Ludwig Wittgenstein

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Ritratto di Wittgenstein

Ludwig Josef Johann Wittgenstein (1889 – 1951), logico e filosofo austriaco.

Citazioni di Ludwig Wittgenstein[modifica]

  • Anche se il risultato della filosofia è semplice, non può esserlo il metodo per arrivarci. La complessità della filosofia non è quella della sua materia, ma del nostro intelletto annodato. (da Osservazioni filosofiche, Einaudi)
  • Dimmi come cerchi e ti dirò cosa cerchi. (da Osservazioni filosofiche, Einaudi)
  • [ultime parole] Dite a tutti che ho avuto una vita meravigliosa!
Tell them that I had a wonderful life![1]
  • Giusto e interessante non è dire: questo è nato da quello, ma: questo potrebbe essere nato così. (da Note sul "Ramo d'oro" di Frazer, traduzione di S. De Waal, Adelphi, 1992)
  • Il linguaggio è un labirinto di strade. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un'altra parte, e non ti raccapezzi più. (da Ricerche filosofiche, traduzione di Mario Trinchero, Einaudi, 1967)
  • La stupida aspirazione all'eleganza è una delle cause principali per cui i matematici non comprendono le loro proprie operazioni; ossia: l'incomprensione e quell'aspirazione sgorgano da una sorgente comune. (da Grammatica filosofica)
  • La vita di conoscenza è la vita che è felice nonostante la miseria del mondo. (13 agosto 1916, da Quaderni 1914-1916)
  • Non c'è un metodo della filosofia, ma ci sono metodi; per così dire, differenti terapie. (da Ricerche filosofiche)
  • Pregare è pensare al senso della vita. (11 giugno 1916, da Quaderni 1914-1916)
  • Tutto ciò che la filosofia può fare è distruggere idoli. E questo significa non crearne di nuovi. (da Filosofia, a cura di Diego Marconi, traduzione di Marilena Andronico, Donzelli)
  • Vi sconsiglio vivamente di diventare filosofi accademici. Tra loro la tentazione del pensiero fasullo è diffusissima. (citato in John Heaton, Judy Groves, Wittgenstein, traduzione di B. Amato, Feltrinelli, 2009³)

Della certezza[modifica]

Incipit[modifica]

Se puoi dire con certezza che lì c'è una mano, allora ti accordiamo tutto il resto.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Chi non è certo di nessun dato di fatto, non può neanche esser sicuro del senso delle sue parole.
  • Chi volesse dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso giuoco del dubitare presuppone già la certezza.
  • È così difficile trovare l'inizio. O meglio: è difficile cominciare dall'inizio. E non tentare di andare ancor più indietro.
  • Il bambino impara, perché crede agli adulti. Il dubbio viene dopo la credenza.

Movimenti del pensiero[modifica]

Diari 1930-1932[modifica]

  • Senza un po' di coraggio non si può scrivere nemmeno un'osservazione sensata su se stessi. (26 aprile 1930)
  • Ci sono uomini che sono troppo fragili per andare in frantumi. A questi appartengo anch'io. (26 aprile 1930)
  • La sola cosa di me che forse un giorno si spezzerà, e di questo ho talvolta paura, è il mio intelletto. (26 aprile 1930)
  • Una scoperta non è né grande né piccola; dipende da ciò che essa significa per noi. (6 maggio 1930)
  • Il bere, in un certo tempo simbolico, è in un altro tempo vizio. (6 maggio 1930)
  • Sono sempre felice di poter iniziare una nuova pagina. (9 maggio 1930)

Diari 1936-1937[modifica]

  • Tu non puoi chiamare Cristo il Salvatore, senza chiamarlo Dio. Perché un uomo non ti può salvare. (21 novembre 1936)
  • Il bianco è anche una specie di nero. (1° dicembre 1936)
  • Il mio cervello fa solo movimenti molto pigri. Purtroppo. (2 aprile 1937)

Osservazioni sopra i fondamenti della matematica[modifica]

