Khaled Hosseini

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Khaled Hosseini

Khaled Hosseini (1965 – vivente), scrittore e medico afghano.

  • "Non parlare così. Io ti amo" "Mi spiace..." "Io ti amo". Da quanto tempo aspettava di sentirgli dire quelle parole? Quante volte aveva sognato che lui le pronunciasse? Eccole, finalmente le aveva proferite, ma Laila si sentiva schiacciata dalla loro ironica intempestività. (Laila, da Mille splendidi soli)

E l'eco rispose[modifica]

  • Nei pozzi c'era ancora meno acqua e il fiume si prosciugò; non così l'angoscia di baba ayub, un fiume che si gonfiava, si gonfiava sempre più ogni giorno che passava.
  • Non capiva perché .. si sentisse attraversare da una strana sensazione, qualcosa di simile alla coda di un sogno triste. Ma poi passava, come passa ogni cosa. Sì, passava.
  • Sentiva che non era mai così vicino, così vivo, indifeso, vero come quando gli raccontava le storie, come se le favole fossero piccoli pertugi che lasciavano intravedere il suo mondo buio, imperscrutabile.
  • Tagliare il dito per salvare la mano.
  • Silenzi che si insinuavano fra le parole, gonfiandosi, a volte freddi e sordi, a volte pregni di cose non dette, come una nube carica di pioggia che non cadeva mai.
  • Una bellezza come la sua bruciava gli occhi.
  • Una storia è come un treno in corsa: in qualunque punto sali a bordo, prima o poi arrivi a destinazione. (p.91)
  • Una vita vissuta dal sedile posteriore, osservata mentre passava avvolta nella nebbia. Una vita apatica.
  • I loro litigi non finivano, ma piuttosto si stemperavano, come una goccia d'inchiostro in una ciotola d'acqua, ma una traccia residua persisteva sempre.
  • La verità è che, malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che ci succeda qualcosa di straordinario.
  • Ho imparato che si deve fare appello a un certo gradi di umiltà e indulgenza quando si giudicano i meccanismi del cuore di un'altra persona.
  • La sensazione di un'assenza, della mancanza di qualcosa o di qualcuno, che intaccava la sua stessa esistenza. A volte era un'impressione vaga, come un messaggio spedito da grandi distanze attraverso oscure vie secondarie, un segnale radio debole, remoto, confuso. Altre volte la percepiva in modi netto, questa assenza, così intimamente vicina da farle sobbalzare il cuore.
  • Ho letto che, se vieni sepolto da una valanga e ti ritrovi sotto tutta quella neve, perdi completamente il senso dell'orientamento. Vuoi scavarti una via d'uscita, ma scegli la direzione sbagliata, e finisci per scavarti la tomba.
  • La corda che ti salva dall'inondazione può diventare un cappio attorno al collo.
  • Imparai che il mondo non vede la tua anima, che non gliene importa un accidente delle te speranze, dei sogni e dei dolori che si nascondono oltre la pelle e le ossa. Era così: semplice, assurdo e crudele.
  • La bellezza è un dono gigantesco, immeritato, dato a caso, stupidamente.

Il cacciatore di aquiloni[modifica]

Incipit[modifica]

Dicembre 2001


Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.

Nell'estate del 2001 mi telefonò dal Pakistan il mio amico Rahim Khan. Mi chiese di andarlo a trovare. In piedi in cucina, il ricevitore attaccato all'orecchio, sapevo che in linea non c'era solo Rahim Khan. C'era anche il mio passato di peccati non espiati. Dopo la telefonata andai a fare una passeggiata intorno al lago Spreckels. Il sole scintillava sull'acqua, dove dozzine di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall'alto San Francisco, la mia città d'adozione. Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te farei qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.

Citazioni[modifica]

  • Non si può amare una persona così senza temerla. Forse nemmeno senza odiarla un po'. (Amir)
  • C'è un solo peccato. Uno solo. Il furto. Ogni altro peccato può essere ricondotto al furto. [...] Se uccidi un uomo gli rubi la vita. Rubi il diritto di sua moglie ad avere un marito, derubi i suoi figli del padre. Se dici una bugia a qualcuno, gli rubi il diritto alla verità. Se imbrogli quello alla lealtà. (Baba)
  • Se Dio esiste, spero che abbia cose più importanti da fare che spiare se bevo alcolici o mangio carne di maiale. (Baba)
  • Ma io l'ho accolto. A braccia aperte. Perché la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io ero stato testimone dello sciogliersi del primo fiocco. Correvo. (Amir)
  • Mi sembrava di vedere il sorriso della sua anima, ampio come i cieli di Kabul nelle notti in cui i pioppi oscillano dolcemente nella brezza e i giardini risuonano del canto dei grilli.
  • Non sapevo più in che mese o anno fosse successo. Ma il ricordo viveva in me, un frammento di passato perfettamente conservato, una pennellata di colore sulla tela della nostra vita che era diventata vuota e grigia. (Amir)
  • In Afghanistan esistono tanti bambini, ma non esiste più l'infanzia.
  • Chiudendo la porta della stanza di Sohrab, mi chiesi se quello fosse il modo in cui sboccia il perdono, non con le fanfare di una epifania, ma con il dolore che, nel cuore della notte, fa i bagagli e si allontana senza neppure avvisare.
  • Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.

