Johann Wolfgang von Goethe
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Johann Wolfgang von Goethe (1749 – 1832), poeta e scrittore tedesco.
[modifica] Citazioni di Johann Wolfgang von Goethe
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- Le idee generali e la gran presunzione sono sempre sul punto di causare enormi danni.
- Allgemeine Begriƒƒe und großer Dünkel sind immer auf dem Wege, entsetzliches Unheil anzurichten. (da Massime e riflessioni)
- L'eterno femminino ci attira in alto.
- Das Ewig-Weibliche, Zieht uns hinan. (da Faust)
- Lo spirito che eternamente nega.
- Der Geist, der stets verneint! (da Faust)
- Sono una parte di quella forza che vuole sempre il Male ed opera sempre il Bene.
- Ein Teil von jener Kraft Die stets das Böse will und stets das Gute schafft. (da Faust)
- L'uomo erra finché aspira.
- Es irrt der Mensch, so lang er strebt. (da Viaggio in Italia)
- Nell'arte, abbastanza buono è l'ottimo.
- In der Kunst ist das Beste gut genug. (da Viaggio in Italia)
- La verità vi renderà liberi.
- Die Wahrheit wird Euch frei machen.
Fonte?
[modifica] Varie
- Al corpo segue solo l'ombra, nel regno dei morti silente. (da Ballate)
- Attimo, sei bello. (da Faust)
- Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata. (citato ne Il mondo di Sofia di Jostein Gaarder)
- Colui che non sa le lingue straniere, non sa nulla della propria. (citato in George Steiner, Che cosa è la letteratura comparata?, in Nessuna passione spenta, p. 90)
- [Mignon, sull'Italia] Conosci la terra dei limoni in fiore,
dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure,
dal cielo azzurro spira un mite vento,
quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso,
la conosci forse?
Laggiù, laggiù io
andare vorrei con te, o amato mio! (da Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister) - Devi proprio capire come sta: | con l'Uno il Dieci si farà | e se il Due lo lasci com'è | basta che ci aggiungi il Tre | e sarai di già arricchito. | Il Quattro, è meglio che lo perdi. | Col Cinque e con il Sei | – parola della strega – | fai il Sette e l'Otto. | Tutto finisce qui: | il Nove è uno | il Dieci è nessuno. (da Faust, 2003, vv. 2450-2551)
- Dobbiamo dunque pensare all'individuo animale come a un piccolo mondo che esiste in sé, con mezzi propri. Ogni creatura ha una propria ragion d'essere. Tutte le sue parti hanno un effetto e un rapporto diretto l'una con l'altra, rinnovando così il flusso continuo della vita. (da ''Scientific Studies, a cura di Douglas Miller, Suhrkamp, New York, p. 121; citato in Vandana Shiva, Vacche sacre e mucche pazze, traduzione di Giovanna Ricoveri, DeriveApprodi, Roma, 2001, p. 84)
- Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera. (dal Götz von Berlichingen, Atto I)
- – Dunque tu chi sei?
– Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene. (dal Faust) - È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici. (da Letteratura e vita)
- [A Felix Mendelssohn] È un pezzo che non sento più musica ma so che, nel frattempo, tu e gli altri "avete spinto molto avanti l'affare". Io ho ancora molto da imparare da te. (citato in Giulio Confalonieri, Storia della musica, Edizioni Accademia, Milano, 1975)
- [...] la freddezza inalterabile, il crudele piacere della vendetta finiscono per muovere il nostro sdegno; tanto che per avere un marito servo, l'insulso scioglimento ci soddisfa poco o punto. (citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a Carlo Goldoni, La locandiera, Carlo Signorelli Editore, Milano, 1934)
- La lascivia: il gioco col piacere da godere, il gioco col piacere goduto. (da Scritti postumi)
- La legge è potente, ma più potente è il bisogno. (dal Faust II, Atto I)
- La mediocrità non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale. (da Le affinità elettive)
- La vera fortuna è la frugalità. (Johann Wolfgang Goethe, Adler und Taube)
- L'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto. (da Viaggio in Italia)
- Nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo. (Le affinità elettive)
- Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c'è di vago e si muove di qua e di là. (da Le affinità elettive)
- Ogni colpa è punita sulla terra. (da Wilhelm Meister)
- Lett.: Shakespeare e nessuna fine, cioè Shakespeare è un'area infinita. (citato in George Steiner, Una lettura contro Shakespeare, in Nessuna passione spenta, p. 51)
- Per fare ci vuole talento, per beneficiare denaro. (da Letteratura e vita)
- Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli. (da Detti sparsi)
- Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona subito. (da Scritti postumi)
- Solo è allegro chi può dare. (da Faust, I, 2)
- Talete: La natura ed il suo vivente fluire non furono mai chiusi entro giorni, notti ed ore. Essa forma ogni figura secondo leggi, e nemmeno nelle cose grandi, è violenta. (dal Faust)
- Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero. (da Motti in rima)
- Un brivido mi afferra; le lacrime si sciolgono ed il duro cuore si sente intenerire; vedo come lontano quanto posseggo e ciò che era scomparso riprende, per me, concreta realtà (da "Faust, I")
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- A Napoli non si vuole che vivere; si dimentica se stessi e l'universo; quanto me, è una senzazione abbastanza strana questa di non avere da fare con uomini che pensano a godere.