  • Il matematico non scopre: inventa. (I, 167)
  • Un tizio[2] allarga il dominio della matematica: dà nuove definizioni e trova nuovi teoremi – e, da un certo punto di vista, si può dire che non sa quello che fa. – Immagina vagamente di aver scoperto qualcosa di simile a uno spazio (e a questo punto pensa a una stanza), di aver aperto i confini di un nuovo regno: e se gli si chiedesse qualcosa al proposito direbbe una gran quantità di cose insensate. (IV, 5)
  • Non necessariamente chi conosce una proposizione aritmetica conosce qualcosa. (V, 2)
  • Non si può dire, dunque, che la matematica ci insegna a contare? Ma se ci insegna a contare perché non ci insegna anche a confrontare tra loro i colori? (V, 38)

Pensieri diversi[modifica]

  • Anche i pensieri talvolta cadono immaturi dall'albero. (1937)
  • Anche per il pensiero c'è un tempo per arare e un tempo per mietere. (1937)
  • Chi è soltanto in anticipo sul proprio tempo, dal suo tempo sarà raggiunto. (1930)
  • Ciò che è stracciato, stracciato deve rimanere. (circa 1944)
  • Come si può per tutta la vita viaggiare nello stesso piccolo paese e credere che non ci sia nulla al di fuori di esso! (1946)
  • Con i miei numerosi segni d'interpunzione in realtà io vorrei rallentare il ritmo della lettura. Perché vorrei essere letto lentamente. (1948)
  • Essere buoni con chi non ti ha caro richiede non solo molta benevolenza ma anche molto tatto. (1931)
  • Gli animali vengono verso di noi, se li chiamiamo per nome. Esattamente come gli uomini. (1948)
  • Il concetto del «bello» ha fatto qualche danno. (1946)
  • Il limite del linguaggio si mostra nell'impossibilità di descrivere il fatto che corrisponde a una proposizione (che è la sua traduzione) senza appunto ripetere la proposizione. (1931)
  • Il mio scopo [...] è diverso da quello dell'uomo di scienza, il corso del mio pensiero è diverso dal suo. (1930)
  • Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso. (1931)
  • In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente. (circa 1932-1934)
  • In filosofia si deve calare nell'antico caos e sentircisi a proprio agio. (1948)
  • Interrogativi scientifici possono sì interessarmi ma non mai avvincermi davvero. Solo interrogativi concettuali ed estetici ci riescono. (1949)
  • Io penso di fatto con la penna, perché la mia testa spesso non sa nulla di ciò che scrive la mia mano. (1931)
  • L'ambizione è la morte del pensiero. (1948)
  • La tragedia consiste in questo: che l'albero non si piega ma si spezza. (1929)
  • Le nostre più grosse stupidaggini possono essere molto sagge. (1941)
  • Le parole sono azioni. (circa 1945)[3]
  • Nella corsa della filosofia vince chi sa correre più lentamente. Oppure: chi raggiunge il traguardo per ultimo. (1938)
  • Nessuna confessione religiosa ha tanto peccato per abuso di espressioni metafisiche quanto la matematica. (1929)
  • Non temere mai di dir cose insensate! Ma ascoltale bene, quando le dici. (1947)
  • Quando, ad esempio, sento le espressioni ammirate che per secoli sono state dedicate a Shakespeare da grandi uomini, non posso sottrarmi al sospetto che quelle lodi siano state solo una convenzione. (1946)
  • Riposare sui propri allori è altrettanto pericoloso che riposare su una slavina. Ti appisoli, e muori nel sonno. (1939-1940)
  • Scrivo quasi sempre soliloqui. Cose che mi dico a quattr'occhi. (1948)
  • Se nella vita siamo circondati dalla morte, così anche nella salute dell'intelletto siamo circondati dalla follia. (1944)
  • Se qualcosa è buono, allora è anche divino. (1929)
  • Sono io soltanto incapace di fondare una scuola, oppure nessun filosofo può farlo? Io non posso fondare una scuola perché, in realtà, non voglio essere imitato. In ogni caso non da coloro che pubblicano articoli in riviste di filosofia. (1947)
  • Un nuovo vocabolo è come un seme fresco gettato nel terreno della discussione. (1929)
  • Una confessione dev'essere una parte della nuova vita. (1931)

Tractatus logico-philosophicus[modifica]

Incipit[modifica]

Amedeo G. Conte[modifica]

Il mondo è tutto ciò che accade. (proposizione 1)
Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose. (p. 1.1)
[Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, a cura di Amedeo G. Conte, Einaudi, Torino]

Fruttero & Lucentini[modifica]

