Laozi

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Laozi in un ritratto immaginario di autore ignoto

Laozi o Lao Tzu (500 a.C. circa), filosofo cinese.

Citazioni di Laozi[modifica]

Attribuite[modifica]

  • Ecco come bisogna essere! Bisogna essere come l'acqua.
    Niente ostacoli – essa scorre.
    Trova una diga, allora si ferma.
    La diga si spezza, scorre di nuovo.
    In un recipiente quadrato, è quadrata.
    In uno tondo, è rotonda.
    Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa.
    Niente esiste al mondo più adattabile dell'acqua.
    E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei.[1]

Tao Te Ching[modifica]

Incipit[modifica]

Originale[modifica]

Tao k'ê tao, fei ch'ang tao.
Ming k'ê ming, fei ch'ang ming.[2]

[Lao-Tze, Tao tê ching, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Girolamo Mancuso[modifica]

La via che si può considerare la via non è una via invariabile; i nomi che si possono considerare nomi non sono nomi invariabili.
«Non-essere» è il nome che diamo all'origine del cielo e della terra, «essere» è il nome che diamo alla madre di tutte le creature.
Quindi:

Di ciò che sempre non è
ora vedremo i portenti,
di ciò che sempre è
ora vedremo i confini.

Pur avendo nomi differenti, i due hanno origini comune. Ciò che hanno in comune, lo chiamo «oscuro», oscuro e ancora più oscuro, la porta di tutti i portenti.
[Lao Tzu, Il libro del Tao, traduzione e cura di Girolamo Mancuso, Tascabili Economici Newton, 1995]

Luciano Parinetto[modifica]

Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri
ne contempla l'arcano,
chi sempre desidera
ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.

[Lao Tzu, Tao Te Ching, a cura di Luciano Parinetto, Edizioni La vita Felice, 1995. ISBN 888631423X]

Augusto Sabbadini[modifica]

Il Tao di cui si può parlare non è l'eterno Tao,
il nome che si può pronunciare non è l'eterno nome.
Senza nome è l'origine del cielo e della Terra.
Con un nome è la Madre delle innumerevoli creature.
Eternamente privo di desideri puoi coglierne il mistero.
Eternamente desiderando puoi coglierne le manifestazioni.
Questi due nomi indicano la stessa cosa:
è l'oscuro,
oscurità nell'oscurità,
la porta di tutti i misteri.

[Lao-Tzu, La regola celeste, a cura di Augusto Sabbadini, Giunti Demetra 2007]

Citazioni[modifica]

