Ludwig Feuerbach
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Ludwig Andreas Feuerbach (1804 – 1872), filosofo tedesco.
- Il Dio dell'uomo è l'uomo.
- Il dogma è nient'altro che un esplicito divieto di pensare.
- L'uomo è quello che mangia.
- L'uomo proietta la sua essenza fuori di sé... l'opposizione del divino e dell'uomo è un'opposizione illusoria... tutte la caratteristiche dell'essere divino sono caratteristiche dell'esere umano. (citato in Roger Garaudy, Karl Marx)
- Quanto più si estende la grande conoscenza dei buoni libri, tanto più si restringe la cerchia degli uomini di cui ci è gradita la compagnia.
- Se non si abbandona la filosofia di Hegel, non si abbandona la teologia. (citato in Roger Garaudy, Karl Marx)
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[modifica] L'essenza del cristianesimo
- La religione riposa sulla distinzione essenziale dell'uomo dalla bestia; le bestie non hanno religione. […] L'essere dell'uomo in ciò che lo distingue dalla bestia è non solo il fondamento, ma anche l'oggetto della religione. L'essenza dell'uomo in generale.
- Da quando si è fatto del sentimento l'elemento essenziale della religione, la materia di fede del cristianesimo – un tempo così sacra – è divenuta indifferente.
- Come l'uomo pensa, quali sono i suoi princìpî, tale è il suo dio; quanto l'uomo vale, tanto e non più vale il suo dio. La coscienza che l'uomo ha di Dio è la conoscenza che l'uomo ha di sé. L'essenza della religione in generale.
- La religione precede sempre la filosofia, nella storia dell'umanità come nella storia dei singoli individui. L'uomo sposta il suo essere fuori da sé, prima di trovarlo in sé. […] La religione è l'infanzia dell'umanità.
- Il nostro compito è appunto di mostrare che la distinzione fra il divino e l'umano è illusoria, cioè che null'altro è se non la distinzione fra l'essenza dell'umanità e l'uomo individuo, e che per conseguenza anche l'oggetto e il contenuto della religione cristiana sono umani e nient'altro che umani.
- Per il cristiano è certa, reale soltanto l'esistenza del dio cristiano, per il pagano l'esistenza del dio pagano.
- Il tempio non è che una testimonianza del valore che l'uomo attribuisce agli edifici. I templi in onore della religione sono in realtà templi in onore dell'architettura.
- Non l'attributo di divinità, ma la divinità dell'attributo è il primo vero essere divino.
- Vero ateo, cioè ateo nell'abituale significato della parola, non è perciò colui che nega Dio, il soggetto, ma colui che nega gli attributi dell'essere divino, quali l'amore, la sapienza, la giustizia. […] Una qualità non è divina per il fatto che Dio la possiede, ma Dio la possiede perché essa in sé e per se stessa è divina, perché Dio senza di essa sarebbe un essere imperfetto.
- Per arricchire Dio, l'uomo deve impoverirsi; affinché Dio sia tutto, l'uomo deve essere nulla. […] Ciò che l'uomo sottrae a se stesso, ciò di cui per sua natura è privo, se lo gode in Dio in misura incomparabilmente maggiore.
- Quanto maggior valore i monaci attribuivano alla repressione della sensualità, tanto maggior valore aveva per essi la Vergine divina: sostituiva per essi perfino Cristo, perfino Dio. Quanto più la sensualità viene negata, tanto più sensuale è il dio a cui si sacrifica la sensualità.
- L'uomo afferma in Dio ciò che nega in se stesso.
- La religione cristiana fece distinzione fra la purezza morale interiore e la pulizia esteriore della persona; la religione ebraica le identificava. […] Israele è la più perfetta rappresentazione di religione positiva. Rispetto all'ebreo, il cristiano è uno spirito libero. Così mutano le idee. Ciò che ancor ieri era religione, oggi non lo è più, e ciò che oggi è considerato ateismo, sarà religione domani.
- Che cosa dunque affermi, che cosa oggettivi tu in Dio? La tua propria ragione. […] Nel modo in cui pensi Dio, nel medesimo modo tu stesso pensi; la misura del tuo dio è la misura della tua intelligenza.
- Non al Cristianesimo, non all'entusiasmo religioso, ma solo all'entusiasmo della ragione dobbiamo l'esistenza di una botanica, di una mineralogia, di una zoologia, di una fisica e di una astronomia.
- Dio divenuto uomo non è che la manifestazione dell'uomo divenuto dio; infatti l'elevazione dell'uomo a Dio precede necessariamente l'abbassarsi di Dio a uomo.
- Nella preghiera io trascino Dio nella miseria umana, lo faccio partecipe delle mie sofferenze e dei miei bisogni. Dio non è sordo ai miei lamenti […] mi esaudisce e ha compassione di me. Dio ama l'uomo, ossia soffre delle sventure dell'uomo.
- L'amore di Dio per l'uomo – centro e fondamento della religione – è la prova più chiara, più irrefutabile che l'uomo nella religione contempla se stesso come un oggetto divino, come un divino scopo, e che i suoi rapporti con Dio non sono che rapporti con se stesso, con il suo proprio essere.
- La sofferenza è la legge suprema del cristianesimo; la storia del cristianesimo stesso è la storia della sofferenza umana. Il mistero della passione.
