John Ronald Reuel Tolkien

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

John Ronald Reuel Tolkien

John Ronald Reuel Tolkien (1892 – 1973), scrittore britannico.

Indice

[modifica] Citazioni di John Ronald Reuel Tolkien

  • Credo che sia vero che questo personaggio (Galadriel) debba molto all'insegnamento cristiano e cattolico su Maria. (citato in Franco Cardini, Il caso Tolkien)
  • La fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione, né smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà. (da Sulle fiabe)
  • Parve a Sador che gli occhi di Túrin non fossero quelli di un bambino, e si disse: «Il dolore è una dote per un animo duro». (da I figli di Húrin, cap. I)
  • Un lampione elettrico può essere ignorato, per la semplice ragione che è insignificante e transitorio. Le fiabe, invece, si occupano di argomenti più permanenti e fondamentali, come il fulmine. (da Saggio sulle fiabe, in Albero e Foglia)

[modifica] Il Signore degli Anelli

[modifica]

L'Unico Anello
La poesia dell'Anello
  • Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
    Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
    Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
    Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
    Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
    Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
    Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
    Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende.

Sesta e settima riga nel Linguaggio nero di Mordor:

Ash nazg durbatuluk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatuluk
agh burzum-ishi krimpatul.

[modifica] Incipit

Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea.

[modifica] La Compagnia dell'Anello

  • Fra i servi del Nemico che hanno nomi, il massimo era lo spirito che gli Eldar chiamavano Sauron, ovvero Gorthaur il Crudele, che in origine era dei Maiar di Aulë e che continuò ad avere grande parte nella tradizione di quel popolo. In tutte le trame di Melkor, il Morgoth in Arda, in tutte le sue diramate opere e negli intrighi della sua malizia, Sauron aveva parte, ed era meno perfido del suo padrone solo in quanto a lungo aveva servito un altro anziché sé stesso. Ma in tardi anni si levò, simile ad ombra di Morgoth, e lo seguì passo passo, lungo il rovinoso sentiero che lo trasse giù nel vuoto.
  • Frodo:Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!
    [...]
    Gandalf:Anch'io come d'altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.
  • Questo è l'Anello Sovrano, quello che serve a dominarli tutti. È quell'Unico Anello che egli [Sauron] perse molto tempo fa, affievolendo di parecchio la propria potenza. Lo desidera più di qualsiasi altra cosa al mondo, ma non deve mai più riaverlo. (Gandalf)
  • Sempre, dopo una disfatta ed una tregua, l'Ombra si trasforma e s'ingigantisce nuovamente. (Gandalf)
  • Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze. (Gandalf)
  • Non tutto quel ch'è oro brilla,
    Né gli erranti sono perduti;
    Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,
    Le radici profonde non gelano.
    Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
    L'ombra sprigionerà una scintilla;
    Nuova sarà la lama ora rotta,
    E re quel ch'è senza corona.
    (poesia di Bilbo Baggins su Aragorn)
  • Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate. (Bilbo Baggins)
  • Chi non ha visto il calar della notte non giuri d'inoltrarsi nelle tenebre. (Elrond)
  • Poiché i consigli sono doni pericolosi, anche se scambiati fra saggi, e tutte le strade possono finire in un precipizio. (Gildor)
  • Pedo Mellon a Minno = Dite Amici Ed Entrate. (Incisione Sulla Porta d'Entrata Di Moria)
  • Sleale è colui che si accomiata quando la via si oscura. (Gimli)