  • [Il Tao...]Non so di chi sia figlio, | pare anteriore all'Imperatore del Cielo. (IV, Parinetto)
Non so chi l'abbia generata [la Via], sembra anteriore alla creazione del mondo. (4, Mancuso)
  • Il Cielo e la Terra non usano carità, | tengono le diecimila creature per cani di paglia. (V, Parinetto)
  • Lo spirito della valle non muore, | è la misteriosa femmina. | La porta della misteriosa femmina | è la scaturigine del Cielo e della Terra. (VI, Parinetto)
  • Il sommo bene è come l'acqua: | l'acqua ben giova alle creature e non contende, | resta nel posto che gli uomini disdegnano. | Per questo è quasi simile al Tao. (VIII, Parinetto)
  • Preserva l'Uno dimorando nelle due anime: | sei capace di non farle separare? (X, Parinetto)
  • S'impasta l'argilla per fare un vaso | e nel suo non-essere si ha l'utilità del vaso. (XI, Parinetto)
  • A guardarlo non lo vedi, | di nome è detto l'Incolore. | Ad ascoltarlo non lo odi, | di nome è detto l'Insonoro. | Ad afferrarlo non lo prendi, | di nome è detto l'Informe. | Questi tre non consentono di scrutarlo a fondo, | ma uniti insieme formano l'Uno. | [...] | È la figura che non ha figura, | l'immagine che non ha materia: | è l'indistinto e l'indeterminato. | Ad andargli incontro non ne vedi l'inizio, | ad andargli appresso non ne vedi la fine. | Attieniti fermamente all'antico Tao | per guidare gli esseri di oggi | e potrai conoscere il principio antico. | È questa l'orditura del Tao. (XIV, Parinetto)
  • Mostrati semplice e mantienti grezzo, | abbi poco egoismo e scarse brame. (XIX, Parinetto)
  • Se ti pieghi ti conservi, | se ti curvi ti raddrizzi, | se t'incavi ti riempi, | se ti logori ti rinnovi, | se miri al poco ottieni | se miri al molto resti deluso. | Per questo il santo preserva l'Uno | e diviene modello al mondo. | Non da sé vede perciò è illuminato, | non da sé s'approva perciò splende, | non da sé si gloria perciò ha merito, | non da sé s'esalta perciò a lungo dura. | Proprio perché non contende | nessuno al mondo può muovergli contesa. | Quel che dicevano gli antichi: | se ti pieghi ti conservi, | erano forse parole vuote? | In verità, integri tornavano. (XXII, Parinetto)
Ciò che è spezzato diventerà intero.
Ciò che è curvo diventerà diritto.
Ciò che è vuoto diventerà pieno.
Ciò che è consumato diventerà nuovo. (22, Mancuso)
  • Chi sta sulla punta dei piedi non si tiene ritto, | chi sta a gambe larghe non cammina, | chi da sé vede non è illuminato, | chi da sé s'approva non splende, | chi da sé si gloria non ha merito, | chi da sé s'esalta non dura a lungo. (XXIV, Parinetto)
  • Se ne sta solingo senza mutare, | ovunque s'aggira senza correr pericolo, | si può dire la madre di ciò che è sotto il cielo. | Io non ne conosco il nome | e come appellativo lo dico Tao. (XXV, Parinetto)
  • Chi sa d'esser maschio | e si mantiene femmina | è la forra del mondo, | essendo la forra del mondo | la virtù mai non si separa da lui | ed ei ritorna ad essere un pargolo. (XXVIII, Parinetto)
  • Là dove stanziano le milizie | nascono sterpi e rovi, | al seguito dei grandi eserciti | vengono certo annate di miseria. (XXX, Parinetto)
  • Ecco che son l'armi: | strumenti del malvagio | non strumenti del saggio, | il quale li adopra solo se non può farne a meno. (XXXI, Parinetto)
  • Chi conosce gli altri è sapiente, | chi conosce sé stesso è illuminato. | Chi vince gli altri è potente, | chi vince sé stesso è forte. (XXXIII, Parinetto)
  • Il Tao in eterno non agisce | e nulla v'è che non sia fatto. (XXXVII, Parinetto)
  • Il rito è labilità della lealtà e della sincerità | e foriero di disordine. (XXXVIII, Parinetto)
  • Quando il gran dotto apprende il Tao | lo pratica con tutte le sue forze, | quando il medio dotto apprende il Tao | or lo conserva ed or lo perde, | quando l'infimo dotto apprende il Tao | se ne fa grandi risate: | se non fosse deriso non sarebbe degno d'essere il Tao. (XLI, Parinetto)
  • Il Tao generò l'Uno, | l'Uno generò il Due, | il Due generò il Tre, | il Tre generò le diecimila creature. | Le creature voltano le spalle allo yin | e volgono il volto allo yang, | il ch'i infuso le rende armoniose. (XLII, Parinetto)
L'uno ha generato il due; il due ha generato il tre; il tre ha generato tutte le creature.
Tutte le creature portano lo yin sulle spalle e lo yang tra le braccia; il soffio vuoto ne fa una miscela armoniosa. (42, Mancuso)
  • Colpa non v'è più grande | che secondar le brame, | sventura non v'è più grande | che non saper accontentarsi, | difetto non v'è più grande | che bramar d'acquistare. (XLVI, Parinetto)
  • Chi si dedica allo studio ogni di' aggiunge, | chi pratica il Tao ogni di' toglie. (XLVIII, Parinetto)
  • Colui che sa, non parla; colui che parla non sa. (LVI, Parinetto)
  • Pratica il non agire. (LXIII, Parinetto)
  • Un viaggio di mille li | principia da sotto il piede. (LXIV, Parinetto)
Un viaggio di mille miglia comincia da sotto i piedi. (64, Mancuso)
Anche un viaggio di mille miglia inizia con un passo.[3]
  • In antico chi ben praticava il Tao | con esso non rendeva perspicace il popolo, | ma con esso si sforzava di renderlo ottuso: | il popolo con difficoltà si governa | poiché la sua sapienza è troppa. (LXV, Parinetto)
  • Le mie parole facilmente si intendono | e facilmente si attuano, | ma nessuno al mondo sa intenderle, | nessuno al mondo sa attuarle. (LXX, Parinetto)
  • Solo chi non si affaccenda per vivere | è più saggio di chi la vita tiene in pregio. (LXXV, Parinetto)
  • Alla nascita l'uomo è molle e debole, | alla morte è duro e forte. | Tutte le creature, l'erbe e le piante | quando vivono son molli e tenere | quando muoiono son aride e secche. | Durezza e forza sono compagne della morte, | mollezza e debolezza sono compagne della vita. | Per questo | chi si fa forte con le armi non vince, | L'albero che è forte viene abbattuto. | Quel che è forte e robusto sta in basso, | quel che è molle e debole sta in alto. (LXXVI, Parinetto)
  • Parole autentiche non sono adorne; | parole adorne autentiche non sono. | Colui che è buono, non sfoggia parole, | e chi sfoggia parole, non è buono. (LXXXI, Parinetto)

