Philip K. Dick
Philip Kindred Dick (1928 – 1982), scrittore statunitense.
[modifica] Citazioni di Philip K. Dick
- Dio mio, eccoti qui per la prima volta in vita tua sulla superficie di un altro pianeta [Marte][...] Non gli hai neppure dato un'occhiata, e c'è gente che ha voluto vedere i canali — che ha discusso sulla loro esistenza — per secoli! (da Noi marziani)
- "Dio promette la vita eterna" disse Eldritch. "Io posso fare di meglio; posso metterla in commercio." (Le tre stimmate di Palmer Eldritch)
- Io sono vivo, voi siete morti. (da Ubik)
- L'esistenza di una maggioranza, implica logicamente una minoranza corrispondente. (da Minority Report)
- Mi dispiace dirlo ma gli scrittori di fantascienza non sanno nulla. Noi non possiamo parlare di scienza perché le nostre conoscenze al riguardo sono limitate e non ufficiali, e solitamente la nostra finzione è terribile.
- Science fiction writers, I am sorry to say, really do not know anything. We can't talk about science, because our knowledge of it is limited and unofficial, and usually our fiction is dreadful. (How to Build a Universe That Doesn't Fall Apart Two Days Later, 1978)
- Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.
- The basic tool for the manipulation of reality is the manipulation of words. If you can control the meaning of words, you can control the people who must use the words. (How To Build A Universe That Doesn't Fall Apart Two Days Later, 1978)
- La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce.
- Reality is that which, when you stop believing in it, doesn't go away. (How To Build A Universe That Doesn't Fall Apart Two Days Later, 1978)
- Dei Sette Vizi Capitali, l'Orgoglio è il peggiore. Rabbia, Avarizia, Invidia, Lussuria, Accidia, Gola – riguardano il rapporto degli uomini tra di loro e con il resto del mondo. L'Orgoglio, invece, è assoluto. È la rappresentazione della relazione soggettiva che una persona intrattiene con se stessa. Quindi, tra tutti, è il più mortale. L'Orgoglio non ha bisogno di un oggetto di cui essere orgogliosi. È narcisismo portato all'estremo. (da Ma gli androidi sognano pecore elettriche?)
- La verità diverte sempre gli ignoranti. (da Noi marziani)
- Quando si giace nella bara, il fatto che rende la cosa tanto brutta è che la tua mente è viva, ma il corpo no, e tu percepisci questo dualismo. (da In senso inverso)
- Sono solamente onesta. Dico semplicemente: "Un uomo è l'unico modo che ha lo sperma di produrre altro sperma." Questo è essere realisti. (da Labirinto di morte, p. 91)
- Volevo solo dirti una cosa. Due, al massimo. Primo, che lui, sai di chi parlo, esiste davvero, c'è davvero. Anche se non come l'abbiamo pensato e ne abbiamo fatto esperienza finora... o come riusciremo mai a farlo. E secondo... non può aiutarci più di tanto. Forse un po'. Ma se ne sta a mani vuote; capisce, vuole aiutare. Ci prova, ma... non è così semplice, tutto lì. Non mi chiedere perché. Forse non lo sa nemmeno lui. Forse è perplesso anche lui. Persino dopo tutto il tempo che ha avuto per pensarci su. (da Le tre stimmate di Palmer Eldritch)
[modifica] La svastica sul sole
[modifica] Incipit
Da una settimana il signor R. Childan teneva d'occhio ansiosamente la posta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdí mattina, quando aprí il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò: il mio cliente si infurierà.
[modifica] Citazioni
- L'universo non avrà mai fine, perché proprio quando sembra che l'oscurità abbia distrutto ogni cosa, e appare davvero trascendente, i nuovi semi della luce rinascono dall'abisso. (p. 137)
- Uno Stato non è migliore di chi lo guida. (p. 192)
- La vera posta in gioco nella guerra era: il vecchio contro il nuovo. (p. 193)
[modifica] Explicit
Un attimo dopo Juliana ripercorreva il vialetto lastricato in pietra, camminando sulle macchie di luce che provenivano dalle finestre del soggiorno, e poi nelle ombre del giardino che circondava la casa, fino al marciapiede buio.
Camminò senza voltarsi indietro verso la casa degli Abendsen e, mentre camminava, continuò a guardare su e giù per la strada in cerca di un taxi o una macchina, qualcosa di mobile, vivo e lucente che la riportasse al motel.
[Philip K. Dick, La svastica sul sole, traduzione di Maurizio Nati, collana Tif Extra, Fanucci Editore]
[modifica] Cacciatore di androidi
[modifica] Incipit
[modifica] M. T Guasta
Una minuscola e allegra vibrazione elettrica, trasmessa dalla soneria automatica e proveniente dall'organo degli umori, accanto al suo letto, svegliò Rick Deckard. Sorpreso (trovarsi sveglio senza preavviso lo sorprendeva sempre) si alzò dal letto, restò immobile un attimo nel suo variopinto pigiama e si stiracchiò.
