Kauṣitakī Upaniṣad

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Kauṣitakī Upaniṣad.

Citazioni[modifica]

  • Ecco ora la regola dell'autocontrollo come enunciata da Pratardana, il sacrificio del fuoco interiore, come è stato chiamato. Finché una persona parla, non può respirare. Perciò sacrifica il respiro alla parola. Inoltre, finché una persona respira, non può parlare. Perciò sacrifica la parola al respiro. Questi sono i due sacrifici infiniti, immortali: che si sia svegli o dormienti, si sacrifica in continuazione. Ora gli altri sacrifici hanno una fine, poiché essi sono fatti di opere. Conoscendo ciò, gli antichi non offrirono il sacrificio al fuoco. (II, 5; 2001)
  • Seguono le tre adorazioni dell'invincibile Kauṣitakī:...
    Al sorgere del sole egli diceva:
    «O Liberatore, liberami dal mio peccato».
    Allo stesso modo, quando il sole era a mezzo corso nel cielo, egli diceva:
    «O Liberatore, levato al grado più alto, elevami al grado più alto e liberami dal peccato».
    Allo stesso modo, quando il sole stava tramontando, egli diceva:
    «O Liberatore che puoi liberare completamente, liberami completamente dal mio peccato».
    Ed egli lo libera da qualunque peccato abbia commesso di giorno e di notte. (II, 7; 2001)
  • Segue la cerimonia di Padre-e-figlio o della Trasmissione, come viene chiamata.
    Un padre, quando sta per morire, chiama il proprio figlio. Egli dapprima sparge dell'erba fresca sul pavimento della casa e dispone il fuoco; poi, dopo aver sistemato vicino al fuoco un vaso d'acqua insieme con un piatto di riso, egli si distende, si copre con un abito pulito e resta così. Il figlio viene e si stende sul padre, toccandogli le mani, i piedi e così via con gli organi corrispondenti, oppure il padre può compiere l'atto della trasmissione mentre il figlio siede di fronte a lui. In seguito conferisce il suo potere al figlio, [dicendo]:
    Il padre: Possa io impartire la mia parola a te.
    Il figlio: La tua parola entro di me io ricevo.
    Il padre: Possa io impartire il mio respiro di vita a te.
    Il figlio: Il tuo respiro di vita entro di me io ricevo.
    Il padre: Possa io impartire la mia vista a te.
    Il figlio: La tua vista entro di me io ricevo. [...] (II, 15; 2001)
  • [L'ātman] non viene accresciuto dalla retta azione, né sminuito dalla azione empia: infatti questo stesso [ātma] fa compiere la retta azione a colui che intende innalzare da questi mondi, e questo stesso fa compiere l'azione empia a colui che vuole precipitare nei mondi inferi. (III, 8; 2010)

Bibliografia[modifica]

  • Raimon Panikkar, I Veda. Mantramañjarī, a cura di Milena Carrara Pavan, traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan, BUR, Milano, 2001.
  • Upaniṣad, a cura e traduzione di Raphael, Bompiani, 2010.

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