- Agli stupidi non capita mai di pensare che il merito e la buona sorte sono strettamente correlati.
- Amo quelli che desiderano l'impossibile.
- Anche il facile è difficile quando è bello.
- Certi libri sembrano scritti non perché leggendoli s'impari, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa.
- Chi crede nell'immortalità si goda la sua felicità in silenzio, non ha nessun motivo di darsi delle arie.
- Chi desidera capire il poema
Deve recarsi nella terra della poesia,
Chi desidera capire il poeta
Deve andare nella terra del poeta. (da Il divano occidentale orientale) - Chi ha molto a che fare con i bambini scoprirà che nessuna azione esteriore resta senza influsso su di loro.
- Chi possiede arte e scienza, ha religione. Chi non le possiede, abbia religione.
- Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore.
- Ciò che non si comprende, nemmeno si possiede.
- Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore.
- Crea, artista! Non parlare!
- E così come si vuole che chi abbia visto uno spettro non possa più ritrovare l'allegria, si potrebbe dire all'opposto che mio padre non poté mai essere del tutto infelice, perché il suo pensiero tornava sempre a Napoli.
- Essere stato un uomo significa aver dovuto combattere.
- Gli anni sono come i libri sibillini: più se ne consuma, più diventano preziosi.
- Gli errori dell'uomo lo fanno particolarmente amabile.
- Gli indù del deserto fanno voto di non mangiare pesce.
- Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima.
- Gli uomini sono fatti in un modo tale che ognuno fa ciò in cui ha visto un altro aver successo, a prescindere dal fatto ch'Egli abbia attitudine oppure no.
- I matematici sono come i francesi: se si parla con loro, traducono nella loro lingua, e diventa subito qualcosa di diverso.
- Il codardo minaccia quando è al sicuro.
- Il comportamento è uno specchio in cui ognuno rivela la propria immagine.
- Il destino dell'architetto è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona.
- Il dubbio cresce con la conoscenza.
- Il piacere e l'amore sono i cardini delle grandi azioni.
- Il pubblico esige di essere trattato come le donne, alle quali soprattutto non bisogna dire nulla che a loro non piaccia sentire.
- Imparare a dominare è facile, ma a governare è difficile.
- In realtà si sa solo quando si sa poco.
- Io chiamo l'architettura musica congelata.
- Attribuita anche a Peter Schilling e Arthur Schopenhauer.
- La mediocrità non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale.
- La mia pace se n'è andata via,
Il mio cuore è pesante. - La musica di Haydn è la lingua ideale della verità.
- La natura non conosce pause nel suo progresso e sviluppo, e maledice ogni genere d'inattività.
- La povertà stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi.
- La prima e ultima cosa che sarà richiesta al genio è l'amore per la verità.
- La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti.
- La vita ci insegna ad essere meno duri con noi stessi e con gli altri.
- L'amore è una cosa ideale, il matrimonio è una cosa reale; una confusione del reale con l'ideale non rimane mai impunita.
- L'azione è tutto, la gloria niente.
- Lasciateci vivere in un cerchio piccolo quanto si vuole, siamo comunque creditori e debitori prima di avere il tempo di guardarci intorno.
- Le cose che amiamo ci modellano.
- Le difficoltà crescono man mano che ci si avvicina alla meta.
- Le maggiori difficoltà stanno dove noi non le cerchiamo.
- Le passioni sono difetti o virtù solamente se portate all'estremo.
- L'età non ci rende di nuovo bambini, come si dice. Scopre soltanto che siamo ancora veri bambini.
- L'individualità dell'espressione è l'inizio e la fine di tutta l'arte.
- Lo scrivere è un ozio affaccendato.
- L'opera d'arte può avere un effetto morale, ma richiedere ad un artista uno scopo morale significa fargli rovinare il suo lavoro.
- L'uomo è uomo, e quel po' di senno che può avere non vale che poco o nulla quando la passione infuria e uno si trova spinto agli estremi limiti dell'umanità!
- L'uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, l'uomo sensato quasi nulla.
- L'uomo può vivere soltanto con i suoi simili, e anche con loro non può vivere perché, alla lunga, gli diventa intollerabile che un altro sia il suo simile.
- L'uomo rimane importante non perché lascia qualcosa di sé, ma perché agisce e gode, e induce gli altri ad agire e godere.
- L'uomo sbaglia finché si sforza.
- Monotona cosa è l'uman genere.
- Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo.
- Nessuno vorrebbe parlare molto nella società se sapesse quanto spesso non riesce a capire gli altri.
- Niente è più terribile dell'ignoranza in azione.
- Noi siamo abituati a che gli uomini disprezzino ciò che non conoscono.
- Noi siamo capaci di fare molti sacrifici nelle cose grandi, ma raramente siamo capaci di sacrificare le piccole.
- Non conosco me stesso, e che Dio mi aiuti se dovessi mai riuscirci.
- Non esiste nulla di volgare che, espresso in modo spiritoso, non diventi umoristico.
- Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come Dio ce li ha donati.
- Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono.
- Non si è mai soli in pochi.
- Ogni parola che si pronuncia fa pensare al suo contrario.
- Perché proprio quando mancano le idee, arriva una parola al momento giusto.
- Più di ogni altro popolo i Greci hanno sognato il sogno della vita nella maniera migliore.
- Poiché il tempo non è una persona che potremo raggiungere sulla strada quando se ne sarà andata, onoriamolo con letizia e allegrezza di spirito quando ci passa accanto.
- Posso impegnarmi a essere sincero; ma non ad essere imparziale.
- Quale saggia o stupida cosa potrebbe mai ideare l'uomo che non sia già stata concepita da secoli?
- Qualsiasi cosa t'imponga la necessità, sopportala; qualsiasi cosa essa comandi, falla.
- Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'audacia ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.
- Quando in codesto sentire ti senti veramente felice, chiamalo pure come vuoi: chiamalo felicità, cuore, amore. Per questo io non ho nome alcuno. Sentimento è tutto! La parola è soltanto suono e fumo.
- Quando si sa mettere a frutto un buon consiglio è come se si sapesse far da sé.
- Quelli che non sperano in un'altra vita sono morti perfino in questa.
- Scrivere la storia è un modo come un altro di liberarsi del passato.
- Se è vero che la giovinezza è un difetto, ce ne correggiamo in fretta.
- Se lavoro incessantemente fino alla fine, la natura mi dovrà un'altra forma di esistenza quando quella presente sarà svanita.
- Se mi domandassero di scegliere come luogo della mia nascita quello più aderente al mio concetto di cittadino e in armonia con le mie necessità poetiche non potrei indicare altra città che Francoforte.
- Se tratti una persona come se fosse ciò che potrebbe essere, diventerà ciò che potrebbe essere.
- Se un saggio fa una follia, ha da essere grossa.
- Senza fretta, ma senza sosta.
- Shakespeare und kein End.
- Si deve Essere qualcosa, per essere capaci di Fare qualcosa.
- Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole.
- Solo i deboli hanno paura di essere influenzati.
- Solo se si è pronti a considerare possibile l'impossibile si è in grado di scoprire qualcosa di nuovo.
- Sono forse Dio? Vedo così chiaramente!
- Tu devi astenerti, devi astenerti: questa è la canzone eterna.
- Tutti i pensieri intelligenti sono già stati pensati; occorre solo tentare di ripensarli.
- Tutto ciò che è transitorio è soltanto un'immagine.
- Un grande errore è quello di credersi più di ciò che si è e stimarsi meno di ciò che si vale.
- Una nobile persona attrae persone nobili, e sa come tenerle vicino a sé.
- Una perfetta contraddizione resta misteriosa ai savi come ai pazzi.
- Una persona non va mai lontano se non sa dove deve andare.
- Una verità ripetuta perde la sua grazia, ma un errore ripetuto è assolutamente nauseante.
- Uno spettacolo per gli dei la vita di due innamorati.
[modifica] Le affinità elettive
[modifica] Incipit
Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.
"Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.
"Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile –, di fronte il castello e i giardini."
"È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro."
[Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, traduzione di Ada Vigliani, A. Mondadori.]
[modifica] Incipit
Eduard – così chiameremo un ricco barone, nel fiore dell'età virile – Eduard aveva passato l'ora più bella d'un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio d'alberi; per innestare sui giovani fusti le fresche marze. Aveva appena terminato e riponeva gli arnesi nella custodia, compiaciuto del proprio lavoro, quando entrò il giardiniere che si rallegrò nel vedere il padrone prendere parte alle sue fatiche.
«Hai veduto mia moglie?», domandò Eduard preparandosi ad andare via.
«È lassù nel terreno nuovo», rispose il giardiniere. «La capanna di musco che ha fatto costruire sotto la parete di roccia, di fronte alla villa, sarà terminata oggi. Tutto è riuscito molto bene, e piacerà a Vostra Signoria. Di lì si gode una bellissima vista: sotto, il paese, un poco a destra, la chiesa, dal campanile lo sguardo liberamente spazia; di fronte, la villa e i giardini».
«Infatti», rispose Eduard; «a pochi passi da qui potevo vedere gli uomini al lavoro».
[Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967.]