I. Il mondo è tutto ciò che accade.
I, i. Il mondo è l'insieme dei fatti, non delle cose.
[Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Tutto il senso del libro si potrebbe riassumere nelle parole: Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.[4] (Prefazione dell'autore)
  • Il mondo è determinato dai fatti e dall'essere essi tutti i fatti. (p. 1.11)
  • Ché la totalità dei fatti determina ciò che accade, ed anche tutto ciò che non accade. (p. 1.12)
  • I fatti nello spazio logico sono il mondo. (p. 1.13)
  • Il mondo si divide in fatti. (p. 1.2)
  • Una cosa può accadere o non accadere e tutto l'altro restare eguale. (p. 1.21)
  • Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose. (p. 2)
  • Noi ci facciamo immagini dei fatti. (p. 2.1)
  • L'immagine presenta la situazione nello spazio logico, il sussistere e non sussistere di stati di cose. (p. 2.11)
  • L'immagine è un modello della realtà. (p. 2.12)
  • Agli oggetti corrispondono nell'immagine gli elementi dell'immagine. (p. 2.13)
  • Gli elementi dell'immagine sono rappresentanti degli oggetti nell'immagine. (p. 2.131)
  • L'immagine consiste nell'essere i suoi elementi in una determinata relazione l'uno all'altro. (p. 2.14)
  • L'immagine è un fatto. (p. 2.141)
  • Un'immagine vera a priori non v'è. (p. 2.225)
  • L'immagine logica dei fatti è il pensiero. (p. 3)
  • «Uno stato di cose è pensabile» vuol dire: Noi ce ne possiamo fare un'immagine. (p. 3.001)
  • La totalità dei pensieri veri è un'immagine del mondo. (p. 3.01)
  • Il pensiero contiene la possibilità della situazione che esso pensa. Ciò che è pensabile è anche possibile. (p. 3.02)
  • Non possiamo pensare nulla d'illogico, ché altrimenti dovremmo pensare illogicamente. (p. 3.03)
  • Possiamo sì rappresentare spazialmente uno stato di cose che vada contro le leggi della fisica, ma non uno che vada contro le leggi della geometria. (p. 3.0321)
  • Non: «Il segno complesso <aRb> dice che a sta nella relazione R a b», ma: Che «a» stia in una certa relazione a «b», dice che aRb. (p. 3.1432)
  • Il pensiero è la proposizione munita di senso. (p. 4)
  • La totalità delle proposizioni è il linguaggio. (p. 4.001)
  • L'uomo possiede la capacità di costruire linguaggi, con i quali ogni senso può esprimersi, senza sospettare come e che cosa ogni parola significhi. – Cosí come si parla senza sapere come i singoli suoni siano emessi. Il linguaggio comune è una parte dell'organismo umano, né è meno complicato di questo. È umanamente impossibile desumerne immediatamente la logica del linguaggio. Il linguaggio traveste i pensieri. E precisamente cosí che dalla forma esteriore dell'abito non si può concludere alla forma dei pensiero rivestito; perché la forma esteriore dell'abito è formata per ben altri scopi che quello di far riconoscere la forma del corpo. Le tacite intese per la comprensione del linguaggio comune sono enormemente complicate. (p. 4.002)
  • Tutta la filosofia è «critica del linguaggio». (p. 4.0031)
  • La filosofia non è una delle scienze naturali. (La parola «filosofia» deve significare qualcosa che sta sopra o sotto, non già presso, le scienze naturali.) (p. 4.111)
  • Scopo della filosofia è la chiarificazione logica dei pensieri. La filosofia è non una dottrina, ma un'attività. Un'opera filosofica consta essenzialmente d'illustrazioni. Risultato della filosofia non sono «proposizioni filosofiche», ma il chiarirsi di proposizioni. La filosofia deve chiarire e delimitare nettamente i pensieri che altrimenti, direi, sarebbero torbidi e indistinti. (p. 4.112)
  • La proposizione è un funzione di verità delle proposizioni elementari. (La proposizione elementare è una proposizione elementare di sé stessa.) (p. 5)
  • I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. (p. 5.6)
  • La logica riempie il mondo; i limiti del mondo sono anche i suoi limiti. Non possiamo dunque dire nella logica: Questo e quest'altro v'è nel mondo, quello no. Ciò parrebbe infatti presupporre che noi escludiamo certe possibilità, e questo non può essere, poiché altrimenti la logica dovrebbe trascendere i limiti del mondo; solo cosí potrebbe considerare questi limiti anche dall'altro lato. Ciò, che non possiamo pensare, non possiamo pensare; né dunque possiamo dire ciò che non possiamo pensare. (p. 5.61)
  • La forma generale della funzione di verità è: [P, ξ, N(ξ)]. Questa è la forma generale della proposizione. (p. 6)
  • Nella logica non possono mai esservi sorprese. (p. 6.1251)
  • La logica non è una dottrina, ma un'immagine speculare del mondo. La logica è trascendentale. (p. 6.13)
  • La matematica è un metodo logico. Le proposizioni della matematica sono equazioni, dunque proposizioni apparenti. (p. 6.2)
  • La proposizione della matematica non esprime un pensiero. (p. 6.21)
  • Nella vita, invero, non è mai la proposizione matematica stessa a servirci: la proposizione matematica l'usiamo solo per concludere da proposizioni, che non appartengono alla matematica, ad altre, che parimenti non appartengono ad essa. (p. 6.211)
  • Come v'è solo una necessità logica, così v'è solo una impossibilità logica. (p. 6.375)
  • Tutte le proposizioni son d'egual valore. (p. 6.4)
  • Il senso del mondo dev'essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non v'è in esso alcun valore – né, se vi fosse, avrebbe un valore. Se un valore che ha valore v'è, dev'esser fuori d'ogni avvenire ed essere-cosí. Infatti ogni avvenire ed essere-cosí è accidentale. Ciò che li rende non-accidentali non può essere nel mondo, ché altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Dev'essere fuori del mondo. (p. 6.41)
  • È chiaro che l'etica non può formularsi. L'etica è trascendentale. (Etica ed estetica son uno.[5]) (p. 6.421)
  • Il mondo del felice è un altro che quello dell'infelice. (p. 6.43)
  • Vive eterno colui che vive nel presente. (p. 6.4311)
  • I fatti appartengono tutti soltanto al problema, non alla risoluzione. (p. 6.4321)
  • D'una risposta che non si può formulare non può formularsi neppure la domanda. L'enigma non v'è. Se una domanda può porsi, può pure aver risposta. (p. 6.5)
  • Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto una risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati. (p. 6.52)

