John Steinbeck

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Nobel prize medal.svg
Premio Nobel
Per la letteratura (1962)
John Ernst Steinbeck

Indice

John Ernst Steinbeck (1902 – 1968), scrittore statunitense, premio Nobel per la letteratura.

[modifica] Citazioni di John Steinbeck

  • E la perla si adagiò nella dolce acqua verde e precipitò verso il fondo. I rami ondeggianti delle alghe la chiamarono, le fecero cenno, e sulla superficie le luci apparvero verdi e delicate. Si posò sulla sabbia fra pianticelle simili a felci. Sopra, il velo dell'acqua era come uno specchio verde. E la perla giacque in fondo al mare. Un granchio che zampettava sul fondo sollevò una nuvoletta di sabbia, ed ecco, era sparita. La musica della perla si consumò in un sussurro e svanì. (da La perla, traduzione di Bruno Maffi, Bompiani)
  • A meno che un critico abbia il coraggio di lodarti senza riserve, io dico, ignora il bastardo.
Unless a reviewer has the courage to give you unqualified praise, I say ignore the bastard. (citato in John Kenneth Galbraith, The Affluent Society) [1]
The profession of book-writing makes horse-racing seem like a solid, stable business. (da The Acts of King Arthur and His Noble Knights)
  • La disciplina di scrivere parole punisce sia la stupidità sia la disonestà.
The discipline of the written word punishes both stupidity and dishonesty. (da In Awe of Words, The Exonian, Exeter University, 1930)

[modifica] Senza fonte

  • Dai un dito a un critico e questo scriverà una commedia.
  • Può darsi che il denaro rovini il carattere; ma certamente la sua mancanza non lo migliora.
  • Talvolta abbiamo sbagliato, imbroccato il sentiero errato, abbiamo fatto una pausa per leccarci le ferite, ma non siamo mai scivolati all'indietro.

[modifica] La luna è tramontata

[modifica] Incipit

Alle dieci e quarantacinque tutto era finito. La città era occupata, i difensori abbattuti e la guerra finita. L'invasore si era preparato per questa campagna con la stessa cura che per altre di maggior ampiezza.

[modifica] Citazioni

  • Camminando, tra la folla, alle partite di calcio e in guerra, i profili si fanno vaghi; le cose reali divengono irreali e una nebbia si distende sul cervello. Tensione ed eccitamento, stanchezza, movimento, tutto si perde in un gran sogno grigio, così che, quando è finito, è difficile ricordare come fu quando si sono uccisi degli uomini o si è dato l'ordine di ucciderli. Quindi gli altri che non c'erano vi dicono com'è andata e voi rispondete vagamente:
    «Già, dev'essere proprio stato così.»
  • I popoli non combattono le guerre per fare dello sport.
  • [...] la guerra è tradimento e odio, pasticci di generali incompetenti, tortura, assassinio, disgusto, stanchezza, finché poi è finita e nulla è mutato, se non che c'è una nuova stanchezza, un nuovo odio. (p. 26)

[John Steinbeck, La luna è tramontata, traduzione di Giorgio Monicelli, Arnoldo Mondadori]

[modifica] La valle dell'Eden

[modifica] Incipit

La valle del Salinas è nella California settentrionale. È un canalone lungo e stretto tra due file di monti, e il fiume Salinas si snoda e si contorce lungo tutta la valle fino a sfociare nella baia di Monterrey.
Ricordo i nomi che da bambino davo alle erbe e ai fiori nascosti. Ricordo dove si trova il rospo e a che ora si svegliano d'estate gli uccelli – e l'odore degli alberi e delle stagioni – che aspetto aveva la gente e come camminavano; ricordo anche il loro odore. La memoria degli odori è molto tenace.
Ricordo che i monti Gabilan a oriente della valle erano monti lievi e allegri, pieni di sole, amabili e quasi invitanti; ti veniva voglia di arrampicarti per i loro caldi contraffosti come quando si vuol salire in grembo a una madre adorata. Erano montagne che ti sollecitavano con l'amore della loro erba giallastra. I Santa Lucia si ergevano contro il cielo verso occidente e separavano la valle dal mare aperto, ed erano bui e accigliati, scostanti e pericolosi. In me c'era sempre un terrore dell'occidente e un amore dell'oriente.

