Karl Rahner
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Karl Rahner (1904 – 1984), presbitero e teologo tedesco.
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[modifica] Citazioni di Karl Rahner
- L'uomo abita sulla riva del mare infinito del mistero. (citato in Rosino Gibellini, La teologia del XX secolo, Queriniana, Brescia 1999, p. 244).
[modifica] Dimensioni politiche del cristianesimo
- È un vero pacifista chi è capace di cambiare opinione, perché solo così si può sperare di poter riappacificare avversari che sostenevano pareri diversi. È pacifista solo chi è capace di rimetterci, dando ragione al suo cosiddetto avversario e terminando una discussione diverso da come è entrato. È pacifista chi riesce a lodare almeno una volta il sostenitore di opinioni e di decisioni contro le quali egli è convinto in coscienza del proprio dovere di resistenza e opposizione. È pacifista chi tratta con pazienza e cortesia anche chi gli dà sui nervi. Siamo pacifisti solo quando non disprezziamo gli atteggiamenti e gli sforzi degli altri con grossolani e declassanti giudizi facili da evitare; quando abbandoniamo il nostro modo di pensare fatto di luoghi comuni; quando cerchiamo di scoprire, dietro le parole, il concetto sul quale siamo forse dello stesso parere. Siamo pacifisti solo se confrontiamo noi stessi con gli ideali degli altri, secondo le possibilità reali; quando non difendiamo il nostro prestigio sociale e combattiamo in modo leale e corretto, anche se questa correttezza dovesse diminuire le possibilità della nostra vittoria.
Serviamo la pace solo se abbiamo davvero capito che possiamo assumerci delle responsabilità anche esitando o tacendo, se stimiamo i politici solo quando si dimostrano veri uomini in tutte le situazioni e non banali rappresentanti del nostro egoismo e quando sospettiamo dei politici che ci danno troppo ragione, confermando la nostra opinione. Avremo la beatitudine promessa dal Vangelo agli operatori di pace, quando combatteremo per la libertà nostra e per quella degli altri, e impareremo, piano piano, a sentire nostra l'ingiustizia commessa non solo verso noi stessi, ma anche verso gli altri.
Ci sono anche piccole virtù quotidiane del pacifista. È cortese verso chi gli è subordinato e non è servile davanti a quelli più potenti di lui. Mette di fronte al suo errore chi ha mancato, ma sa tacere di fronte agli altri. Non si considera troppo importante ed insostituibile; sa che in tutti noi l'autodifesa tende a prendere il sopravvento sull'autocritica; sa anche di poter delegare la responsabilità e non crede sempre di fare tutto meglio degli altri. Sa che a volte è meglio che l'altro faccia bene qualcosa che lui stesso avrebbe fatto meglio, perché la libertà dell'altro, che è veramente la cosa più importante, può svilupparsi solo quando gli si permette di fare bene ciò che sa fare. Il pacifista non si fa costringere ad accettare alternative primitive; tenta di formulare gli argomenti del suo avversario nel modo migliore e più convincente di quanto lui stesso non sia riuscito a fare, perché il pacifista non cerca la misera vittoria su un avversario che ha già ridotto ad un fantoccio. Cerca, invece, di superare i propri pregiudizi là dove riconosce che si tratta di parzialità emotiva, perché sa che siamo ancora fin troppo ottusi dove crediamo di essere aperti. Il pacifista cerca di convincersi sempre che l'altro non è sciocco o cattivo solo per il fatto che sostiene un'altra opinione; si rende conto, infatti, che le possibilità di essere sciocchi o cattivi, e quindi egoisti, sono regolarmente presenti in tutti gli uomini. (Da La pace come impegno, 1968) - Il cristiano deve, in ultima analisi, prendere la propria decisione davanti alla croce di Cristo. Qui sta la sua salvezza, qui appare con chiarezza ai suoi occhi il senso della sua esistenza. Ma sulla croce, come dice San Paolo, Dio vince mediante l'impotenza e la follia di Colui che vi muore sopra, benché Paolo fosse incrollabilmente convinto che con il Crocefisso è giunto il regno definitivo di Dio. Il cristiano deve prendere le sue decisioni secondo i criteri proclamati da Gesù nel discorso della montagna. Deve abbracciare la follia della croce, che è richiesta come vera sapienza del cristiano. San Paolo afferma (in maniera ancor più radicale) che la potenza di Dio si manifesta nella debolezza.
