Klaus Mann

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Klaus Mann, 1944

Klaus Mann (1906 – 1949), scrittore tedesco.

La peste bruna. Diari 1931-1935[modifica]

  • Letto: Gioventù nella Russia Sovietica[1], interessantissimo. Entusiasmo per il lavoro, il materialismo genera forze che sono certamente sovramateriali e religiose. Il paradosso: martirio − per uno scopo puramente materiale. (da Nota di diario del 24 marzo 1932, p. 37)
  • [...] il tradimento di Gottfried Benn (non ci posso credere). L'antipatia intellettualmente giustificata e anche comprensibile che prova per un marxismo un po' rozzo (Döblin, Brecht forse l'ha portato necessariamente al fascismo. Seduzione dell'elemento mistico. Prima l'«eterna lotta» – poi Hitler. (da Nota di diario del 2 maggio 1933, Olanda, p. 118)
  • [...] letto: Volontà di potenza. (Rassicurante grande impressione. Il segreto di questo stile: la tensione febbrile, nervosissima in questa – furia. L'arditezza furente della critica morale.«La filosofia ha poco a che fare con la virtù.» Più grandioso di tutti: l'aforisma 419, nostalgia per i greci, odio per Lutero, tutta la filosofia tedesca come nostalgia, un protendersi verso i greci – «Il tipo d'uomo finora tanto rispettato.» Lutero – il «grande non-spirito» Conferma della linea da noi sostenuta: Lutero e Hitler. George sta dall' altra parte.) (da Nota di diario del 14 agosto 1933, Zandvoort, p. 150)
  • Il materialismo dialettico «cristallino>> eliminerà totalmente il «mito>>. Ma eliminerà anche la MORTE? Fino allora rimane il mistero − e Dio. (da Nota di Diario del 24 Luglio 1934, Olanda, p. 206)
  • [Sul rapporto tra poesia e impegno politico] La poesia come semplice funzione sociale – mentre essa è anche la funzione misteriosa in assoluto non più legata a uno scopo. Essa non può essere dedicata solo a interrogativi come: collettivizzazione dell'agricoltura ecc. per quanto importanti. I suoi temi inesauribili rimangono pur sempre: l'amore, la solitudine dell'individuo, la morte come enigma, speranza, ultima felicità. [...] Il lutto, sentimento primario di chi vive, qui[2] disfattismo. Si può obiettare – e si obietta – questo durerà il tempo della lotta antifascista ecc. Alcuni però in ogni lotta rimangono attenti a quelle cose che certo sono più che interessi capitalistici mascherati. Per questa generazione ottimista un giorno verrà scritto un Werther. (da Nota di diario del 29 agosto 1934, Helsingfors, Hôtel Kämp, pp. 220-221)
  • [...] Letto Nouvelles Nourritures. Che bello, che profondità cangiante, di che ricchezza. «Il m'a depuis longtemps paru que la joie était plus rare, plus difficile et plus belle que la tristesse.» Su queste parole si può riflettere a lungo. (da Nota di diario del 16 dicembre 1935, Küsnacht, Zurigo, pp. 300-301)

La svolta[modifica]