[modifica] Citazioni
- È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il dilettante ostinato a esercitare un'arte che non imparerà mai, né l'artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte.
- È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici.
- Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli.
- In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l'uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell'altra.
- La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi.
- Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta.
- Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell'epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lscia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti.
- Non si è mai appagati dal ritratto di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti.
- Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un'anima nella quale fu gettato il seme d'un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione.
[Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967.]
[modifica] Viaggio in Italia
[modifica] Incipit
Ratisbona, 4 settembre 1786.
Alle tre del mattino me la svignai da Karlsbad temendo che altrimenti non mi avrebbero lasciato partire. Gli amici, che il 28 agosto avevano voluto così cordialmente festeggiare il mio compleanno, si erano con ciò acquistato il diritto di trattenermi, ma io non potevo rimanere più lungamente. Portando con me soltanto un portamantello ed una valigia mi buttai, solo, in una carrozza postale e giunsi a Zwoda alle sette e mezzo in un mattino nebbioso, ma bello e calmo. Le nubi più in alto erano come strisce lanose, quelle più in basso erano dense. Mi apparvero di buon augurio: speravo di poter godere d'un piacevole autunno dopo una così cattiva stagione estiva.
[modifica] Citazioni
- 27 febbraio 1787.
Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville! Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole, passa con i suoi raggi alla parte opposta. Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa cittaà e mi sono ricordato con tenerezza di mio padre, che aveva conservato un'impressione incancellabile proprio degli oggetti da me visti oggi per la prima volta. - Con la gente già mi trovo molto meglio. Solo bisogna pesarla con la bilancia del bottegaio e in nessun modo con quella dell'oro come, purtroppo, gli amici spesso fanno fra di loro per umore ipocondriaco o per singolari, straordinarie pretese. Qui l'uno non sa nulla dell'altro e notano appena che corrono qua e là gli uni accanto agli altri. Vanno e vengono ogni giorno in un paradiso, senza troppo guardare attorno a sé. E se l'abisso infernale che hanno vicino va in furore, si ricorre al sangue di San Gennaro, come tutto il mondo, anche contro il diavolo e la morte, ricorre o vorrebbe ricorrere al sangue. (ed. 1973)
- L'uomo è una creatura che sa presto, ma mette in pratica tardi. (ed. 1973)
- Un altro disegno nacque la sera dalle finestre di Salerno ed esso mi risparmierà ogni descrizione di una terra deliziosa e fertilissima. Chi non sarebbe stato disposto a studiare in questa cittadina nel tempo in cui vi fioriva una università? (22 marzo 1787, ed. 2004)
[modifica] Torquato Tasso (Dramma in cinque atti)
[modifica] Incipit
PERSONAGGI
ALFONSO II, duca di Ferrara
LEONORA PRINCIPESSA D'ESTE, sua sorella
LEONORA SANVITALE, contessa di Scandino
TORQUATO TASSO
ANTONIO MONTECATINO, segretario di Stato
La scena è nella villa di Belriguardo
ATTO PRIMO
SCENA I
Giardino adorno coi busti dei poeti; sul proscenio, a destra Virgilio, a sinistra l'Ariosto.
PRINCIPESSA e LEONORA.
PRINC: Me riguardi e sorridi, e te medesma
pur guardi e arridi. Or che hai tu? lo svela
ad un'amica! Pensierosa sembri,
ma pur gioconda.
LEON. Meco stesa io godo
ambo vederne in villereccio ammanto.
Noi sembriamo due felici pastorelle:
né diversa alla loro è l'opra nostra;
noi trecciamo corone. A me tra mano
questa a fiori diversi ognor più cresce;
con più nobile core e più sublime
intelligenza tu lo snello hai scelto
allôr gentile.
[modifica] Citazioni
- Degno mortal! Tu immoto resti e muto! | Un'onda io sembro alla balìa del turbo! | Nondimen poni mente e di tua forza | non andarne superbo. Essa natura | che base diede a queste rupi immota, | pur dié perenni i mutamenti all'onda. | I venti invia quella possente, e l'onda, | tremola tosto, increspasi, si gonfia | e spumando sormonta. In questi flutti | sì bellamente si specchiava il sole, | piover gli astri parean su questo petto, | dolcemente commosso, i miti rai. | Or la luce svanì, fuggì la calma!... | La conoscenza di me stesso io perdo | nel fervor del periglio e a confessarlo | non mi vien vergogna. Infranto è il temo, | scroscia il navil da tutte parti. Innanzi | mi s'apre il mare ad ingoiarmi! Ad ambe | braccia io m'apprendo intorno a te! Cotale | a quello scoglio ove rompa suo schifo | aggrappasi dasezzo il navigante. (Atto V – Scena V).
[Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso, traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910.]
[modifica] I dolori del giovane Werther
[modifica] Incipit
[modifica] I traduzione
Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.
E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi.
