José Ortega y Gasset

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José Ortega y Gasset

José Ortega y Gasset (1883 – 1956), filosofo spagnolo.

Citazioni di José Ortega y Gasset[modifica]

  • Il liberalismo prima che una questione di più o di meno in politica, è un'idea radicale della vita: è credere che ogni essere umano debba essere libero di soddisfare la propria individualità e il proprio destino intrasferibile. (da Lo spettatore)
  • Saper comandare a se stessi è la prima condizione per poter comandare agli altri.[1]
  • Se insegni, insegna anche a dubitare di ciò che insegni.[1]
  • Sorprendersi, stupirsi, è iniziare a capire. (citato in Giovanni Ricler, Aforismi per vivere felici, Barbera Editore, pag. 310)
  • Vita umana, in senso proprio ed originale, è quella di ognuno, vista dal di dentro; pertanto, è sempre la mia, è personale. (da L'uomo e la gente)
  • Quando si parla di Velázquez si dice sempre che dipingeva l'aria, l'ambiente, eccetera. Io non credo a nulla di tutto questo e non mi sono mai accorto che si sia chiarito ciò che si intende enunciare con siffatte espressioni. L'effetto aereo delle sue figure è dovuto semplicemente all'indecisione di profili e di superfici in cui le lascia. Ai suoi contemporanei pareva che fossero rimaste "non finite" di dipingere, e a questo appunto è dovuto il fatto che Velázquez non fu popolare ai tempi suoi. Aveva fatto la scoperta più "impopolare": che la realtà si differenzia dal mito, nell'ambito del quale non è mai del tutto "finita".[1] (da Velázquez, 1953)

Su arte, cultura e sport[modifica]

  • Il sintomo generale del nuovo stile che traspare in tutte le sue multiformi manifestazioni consiste nel fatto che l'arte abbia sgomberato dalla zona seria della vita, ha smesso di essere un centro di gravitazione vitale.[2]
  • Se invece di prendere sul serio l'arte, la prendessimo per quel che è, come intrattenimento, un gioco, una diversione, l'opera artistica guadagnerebbe così tutta la sua ammaliante riverberazione.[3]
  • Per i vecchi, la mancanza di serietà della nuova arte è un difetto che è sufficiente ad annullarla; mentre per i giovani, questa mancanza di serietà, è il sommo valore dell'arte, e, di conseguenza, cercano di commetterla in modo più deciso e premeditato.[4]
  • Al lavoro si contrappone un altro tipo di sforzo che non nasce da un'imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport [...] Si tratta di uno sforzo lussuoso, che si dà a mani piene senza speranza di ricompensa, come il traboccare di un'intima energia. Perciò la qualità dello sforzo sportivo è sempre egregia, squisita.[5]
  • Alle opere veramente preziose si perviene soltanto tramite la mediazione di questo sforzo antieconomico (lo sport), i cui sublimi risultati sono: la creazione scientifica e artistica, l'eroismo politico e morale, la santità religiosa.[6]
  • Decrescerà, per quanto possibile, il gesto triste del lavoro che pretende giustificarsi con patetiche considerazioni riguardanti i doveri umani e il sacro lavoro della cultura. [L'artista] otterrà le sue splendide creazioni scherzando e senza darle grande importanza. Il poeta tratterà la sua propria arte con la punta del piede, come un buon calciatore. Nel corso di tutto il secolo XIX si è assistito ad un amaro gesto del giorno feriale. Oggi i giovani sembrano disposti a dare alla vita un aspetto imperturbabile di giorno festivo.[7]
  • Nell'insieme, quando si introduce un nuovo termine, muta la gerarchia di ciò che resta. Allo stesso modo, nel sistema spontaneo di valutazioni che l'uomo nuovo porta con sé, di cui è parte integrante, è apparso un nuovo valore – il vitale –, che per la semplice presenza deprime tutto il resto.[8]
  • Invece di indurre il giovane a prodezze patetiche di falsa gesticolazione solenne, io gli direi: "amico mio: scienza, arte, morale inclusa, non sono cose serie, solennità sacerdotali. Si tratta meramente di un gioco".[9]
  • La cultura non è figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell'affermare che la forma superiore dell'esistenza umana è proprio lo sport.[10]
  • Lo sport è sforzo fatto liberamente, per pura soddisfazione in sé, mentre il lavoro è uno sforzo a cui si è costretti in vista del suo rendimento.[11]