[modifica] Le due Torri

  • "No!", disse Aragorn, prendendogli la mani e posando una bacio sulla sua fronte. "Hai vinto. Pochi hanno conosciuto un simile trionfo. Rasserenati! Minas Tirith non soccomberà!"(Aragorn a Boromir morente)
  • Certe strade, è meglio intraprenderle che rifiutarle, anche se il loro esito è oscuro. (Aragorn)
  • Desti ora, desti, Cavalieri di Théoden!
    Terribili eventi nell'oscuro Oriente.
    Sellate i cavalli, suonate le trombe!
    Avanti Eorlingas!
    (Théoden recita la carica degli Eorlingas)
  • Credevo che i meravigliosi protagonisti delle leggende partissero in cerca di esse, perché le desideravano, essendo cose entusiasmanti che interrompevano la monotonia della vita, uno svago, un divertimento. Ma non accadeva così nei racconti veramente importanti, in quelli che rimangono nella mente. Improvvisamente la gente si trovava coinvolta, e quello, come dite voi, era il loro sentiero. Penso che anche essi come noi ebbero molte occasioni di tornare indietro, ma non lo fecero. E se lo avessero fatto noi non lo sapremmo, perché sarebbero stati obliati. Noi sappiamo di coloro che proseguirono, e non tutti verso una felice fine, badate bene; o comunque non verso quella che i protagonisti di una storia chiamano una felice fine. (Sam)
  • [Sam] «Pensandoci bene, apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! Non hanno dunque una fine i grandi racconti?».
    «No, non terminano mai i racconti», disse Frodo. «Sono i personaggi che vengono e se ne vanno, quando è terminata la loro parte. La nostra finirà più tardi... o fra breve».
  • La guerra è indispensabile per difendere la nostra vita da un distruttore che divorerebbe ogni cosa; ma io non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la gloria acquisita. Amo solo ciò che difendo: la città degli uomini di Nùmenor; e desidero che la si ami per tutto ciò che custodisce di ricordi, antichità, bellezza ed eredità di saggezza. (Faramir)
  • "Gandalf", ripeté il vecchio, come se avesse ritrovato fra vecchi ricordi una parola da tempo in disuso. "Si, era questo il nome. Io ero Gandalf". (Il cavaliere bianco)

[modifica] Il ritorno del Re

  • Dal dubbio e dalle tenebre verso il giorno galoppai,
    E cantando al sole la spada sguainai,
    Svanita ogni speme, lacero è il cuore:
    Ci attende la collera, la rovina e il notturno bagliore!

Recitò queste strofe, eppure le disse ridendo. Perché il desiderio di combattere si era nuovamente impadronito di lui, ed egli era illeso, ed era giovane, ed era Re: sovrano di un popolo spietato. E mentre rideva, nella disperazione mirò ancora le navi nere e alzò la spada in segno di sfida. (riferito a Eomer che guida la cavalcata dei Rohirrim dopo la morte di Re Théoden)

  • Sono felice che tu sia qui con me. Qui, alla fine di ogni cosa, Sam. (Frodo)
  • È triste incontrarsi soltanto in questo modo, alla fine. Perché il mondo sta cambiando; lo sento nell'acqua, lo sento nella terra, e l'odoro nell'aria. Credo che non ci rivedremo più. (Barbalbero)
  • Non dirò: "Non piangete", perché non tutte le lacrime sono un male. (Gandalf)
  • Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare. (Gandalf)
  • "Mai" è una parola troppo lunga persino per me. (Barbalbero)
  • Vecchio pazzo! Non riconosci la Morte quando la vedi? (Re Stregone di Angmar)
  • Un urlo si levò nell'aria vibrante, spegnendosi con una nota acuta, un lacerante lamento che scomparve con il vento, una voce senza corpo che si estinse e fu inghiottita e non si udì mai più in quell'era del mondo. [Riferito al Re Stregone dopo la sua caduta]
  • [...] ma Gothmog, il luogotenente di Morgul, li aveva tuttavia mandati a combattere... [Riferito a Gothmog dopo la caduta del Re Stregone]
  • In testa cavalcava un'alta figura malefica su di un cavallo nero [...]. Il cavaliere era interamente vestito di nero, e nero era il suo alto elmo: eppure non si trattava di uno Schiavo dell'Anello bensì di un uomo vivo. Era il Luogotenente della Torre di Barad-dûr, e il suo nome non è ricordato in alcuna storia; egli stesso infatti l'aveva scordato e diceva: "Sono la Bocca di Sauron". [Riferito alla Bocca di Sauron, principale emissario e servo di Sauron]

[John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, a cura di Quirino Principe, traduzione di Vicky Alliata di Villafranca, Bompiani, 2003.]