LIBRO PRIMO
4 maggio 1771.
Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che è mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?
[Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther, Liber Liber]
[modifica] Bianconi
Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.
E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa' che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido.
LIBRO PRIMO
4 maggio 1771
Come sono contento d'esser partito! Amico caro, cos'è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo tanto, che mi eri inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdoni. Le altre relazioni non eran forse scelte dal destino apposta per tormentare un cuore come il mio?
Povera Eleonora! Eppure ero innocente. Che colpa avevo io se, intanto che mi divertivo piacevolmente alle piccanti grazie di sua sorella, una passione s'andava formando in quel povero cuore? E tuttavia... son proprio innocente? Non ho alimentato quei sentimenti? Non mi son preso giuoco di quelle espressioni così ingenue e spontanee, che spesso mi facevan ridere e che ridicole non erano? Non ho forse...
Che cosa è mai l'uomo, che riesce a lagnarsi di se stesso!
[modifica] Citazioni
- Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio? (2005)
- Monotona cosa è l'uman genere. Quasi tutti passan la maggior parte dei tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene. O destino dell'uomo! (17 maggio; 1991, p. 48)
- Il che mi confermò nel proposito di attenermi per l'avvenire alla sola natura. Essa sola è infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Molto si può dire in favore delle regole, quello che suppergiù si può dire in lode della società borghese. Un uomo formatosi sulle regole non produrrà mai nulla di assurdo o cattivo, così come unò che si governa secondo le leggi e il galateo non diventerà mai un insopportabile vicino o un insigne scellerato; per converso, tutte le regole, si dica ciò che si vuole, distruggono il vero sentimento della natura e la vera sua espressione! (26 maggio; 1991, p. 52)
- Ho visto oggi una scena che, trascritta tale e quale, sarebbe il più bell'idillio del mondo; ma cosa c'entrano poesia, scena e idillio? che proprio si debba sempre stare a cesellare, quando ci capita di partecipare a una manifestazione della natura?
Se da questo preludio t'aspetti qualcosa di sublime e di nobile t'inganni a partito: un semplice contadinotto è stato causa di così viva emozione... Al solito racconterò male, e tu al solito mi riterrai esagerato; è una volta ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim, che produce di queste rarità. (30 maggio; 1991, p. 55) - Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell'uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell'abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra. (21 giugno; 1991, p. 68)
- «O uomini,» esclamai «si discorre d'una cosa e subito sentenziate: "È da pazzi, è da savi, è bene, è male!" Ma cosa significa? Avete prima esplorato i segreti moventi di un'azione? Siete capaci di descrivere esattamente le cause per cui la tal cosa è avvenuta, doveva avvenire? Se foste capaci di farlo, non sareste così sbrigativi nei vostri giudizi.» (12 agosto; 1991, p. 90)
- Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. (18 agosto; 1991, p. 98)
- C'eran due volumetti in dodicesimo, il piccolo Omero di Wetstein: un'edizione che spesso avevo desiderato per non portarmi attorno quella di Ernesti Ecco come prevengono i miei desideri, come ricercano tutte le minute gentilezze dell'amicizia, mille volte più preziose dei ricchi regali con i quali il vanesio donatore ci umilia. (28 agosto; 1991, p. 100)
- Ciò che più mi irrita sono le meschine distinzioni sociali. So bene anch'io quanto siano necessarie le distinzioni di classe, io stesso ne cavo non pochi vantaggi: ma non vengano a mettermi il bastone nelle ruote, quando potrei godere un po' di gioia, un barlume di felicità su questo mondo. (24 dicembre; 1991, p. 111)
- Vedi, amico, gli antichi erano così limitati e felici! i loro sensi e la loro poesia così ingenui! Quando Ulisse dice del mare incommensurabile e della terra infinita, dice cosa vera, umana, profonda e misteriosa. Che giova ripetere con gli scolaretti che la terra è rotonda? Poche zolle bastano all'uomo per viverci sopra, meno ancora per dormirci sotto. (9 maggio; 1991, p. 123)
- Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione. Esiste, la si trova in tutta la sua purezza in quella gente diciamo incolta, rozza. Noi uomini educati... annientati dall'educazione! (4 settembre; 1991, p. 130)
- Dio del cielo! Tale è il destino che hai assegnato agli uomini, di non esser felici che prima di raggiunger l'uso della ragione, o dopo di averlo perduto!... (30 novembre; 1991, p. 144)
- Cos'è mai l'uomo, il tanto esaltato semidio! Non gli mancan forse le forze proprio quando ne avrebbe maggior bisogno? Sia che s'esalti nella gioia, sia che sprofondi nel dolore, non è forse trattenuto e riportato alla cupa e fredda coscienza di sé mentre aspirava a smarrirsi nella pienezza dell'infinito? (6 dicembre; 1991, p. 147)
- E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno. (lettera del 19 giugno)
[modifica] Faust
[modifica] Incipit
DEDICA
Eccovi a me tornar, larve sfuggenti
al torbido mio sguardo appare allora.
