Kate Clanchy

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Kate Clanchy (1965 – vivente), scrittrice britannica.

  • Mi lascio in giro, da sciattona, | pezzi di me, momenti che ho amato: | li lascio lì dove | cadono, si stropiccino, se vogliono. | So come farli camminare | e respirare di nuovo. (da Sciattona, in Slattern)
I leave myself about, slatternly, | bits of me, and times I liked: | I let them go on lying where | they fall, crumple, if they will. (da Slattern)
  • Mi piace il tipo semplice, dal colletto bianco floscio | che sa di bucato che qualcun altro ha fatto, di mele, di legno giovane, duro. (da Uomini, in Slattern)
I like the simple sort, the soft white-collared ones | smelling of wash that someone else has done, | of apples, hard new wood. (da Men)
  • Quando dissi Patagonia, volevo dire || cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire | anni. Li volevo tutti con te. (da Patagonia, in Slattern)
When I spoke of Patagonia, I meant || skies all empty aching blue. I meant | years. I meant all of them with you. (da Patagonia)
  • Se dovessi andare a Samarcanda | magari troveresti Sherazade | in mille riproduzioni, | vestita di lustrini, come souvenir, | e le cupole dorate di Al-al Din | ricoperte di segnali turistici sovietici | e ossidate, su un cielo metallico. (da Viaggiare 'alla maniera di Gösta Ågren' , in Samarkand)
If you should go to Samarkand | you might find Sheherazade | reproduced a thousand times, | tinsel-clad, in gift shops, | and Al-al-Din's gold-plated domes | slung with Soviet tourist signs | and tarnished, on a brassy sky. (da To Travel 'after Gösta Ågren' )

[Kate Clanchy, dall'Oxfordshire a Samarcanda, a cura e traduzione di Giorgia Sensi, Poesia, n. 193 aprlie 2005, Crocetti Editore]

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