Aurora della ragione storica[modifica]

  • Che l'uomo abbia bisogno di sapere, che abbia bisogno, lo voglia o no, di darsi da fare con i mezzi intellettuali di cui dispone, è quel che indubitabilmente costituisce la condizione umana.
  • È tempo che la storia abbandoni lo psicologismo e il soggettivismo in cui si disperdono i più acuti lavori contemporanei e riconosca che la sua missione è quella di ricostruire le condizioni oggettive in cui gli individui, i soggetti umani si trovano immersi.
  • Vivere significa, fin dall'inizio, essere costretti ad interpretare la nostra vita.

Il tema del nostro tempo[modifica]

  • Abbiamo il dovere di presentire il nuovo, e dobbiamo trovare anche il coraggio di affermarlo.
  • Il senso della vita, quindi, non è altro che accettare ognuno la propria circostanza e, nell'accettarla, trasformarla in una creazione nostra. L'uomo è l'essere condannato a tradurre la necessità in libertà.
  • La condizione dell'uomo è, in verità, stupefacente. Non gli viene data né gli è imposta la forma della sua vita come viene imposta all'astro e all'albero la forma del loro essere. L'uomo deve scegliersi in ogni istante la sua. È, per forza, libero.

Incipit de L'uomo e la gente[modifica]

Si tratta di questo: gli uomini, oggi, parlano continuamente di diritti e di leggi, di stato, di nazione e internazionalismo [...], pacifismo e bellicismo [...]. giustizia e ingiustizia sociale [...], autoritarismo, individualismo ecc. E non solo parlano, ma discutono. E non solo discutono ma, per le cose che quelle parole significano, combattono. E accade che combattendo s'ammazzino gli uni con gli altri a centinaia, a milioni.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

La ribellione delle masse[modifica]

  • È stato l'individualismo che ha arricchito il mondo e tutti gli uomini del mondo.
  • L'anima volgare, riconoscendosi volgare, ha l'audacia d'affermare il diritto alla volgarità e lo impone dovunque.
  • La cosa importante è la memoria degli errori, che ci consente di non commettere sempre gli stessi.
  • La libertà ha sempre significato in Europa una franchigia per essere chi autenticamente siamo.
  • La storia della corrida è legata a quella della Spagna, tanto che senza conoscere la prima è impossibile capire la seconda.
La historia del toreo está ligada a la de España, tanto que sin conocer la primera, resultará imposible comprender la segunda.

Meditazioni del Chisciotte[modifica]

  • C'è chi considera nulla ciò che è piccolo: per essi non sarà grande nemmeno ciò che è grande.
  • Ogni cosa concreta è costituita da una somma infinita di relazioni. Le scienze procedono discorsivamente, cercano ad una ad una queste relazioni, e, pertanto, avranno bisogno di un tempo infinito per esaurirle tutte. È questa la vera tragedia della scienza: lavorare per un risultato che non raggiungerà mai pienamente.
  • Quanto più superficiale è un'intelligenza, maggior propensione mostrerà a qualificare le discussioni come mere dispute verbali.

Note[modifica]

  1. a b c Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, Milano, 1991.
  2. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 23.
  3. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 24.
  4. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 24.
  5. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 25.
  6. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 25.
  7. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 26.
  8. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 26.
  9. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 30.
  10. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pagg. 36-37.
  11. Citato in Gabriele Morelli, LUDUS..., op. cit., pag. 37.

Bibliografia[modifica]

  • José Ortega y Gasset, Il tema del nostro tempo, a cura di Claudio Rocco, SugarCo Edizioni, Milano.
  • José Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte, traduzione di Bruno Arpaia, Guida, Napoli.
  • José Ortega y Gasset, Aurora della ragione storica, traduzione di Leonardo Rossi, SugarCo, Milano.
  • José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse, traduzione di Salvatore Battaglia e Cesare Greppi, SE, Milano, 2001.
  • José Ortega y Gasset, Lo spettatore, a cura di Carlo Bo, Bompiani, Milano.
  • José Ortega y Gasset, L'uomo e la gente, traduzione di L. Infantino, Armando Editore, Roma.
  • Gabriele Morelli, LUDUS gioco, sport, cinema nell'avanguardia spagnola, Jaca book, Milano, pagg. 13-32, ISBN 88-16-95097-8

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