Che di fermarvi, questa volta, io tenti?
Incline a quel delirio è il cuore ancòra?
Vita, da me chiedere? E sia. Possenti,
vi trarrò dalla nebbia che svapora.
Un fuoco giovanil tutto m'inonda
al magico chiaror che vi circonda.
PROLOGO, SUL TEATRO
IL DIRETTORE, IL POETA DEL TEATRO, IL FACETO.
Il Direttore. Voi due, che così spesso
mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,
ditemi dunque: che sperate mai,
sovra il tedesco suolo,
di questa nostra impresa?
Compiacere la folla, io pur vorrei:
questo perché, se vive, lascia vivere.
Son fissi i pali, s'erge il palcoscenico,
e una festa ciascun si ripromette.
Gli spettatori seggono tranquilli,
con inarcate ciglia, ai posti loro:
e non chiedon se non quello spettacolo
che sbalordir li faccia.
PROLOGO IN CIELO
Il SIGNORE, le SCHIERE. Poi, MEFISTOFELE.
Avanzano i tre ARCANGELI.
Raffaele. Gareggia il sole, con l'antico suono,
tra le sfere sorelle, in armonia;
[...]
Gabriele. In un arcano di velocità,
ruota la terra con i suoi fulgori,
[...]
Michele. Ruggono le procelle, a gara e in lena,
dal mare a terra e dalla terra al mare.
[...]
Tutti e tre. Poi che nessuno ne perscruta il fondo
dà la Tua vista agli Angeli vigore
[...]
Mefistofele. Dacché, Signore, anche una volta torni
ad accostarti, e di conoscer chiedi
qual vento mai per queste plaghe spiri;
poi che buon viso, di solito, hai fatto
a questo mio ricomparirti innanzi,
eccomi dunque anch'io fra la masnada.
[...]
LA PARTE PRIMA DELLA TRAGEDIA
I
IL DRAMMA DI FAUST
NOTTE
Angusta stanza gotica con la vôlta a sesto acuto.
FAUST, inquieto, siede davanti al leggìo.
Faust. Ed ho studiato, ahimè, filosofia,
giurisprudenza, nonché medicina:
ed anche, purtroppo, teologia.
Da cima a fondo, con tenace ardore.
Eccomi adesso qui, povero stolto;
e tanto so quanto sapevo prima.
Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.
Sono dieci anni che menando vo
pel naso i miei scolari,
di sù di giù, per dritto e per traverso
Ma solo per accorgermi
che non ci è dato di sapere, al mondo,
nulla di nulla.
E quasi mi si strugge, ardendo il cuore.
[Johann Wolfgang von Goethe, Faust, traduzione di Vincenzo Errante, Sansoni, Firenze 1966.]
[modifica] URFAUST
[modifica] Incipit
NOTTE
Una stanza gotica a vôlta, alta ed angusta.
FAUST, inquieto, seduto allo scrittoio.
FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima. Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato disapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore! È vero che ho più senno di tutti gli scipìti dottori, profesori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magìa: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole.
[modifica] Citazioni
- Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivo, deve innanzi tutto farne uscire lo spirito: allora ha in mano sua le parti: non gli manca, ahimè, che il nesso vitale. Quest'è ciò che la chimica chiama Encheiresis naturae! Fa le corna a se stessa e non sa come! (p. 149)
- Grigia è ogni teoria [...] e verde l'albero della vita. (p. 151)
- MEFISTOFELE. Segui pure il detto antico di mio zio serpente; verrà certo un giorno, in cui la tua somiglianza con Dio ti farà paura. (p. 151)
- MARGHERITA. Dunque tu non credi?
FAUST. Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: Io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la vôlta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempiene il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende interamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! cuore! amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste! (p. 190)
[Johann Wolfgang von Goethe, Urfaust (Il Faust nella sua forma originaria), traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955.]
[modifica] Il divano occidentale-orientale
[modifica] Incipit
MOGANNI NAMEH
IL LIBRO DEL CANTORE
Ho lasciato trascorrere vent'anni
ho goduto di quanto mi accadeva:
una fila d'anni splendida
come l'era dei Barmecidi.
[modifica] Citazioni
- L'Occidente è di Dio! | E l'Oriente è di Dio. | Le regioni di Nord e Mezzogiorno | posano in pace dentro le sue mani.
- È duplice, la grazia del respiro: | in sé attirare l'aria, liberarsene. | Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca: | mescolanza mirabile, la vita. | Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio, | e rendi grazie a lui, quando ti allevia.
- Prima del canto, prima del silenzio | il poeta deve vivere.
- Cercava un posto, la pena d'amore, | davvero desolato e solitario: | vide deserto il mio cuore | e si annidò in quel vuoto.