- La religione cristiana è la religione della sofferenza. Le immagini del crocifisso che incontriamo in tutte le chiese non stanno a rappresentarci un redentore, bensì soltanto Dio sulla croce, il sofferente. […] Un dio sofferente è un dio sensibile, suscettibile al dolore. E la proposizione «Dio è un essere sensibile» non è che l'espressione religiosa della proposizione «la sensibilità è di natura divina»
- La coscienza che l'uomo ha di sé nella sua completezza si esprime nella Trinità. Essa compendia e riunisce in un unico essere tutti gli attributi che finora abbiamo considerato isolatamente, e perciò riduce l'essere universale – ossia Dio come dio – a un essere particolare, a una particolare facoltà.
- Lo Spirito Santo deve la propria esistenza personale soltanto a un nome, a una parola […] che sta a rappresentare unicamente il sentimento e l'entusiasmo religioso, l'amore e l'anelito della creatura verso il creatore.
- La provvidenza è un privilegio dell'uomo; esprime la superiorità dell'uomo sugli altri esseri naturali; lo sottrae alla concatenazione di tutto l'universo.
- La dottrina della creazione è di origine ebraica; è anzi la dottrina caratteristica, fondamentale della religione ebraica.
- Solo nell'origine si può riconoscere la vera natura di una cosa. Dapprima l'uomo inconsapevolmente e involontariamente crea Dio secondo la propria immagine e, solo allora, questo Dio – a sua volta consapevolmente e volontariamente – torna a creare l'uomo secondo la propria immagine. Nello svolgimento della religione ebraica, più che in ogni altra, troviamo la conferma di ciò.
- L'essenza più profonda della religione si rivela nell'atto più semplice della religione: nella preghiera, un atto che dice infinitamente più, o almeno tanto quanto il dogma dell'incarnazione, benché la teologia proclami quest'ultimo il sommo mistero.
- L'uomo nella preghiera si rivolge all'onnipotenza della bontà, ossia: egli adora il proprio cuore, contempla il proprio sentimento come l'essere sommo, divino.
- L'oggetto caratteristico della fede è il miracolo, fede è fede nel miracolo, fede e miracolo sono assolutamente inscindibili.
- Il miracolo scaturisce dal sentimento, e finisce nel sentimento. Il modo stesso in cui è narrato rivela questa sua origine. La narrazione che gli si conviene è soltanto la narrazione sentimentale.
- Il miracolo, esaminato attentamente, null'altro esprime se non appunto la potenza taumaturgica della fantasia, che senza contraddizione adempie tutti i desideri del cuore.
- I dogmi fondamentali del cristianesimo sono desideri appagati del cuore, l'essenza del cristianesimo è l'essenza dei sentimenti che albergano nel nostro cuore.
- Il concetto di specie scomparve col cristianesimo, e con esso il significato della vita di specie. È – questa – una nuova conferma di ciò che abbiamo asserito osservando che il cristianesimo non ha in sé il principio della cultura.
- Dio è amore significa che il cuore è il Dio dell'uomo. (da L'essenza del cristianesimo, Ponte alle Grazie, Firenze 1994. A cura di Fabio Bazzani)
[Ludwig Feuerbach, L'essenza del cristianesimo, traduzione di Camilla Cometti, Feltrinelli, Milano 1994.]
[modifica] Citazioni su Ludwig Feuerbach
- Del pensiero di Feuerbach si può in un certo modo dire ciò che fu detto di quello socratico: che esso aveva portato la filosofia di cielo in terra. Il suo sforzo fu infatti quello di un'interpretazione umana ed umanistica della vita e dei valori di cultura. (Antonio Banfi, dalla prefazione de L'essenza del cristianesimo)
- L'errore di Feuerbach non sta nell'aver enunciato questo fatto [l'alienazione], ma nell'averlo reso autonomo idealizzandolo invece di interpretarlo come il prodotto di uno stadio di sviluppo storico determinato e superabile. (Karl Marx)
- L'essere è il soggetto, il pensiero il predicato: ciò significa che secondo Feuerbach l'idea è un riflesso del mondo e non il contrario.
L'effetto di questa dimostrazione, di questo rovesciamento fu incredibile nei giovani hegeliani. "Per un momento fummo tutti feuerbachiani," scrive Engels. (Roger Garaudy) - L'idea dominante in Feuerbach è l'idea di alienazione. (Roger Garaudy)
- La natura esiste indipendentemente dalla coscienza: fuori dalla natura e dall'uomo non ci sono che rappresentazioni fantastiche e illusorie.
Il sistema hegeliano veniva così rovesciato: là dove Hegel dice "spirito" Feuerbach dice "materia"; dove Hegel dice "Dio" Feuerbach dice "uomo". Non è Dio che si aliena nell'uomo, è l'uomo che si aliena in Dio. (Roger Garaudy) - Lo scopo di Feuerbach è di liberare l'uomo dalla religione, di realizzare l'unità dell'uomo con l'uomo. Ed è questo umanesimo che Feuerbach chiama comunismo: l'uomo scisso dalla religione ritroverà la sua unità nel comunismo. (Roger Garaudy)
[modifica] Bibliografia
- Roger Garaudy, Karl Marx (Clefs pour Karl Marx), traduzione di Marilena Feldbauer, Casa Editrice Sonzogno, Milano, 1974.
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