Licio Gelli
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Licio Gelli (1919 – vivente), giornalista, imprenditore e massone italiano.
- Berlusconi sta attuando il mio Piano di Rinascita Democratica alla perfezione... mi dovrebbero almeno dare il copyright! (dall'Indipendente, 1996)
- Giulio Andreotti sarebbe stato il vero "padrone" della Loggia P2? Per carità... io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l'Anello. (da Licio Gelli: "Berlusconi un debole, Andreotti a capo dell'Anello e Fini è senza carattere", intervista della rivista settimanale Oggi, 15 febbraio 2011)
- Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media. (citato in Mario Guarino, Fedora Raugei, Gli anni del disonore, p. 35)
- Noi con la P2 avevamo l'Italia in mano. Allora c'era l'Esercito, Guardia di Finanza, Polizia: erano nettamente comandate da tutta gente della loggia massonica P2. [...] Noi non abbiamo mai voluto attaccare e non si poteva attaccare, però eravamo una sentinella perché non emergesse il Partito Comunista. (dall'intervista di Klaus Davi del 4 dicembre 2008)
- Sono fascista e morirò fascista. (durante la presentazione del suo programma televisivo «Venerabile Italia» a Firenze il 31 ottobre 2008; citato in Licio Gelli sbarca in tv ed è bufera nel mondo politico, RaiNews24, 2 novembre 2008)
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Citazioni tratte da interviste [modifica]
Intervista di Gianfrancesco Turano, Sono le mie brutte copie, L'espresso, 18 giugno 2010
- Ci sono gli stessi uomini di vent'anni fa e non valgono nulla. Sanno solo insultarsi e non capiscono di economia. Tremonti è un tramonto. Il Parlamento è pieno di massaggiatrici, di attacchini di manifesti e di indagati. Chi è sotto inchiesta deve essere cacciato all'istante, al minimo sospetto.
- La Lega per me è un pericolo. Sta espropriando la sostanza economica dell'Italia. Le bizzarrie di Umberto Bossi hanno già diviso il Paese. Bisogna dire basta.
- I partiti non esistono più e i leader attuali passano il Rubicone con tre tessere in tasca. Non bisogna riformare solo la giustizia, ma prima di tutto l'economia e la sanità.
- Io sono per il buon senso. Sono per il benessere al popolo che oggi patisce, non arriva al 20 del mese. Qui siamo oltre i margini della rivolta. Siamo alla Bastiglia.
Intervista di Attilio Ievolella, "C'è un Piano ancora attuale", Il Tempo, 28 gennaio 2011
- Anche lui, Berlusconi intendo, è venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse... E ricordi che l'ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo... l'ho anche aiutato, quando ho potuto...
- Ma pensi anche a questo puttanaio delle ultime settimane... Sia chiaro, è vero che può fare ciò che gli pare e piace, come e quanto vuole, ma bisogna anche avere la capacità di "saperlo fare", eppoi esiste pur sempre un limite. Invece lui [Berlusconi] continua... ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l'Italia. Ma nessuno gli dice nulla...
- Guardi che politici validi, come Cossiga e Andreotti, non ci sono più. E un discorso simile vale anche per generali e ufficiali. Ma lei ha presente l'esercito italiano? Anni fa era un esercito per il Paese, non un esercito a cui si chiede di ripulire le città dall'immondizia, mentre i netturbini sono in cassa integrazione. Oggi, invece, mandiamo i soldati in Afghanistan e in Iraq: a noi cosa interessa?
Chiedeva con il sangue [modifica]
- Ho visto un uomo penzolare dalla croce
sulla vetta di una montagna
e, quando ormai lo credevo sepolto
nella quiete di un chiostro,
l'ho rivisto in un angolo di strada.
Era solo, solo come un barbone, ma non come lui lieto.
Non reggeva un cappello consunto,
non chiedeva le poche lirette da sprecare in un quartino.
Non chiedeva con le parole,
non chiedeva con lo sguardo ansioso,
non chiedeva con le mani tese.
Chiedeva con il sangue: il sangue delle ferite.
...e visto abbiamo gente squartata grondar sangue!
Piangere sangue
e sangue piovere dalle membra straziate:
troppi salire sul Golgota in un'alba di terrore!
Sussultava quell'uomo sulla croce
ad ogni tocco della campana,
ampliando ogni volta di più le sue ferite.
Ad ogni soffio di vento gridava: "Ho sete",
ma nessuno gli dava ascolto
e mentre tutti i cannoni tuonavano,
"pietà" gridava, ma nessuno udiva la sua voce.
Erano intenti a uccidere e altri a morire.
Troppi abbiamo visto penzolare dalla croce,
come i ladroni al suo fianco e lui morire ad ogni morte,
ad ogni anelito perduto nelle tenebre del mondo.
...ma non siamo ancora stanchi di ucciderlo,
ancora non siamo sazi di quest'orrendo deicidio.
La guerra continua.
Bibliografia [modifica]
- Mario Guarino, Fedora Raugei, Gli anni del disonore, edizioni Dedalo, 2006. ISBN 9788822053602
- Licio Gelli, Chiedeva con il sangue, in: AA.VV., Acqua di Vita In Gocce di Poesia, Editrice H.S. Heléna Solaris, Milano 1996, p. 161.
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