[Philip K. Dick, Cacciatore di androidi (1968), traduzione di M. T Guasta, Editrice Nord, 1986. ISBN 8842908088]
[modifica] Riccardo Duranti
Una gioviale scossetta elettrica, trasmessa dalla sveglia automatica incorporata nel modulatore d'umore che si trovava vicino al letto, destò Rick Deckard. Sorpreso — lo sorprendeva sempre il trovarsi sveglio senza alcun preavviso — si alzò dal letto con indosso il pigiama multicolore e si stiracchiò.
[Philip K. Dick, Blade Runner, traduzione di Riccardo Duranti, Fanucci, 2008. ISBN 9788834714133]
[modifica] Citazioni
- Kipple, sono tutti gli oggetti inutili, come una bustina di fiammiferi dopo aver usato l'ultimo fiammifero, o una fascetta gommata, o il giornale omeopatico del giorno prima. Quando non c'è nessuno in giro, il kipple si riproduce. Per esempio, se vai a letto lasciando in giro del kipple, la mattina dopo, quando ti svegli, ce n'è il doppio. E diventa sempre di più. (J.R. Isidore, p. 63)
- Continuando a guidare tirò fuori i fogli spiegazzati e trovò la sua cosidetta età [riferendosi ad un androide]. Ventotto anni, lesse. A giudicare dalle apparenze, le quali, per gli androidi, erano l'unico criterio di valutazione possibile. (p. 92)
- Anche senza l'aiuto dell'organo Penfield, era raggiante di ottimismo. E di una rabbiosa, lieta anticipazione. (p. 92)
- – Non è vero. Anche gli animali... perfino le anguille, i topi, i serpenti, i ragni... sono sacri.
– E allora, può essere, non ti pare? – gli disse Pris, continuando a fissarlo. – Come dici tu, anche gli animali sono protetti dalla legge. Tutto ciò che vive è protetto. Qualsiasi forma che si contorce, si attorciglia, si rintana, vola o brulica o depone uova... (dialogo tra J.R. Isidore e Pris, p. 153) - Dovunque tu vada, ti sarà richiesto di fare cose che ritieni sbagliate. È una condizione costante della vita quella di essere costretti a violare la propria identità. Una volta o l'altra, ogni creatura vivente si trova costretta ad agire così. È l'ultima ombra, la disfatta della creazione. Questa è una maledizione che alimenta tutta la vita. Dappertutto nell'universo. (Mercer, p. 170)
- Cosa si prova ad avere un bambino? Cosa si prova a nascere? Noi non nasciamo, noi non cresciamo. Invece di morire per una malattia, o di vecchiaia, noi ci esauriamo, come le formiche. Ecco, come le formiche. Ecco cosa siamo. (Rachel, p. 184)
- Sembrava adesso più calma, ma si percepiva ancora una disperata tensione dentro di lei. Eppure, quel suo fuoco interiore, così oscuro e profondo, si era dileguato, la sua forza vitale era svanita, come aveva già visto in tanti altri androidi. La classica rassegnazione, una accettazione puramente meccanica e razionale di ciò che un organismo autentico, con due miliardi di anni di evoluzione e d'istinto di conservazione, non avrebbe mai potuto sopportare. (p. 190) [1]
- Per qualche motivo, questa notizia non lo sorprese; soltanto lo fece sentir peggio. Come se si fosse aggiunto dell'altro peso all'oppressione che lo schiacciava ormai da ogni parte. (p. 214)
- Sì, pensò, tutto deriva dal fatto che non ti ho ucciso, e che sono venuto a letto con te. Ad ogni modo, in questo non ti sei sbagliata: sono cambiato. Ma non nel modo che credevi tu.
In modo molto peggiore, decise.
Eppure non me ne importa molto. Non più. (p. 222) - Ma a un androide non si può far niente, perché se ne strafregano.
- Si sentiva oppressa da un peso che la tagliava fuori dal futuro e le precludeva qualsiasi opportunità che avrebbe potuto in precedenza contenere.
[modifica] Un oscuro scrutare
[modifica] Incipit
Una volta un tizio stette tutto il giorno a frugarsi in testa cercando pidocchi. Il dottore gli aveva detto che non ne aveva. Dopo una doccia di otto ore, in piedi un'ora dopo l'altra sotto l'acqua bollente a sopportare le stesse pene dei pidocchi, uscì e s'asciugò, con gli insetti ancora nei capelli; anzi ne aveva ormai su tutto il corpo. Un mese più tardi gli erano arrivati fin dentro i polmoni.
[modifica] Citazioni
- In questa vita ci mostrano soltanto i trailer.
- Io sono un occhio.
- Quando si vive dentro, al sicuro, e si guarda fuori, e il muro è percorso da corrente elettrica e le guardie sono armate, perché mai si dovrebbe pensare alle sofferenze altrui?
- L'inverno dello spirito. Mors ontologica. Quando l'anima è morta.
- "Che bei fiorellini azzurri".