Explicit[modifica]

Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere.[6]

Wovon man nicht sprechen kann, darüber muss man schweigen.

Citazioni su Ludwig Wittgenstein[modifica]

  • Una certa aria di misticismo l'avevo già sentita nel suo libro, ma sono rimasto sconcertato nello scoprire che è diventato un mistico, nel senso pieno del termine. Legge autori come Kierkegaard e Angelus Silesius e sta valutando seriamente l'idea di farsi monaco. (da una lettera di Bertrand Russell a proposito del suo discepolo Wittgenstein; citato da Brian McGuinness in Wittgenstein. Il giovane Ludwig) Anno? Anno?

Note[modifica]

  1. Citato in Giorgio Pizziolo Rita Micarelli, L'arte delle relazioni. Vol. I, Alinea editrice, 2003, p. 36
  2. Probabilmente Godfrey H. Hardy
  3. Confronta anche Ricerche filosofiche, 546: "Anche le parole sono azioni".
  4. Vedi proposizione 7.
  5. Confronta anche Quaderni 1914-1916, 24 agosto 1916: "Etica ed estetica son tutt'uno".
  6. Proposizione 7.

Bibliografia[modifica]

  • Ludwig Wittgenstein, Della Certezza, traduzione di Mario Trinchero, Einaudi.
  • Ludwig Wittgenstein, Movimenti del pensiero. Diari 1930-1932 / 1936-1937, a cura di Ilse Somavilla, traduzione di Michele Ranchetti e Francesca Tognina, Quodlibet.
  • Ludwig Wittgenstein, Osservazioni sopra i fondamenti della matematica, traduzione di Mario Trinchero, Einaudi, 1988.
  • Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, a cura di Georg Henrik von Wright, Heikki Nyman e Michele Ranchetti, Adelphi, Milano, 1980.
  • Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, a cura di Amedeo G. Conte, Einaudi, Torino, 1964.
  • Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, a cura di Amedeo G. Conte, Einaudi, Torino, 1968.

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