Explicit[modifica]

I traduzione[modifica]

Chi sa di tutto, certo non è saggio;
né chi è saggio, di certo, sa di tutto.
Il vero saggio per sé non provvede:
se si spende negli altri, per sé acquista;
e, più dona, più ottiene per se stesso.
La Via del cielo aiuta, non fa danni;
la Via del saggio agisce senza lotta.
[Parinetto]

II Traduzione[modifica]

Chi sa non gioca d'azzardo, chi gioca d'azzardo non sa.
Il saggio non accumula; poiché considera tutto degli altri, tanto più ha egli stesso; poiché dà tutto agli altri, tanto più ha egli stesso.
La via del cielo reca profitto, non danno. La via del saggio è fare ma non contendere.
[Mancuso]

III Traduzione[modifica]

La verità non consiste di belle parole;
le belle parole non sono verità.
Il buono non pretende di avere ragione;
chi pretende di avere ragione non è buono.
Il saggio non è erudito;
l'erudito non è saggio.
Il saggio non accumula nulla.
Più usa ciò che ha per gli altri, più ha.
Più dà ciò che ha agli altri più è ricco.
La via del cielo consiste nel nutrire e nel non recare danno.
La via del saggio consiste nell'essere generoso
e nel non competere.
[Sabbadini]

Citazioni su Laozi[modifica]

  • Il testo taoista più importante, il Tao-tê-ching di Lao-tzu, è scritto in uno stile estremamente sconcertante e apparentemente illogico. È pieno di contraddizioni che stimolano vivamente l'interesse e il suo linguaggio denso, potente e intensamente poetico si propone di catturare la mente del lettore e di farla uscire dagli abituali binari del ragionamento logico. (Fritjof Capra)
  • Insomma, proprio come Confucio proponeva il suo ideale di 'uomo perfetto' tanto ai sovrani che a qualsiasi individuo desideroso di istruirsi, Lao-tzu invita i capi politici e militari a comportarsi da taoisti, o, in altri termini, a seguire il medesimo modello esemplare: quello del Tao. Ma è questo l'unico punto comune fra i due Maestri; per il resto Lao-tzu critica e rifiuta il sistema confuciano, cioè l'importanza dei Riti, il rispetto dei valori sociali e il razionalismo. (Mircea Eliade)
  • La mente di Lao Tzu è quella di un individuo risvegliato tantricamente. Non conobbe mai la parola "Tantra": la parola è priva di significato per lui. Non conobbe mai nulla del Tantra, ma tutto quello che disse è Tantra. (Osho Rajneesh)

Note[modifica]

  1. Citato in Victor Lebrun, Devoto a Tolstoj, traduzione di Dino Naldini, Lerici Editori, Milano, 1963, p. 104. Citato anche in Pietro Citati, Tolstoj, Longanesi, Milano, 1983, p. 279: «Ecco come bisogna essere – come l'acqua. Niente ostacoli – l'acqua scorre: uno sbarramento, l'acqua si arresta. Lo sbarramento si rompe – l'acqua scorre: un recipiente quadrato – è quadrata; rotondo – essa è rotonda. Ed è per questo che essa è più importante di tutto e più forte di tutto».
  2. Secondo l'interpretazione tradizionale, la traduzione letterale di questo incipit dovrebbe essere: «La via che è [una determinata] via, non è l'eterna via; il nome che è [un determinato] nome, non è l'eterno nome». Secondo interpreti più recenti dovrebbe essere invece: «La via che è [la vera] via, non è una via costante; il nome che è [il vero] nome, non è un nome costante». Scelga il lettore.
  3. Citato in Yves Kieffer, Luigi Zanini, Il kung fu, Xenia Edizioni, Milano, 1997, p. 1. ISBN 88-7273-215-8

Bibliografia[modifica]

  • Lao Tzu, Tao Te Ching, a cura di Luciano Parinetto, Edizioni La vita Felice, 1995. ISBN 888631423X
  • Lao Tzu, Il libro del Tao, traduzione e cura di Girolamo Mancuso, Tascabili Economici Newton, 1995.
  • Lao-Tzu, La regola celeste, a cura di Augusto Sabbadini, Giunti Demetra 2007.

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