[modifica] I Figli Di Húrin

Beleg trasse la sua spada Anglachel e con essa tagliò i lacci che impedivano Túrin; ma il fato era più forte quel giorno e volle che la lama di Eöl l'Elfo Scuro gli scivolasse mentre la maneggiava, ferendo Tùrin al piede. Ridestandosi in preda a un eccesso di rabbia e paura, e scorgendo uno chino su di lui con una lama snudata in pugno, Tùrin balzò in piedi con un forte grido, credendo che gli Orchi fossero tornati a tormentarlo e, lottando con quegli nel buio, s'impadronì di Anglachel e trafisse Beleg Cúthalion, credendolo un avversario. Ma, quando si tirò su, scoprendosi libero e pronto a vendere cara la pelle ai suoi immaginari nemici, ecco che su di loro si accese accecante la luce di una saetta e, a quel chiarore, riconobbe il volto di Beleg. Túrin restò impietrito e silenzioso al cospetto di quella morte atroce, consapevole di ciò che aveva fatto; e così terribile era il suo volto rischiarato dai lampi che a sprazzi illuminavano il cielo intorno a loro, che Gwindor s'appiattì al suolo senza più osare levare lo sguardo.

[J.R.R. Tolkien, I figli di Húrin, Bompiani, Milano 2007]

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Roverandom

C'era una volta un cagnolino che aveva nome Rover. Era molto piccolo e molto giovane, altrimenti sarebbe stato più attento; ed era molto felice di star lì a giocare in giardino al sole con una palla gialla, o non avrebbe fatto mai ciò che fece.

[John Ronald Reuel Tolkien, Roverandom, a cura di C. Scull e W. G. Hammond, traduzione di F. Bandel Dragone, Bompiani.]

[modifica] Lo Hobbit

In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.

[John Ronald Reuel Tolkien, Lo Hobbit, a cura di D. A. Anderson e O. Cilli, traduzione di E. Jeronimidis Conte, Bompiani, 2003.]

[modifica] Il Silmarillion

Nel principio Eru, l'Uno, che nella lingua elfica è detto Ilúvatar, creò gli Ainur dalla propria mente; e gli Ainur intonarono una Grande Musica al suo cospetto. In tale Musica, il mondo ebbe inizio, poiché Ilúvatar rese visibile il canto degli Ainur, e costoro lo videro quale una luce nell'oscurità. E molti di loro si innamorarono della sua bellezza e della sua vicenda che videro cominciare e svolgersi come in una visione. Per tale ragione Ilúvatar conferi Essere alla loro visione, e la collocò in mezzo al Vuoto, e il Fuoco Segreto fu inviato ad ardere nel cuore del Mondo; e questo fu chiamato Eä.

[John Ronald Reuel Tolkien, Il Silmarillion, a cura di C. Tolkien e M. Respinti, traduzione di F. Saba Sardi, Bompiani.]

[modifica] Citazioni su John Ronald Reuel Tolkien

  • Dall'Opera tutta di Tolkien emerge possente l'affermazione di una dei diritti fondamentali dell'uomo: il diritto a creare. "La fantasia Rimane un diritto umano – scrive l'autore – creiamo alla nostra misura e nel nostro modo derivativo perché siamo stati creati: e non soltanto creati, ma fatti a immagine e somiglianza del Creatore". (Mario Polia)

[modifica] Bibliografia

  • John Ronald Reuel Tolkien, Albero e Foglia, Bompiani. ISBN 8845290441
  • John Ronald Reuel Tolkien, I figli di Húrin, traduzione di C. Ciuferri, Bompiani, 2007.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Opere

Strumenti personali