"Stai guardando il fiore del futuro" disse Donald, il Direttore Esecutivo della comunità Nuovo Sentiero. "Ma non è per te."
"Perché non è per me?" domandò Bruce.
"Perché ne hai già avuto, e in gran quantità" rispose il Direttore Esecutivo. - I vivi, pensò, non dovrebbero mai essere usati affinché i morti conseguano i loro propositi. Ma i morti... e guardò Bruce, quella forma svuotata che gli stava accanto... dovevano, se possibile, servire allo scopo dei vivi.
Questa, meditò, è la legge della vita.
E i morti, se potessero sentire, forse nel fare questo si sentirebbero meglio.
Quei morti, pensò Mike, che possono ancora vedere, anche se non possono capire: quei morti sono le nostre telecamere. - L'abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma mancanza di giudizio.
- Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po' di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile di vita il motto è: "Sii felice oggi perché domani morirai"; ma s'incomincia a morire ben presto e la felicità è solo un ricordo.
- Io stesso non sono un personaggio di questo romanzo: io sono il romanzo.
- «E se fosse-non sesso-ma amore?»
«Amore è solo un altro nome del sesso.»
[modifica] Incipit di alcune opere
[modifica] Autofac
La tensione incombeva sui tre uomini in attesa. Fumavano, passeggiavano avanti e indietro e, senza pensare, tiravano calci alle erbe che crescevano sul lato della strada. Un caldo sole di mezzogiorno colpiva con la sua luce abbagliante i campi bruni, i tetti delle pulitissime case di plastica e la linea delle montagne lontane a Ovest.
[modifica] Colonia
Il maggiore Lawrence Hall si chinò sul microscopio binoculare e lo regolò con cura.
— Interessante — mormorò.
— Non è vero? Siamo da tre settimane su questo pianeta e dobbiamo ancora trovare una forma di vita pericolosa. — Il tenente Friendly sedette sull'orlo del tavolo, stando ben attento a non urtare le bacinelle di coltura. — Che razza di posto è questo? Niente germi di malattie, niente pidocchi, niente mosche, niente ratti, niente...
[modifica] Cronache del dopobomba
Di buon'ora, nella luce dorata del mattino, Stuart McConchie spazzava il marciapiede davanti alla Modern Tv Vendita e Riparazioni; sentiva il viavai delle auto lungo Shattuck Avanue, i tacchi alti delle segretarie che si affrettavano verso gli uffici, tutto il fermento e gli odori pungenti di una nuova settimana, un'altra settimana in cui un buon commesso poteva mandare in porto un mucchio di cose.
[modifica] Deus Irae
Ecco! La mucca pezzata di nero che tirava il carretto biciclo. Al centro del carretto. E dalla soglia della sagrestia Padre Handy, scrutando contro la luce del mattino dal Wyoming fino al nord, come se il sole sorgesse in quella direzione, vide il dipendente della chiesa, il tronco smembrato con la testa bitorzoluta che dondolava come in un viaggio immaginifico, assecondando la lenta danza della mucca Holstein che si avvicinava arrancando.
[modifica] Divina invasione
Arrivò il momento di affidare Manny a una scuola. Il governo aveva una scuola speciale. La legge decretava che Manny non poteva frequentare una scuola normale a causa delle sue condizioni, ed Elias Tate non poteva farci niente. Non poteva aggirare i regolamenti del governo perché quella era la Terra e la zona maligna avvolgeva tutto. Elias la sentiva, e probabilmente la sentiva anche il bambino.
[modifica] E Jones creò il mondo
La temperatura del Rifugio oscillava tra i 38 e i 40 gradi. L'aria era costantemente invasa dal vapore che si spostava e ondeggiava pigramente. Geyser spruzzavano acqua bollente e il 'terreno' era uno strato mobile di melma calda, un composto di acqua, minerali dissolti e polpa fungoide. Resti di licheni e protozoi coloravano e ispessivano l'intruglio umido che gocciolava ovunque, sulle pietre bagnate e sugli arbusti spugnosi, sulle diverse installazioni funzionali. C'era un fondale accuratamente dipinto, una lunga piattaforma emersa da un oceano pesante.
[modifica] Follia per sette clan
Prima di entrare nella sala del Supremo Consiglio, Gabriel Baines inviò avanti il suo scricchiolante simulacro, prodotto dalle insuperate industrie belliche Mani, per vedere se per caso avesse corso qualche pericolo. Il simulacro, ingegnosamente costruito per rassomigliare a Baines in ogni particolare, era stato inventato dagli scienziati Mani che lo avevano programmato per molti altri lavori, ma Baines lo impiegava soltanto per difendersi, o quando temeva qualche pericolo: difendere se stesso era l'unico scopo della sua vita, l'unico suo diritto per fare parte del clan Para, nella città di Adolfville situata al polo settentrionale della luna.
