiamo una volta sola.
  • Tittums è il nostro gatto, ed ha le dimensioni di un rotolo di soldini. Inarcava la schiena e bestemmiava come uno studente in medicina.

Bibliografia[modifica]

  • Jerome K. Jerome, Appunti di romanzo, versione di Silvio Spaventa Filippi, Roma, A. F. Formiggini, 1928.
  • Jerome K. Jerome, I pensieri oziosi di un ozioso, libro per un'oziosa vacanza (The Idle Thoughts of an Idle Fellow,1886), traduzione di Ida Omboni, BUR.
  • Jerome K. Jerome, Tre uomini a zonzo (Three Men in a Bummel, 1900), traduzione di M. G. Oddera Bianchi e S. Spaventa Filippi, Newton. ISBN 8882898318
  • Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlare del cane) (Three Men in a Boat (To Say Nothing of the Dog), 1899), traduzione di M. G. Oddera Bianchi e S. Spaventa Filippi, Newton. ISBN 8882898318
  • Jerome K. Jerome, Tre uomini in una barca (per tacer del cane), versione dall'inglese di Silvio Spaventa Filippi, Milano, Casa Ed. Sonzogno, 1922 (Matarelli).
  • Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlar del cane), traduzione di Francesco De Rosa, Ed. Saie, 1972.
  • Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlare del cane), traduzione di Margherita D'Amico, Giunti, 2003.
  • Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca (per non parlar del cane) (Three Men in a Boat, 1889), introduzione di Francesco Piccolo, traduzione di Katia Bagnoli, Feltrinelli, Milano, 19972. ISBN 8807821419

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]