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Luís de Camões

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Luís de Camões

Luís Vaz de Camões (pron. IPA /lu'iʃ vaʃ dɨ ka'mõj̃ʃ/; talvolta riportato come Camoens) (ca. 1524 – 1580), poeta portoghese.

Citazioni di Luís de Camões[modifica]

  • È un foco Amor, che ascoso tien l'ardore; | è ferita, che punge, e non si sente; | è un piacer, che tien l'alme discontente; | è acerbo duol, di cui non si ha dolore: || è un non voler, chè cio che vuole Amore; | è un andar solitario tra la gente; | è un godere con voglie non mai spente; | è un credersi felice ove si more: || è un suggettarsi i vincitori a i vinti; | è uno stare in prigion, perchè si vuole; | è un esser fidi a chi ci brama estinti. || Come mai de l'Amor si grande amico | è il core uman, chè senza lui si duole, | se Amore de gli amanti è si nemico?[1] (da Descrizion dell'Amore)

Incipit di I Lusiadi: poema[modifica]

Canto l'arme e i famosi cavalieri
Che sciolsero dal Tago armati legni,
E soldati magnanimi e nocchieri
Solcaro novi mar, fondaro regni,
E sott'astri d'incogniti emisferi,
Ciò che non era ardir d'umani ingegni,
Vinser nembi e procelle, e vider lieti
Correre l'aureo Gange in seno a Teti.
Né gli alti regi inonorati andranno.
Che per la fè di Cristo in campo usciti,
Dove regnava l'african tiranno
Casti costumi richiamaro e riti;
E quanti il patrio suolo ornato avranno,
O saggi in pace, o nelle imprese arditi,
Fian di robusti carmi altero segno,
Se venga al grande ardir pari l'ingegno
Taccia la fama intanto il greco Ulisse
E lui che pellegrino il Lazio tenne,
Sebben quei tante ondose vie s'aprisse,
Che de' venti stancate abbia le penne,
E questi a Roma i gran principj ordisse
Poiché d'ultrice dea l'ira sostenne;
Chè al lusitan valor, ch'io spargo in carte,
Cedon l'impero lor Nettuno e Marte.

Note[modifica]

  1. Riportata in Gianfrancesco Masdeu, Poesie di ventidue autori spagnuoli del Cinquecento, Tomo II (1786), p. 473.

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Camoens, I Lusiadi: poema, traduzione di A. Nervi, Edoardo Sonzogno editore, Milano, 1882.

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