[modifica] Guaritore galattico
Suo padre era stato un restauratore di vasi prima di lui. Così anche Joe riparava vasi; praticamente qualsiasi tipo di oggetto in ceramica proveniente dai Vecchi Tempi, prima della guerra, quando non tutto era fatto di plastica. Un vaso in ceramica era una cosa meravigliosa, e tutti quelli che lui restaurava si trasformavano in qualcosa che Joe avrebbe amato, che non avrebbe dimenticato mai più; la forma di quell'oggetto, la sua composizione e il suo smalto restavano impressi in lui nel corso degli anni.
Tuttavia quasi nessuno aveva bisogno del suo lavoro, delle sue prestazioni. Rimanevano troppo pochi oggetti in ceramica, e chi li possedeva prendeva mille precauzione affinché non si rompessero.
[modifica] I bracconieri dello spazio
— Che tipo di nave sarà? — chiese il Capitano Shure, gli occhi fissi sullo schermo, le mani contratte sulla manopola per la regolazione più delicata.
Il navigatore Nelson diede un'occhiata al di sopra della sua spalla. — Aspetti un minuto — Girò la telecamera di controllo e fotografò lo schermo. La fotografia scomparve giù nel tubo portamessaggi verso la stanza d'astrografia. — Restiamo calmi. Faremo fare una ricerca da Barnes.
[modifica] I giocatori di Titano
Era stata una brutta serata e quando cercò di tornare a casa ebbe un diverbio terribile con la sua auto. «Signora Garden, lei non è in condizione di guidare. Prego, inserisca l'auto-autopilota e si distenda sul sedile posteriore.» Pete Garden restò seduto al posto di guida e disse con tutta la chiarezza di cui era capace: «Senti, posso guidare. Un bicchierino, anzi due o tre, mi rendono più vigile. Perciò piantala con queste fesserie.» Premette il bottone dello starter, ma non accadde nulla. «E parti, per la miseria!»
[modifica] Il disco di fiamma
Si erano avuti segni premonitori. Ai primi di maggio del 2203 i giornali automatici furono messi in movimento da un volo di cornacchie bianche sulla Svezia. Una serie di incendi inspiegabili demolì metà dell'Oiseau-Lyre Hill, un centro industriale cardine del sistema. Piccole pietre rotonde caddero vicino alle installazioni del campo di lavoro su Marte. A Batavia, Direttorato delle Federazione dei nove pianeti nacque un vitello con due teste: segno sicuro che si stava preparando qualcosa di incredibile importanza.
[modifica] Il mondo di Jon
Kastner girò attorno alla navicella senza parlare. Si arrampicò sulla scaletta ed entrò, scomparendo cautamente nell'interno. Per alcuni minuti si vide solo il suo contorno indistinto muoversi qua e là nell'abitacolo. Poi Kastner comparve di nuovo, l'ampio viso lievemente acceso.
«Be'?» disse Caleb Ryan. «Cosa ne pensi?»
[modifica] Il sognatore d'armi
[modifica] Sandro Sandrelli
«Mr. Lars...?»
«Temo di non poter dedicare ai vostri spettatori neppure un istante. Mi spiace.» Si mosse, ma l'intervistatore autonomo TV gli bloccò la strada, continuando a centrarlo con la camera. Il sorriso metallico della creatura scintillava fiducioso.
«Per caso, non state entrando in trance, Mr. Lars?» S'informò speranzoso l'intervistatore autonomo, come se questo potesse accadere perfino davanti ai sistemi di lenti multifax alternate della sua camera portatile.[2]
[Philip K. Dick, Il sognatore d'armi (The Zap Gun), traduzione di Sandro Sandrelli, Mondadori, 1998]
[modifica] Carlo Pagetti
«Mr Lars, signore!»
«Temo di avere solo un attimo per parlare ai suoi spettatori. Mi dispiace.» riprese a camminare, ma l'intervistatore televisivo autonomico, con la telecamera in mano, gli bloccò la strada. Il sorriso metallico della creatura scintillava fiducioso.
«Sente una trance in arrivo, signore?» L'intervistatore autonomico indagò speranzoso, come se uno stato di trance potesse avvenire davanti al sistema di lenti a trasmissione alternata della sua telecamera portatile. [3]
[Philip K. Dick, Mr Lars sognatore d'armi, traduzione di Carlo Pagetti, Fanucci, 2010. ISBN 978-88-347-1570-3]
[modifica] In senso inverso
Era notte inoltrata quando l'agente Joseph Tinbane, mentre faceva un giro di perlustrazione nei pressi di un cimitero molto piccolo e fuori mano a bordo della sua aeromobile, udì suoni lamentosi e familiari. Una voce. Si diresse subito sul posto con l'aeromobile, sorvolando i ferri acuminati del malridotto cancello del cimitero, discese dalla parte opposta, e si mise in ascolto.
La voce, soffocata e debole, diceva: "Mi chiamo Tilly M. Benton, e voglio uscire. Qualcuno mi sente?"
L'agente Timbane puntò la sua torcia. La voce veniva dall'erba. Come aveva immaginato, la signora Benton era sottoterra.