- Cinque cose non generano | altre cinque: da' ascolto a questa massima. | In cuore superbo non germina | amicizia; è scortese | la compagnia volgare; un farabutto | non arriva a grandezza; l'invidioso | non ha pietà del nudo; il mentitore | inutilmente spera confidenza | e fede. Tieni stretto | tutto questo, e non fartelo rubare.
- Non sai quanto mi secchi | che si mettono in tanti | a parlare e a far versi. | La poesia, chi la scaccia | dalla terra? | I poeti.
- Non sfuggire questo giorno; | quello che rincorri | non è certo migliore.
- L'occasione non fa il ladro, | il grande ladro è lei, | perché ha rubato quel po' d'amore | che ancora in cuore mi restava.
- Grande è il piacere dell'esistere, | più grande ancora il piacere nell'esistere.
- Amore per amore, ora per ora, | parola per parola, sguardo per sguardo, | bacio per bacio, da fedelissime labbra, | fiato per fiato e gioia per gioia. | Così la sera, così il mattino.
- Coppiere, ancora una bottiglia! | per lei alzo il bicchiere! | Se troverà un mucchietto di cenere | dirà: «Per me si è consumato».
- Chi vuol capire la poesia | entri nel suo paese. | Chi vuol capire il poeta | vada nella sua terra.
- Fa' il bene solamente | per amore del bene | quanto fai non ti resta. | E se pur restasse, | non resterà ai tuoi figli.
- Fa' il bene solamente | per amore del bene: | tramandalo al tuo sangue; | se non ne resta ai figli, | sarà per i nipoti.
- Se Dio fosse un vicino | cattivo come siamo tu e io, | perderemmo la faccia tutti e due: | Lui lascia tutti in pace.
- Se l'invidia si fa a brani, | mangi pure la sua fame.
- «Perché è così lontana | la verità? Si cela | nei baratri più fondi?»
- Non lasciarti sedurre | in nessun caso a discutere. | Cade nella stoltezza, | il saggio che contente con lo stolto.
- Dovunque si vuol essere | primi: così va il mondo. | Fa' pure l'arrogante, | ma solo nel tuo campo.
- Che accolta eterogenea: | alla mensa di Dio nemici ed amici.
- L'argilla calpestata | si allarga, non indura.
- «Molti che ti hanno dato | tanto, non li hai neppure ringraziati.» | Non mi ammalo per questo: | vivono nel mio cuore, i loro doni.
- La prepotenza, lo vedete bene, | non va bandita dal mondo; | mi piace conversare | con gli abili e i tiranni.
- «Dicci come si chiamano, | i tuoi nemici.» Meglio | non identificarli: | ne passo già abbastanza, | per colpa loro, nella mia parrocchia.
- Ogni cosa a suo tempo! Un proverbio, di cui con l'avanzare degli anni s'impara sempre meglio ad apprezzare l'importanza; secondo il quale c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare, e a parlare si risolve questa volta il poeta. Poiché se all'età giovanile convengono azione e attività, all'età più tarda s'addicono la riflessione e la comunicazione. Io ho mandato nel mondo senza prefazione gli scritti dei miei anni giovanili, senza indicare neppur minimamente quale fosse la loro intenzione: questo avveniva nella fiducia che il paese si sarebbe prima o poi giovato di quello che gli era offerto. E così parecchi miei lavori sortirono effetto immediato, altri, meno facili ed efficaci, dovettero attendere parecchi anni per essere apprezzati. Intanto anche questi anni sono trascorsi, e una seconda, una terza generazione mi risarcisce al doppio e al triplo delle scortesie che ebbi a sopportare dai miei contemporanei di una volta.
Ora però mi augurerei che nulla potesse impedire una prima buona impressione del presente libretto. Mi decido quindi a chiarire, a spiegare, a fornire indicazioni, nell'esclusiva intenzione di permettere una comprensione immediata ai lettori che hanno poca o nessuna dimestichezza con l'Oriente.
[Johann Wolfgang von Goethe, Il divano occidentale-orientale, traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997.]
[modifica] Massime e riflessioni
- Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi.
- Confrontare è per l'ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare.
- Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare.
- Dio, quando stiamo in alto, è tutto; ma se stiamo in basso, è un supplemento della nostra meschinità.
- Dove vien meno l'interesse, vien meno anche la memoria.
- È meglio che si facciano delle ingiustizie che non che esse siano tolte in modo ingiusto.
- I legislatori o rivoluzionari che promettono insieme uguaglianza e libertà sono o esaltati o ciarlatani.
- Il bello è una manifestazione di arcane leggi della natura, che senza l'apparizione di esso ci sarebbero rimaste eternamente celate.
- La perfezione può sussistere con la sproporzione, la bellezza solo con la proporzione.
- La più bella felicità dell'uomo pensante è di aver esplorato l'esplorabile e di venerare tranquillamente l'inesplorabile.
