Jorge Ibargüengoitia

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Jorge Ibargüengoitia Antillón (1928 – 1983), scrittore messicano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Due delitti[modifica]

La storia che sto per raccontare inizia una notte in cui la polizia violò la Costituzione. Fu anche la notte in cui la Chamuca e io organizzammo una festa per celebrare il nostro quinto anniversario, non di nozze, perché non siamo sposati, ma della sera in cui lei "mi si concesse" su uno dei tavoli da disegno del laboratorio del Dipartimento di Progettazione. C'era un'aria carica di smog che non lasciava vedere neppure il monumento alla Rivoluzione che dista due isolati, io facevo il disegnatore, la Chamuca aveva studiato sociologia, ma aveva un posto da dattilografa, entrambi facevamo gli straordinari, non c'era nessuno nel laboratorio. Alla festa per l'anniversario avevamo invitato sei fra i nostri migliori amici, cinque dei quali arrivarono alle otto carichi di regali; il Manotas col libro di Lukács, i Pereira col jorongo di Santa Marta, Lidia Reynoso con certi piatti di Tzinzunzan e Manuel Rodríguez con due bottiglie di ottima vodka che si era procurato tramite un amico suo che lavorava all'ambasciata sovietica.

I lampi di agosto[modifica]

Da dove cominciare? A nessuno importa dove sono nato, né il motivo della mia nomina a Segretario Privato della Presidenza; tuttavia, voglio mettere bene in chiaro che non sono nato in una stalla, come dice Artajo, che mia madre non era una prostituta, come taluni hanno insinuato, e che non è vero che non ho mai messo piede in una scuola, visto che ho terminato le elementari perfino con gli elogi dei maestri; quanto al posto di Segretario Privato della Presidenza della Repubblica, me l'offrirono in considerazione dei miei meriti personali, tra i quali è bene annoverare la mia raffinata educazione che suscita sempre ammirazione e invidia, la mia onestà a tutta prova, che in certe occasioni mi ha addirittura causato fastidi con la polizia, la mia intelligenza perspicace, e soprattutto, la mia simpatia personale, che a molte persone invidiose riesce insopportabile.

Le morte[modifica]

È possibile immaginarli: tutti e quattro portano occhiali scuri, l'Escalera guida curvo sul volante, accanto a lui c'è il Prode Nicolás che legge un giornaletto, sul sedile posteriore, la donna guarda dal finestrino e il capitano Bedoya dormicchia ciondolando il capo.
L'auto blu cobalto sale stracca su per il dosso del Perro. È una soleggiata mattina di gennaio. Non si vede una nuvola. Il fumo delle case galleggia sulla pianura. La strada è lunga, all'inizio dritta, ma passato il dosso serpeggia per la sierra di Güemes, tra i fichi d'India.
L'Escalera ferma l'auto a San Andrés, si accorge che gli altri tre si sono addormentati, sveglia la padrona affinché paghi la benzina, ed entra nella trattoria. Mangia ciccioli in umido, fagioli e un uovo.

Bibliografia[modifica]

  • Jorge Ibargüengoitia, Due delitti, traduzione di Angelo Morino, Sellerio.
  • Jorge Ibargüengoitia, I lampi di agosto, traduzione di Angelo Morino, Sellerio.
  • Jorge Ibargüengoitia, Le morte, traduzione di Angelo Morino, Sellerio.

Altri progetti[modifica]