  • Quando si è assaggiato il fascino e il conforto della grande letteratura, se ne vuole sempre di più.[3] (da Educazione (1920-1923), p. 70)
  • L'antitesi tra l'eroe e il santo si innalzò davanti a me attraverso lui e il suo dramma. Egli era l'eroe santo, ribelle e martire a un tempo. Prometeo e Cristo, Dioniso e il Crocifisso. Egli era l'uomo compiuto. La gioventù vuole pregare e adorare. L'immagine di Nietzsche fu sempre sopra il mio letto, un ritratto del tempo della demenza, colla tragica fronte oscurata, lo sguardo del martire, già lontano, affisato al nulla, all'infinito. Quel capo che cade in avanti che cos'ha in comune colla belva bionda, col Superuomo? È il figlio dell'uomo, tormentato, ferito. Ecce Homo. (da Educazione (1920-1923), p. 93)
  • La putredine o la stanchezza di uno degli elementi di cui consta l'Europa sempre la si poté correggere o compensare. Allorché Roma vien meno alla sua missione, ecco sorgere Lutero. Se l' ancien régime è diventato uno scandalo insopportabile, ecco qua a porvi rimedio un Cromwell, un Robespierre! Quando la rivoluzione ha compiuto il suo ciclo, spunta un Bonaparte. La lotta tra papa e imperatore durante il Medioevo, la controversia tra protestantesimo e cattolicesimo nei secoli XVI e XVII, le grandi rivalità tra gli Stati nazionali del XVIII e del XX, questo perpetuo flusso di tensioni e riconciliazioni, questo giuoco dialettico delle forze concorrenti e complementari è la vera fonte della forza dell'Europa e della sua capacità di resistenza. (da Alla ricerca della strada buona (1928-1930), p. 180)
  • Guai alla terra, guai alla cultura europea se una delle sue componenti avesse potuto assurgere a permanente incondizionata egemonia! Il permanente predominio di uno dei suoi elementi avrebbe significato la rovina e il dissolvimento del tutto. L'armonia dell'Europa riposa sulle dissonanze. La legge immannente della struttura, dell'essenza del genio europeo vieta l'uniformità nel continente. Mettere l'Europa a un unico denominatore – sia esso tedesco, russo o americano – vorrebbe dire uccider l'Europa. (da Alla ricerca della strada buona (1928-1930), p. 180)
  • Il suo esempio mi provava che era possibile accogliere in sé una magnifica varietà di impulsi e di tradizioni contraddittorie senza per questo cadere nell'anarchia; che esiste un'armonia in cui le dissonanze si compongono, senza dissolversi, senza cessar d'esistere. Questa sempre minacciata e sempre riconquistata armonia che ammiravo in Gide non corrispondeva forse all'equilibrio precario della mentalità europea che si sviluppa attraverso i secoli affermandosi pur attraverso tutte le crisi e le minacce? Sì il poeta delle Nourritoures terrestres, delle Caves du Vatican e dei Faux monnayeurs rappresentava per me il «buon europeo per eccellenza». (da Alla ricerca della strada buona (1928-1930), pp. 198-199)
  • Il delizioso Flauto magico, non lo sfrenato Crepuscolo degli dèi anticipa lo stile del dramma musicale dell'avvenire: dato che ci sia per noi un avvenire, con drammi, musiche e stile... Per metà umanistico poema didascalico, per metà mascherato barocco, raisonnable pur nel capriccio, nobile anche nei suoi lazzi, possa il capolavoro di Mozart, nella sua iridescente compostezza e sovrana innocenza, col suo splendore, la sua grazia, i suoi presentimenti essere dalle venture generazioni amato, compreso, imitato e forse superato. (da La risoluzione (1940-1942), pp. 375-376)

Citazioni su Klaus Mann[modifica]

  • Gottfried Benn. Da un certo punto di vista, Klaus Mann allora mi era vicino, mi faceva visita di tanto in tanto: un uomo di intelligenza superiore, che aveva viaggiato in paesi lontani, era stato educato in modo irreprensibile e nelle forme più raffinate. Aveva, tra l'altro, la bella qualità, ormai in disuso, di serbare un particolare rispetto per i più anziani durante la conversazione. [...] Quel ragazzo di ventisette anni aveva valutato la situazione, aveva esattamente previsto lo sviluppo degli eventi, era stato più chiaroveggente di me.[4]

Note[modifica]

  1. Di Klaus Mehnert, (1906-1984).
  2. Klaus Mann partecipò nel 1934 al I Congresso degli scrittori sovietici (Mosca 17 luglio-I settembre 1934).
  3. Citato in Daniel Pennac, Come un romanzo, traduzione di Yasmina Melaouah, Feltrinelli, 20036.
  4. Da: Gottfried Benn, Doppia vita, traduzione e note di Elena Agazzi, Guanda 2007, ISBN 9788860880093

Bibliografia[modifica]

  • Klaus Mann, La peste Bruna. Diari 1931-1935, traduzione di Matilde de Pasquale, prefazione di Marino Freschi, Editori Riuniti, 1988 ISBN 8835945658.
  • Klaus Mann, La svolta. Storia di una vita, traduzione di Barbara Allason, Il Saggiatore, 1962.

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