Luigi Carlo Farini

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Luigi Carlo Farini

Luigi Carlo Farini (1812 – 1866), politico italiano.

Citazioni di Luigi Carlo Farini[modifica]

  • Ma, amico mio, che paesi son mai questi, il Molise e Terra di Lavoro! Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Affrica. I beduini, a riscontro di questi caffoni, sono fior di virtù civile! Il Re [Francesco II] dà carta bianca; e la canaglia dà il sacco alle case de' Signori e taglia le teste, le orecchie a' galantuomini, e se ne vanta, e scrive a Gaeta [dove Francesco II era asserragliato]: i galantuomini ammazzati son tanti e tanti; a me il premio. Anche le donne caffone ammazzano; e peggio: legano i galantuomini (questo nome danno a' liberali) pe' testicoli, e li tirano così per le strade; poi fanno ziffe zaffe: orrori da non credersi se non fossero accaduti qui dintorno ed in mezzo a noi (dal dispaccio inviato il 27 ottobre al presidente del Consiglio Cavour) [1]
  • Il principio di libertà deve informare tutte le nostre leggi; voi non dovete ricorrere al sistema preventivo, ma dovete lasciare alla libertà tutta la sua applicazione; potete far leggi per reprimere, non mai per prevenire. (dalla seduta del 19 febbraio 1857 in Discussioni della Camera dei deputati, 1857, p. 648)
  • Non mi tolgano, o signori, la gloria di morir povero. (da Le Assemblee del Risorgimento, vol. I, Roma, 1911, p. 570)

Circolare ministeriale, Torino 13 agosto[modifica]

  • Sollevati, or son tre mesi, i Siciliani all'acquisto della libertà, ed accorso in ajuto il generale Garibaldi con pochi valorosi, l'Europa fu piena della fama di sue vittorie; tutta Italia ne fu commossa e grande fu l'entusiasmo in questo regno, dove gli ordini liberi ed il libero costilme non pongono impedimento alla manifestazione dei sentimenti della pubblica coscienza. Indi le generose collette di danaro ed il grande numero di volontarj partiti per la Sicilia. (p. 31-32)
  • Più volte il sottoscritto ammonì, non potersi né volersi tollerare che nel regno si facessero preparazioni di violenza a governi vicini, ed ordinò che fossero impedite ad ogni costo. Esso spera che la pubblica opinione basti a frenare gl'impeti sconsigliati, ma in ogni evento si confida nelle podestà civili e militari per la pronta esecuzione degli ordini che ha dato. (p. 32)
  • Il sottoscritto deve dichiarare, che se il governo del re è costante nella volontà di accettare il leale concorso di tutte le parti politiche, che intendono a libertà, unione e grandezza della patria, esso è pur fermo nel proponimento di non lasciarsi soverchiare da chi non ha dal re e dalla nazione il mandato e le responsabilità del governo. L'Italia deve e vuole essere degl'Italiani, ma non delle sette. (p. 34)

[Luigi Carlo Farini, Circolare ministeriale, Torino 13 agosto; citato in Franco Mistrali, Da Palermo a Gaeta: storia popolare della campagna dell'Italia meridionale, Francesco Pagnoni Tipografo Editore, Torino 1861]

Citazioni su Luigi Carlo Farini[modifica]

  • La circolare del ministro Farini, pubblicata nella Gazzella Ufficiale del 13, è diretta a noi, Partito d'azione: avvertimento e minaccia. La nave da guerra che accompagnava il 13, con un battaglione di bersiaglieri, l'Aventin, sul quale era lo stato maggiore dell'ultima spedizione, era commento eloquente alla circolare.
    Giova anzi tutto che l'Italia sappia il perché della circolare. (Giuseppe Mazzini)

Note[modifica]

  1. vedi pag 84-85, Antonino De Francesco, La palla al piede, Feltrinelli, 2012

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