[modifica] L'Uomo dai denti tutti uguali
L'addetto alle riparazioni della West Marin Water Company tirò calci a sassi e foglie e trovò il tubo e la falla. Un camion della contea, nel fare marcia indietro, era finito sul tubo e lo aveva rotto col proprio peso. Il camion era lì per cimare le piante lungo la strada; una squadra aveva trascorso l'ultima settimana a tagliare i rami dei cipressi. Furono loro a chiamare l'azienda dell'acqua, telefonando dalla caserma dei vigili del fuoco a Carquinez, dove l'azienda aveva gli uffici.
[modifica] L'uomo variabile
l Commissario della Sicurezza Reinhart salì rapidamente gli scalini ed entrò nel Palazzo del Consiglio. Le guardie si scostarono per lasciarlo passare, e lui fece il suo ingresso nel familiare ambiente dove le grandi macchine ronzavano in continuazione. Sul volto magro gli occhi s'illuminarono per la tensione e si misero a fuoco sul calcolatore centrale SRB per leggere gli ultimi dati.
[modifica] La città sostituita
La giornata era torrida. Tremule onde di calore salivano dalla strada, per svanire poi nel catrame che scorreva dolcemente, frusciando, sotto le ruote della macchina. Il sole estivo inondava le fattorie sulla collina, le distese verde scuro cosparse di arbusti e di alti pini, i cedri svettanti, l'alloro più tenero, i pioppi.
Ted e Peggy Barton si allontanavano rapidamente da Patrick County. Erano vicini al confine di Carroll e al massiccio di Beaver Knob. La strada era in pessime condizioni. La Packard gialla tossiva e ansimava, arrampicandosi sulle ripide colline della Virginia,
[modifica] La penultima verità
Una nebbia può penetrare dall'esterno e impossessarsi di te; può invaderti. Alla lunga e alta finestra della sua biblioteca (una regale struttura costruita con i frammenti di cemento che un tempo, in un'altra epoca, formavano una rampa d'accesso della Bayshore Freeway), Joseph Adams rifletteva mentre guardava la nebbia, quella del Pacifico. E siccome era sera e sul mondo stava scendendo il buio, quella nebbia lo spaventava quanto l'altra, quella nebbia interiore che non invadeva ma si estendeva e si rimescolava riempiendo ogni parte vuota del suo corpo. Quasi sempre, a quest'ultima nebbia si dava il nome di solitudine.
[modifica] Labirinto di morte
Il lavoro come sempre lo annoiava. Così si era recato, la settimana precedente, al trasmettitore della nave e ne aveva allacciato i condotti agli elettrodi permanenti che uscivano dalla sua ghiandola pineale. I condotti avevano trasferito la preghiera al trasmettitore, e da lì la preghiera era passata al più vicino centro d'ascolto; la preghiera, in quei giorni, aveva fatto il giro della galassia, per finire (almeno lo sperava) su uno dei mondi divini.
[modifica] Le tre stimmate di Palmer Eldritch
[modifica] U. Rossi
Barney Mayerson si svegliò con un mal di testa fuori dal comune, per scoprire che si trovava in una camera da letto nient'affatto familiare in un appcon nient'affatto familiare. Al suo fianco, con le coperte che le arrivavano fino alle spalle nude e lisce, continuava a dormire una ragazza nient'affatto familiare, che respirava lievemente con la bocca, i capelli una matassa di bianco cotonato.
[Philip K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch (1964), traduzione di U. Rossi, Fanucci Editore, 2003. ISBN 8834709152]
[modifica] Gianni Pannofino
Con un mal di testa fuori dal comune, Barney Mayerson si svegliò in una camera da letto sconosciuta di un condominio sconosciuto. Accanto a lui, con le coperte tirate su fino alle spalle, nude e lisce, dormiva una ragazza sconosciuta, che respirava piano con la bocca, i capelli un bianco scompiglio simile a cotone[4].
[Philip K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, traduzione di Gianni Pannofino, Sellerio, 2000]
[modifica] Mary e il gigante
Alla destra dell'auto in corsa, oltre il ciglio dell'autostrada, sostava un gruppo di vacche. Poco più in là ce n'erano altre, sagome marroni mezze nascoste dall'ombra di un granaio. A lato del granaio si scorgeva vagamente una vecchia insegna della Coca-Cola.
Joseph Schilling, seduto sul retro, infilò la mano nel taschino e tirò fuori il suo orologio d'oro. Con un movimento esperto dell'unghia lo aprì e guardò l'ora. Erano le due e quaranta del pomeriggio, di un caldo pomeriggio californiano di piena estate.
[modifica] Modello Due
Il soldato russo si arrampicava nervosamente su per il fianco accidentato della collina, imbracciando il fucile. Lanciava occhiate intorno, umettandosi le labbra inaridite, teso in volto. Di tanto in tanto sollevava una mano guantata e si asciugava il sudore dal collo, sollevando il colletto della camicia.