[modifica] Citazioni

  • [...] del crollo degli dèi una cosa si può dire con certezza: non è un crollo da poco; si frantumano fracassandosi o affondano giù in una melma verdastra. È una noia doverli ricostruire; non tornano più a brillare. (p. 36)
  • I periodi di tempo sono qualcosa di strano e di contradditorio, riguardo allo spirito. Sarebbe ragionevole supporre che un periodo di vita abitudinaria e priva di avvenimenti debba sembrare interminabile. (p. 75)
  • [...] i periodi noiosi e senza avvenimenti sono privi di durata. (p. 75)
  • Dove non ci sono avvenimenti, non ci sono pali a cui appendere la durata. Dal nulla al nulla non vi è tempo di sorta. (p. 75)
  • Di quale libertà godrebbero uomini e donne, se non fossero continuamente turlupinati e resi schiavi e tormentati dal sesso! Il solo inconveniente di questa libertà è che uno allora non è più un essere umano. È un mostro. (p. 98)
  • Chi è giovane non pensa mai a invecchiare. (p. 115)

[modifica] Furore

[modifica] Incipit

Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell'Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo. Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d'erbacce e d'ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante. Agli ultimi di maggio il cielo impallidì e perdette le nuvole che aveva ospitate per così lungo tempo al principio della primavera. Il sole prese a picchiare e continuò di giorno in giorno a picchiar sempre più sodo sul giovane granturco finché vide ingiallire gli orli d'ogni singola baionetta verde. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono nemmeno più di ritornare. Le erbacce si vestirono d'un verde più scuro per mascherarsi alla vista, e smisero di moltiplicarsi. La terra si coprì d'una sottile crosta dura che impallidiva man mano che il cielo impallidiva, e risultava rosa nella regione rossa, bianca nella grigia.

[modifica] Citazioni

  • Lo spirito è ancora in me; ma non ho più niente da predicare. Sento piuttosto la vocazione di trascinare le folle dietro di me, di guidarle. Ma dove non so." (p. 28)
  • Non esiste né peccato, né virtù. Esiste solo quello che si fa e che è parte della realtà, e tutto ciò che si può dire con sicurezza è che la gente fa delle cose che sono simpatiche, altre che non sono simpatiche."
  • La banca è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di una banca non approvi l'operato della banca, oppure la banca fa lo stesso. Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. L'hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo. (p. 42)
  • L'uomo è un animale che vive d'abitudini. Si affeziona ai luoghi, detesta i cambiamenti. (p. 62)
  • Uno che medita un assassinio, se può sfogarsi in tempo, alle volte non lo commette più. (p. 64)
  • C'è una cosa che in prigione s'impara: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c'è da spaccarsi la testa nel muro. Pensare all'oggi, al domani, tutt'al più alla partita di calcio del sabato; ma mai più in là. Prendere il giorno come viene. (p. 102)
  • Tutto quello che vive è sacro. (p. 160)

[modifica] Pian della Tortilla

[modifica] Incipit

Questa è la storia di Danny, degli amici di Danny e della casa di Danny. È la storia di come queste tre cose diventarono una sola.
A Pian della Tortilla, parlare della casa di Danny non significa parlare d'una costruzione di legno incrostata di calce e stretta dai lacci d'un vecchio cespo rampicante in rosa castigliana. No, quando unoparla della casa di Danny, parla di uomini che, costituiti in unità, largirono filantropia, e conobbero dolcezza, gioia e, infine, mistico dolore. Poiché la casa di Danny fu simile alla Tavola Rotonda, e gli amici di Danny non furono dissimili dai Cavalieri di quella.

[modifica] Citazioni

  • Vale la pena esser buoni e generosi. Non soltanto in Cielo uno si guadagna la ricompensa, ma anche qui sulla terra. (p. 91)

[modifica] Al Dio sconosciuto

[modifica] Incipit

Il raccolto era stato posto al sicuro, la legna fatta a pezzi a terra, quando un tardo pomeriggio, nella fattoria dei Wayne vicino a Pittsford, Joseph Wayne andò presso alla poltrona bergére di fronte al camino e si mise davanti a suo padre. I due uomini si rassomigliavano. Entrambi avevano un grande naso e alti zigomi massicci, i loro volti sembravano composti di qualche sostanza più dura a resistere della carne, una sostanza silicea che non potesse mutare facilmente. La barba di Joseph era nera e serica, ancora abbastanza rada per svelare il contorno incerto del mento. La barba del vecchio era bianca e lunga. La brancicava qua e là con dita esploratrici e ne rivolgeva le ciocche all'interno come per preservarle.