- La religione cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale.
- La sottigliezza non abbandona mai gli uomini di spirito, specialmente quando sono nel torto.
- La tecnica alleata alla mancanza di gusto è la più terribile nemica dell'arte.
- Nei giornali tutto ciò che è ufficiale è affrettato, il resto piatto.
- Nessuno invoca la libertà di stampa se non chi vuole abusarne.
- Niente nuoce a una nuova verità più di un vecchio errore.
- Noi scriveremo altro; con questo criterio si giudichi ciò che si sente dire ogni giorno.
- Non ama colui al quale i difetti della persona amata non appaiono virtù.
- Non basta sapere, si deve anche applicare; non è abbastanza volere, si deve anche fare.
- Non c'è via più sicura per evadere dal mondo, che l'arte; ma non c'è legame più sicuro con esso che l'arte.
- È solo per inconsapevole presunzione che non ci si vuole riconoscere onestamente come plagiari. (n. 1146)
- Non sempre dove c'è l'acqua ci sono rane, ma là dove si sentono gracidare le rane c'è acqua.
- Non si può vivere per tutti, e soprattutto non per quelli con cui non si vorrebbe vivere.
- Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va.
- Nulla ci illumina meglio sul carattere degli uomini del sapere che cosa trovano ridicolo.
- Per capire che il cielo è azzurro dappertutto non è necessario fare il giro del mondo.
- Prima della rivoluzione tutto era aspirazione; dopo tutto si è trasformato in pretesa.
- Quale governo, si domanda, è il migliore? Quello che ci insegna a governarci da soli.
- Quando alla gente si impongono doveri e non si vogliono accordare diritti, bisogna pagarla bene.
- Se le scimmie sapessero annoiarsi, potrebbero diventare uomini.
- Se uno loda un altro si mette alla pari con lui.
- Solo per quegli uomini che non sanno produrre nulla, non esiste nulla.
- Un arcobaleno che dura un quarto d'ora non lo si guarda più.
- Un cammello spelacchiato porta pur sempre il carico di molti asini.
[modifica] Citazioni su Goethe
- Parlando delle leggende eroiche della tradizione romana, Goethe ha detto: se i romani sono stati così grandi da inventare simili cose, noi dovremmo essere «almeno grandi abbastanza per crederci»: parole di acuto biasimo per quella critica pedantesca la quale «per una verità miserabile ci priva di qualche cosa di grande, che per noi varrebbe di più.» (René Fülöp-Miller)
- La musica di Mendelssohn appare a Goethe come un corrispettivo della propria poesia. E invero, se Mendelssohn non ha mai detto parole inaspettate come le ha dette Goethe, se non ha mai conosciuto il prodigioso modo goethiano di accordare la vertigine sulla cadenza del concetto logico, egli ha saputo tuttavia accordare il fondo romantico, l'aspirazione romantica dell'animo con la struttura classica della mente. (Giulio Confalonieri)
[modifica] Bibliografia
- Johann Wolfgang von Goethe, Faust, traduzione di Vincenzo Errante, G. C. Sansoni, Firenze 1966.
- Johann Wolfgang von Goethe, Faust, traduzione di Franco Fortini, Mondadori, 2003.
- Johann Wolfgang von Goethe, Faust, traduzione di Guido Mancorda, BUR, 2005.
- Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther, traduzione di Piero Bianconi, introduzione di Silvana De Lugnani, BUR, 1991. ISBN 8817151084
- Johann Wolfgang von Goethe, I dolori del giovane Werther, traduzione di Alberto Spaini, Einaudi, 2005.
- Johann Wolfgang von Goethe, Ifigenia in Tauride, traduzione di R. Fertonani, Garzanti, 2005.
- Johann Wolfgang von Goethe, Il divano occidentale-orientale, traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997.
- Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967.
- Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive, a cura di G. Quattrocchi, Giunti, 2006.
- Johann Wolfgang von Goethe, Massime e riflessioni, traduzione di S. Giametta, Fabbri, Milano 1996.
- Johann Wolfgang von Goethe, Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato, a cura di Roberto Venuti, Artemide, 2006.
- Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso, traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910.
- Johann Wolfgang von Goethe, Urfaust (Il Faust nella sua forma originaria), traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955.
- Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, traduzione di Aldo Oberdorfer, EDIPEM, Novara, 1973
- Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, traduzione di Emilio Castellani, Mondadori, 2004.
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Opere
[modifica] Collegamenti esterni
- Weimar Classics Foundation (includes the National Goethe Museum and the Goethe and Schiller Archive)
- Progetto Gutenberg e-testi di alcune opere di Johann Wolfgang von Goethe (originali in tedesco e traduzione inglese)
- Opere di Johann Wolfgang von Goethe su Progetto Gutenberg-DE (in tedesco)
- Goethe in Italia (immagini)
- Goethe e il dare stile al proprio carattere.