[modifica] Nostri amici da Frolix 8
Bobby disse:«Non voglio fare l'esame.»
E invece devi farlo, pensò suo padre. Se deve esserci speranza che la nostra famiglia prosegua davvero nel futuro. In periodi che si stendono molto dopo la mia morte... la mia e quella di Kleo.
«Proverò a spiegartelo in un altro modo» disse ad alta voce, mentre avanzavano lungo l'affollato marciapiede mobile verso l'Ufficio federale per gli standard del personale.
[modifica] Occhio nel cielo
Il deflettore di raggi protonici del bevatrone di Belmont tradì i suoi inventori alle quattro del pomeriggio del 2 ottobre 1959. Ciò che avvenne dopo, avvenne istantaneamente. Non più adeguatamente deflesso, e quindi non più sotto controllo, il fascio da sei miliardi di volt si irradiò verso il soffitto della sala, riducendo in cenere al suo passaggio una piattaforma di osservazione che sovrastava il magnete a forma di ciambella.
[modifica] Qualcosa per noi temponauti
Stancamente, Addison Doug arrancava su per il lungo sentiero di scalini di sequoia sintetica, passo dopo passo, con la testa appena piegata in avanti, come se provasse un autentico dolore fisico. La ragazza lo osservava, desiderosa di aiutarlo, angosciata nel vedere quanto fosse stanco ed infelice, ma nello stesso tempo si rallegrava che lui fosse venuto, in ogni caso. Una marcia estenuante verso di lei, senza alzare gli occhi, procedendo quasi ad intuito... Come se l'avesse fatto chissà quante volte, pensò lei all'improvviso. Conosce fin troppo bene la strada. Perché?
[modifica] Radio libera Albemuth
Il mio amico Nicholas Brady, che era certo di aver contribuito a salvare il mondo, era nato a Chicago nel 1928 ma poi si era trasferito in California. Aveva trascorso la maggior parte della sua vita nell'area della baia, a Berkeley. Ricordava i pali metallici a forma di testa di cavallo che servivano per agganciare le redini di fronte ai vecchi edifici nella parte collinare della città, e i treni rossi a trazione elettrica che si collegavano ai traghetti; ma più di ogni altra cosa, ricordava la nebbia. In seguito però, verso gli anni '40, la nebbia smise di avvolgere la città ogni notte.
[modifica] Rapporto di minoranza
[modifica] Beata Della Frattina
Quando vide il giovanotto, il primo pensiero di Anderton fu «Sto diventando calvo, grasso e soprattutto, vecchio». Ma tenne per sé queste constatazioni, e spinta indietro la sedia, si alzò per farsi incontro al nuovo venuto, tendendogli la mano con piglio deciso.
— Witwer? — domandò con un sorriso forzato.
— Sì — confermò l'altro. — Ma per voi sono Ed, sempre che condividiate la mia avversione per le formalità inutili. — L'espressione del suo viso, anche troppo spavalda, dava per scontata la cosa: sarebbero stati "Ed" e "John" ed avrebbero collaborato attivamente fin dall'inizio.
[Philip K. Dick, Rapporto di minoranza, traduzione di Beata Della Frattina, Mondadori, 1965]
[modifica] M. Nati e T. Tagliamonte
Il primo pensiero che Anderton ebbe quando vide il giovane fu: Sto diventando calvo. Calvo, grasso e vecchio. Ma non l'espresse a voce. Invece spinse indietro la poltrona, si alzò in piedi e, protendendo rigidamente la mano destra, girò intorno alla scrivania e andò incontro al nuovo venuto. Gli strinse la mano, sorridendo con forzata cordialità.
«Witwer?» domandò, sforzandosi di pronunciare bene quel buffo nome.
«Precisamente,» rispose il giovane. «Ma lei può chiamarmi Ed, naturalmente. Cioè, se condivide la mia scarsa simpatia per i formalismi inutili.» Un'occhiata alla sua faccia chiara, eccessivamente fiduciosa, gli fece capire che l'altro considerava la questione già risolta. Ed e John avrebbero collaborato fin dall'inizio nel modo più proficuo.
[Philip K. Dick, Rapporto di minoranza, in "L'uomo variabile", traduzione di M. Nati e T. Tagliamonte, Fanucci, 1979]
[modifica] Redivivi S.p.A.
Era notte inoltrata quando l'agente Joseph Tinbane, passando con la sua aerovettura di pattuglia nei pressi di un cimitero estremamente piccolo e fuori mano, udì dei suoni lamentosi e ben noti. Una voce. Salì subito di quota superando gli appuntiti pali di ferro del malandato recinto del cimitero, discese all'estremità opposta, e si mise in ascolto.
La voce, soffocata e debole, diceva: «Sono la signora Tilly M. Benton, e voglio uscire. C'è nessuno che mi sente?».
