Karen Blixen
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Karen Blixen, pseudonimo di Karen Christence Dinesen (1885 – 1962), scrittrice danese.
- Che cos'è l'uomo, quando ci pensi, se non una macchina complicata e ingegnosa per trasformare, con sapienza infinita, il rosso vino di Shiraz in orina? (da Sette storie gotiche)
- I giorni furono difficili, ma le notti furono dolci. (citato in Vanni Beltrami, Breviario per nomadi, Voland)
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- Bisogna scrivere una storia semplice con la massima semplicità possibile. Nella semplicità di una storia ci sono già abbastanza complessità, ferocia e disperazione.
- L'uomo e la donna sono due scrigni chiusi a chiave, dei quali uno contiene la chiave dell'altro.
- Per essere felici ci vuole coraggio.
- Tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi.
[modifica] La mia Africa
[modifica] Incipit
In Africa avevo una fattoria ai piedi degli altipiani del Ngong. A centocinquanta chilometri più a nord su quegli altipiani passava l'equatore; eravamo a milleottocento metri sul livello del mare. Di giorno si sentiva di essere in alto, vicino al sole, ma i mattini, come la sera, erano limpidi e calmi, e di notte faceva freddo.
[Karen Blixen, La mia Africa, traduzione di Lucia Drudi Demby, Feltrinelli]
[modifica] Citazioni
- Amare la donna e la femminilità è proprio del maschio, come amare l'uomo e la virilità è proprio della donna; allo stesso modo la gente del nord è attratta dai paesi e dalle razze del sud. (p. 20)
- Arrivati per la prima volta a Roma e a Firenze, gli antichi pittori, filosofi e poeti tedeschi e scandinavi si inginocchiarono per adorare il sud. (p. 20)
- L'amore della guerra è una passione come un'altra, si amano i soldati come si amano le belle ragazze: fino alla pazzia. (p. 21)
- Sempre mi è parso
nobile l'indigeno
e insulso l'immigrato. (p. 24)
[Karen Blixen, La mia Africa (Out of Africa), traduzione di Lucia Drudi Demby, Garzanti, 1966.]
[modifica] Incipit di Il pranzo di Babette
In Norvegia c'è un fiordo – un braccio di mare lungo e chiuso tra alte montagne – che si chiama Berlevaag Fjord. Ai piedi di quelle montagne il paese di Berlevaag sembra un paese in miniatura, composto da casine di grigio, di giallo, di rosa e di tanti altri colori.
Settantacinque anni fa, in una delle casine gialle, vivevano due anziane signore. A quell'epoca altre signore portavano il busto, e le due sorelle avrebbero potuto portarlo con altrettanta grazia, perché erano alte e flessuose. Ma non avevano mai posseduto un oggetto di moda, e per tutta la vita si erano vestite dimessamente, di grigio o di nero. Erano state battezzate col nome di Martina e Filippa, in onore di Lutero e del suo amico Filippo Melantone.
[Karen Blixen, Il pranzo di Babette, traduzione di Paola Ojetti, I Racconti di Repubblica, n. 23.]
[modifica] Bibliografia
- Karen Blixen, La mia Africa, traduzione di Lucia Drudi Demby, Feltrinelli, 1989.
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