- La teologia oggi deve assolutamente tener conto di tutte le scienze antropologiche moderne, che non esistevano in passato, così come deve conoscere e rispettare l'uomo nella prospettiva delle scienze naturali moderne.
- Non si può negare a nessuno sulla terra la libertà e la felicità, anzi, tutti dovrebbero cercarle. Proprio con tutto il suo impegno per la felicità terrena, la giustizia e il superamento dell'egoismo sociale, il cristiano attende la vita eterna con Dio, sapendo naturalmente che la può conseguire, e con essa la redenzione promessa dal Signore, soltanto attraverso l'atteggiamento di un amore incondizionato verso il prossimo.
- Soltanto nel cristianesimo, solo in esso, l'uomo è diventato soggetto, e come tale si scoprì l'uomo "occidentale". Soltanto nel cristianesimo ognuno, anche il più povero e insignificante, è diventato un soggetto assoluto di valore inestimabile e imperituro.
[Karl Rahner, Dimensioni politiche del cristianesimo. Testi scelti e commentati da Herbert Vorgrimler, traduzione di Martina Radig, Città Nuova Editrice, Roma 1992]
[modifica] Maria: meditazioni
- Maria sta dalla nostra parte.
- Questa persona umana che chiamiamo Maria, in tutta la storia della salvezza è come il punto sul quale cade direttamente dall'alto, in questa storia, la salvezza di Dio.
- Se il cristianesimo nella sua forma più piena è il puro accoglimento della salvezza di Dio eterno e trino che appare in Gesù Cristo, Maria è il perfetto cristiano, l'essere umano in senso assoluto.
[Karl Rahner, Maria: meditazioni, traduzione di R. Sartori e G. Pirola, Morcelliana, 1968]
[modifica] Tu sei il silenzio
- Dolore e nostalgia e fedele aspettativa s'addensano ancora nella invocazione: vieni [Signore]!
- Ho imparato molto, perché dovevo o perché l'ho voluto io; e in un caso e nell'altro tutto è finito al medesimo modo: ho dimenticato.
- Nella prima pagina della Sacra Scrittura è già promesso il tuo avvento, e, pure, nel suo ultimo foglio, a cui nessuno più se ne ha ad aggiungere, sta ancora la preghiera: vieni, Signore Gesù.
- Noi t'invochiamo perché disperiamo di noi, e poi, più spesso, quando tranquilli e coscienti ci rassegniamo al nostro essere finito.
- Non l'angoscia, né il nulla, né la morte mi liberano dalla dispersione sulle cose del mondo, come van dicendo oggi i filosofi; ma solo il tuo amore, l'amore per te, tu che sei di tutte le cose fine e attrattiva, tu beatitudine che sola basti a te stessa.
- Non le occupazioni mondane rendono monotoni e vani i miei giorni; sono io che ho il potere di trasformare le azioni più sante in meccanica, grigia ripetizione: io svuoto i miei giorni, non i miei giorni me.
- Se sono le opere che maturano il tempo, e non il tempo che sostiene e prolunga le cose, se solo una realtà nuova può evocare un tempo nuovo, allora un nuovo e ultimo tempo s'è aperto con la tua incarnazione.
- Se una via c'è che a te mi possa condurre, essa passa attraverso le povertà della mia vita quotidiana; altra via per rifugiarmi in te non potrei trovare che lasciando indietro me stesso nella mia fuga.
- Sei tu [Gesù] l'irraggiungibile lontananza a cui vanno pellegrini tutti i tempi e tutte le generazioni e la nostalgia di ogni cuore, per vie che non hanno fine.
- Tocca il mio cuore con la tua grazia. Quando, nella gioia o nel dolore, tratto le cose di questo mondo, fa che, attraverso ad esse, giunga all'amore e al contatto con te, che di tutte le cose sei l'unico primordiale principio.
- Tu [Gesù] stai sempre venendo; la tua comparsa in forma di servo è l'inizio del tuo avvento che ci redime dalla servitù che tu hai assunto.
[Karl Rahner, Tu sei il silenzio, traduzione di C. Negri, Queriniana, 2002]
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