L'agente Tinbane puntò i fari. La voce proveniva da sotto l'erba. Come aveva supposto, la signora Tilly M. Benton era sottoterra. Impugnò il microfono della radio di bordo e disse:
«Sono al cimitero Forest Knolls (mi pare che si chiami così) e ho qui un 1206. Sarà meglio inviare un'ambulanza con una squadra di scavo: dal tono della voce, mi pare un caso urgente».
[modifica] Tempo fuori luogo
Dalla cella frigorifera, nel retro del supermercato, Victor Nielsen spinse un carrello di patate novelle fino al settore verdura del reparto di frutta e verdura. Cominciò a riempire lo scomparto semivuoto, esaminando un tubero ogni dieci alla ricerca di sbucciature e tracce di marcio.
[modifica] Ubik
[modifica] P. Prezzavento
Alle tre e trenta del mattino del 5 giugno 1992, il miglior telepate del Sistema Solare scomparve dalla mappa situata negli uffici della Runciter Associates a New York City. Ciò fece squillare i videofoni. L'organizzazione Runciter aveva perso le tracce di troppi psi di Hollis nel corso degli ultimi due mesi; questa ulteriore sparizione non ci voleva.
[Philip K. Dick, Ubik (1969), traduzione di P. Prezzavento, Fanucci Editore, 2001. ISBN 8834709306]
[modifica] Gianni Montanari
Alle tre e trenta della notte del 5 giugno 1992, il miglior telepate del Sistema Solare scomparve dalla mappa situata negli uffici della Runciter Associates a New York City. Ciò diede inizio agli squilli dei videofoni.
L'organizzazione di Runciter aveva perso le tracce di troppi psi appartenenti al gruppo di Hollis negli ultimi due mesi; quell'ultima sparizione era la goccia finale[5].
[Philip K. Dick, Ubik, traduzione di Gianni Montanari, Fanucci, 1998]
[modifica] Un mondo di geni
Quando entrò nell'appartamento, fu investito da un fracasso assordante e da colori abbaglianti. L'improvvisa cacofonia prodotta da quel gran numero di persone lo stordì. Consapevole dell'accavallarsi di forme, suoni, odori, indistinte macchie tridimensionali, ma sforzandosi di scorgere qualcosa attraverso quella confusione, si arrestò sulla soglia. Con uno sforzo di volontà riuscì in qualche modo a snebbiare l'immagine, e quell'agitarsi frenetico e privo di significato si trasformò lentamente in un quadro di movimenti quasi ordinati.
[modifica] Vulcano 3
Arthur Pitt avvertì la presenza della folla non appena fu uscito dall'ufficio del Gruppo e si accinse ad attraversare la strada. Giunto all'angolo, dove era posteggiata la sua macchina, si fermò ad accendere una sigaretta. Mentre apriva la portiera esaminò l'assembramento, tenendo saldamente la borsa.
Erano in tutto una sessantina di persone, piccola gente, operai e impiegati, meccanici e camionisti, contadini, massaie, e un droghiere in grembiule bianco.
[modifica] Citazioni su Philip K. Dick
- La sostanza che riveste i romanzi di Dick è fatta del più imperturbabile tra i deliri: la schizofrenia. (Antonio Gnoli)
[modifica] Note
- ↑ Ci si riferisce all'atteggiamento passivo con il quale gli "androidi" prendevano coscienza della propria morte imminente ad opera dei "cacciatori di taglie"
- ↑ Prima del primo capitolo si legge: "Il sistema di controllo dell'articolo 207 (Catalogo delle Armi), che consiste di 600 componenti elettronici miniaturizzati, può essere efficacemente modellato nella forma d'un gufo di ceramica che ai profani si presenta come un semplice oggetto ornamentale. Gli esperti però sanno che, svitando la testa del gufo, appare una cavità nella quale si possono riporre sigari e matite."
Rapporto Ufficiale al Consiglio Nazionale di Sicurezza, Blocco Ovest, 5 ottobre 2003, da parte del Commissario A (non si comunica l'identità completa per motivi di sicurezza, vedi ordinanza del Consiglio, XV 4-5-6-7-8). - ↑ La traduzione di Pagetti è edita col titolo Mr Lars sognatore d'armi
- ↑ Prima dell'inizio vero e proprio c'è il seguente inciso: "Insomma, dovete considerare che siamo fatti di sola polvere. Non è granché per andare avanti, lo ammetto, e non dovremmo mai dimenticarcene. Ma anche considerando questo, cioè questa specie di brutto inizio, non ce la stiamo cavando malissimo. Quindi, da parte mia, sono convinto che, nonostante la pessima situazione attuale, possiamo farcela. Mi sono spiegato? (Da un audio-memo per uso interno, dettato da Leo Bulero al suo ritorno da Marte e fatto circolare tra i consulenti pre-mod della Perky Pat Layouts, Inc.)".
- ↑ Prima del testo vero e proprio c'è il seguente inciso: "Amici, è tempo di pulizie e noi stiamo svendendo tutti i nostri silenziosi Ubik elettrici a prezzi davvero ridicoli. Sì, abbiamo buttato nel cestino il listino prezzi. E ricordate; ogni Ubik della nostra partita è stato usato solo secondo le istruzioni".