[modifica] Citazioni

  • Ci sono cose che non si possono guardare alla luce della ragione, ma sono così come sono. (p. 47)
  • Cristo inchiodato alla croce dovrebbe essere qualche cosa di più che non il simbolo del dolore universale. Potrebbe tenere tutto il dolore. E un uomo che stesse in cima a una collina con le braccia tese, simbolo del simbolo, dovrebbe pur contenere tutto il dolore di tutti i tempi. (p. 72-73)
  • Cristo nel breve tempo che fu sui chiodi sofferse nel suo corpo il dolore di tutti, e in lui non passò nulla di deforme. (p. 73)
  • Non so se ci siano uomini nati al di fuori della natura umana, o se alcuni uomini siano tanto umani da far sembrare irreali gli altri. Forse un semidio vive di tanto in tanto sulla terra. (p. 90)

[modifica] Red Pony

[modifica] Incipit

Era l'alba quando Billy Buck emerse dalla foresteria e per un momento si soffermò sotto il portico a guardare il cielo. Era un uomo piccolo e ben piantato, con gambe arcuate e baffi da tricheco; aveva mani larghe e muscolose, grassocce al palmo, ed occhi contemplativi, di un grigio slavato; i capelli gli fuoruscivano ispidi da sotto il cappello da cow-boy, e portavano i segni del tempo. Lì, fermo sotto il portico, Billy armeggiava ancora con la camicia, fiaccandola dentro i blue jeans. Dopo essersi slacciata la cinta la strinse ancora; i segni lucidi distribuiti sulla cintura mostravano il graduale appesantirsi di Billy nel corso degli anni.

[modifica] Citazioni

  • Non ho bisogno di un vecchio. Questo non è un grande ranch, e io non posso permettermi di dar da mangiare a un vecchio e di pagargli il conto del dottore. Devi pur avere dei parenti o degli amici. Va' da loro. Andare dagli estranei è come chiedere l'elemosina. (p. 68-69)

[modifica] Le gesta di re Artù

[modifica] Incipit

Merlino
Quando Uter Pendragon era Re d'Inghilterra si venne a sapere che il suo vassallo, il Duca di Cornovaglia, aveva commesso atti di guerra contro il paese. Uter ordinò allora al duca di presentarsi alla sua corte e di condurre con sé la moglie, Igraine, famosa per la saggezza e la bellezza.
Allorché il duca si presentò al cospetto del re, i grandi signori del consiglio rappacificarono i due, affinché il sovrano offrisse la propria amicizia e ospitalità. Uter contemplò allora Lady Igraine e vide che era bella come aveva saputo; se ne innamorò, la desiderò e la esortò a giacersi con lui, ma Igraine era una moglie fedele e oppose un rifiuto al re.

[modifica] Citazioni

  • Esistono talune persone che, una volta diventate adulte, dimenticano quanto sia stato terribile il compito di imparare a leggere. Trattasi forse del più grande sforzo cui un essere umano possa accingersi, e deve essere compiuto da bambini. L'adulto riesce di rado nell'impresa... la riduzione dell'esperienza a una serie di simboli. Per mille volte mille anni gli uomini sono stati analfabeti e hanno imparato questo trucco – questa magia – soltanto negli ultimi diecimila anni dei mille volte mille. (In Introduzione p. 9)
  • Un'avventura è un risultato ragionevole. Due sono meglio, tre meritano di essere tramandate, e quattro... nessuno potrà mai contestare quattro avventure. (p. 154)

[modifica] Vicolo Cannery

[modifica] Incipit

Il Vicolo Cannery a Monterey in California è un poema, un fetore, un rumore irritante, una qualità della luce, un tono, un'abitudine, una nostalgia, un sogno. Raccolti e sparpagliati nel Vicolo Cannery stanno scatole di latta e ferro e legno scheggiato, marciapiedi in disordine e terreni invasi da erbace e mucchi di rifiuti, stabilimenti dove inscatolano le sardine coperte di ferro ondulato, balli pubblici, ristoranti e bordelli, e piccole drogherie zeppe, e laboratori e asili notturni. I suoi abitanti sono, come disse uno una volta, «Bagasse, ruffiani, giocatori, e figli di mala femmina», e intendeva dire: tutti quanti. Se costui avesse guardato attraverso un altro spiraglio avrebbe potuto dire: «Santi e angeli e martiri e uomini di Dio», e il significato sarebbe stato lo stesso.

[modifica] Citazioni

  • [...] ci sono due reazioni possibili all'ostracismo della società: o un uomo decide di essere migliore, più puro e più cortese, o finisce male, sfida il mondo e fa cose anche peggiori. Quest'ultima è certo la più comune reazione a ogni marchio d'infamia. (p. 166)

[modifica] L'inverno del nostro scontento

[modifica] Incipit

Quando il mattino biondo oro di aprile destò Mary Hawley, ella si volse al marito e lo vide, coi mignoli in bocca le faceva le smorfie.
«Scemo» disse. «Ethan, hai trovato l'estro comico.»
«Senta, Topolina, mi vuol sposare?»
«Ti sei svegliato scemo?»
«Il buon dì si vede al mattino.»