Mille splendidi soli[modifica]

Incipit[modifica]

Mariam aveva cinque anni la prima volta che sentì la parola harami. Accadde di giovedì. Doveva essere per forza un giovedì, perché ricordava di essersi sentita inquieta e pensierosa tutto il giorno, come le capitava di sentirsi soltanto il giovedì, il giorno in cui Jalil veniva a trovarla alla kolba. Per far passare il tempo sino al momento del suo arrivo, quando finalmente l'avrebbe visto salutare con la mano mentre attraversava la radura con l'erba alta fino al ginocchio, Mariam era salita su una sedia e aveva tirato giù il servizio da tè cinese della madre, Nana.

Citazioni[modifica]

  • Imparalo adesso e imparalo bene, figlia. Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo, Mariam. (Nana)
  • I ragazzi, aveva capito, trattavano l'amicizia alla stessa stregua del sole: ne davano per scontata l'esistenza, e traevano il massimo godimento dal suo splendore solo quando non lo guardavano direttamente.
  • Raccolse dieci ciottoli e li dispose uno sopra l'altro, in tre colonne. Era il suo gioco segreto, cui talvolta si dedicava quando Nana era lontana. Mise quattro ciottoli nella prima colonna, per i figli di Khadija, tre per quelli di Afsun, e tre nella terza colonna per i figli di Nargis. Poi aggiunse una quarta colonna. Con un solo ciottolo, l'undicesimo.
  • Rivela il tuo segreto al vento, ma non lamentarti se lo dirà agli alberi. [Citando Khalil Gibran]
  • Come un amante dell'arte che fugge da un museo in fiamme, afferrava tutto ciò che poteva uno sguardo, un gemito, un sussurro – perché non andasse distrutto, perché potesse essere conservato. Ma non esistono fiamme più inesorabili di quelle del tempo e Laila alla fine non riuscì a salvare tutto.
  • Il futuro non aveva importanza. E dal passato aveva appreso solo questa lezione di saggezza: l'amore era un errore pericoloso e la sua complice, la speranza, un'illusione insidiosa.
  • Un giorno, mentre erano a letto abbracciate, la mamma disse: "Ahmad sarebbe diventato un leader. Aveva carisma. Uomini che avevano tre volte la sua età l'ascoltavano con rispetto, Laila. Dovevi vedere. E Nur. Oh, il mio Nur. Faceva sempre schizzi di edifici e di ponti. Sarebbe diventato un architetto, sai. Avrebbe trasformato Kabul coi suoi progetti. E ora sono tutti e due shahid, i miei ragazzi, tutti e due martiri". Laila ascoltava, sperando che la mamma si accorgesse che lei, Laila, non era diventata una shahid, che era viva lì, nel letto accanto a lei, e che come tutti nutriva speranze per il proprio futuro. Ma Laila sapeva che il suo futuro non poteva competere con il passato dei fratelli. Le avevano fatto ombrada vivi, l'avrebbero cancellata da morti. La mamma era diventata la curatrice del museo della loro vita e lei, Laila, era una semplice visitatrice. Un ricettacolo per il loro mito. La pergamena su cui la mamma intendeva calligrafare la loro leggenda.
  • Laila osservò le guance avvizzite di Mariam, le palpebre grinzose di stanchezza, le rughe profonde attorno alla bocca, le notò come se anche lei guardasse Mariam per la prima volta. E, per la prima volta, Laila non vide il viso di una rivale, ma un viso di dolori taciuti, di fardelli portati senza protestare, un destino di sottomissione e di sopportazione.
  • Prima della morte della mamma e di Babi, e prima che la sua vita venisse sconvolta alle fondamenta, Laila non avrebbe mai creduto che un corpo umano fosse in grado di tollerare tante percosse, somministrate con tanta cattiveria e tanta regolarità, e che nonostante tutto continuasse a funzionare.
  • Ho perso il privilegio del tuo affetto molto tempo fa e di questo devo rimproverare solo me stesso. (Jalil)
  • Forse, capire quando non si può più cambiare nulla è la giusta punizione per chi è stato spietato. (Jalil)
  • Crescendo, Mariam aveva capito. Era il modo in cui Nana proferiva la parola – sputandogliela in faccia – che l'offendeva nel profondo. Allora aveva compreso cosa voleva dire Nana, che un harami era qualcosa di indesiderato; che lei, Mariam, era una figlia illegittima che mai avrebbe potuto rivendicare di diritto le cose che gli altri possedevano, come l'amore, la famiglia, la casa, l'essere accettata. (Mariam e la parola "harami")
  • A notte fonda, quando Laila si era svegliata per sete, le loro mani erano ancora strettamente intrecciate, come quelle di bambini che tengono il filo di un palloncino, stretto al punto di farsi venire le nocche bianche, per paure di lasciarlo sfuggire.

Bibliografia[modifica]

  • Khaled Hosseini, E l'eco rispose (2013), traduzione Isabella Vaj, Piemme, 2013.
  • Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni (2003), traduzione di Isabella Vaj, Piemme, 2004.
  • Khaled Hosseini, Mille splendidi soli (2007), traduzione di Isabella Vaj, Piemme, 2009.

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