[modifica] Bibliografia
- Philip K. Dick, Cacciatore di androidi (1968), traduzione di M. T Guasta, Editrice Nord, 1986. ISBN 8842908088
- Philip K. Dick, Colonia, traduzione di Maurizio Nati, in "Il meglio di Philip Dick", SIAD, 1979.
- Philip K. Dick, Cronache del dopobomba (1965), traduzione di Ginetta Pignolo, Einaudi, 1997. ISBN 8806145584
- Philip K. Dick, Roger Zelazny, Deus Irae, traduzione di Simona Fefè, Fanucci.
- Philip K. Dick, Divina invasione, traduzione di Vittorio Curtoni, Mondadori.
- Philip K. Dick, E Jones creò il mondo, traduzione di Simona Fefè, Fanucci.
- Philip K. Dick, Follia per sette clan, traduzione di Vittorio Curtoni e Gianni Montanari, Mondadori, 1998.
- Philip K. Dick, Guaritore galattico (1969), traduzione di Pietro Anselmi, RCS Bompiani, 1998. ISBN 884523794.
- Philip K. Dick, I giocatori di Titano, traduzione di Anna Martini, Fanucci.
- Philip K. Dick, I bracconieri dello spazio, traduzione di Marina Nunzi, in "I guerrieri delle galassie", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1986. ISBN 884290595X
- Philip K. Dick, Il disco di fiamma (1960), traduzione di Laura Grimaldi, Mondadori, 1986. ISBN 8804432527
- Philip K. Dick, Il mondo di Jon, traduzione di Piero Anselmi, in "Millemondiestate 1986", Mondadori, 1986.
- Philip K. Dick, Il sognatore d'armi (The Zap Gun), traduzione di Sandro Sandrelli, Mondadori, 1998.
- Philip K. Dick, In senso inverso, traduzione di Paolo Prezzavento, Fanucci.
- Philip K. Dick, L'Uomo dai denti tutti uguali, traduzione di Vittorio Curtoni, Fanucci, 1999. ISBN 8834706757
- Philip K. Dick, L'uomo variabile, traduzione di M. Nati e T. Tagliamonte, Fanucci, 1979.
- Philip K. Dick, La città sostituita, traduzione di Luciana Piccolo Cattozzo, Mondadori, 1962.
- Philip K. Dick, La penultima verità (1964), traduzione di Vittorio Curtoni, Mondadori, 1999. ISBN 8804472057
- Philip K. Dick, La svastica sul sole (1962), traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 1997. ISBN 883471007X
- Philip K. Dick, Labirinto di morte (1970), traduzione di Vittorio Curtoni, Fanucci, 1994. ISBN 8834706501.
- Philip K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch (1964), traduzione di U. Rossi, Fanucci Editore, 2003. ISBN 8834709152.
- Philip K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, traduzione di Gianni Pannofino, Sellerio, 2000.
- Philip K. Dick, Mary e il gigante, traduzione di Tommaso Pincio, Fanucci, 2000. ISBN 8834707788
- Philip K. Dick, Mr Lars sognatore d'armi, traduzione di Carlo Pagetti, Fanucci, 2010. ISBN 978-88-347-1570-3
- Philip K. Dick, Noi marziani, traduzione di Carlo Pagetti, Fanucci editore, 2006.
- Philip K. Dick, Nostri amici da Frolix 8 (1970), traduzione di Gianni Montanari, Fanucci, 1999. ISBN 8834707044.
- Philip K. Dick, Occhio nel cielo (1957), traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 1998. ISBN 8834706129
- Philip K. Dick, Qualcosa per noi temponauti, traduzione di Maurizio Nati, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
- Philip K. Dick, Radio libera Albemuth (1985), traduzione di Carlo Pagetti, Fanucci, 1996. ISBN 9788834710371
- Philip K. Dick, Rapporto di minoranza, traduzione di Beata Della Frattina, Mondadori, 1965.
- Philip K. Dick, Redivivi S.p.A., traduzione di Maria Silva, Dall'Oglio, 1972.
- Philip K. Dick, Tempo fuori luogo (1959), traduzione di Gianni Pannofino, Sellerio, 1996. ISBN 8838915156.
- Philip K. Dick, Ubik (1969), traduzione di P. Prezzavento, Fanucci Editore, 2001. ISBN 8834709306.
- Philip K. Dick, Ubik, traduzione di Gianni Montanari, Fanucci, 1998.
- Philip K. Dick, Un oscuro scrutare (1977), traduzione di Gabriele Frasca, Fanucci Editore, 1998. ISBN 8834706277.
- Philip K. Dick, Vulcano 3, traduzione di Beata della Frattina, Mondadori, 1990.
[modifica] Voci correlate
- Blade Runner – film 1982
- Atto di forza – film 1990
- Minority Report – film 2002
- A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare – film 2006
- Next – film 2007
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