Louisa May Alcott

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Louisa May Alcott

Louisa May Alcott (1832 – 1888), scrittrice statunitense.

Jack e Jill[modifica]

Incipit[modifica]

«Viva la neve!» era il grido generale in un chiaro pomeriggio di dicembre, mentre tutti i ragazzi e le ragazze del villaggio di Harmony, stavano godendosi all'aria aperta la prima buona nevicata della stagione. Essi se ne andavano su e giù per tre lunghi sentieri, così in fretta come potevano permetterlo le gambe o le slitte. Un sentiero liscio conduceva su di una radura; un altro attraversava lo stagno sul quale i pattinatori si abbandonavano in velocissime giravolte, il terzo alla cima della collina scoscesa finiva ripidamente ad uno steccato accanto alla strada. Ivi, alcuni giovanotti e fanciulle stavano seduti o appoggiati per riposarsi dopo una corsa eccitante, e riposandosi si divertivano a criticare i loro compagni.

Citazioni[modifica]

  • Vorrei tanto diventare una missionaria e andarmene dove la gente butta i bimbi ai coccodrilli. Io li sorveglierei e li raccoglierei: e farei una scuola e li farei crescere e li convertirei al bene. (p. 50)
  • Non si nasce santi; lo si diventa con molte tribolazioni e dolori. (p. 198)
  • Sono un piccolo uccellino | cui i bei voli hanno vietato. | Canto qui e sera e mattino | per colui che m'ha ingabbiato; | e se al Cielo così piace | in prigione trovo pace. || Non si ferma ad ascoltare | quello a cui volgo i miei canti; | si curvò per afferrare | le mie ali un tempo erranti. | Su di me, ecco, improvviso | per udirmi piega il viso. (p. 238)

[Louisa May Alcott, Jack e Jill, Giuseppe Carabba Editore, Lanciano 1929]

Piccoli uomini[modifica]

Incipit[modifica]

Daniela Daniele[modifica]

Il ragazzino lacero, appena sceso dall'omnibus, s'avvicinò all'uomo che stava spalancando il grande cancello.
"Scusi, signore... È questa Plumfield?"
"Sì giovanotto. Ti manda qualcuno?"
"Il signor Laurence. Mi ha dato una lettera per la signora Bhaer.
"E allora entra, coraggio. Va', consegna la lettera e vedrai che sarai ricevuto con tutti gli onori.
Il tono dell'uomo era bonario e il ragazzino, incoraggiato da quelle parole gentili, s'incamminò di buono passo sotto la pioggerella primaverile che bagnava l'erbetta e le prime gemme che ammiccavano sui rami degli alberi.

[Louisa May Alcott, Piccoli uomini, traduzione di Daniela Daniele, Einaudi.]

Angiola Maria Agosti[modifica]

-Scusi, signore, è questa la villa Bhaer che tutti chiamano la «Casa dei Ragazzi»? – domandò un fanciullo che indossava un abito sudicio e lacero, all'uomo che apriva il grande cancello davanti al quale l'omnibus l'aveva lasciato.
– Sì: chi ti manda?
– Il signor Laurence. Ho una lettera per la signora.
– Benissimo: entra allora e va a consegnargliela; la troverai nella casa ed ella ti riceverà senz'altro, piccolo monello.
L'uomo aveva parlato con cortesia ed il fanciullo, avviandosi verso la casa, si era sentito rincuorato da quella buona maniera.

[Louisa May Alcott, Piccoli uomini, traduzione di Angiola Maria Agosti, Edizioni Paoline, 1976.]

Explicit[modifica]

L'amore infatti è un fiore che sboccia dovunque, compie i suoi dolci miracoli sfidando il gelo dell'autunno e la neve dell'inverno e torna a rifiorire, turgido e fragrante durante il corso dell'anno, rendendo felice chi lo dona e chi lo riceve.

[Louisa May Alcott, Piccoli uomini, collana I Grandi Classici per la Gioventù, traduzione di G. Limentani Pugliese, Edizioni Accademia.]

Incipit di alcune opere[modifica]

Piccole donne[modifica]

"Natale non sarà Natale senza regali", borbottò Jo, stesa sul tappeto.
"Che cosa tremenda esser poveri!", sospirò Meg, lanciando un'occhiata al suo vecchio vestito.
"Non è giusto, secondo me, che certe ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre nulla", aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso con aria offesa.
"Abbiamo papà e mamma, e abbiamo noi stesse", disse Beth, col tono di chi s'accontenta, dal suo cantuccio.
I quattro giovani visi, illuminati dalla vampa del caminetto, s'accesero alle consolanti parole, ma tornarono a oscurarsi quando Jo aggiunse tristemente: "Papà non l'abbiamo e non l'avremo per un bel pezzo". Non disse "forse mai più", ma ognuna, in cuor suo, lo pensò, andando con la mente al padre lontano sui campi di battaglia."

[Louisa May Alcott – Piccole donne – Rizzoli, traduzione di Gianni Pilone Colombo]

Piccole donne crescono[modifica]

Per poter riprendere in tutta calma il filo della nostra storia, e arrivare così alle nozze di Meg con la mente libera da curiosità insoddisfatte, sarà bene dare un'occhiata alle vicende accadute durante il periodo appena trascorso. E qui lasciatemi dire che se qualcuno dei lettori più in là con gli anni trova che gli avvenimenti che mi accingo a narrare siano un po' troppo sdolcinati (sono sicura che i giovani non faranno certo obiezioni del genere) non potrò che rispondere citando una frase della signora March: "Che cos'altro ci si deve aspettare quando in casa ci sono quattro ragazze piene di vita e, proprio di fronte, un vicino tanto giovane e affascinante?".

[Louisa May Alcott, "Piccole donne crescono", traduzione di Daniela Daniele, Einaudi]

I ragazzi di Jo[modifica]

"Se qualcuno mi avesse detto quali straordinari cambiamenti ci sarebbero stati qui, in dieci anni, non ci avrei creduto" disse la signora Jo alla signora Meg mentre sedevano sotto il portico di Plumfield un giorno d'estate, guardandosi intorno piene di soddisfazioni e di orgoglio.
"Questa è la magia che i soldi e il cuore generoso possono creare. Sono sicura che il signor Laurence non potrebbe avere monumento più nobile del collegio che ha così generosamente lasciato in eredità; e una casa come questa, finché esisterà, manterrà sempre viva la memoria di zia March" –rispose la signora Meg sempre contenta di lodare gli assenti.

[Louisa May Alcott, "I ragazzi di Jo", traduzione di Daniela Daniele, Einaudi]

Un lungo fatale inseguimento d'amore[modifica]

"Vi dico che non lo sopporto! Farò un gesto disperato se questa vita non cambia presto. Non fa che peggiorare, e spesso sento che sarei disposta a vendere l'anima al Demonio in cambio di un anno di libertà!"
Era stata una giovane voce impetuosa a parlar e un intenso desiderio infondeva forza a quelle parole appassionate, mentre la ragazza si guardava intorno angosciata in quella stanza tetra, come una creatura in gabbia sul punto di liberarsi. Le pareti erano coperte di libri, libri s'ammucchiavano sui tavoli e tutt'intorno al suo unico compagno, un vecchio incartapecorito e inquietante. Questi sedeva su una sedia a rotelle dalla quale gli arti paralizzati non gli permettevano d'alzarsi senza aiuto.

[Louisa May Alcott – Un lungo fatale inseguimento d'amore – Rizzoli, traduzione di Rossella Bernascone]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]