[modifica] Citazioni

  • Mi hai insegnato una cosa... anzi tre cose. Tre cose non saran mai credute, quella vera, quella probabile, quella logica. (p. 48-49)
  • Qualsiasi uomo che abbia intelligenza normale può far soldi, se è questo che vuole. Quasi sempre egli vuole in realtà le donne, o gli abiti, o l'ammirazione, e queste cose lo sviano. (p. 64)

[modifica] Citazioni su John Steinbeck

  • John Steinbeck si è occupato della California più di ogni altro scrittore del gruppo [dei californiani]. I suoi romanzi ci offrono della Salinas Valley una rappresentazione approfondita e rigorosa, che non ha l'eguale nella nostra letteratura. (Edmund Wilson)
  • Steinbeck appare nella narrativa americana di oggi l'unico autore autenticamente californiano. Della California egli cerca di cogliere soprattutto il lato intimo, [...] il più vero. Non sono i quartieri lussuosi ad attrarlo, né i magnati del petrolio o del cinematografo. Egli si sente più vicino ai contadini degli immensi frutteti dell'interno, ai pescatori della costa, ai vagabondi e agli avventurieri. (Giacomo Antonini)

[modifica] Giuseppe Grillo

  • Gli studi di biologia, da lui compiuti all'Università, gli hanno fornito la tematica forse piùì suggestiva e pulsante della sua opera: l'animalità dell'essere umano.
  • Il californiano John Steinbeck ha il curriculum del tipico scrittore statunitense, di quello per il quale avventura fa equazione con esperienza di vita e di scrittura. Egli ha fatto una sua olla podrida del raccolto delle varie giornate, ora consumate a fare il manovale o il sociologo, l'universitario o il guardiano di fattoria, il corrispondente o il pittore, e dal mescolamento è andato spillando umori e aromi per rendere fortemente stimolante la materia via via presa a spunto.
  • La trepidazione e la veemenza dello Steinbeck di vent'anni fa è venuta mutandosi in risata, ora sottile ora grassa: pare voglia significare, di fronte all'impotenza degli uomini quando sono alle prese con la vita, che la sola contropartita che ripaghi sia una clownesca derisoria sgroppata in faccia a questa vita così inscrutabile e intrattabile.

[modifica] Leon Uris

  • Forse la tendenza umanitaria mi è venuta anche dal fatto che l'autore che ha avuto maggiore influenza su me è stato Steinbeck.
  • Lo scrittore deve essere un uomo solitario e di grande coraggio e Steinbeck lo fu, perché visse in una società che gli era diventata ostile.

[modifica] Note

  1. John Kenneth Galbraith cita Steinbeck nell'introduzione al proprio libro; vedi Google Books
  2. Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, § 1833.

[modifica] Bibliografia

  • John Steinbeck, La valle dell'Eden, traduzione di Giulio De Angelis, Mondadori, Milano 1994.
  • John Steinbeck, Pian della Tortilla (Tortilla Flat), traduzione di Elio Vittorini, Garzanti, 1966.
  • John Steinbeck, Furore (The Grapes Of Wrath), traduzione di Carlo Coardi, Valentino Bompiani & C., Milano 1970.
  • John Steinbeck, La valle dell'Eden (East of Eden), traduzione di Giulio De Angelis, Oscar Mondadori, Milano 1971.
  • John Steinbeck, Al Dio sconosciuto (To A God Unknown), traduzione di Eugenio Montale, I Libri del Pavone, Mondadori, Milano 1954.
  • John Steinbeck, Red Pony (The Red Pony), traduzione di Maria Teresa Fenoglio, SEI, Torino 1989.
  • John Steinbeck, Le gesta di re Artù e dei suoi cavalieri (The Acts Of King Arthur And His Noble Knights), traduzione di Bruno Oddera, Fabbri Editori, Milano 2001.
  • John Steinbeck, Vicolo Cannery (Cannery Row), traduzione di Aldo Camerino, Oscar Mondadori, 1973.
  • John Steinbeck, La luna è tramontata (The Moon Is Down), traduzione di Giorgio Monicelli, Medusa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.
  • John Steinbeck, L'inverno del nostro scontento (The winter of our discontent), traduzione di Luciano Bianciardi, Oscar Mondadori, 1966.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Opere

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Strumenti
Altre lingue