Manuel Vázquez Montalbán
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Manuel Vázquez Montalbán (1939 – 2003), scrittore spagnolo.
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[modifica] Citazioni di Manuel Vázquez Montalbán
- Il fallimento della sinistra si misura talvolta dalla natura dell'avversario: in Polonia la Madonna nera di Czȩstochowa si è dimostrata più potente dei comunisti. (da Pamphlet dal pianeta delle scimmie, traduzione di Hado Lyria, Feltrinelli Editore, 1995)
- Il turismo a Cuba oggi è un male necessario, perché insieme con i dollari arrivano i vizi capitalisti e la Rivoluzione, in parte, è stata fatta proprio per eliminare questi vizi. L'apertura dovrebbe cercare di approfondire la spiritualità della gente. Essere rivoluzionari significa essere i protagonisti di un processo sociale, di giustizia e di distribuzione dei beni. Soggettivamente, questo mi preoccupa, perché Cuba oggi non è in grado di promuovere una situazione economica migliore per tutto il popolo. (da E Dio entrò all'Avana, traduzione di Hado Lyria, Frassinelli)
- Non mi piacciono le immoralità di gruppo. Le orge vanno bene solo nei film di Fellini. Il rapporto tra cucina e sesso esige che non si superi il numero di tre. Quattro equivale a propiziare due coppie. E cinque è già una massa. (dall'intervista di Elisabetta Pintor, Peccati di gola. Montalban: "Viva l'immoralità, purché di coppia", Corriere della sera, 4 ottobre 1992)
- Tu continua il tuo viaggio e non tornare finché non crollerai per stanchezza o vecchiaia. Tornerai per constatare che qui tutti sono diventati meschini o pazzi o vecchi. Sono le uniche tre possibilità di sopravvivenza in un paese che non ha fatto in tempo la rivoluzione industriale. (da L'uomo della mia vita)
- Uno scrittore come legge gli altri scrittori? È possibile pensare che lo faccia come un sarto esamina i vestiti indossati dagli altri, anche se nello scrittore permangono, come nel resto della gente, diversi soggetti e tra di essi il lettore strettamente ricettore che si concede all'operazione della lettura senza condizionarla a quella della scrittura. (da Lo scriba seduto, traduzione di Hado Lyria, Frassinelli)
[modifica] Tatuaggio
[modifica] Incipit
La ragazza dal corpo dorato si tuffò dal pattíno e l'uomo olivastro e calvo diede alcune bracciate decise per avvicinarla, osservare il suo ritorno in superficie, sorprendere il luccichio della carne umida spruzzata dall'acqua e dal sole. L'uomo olivastro e calvo riprese la posizione eretta, si accertò che l'acqua lo coprisse appena e cercò di individuare la propria famiglia sulla spiaggia. Una donna cubica lavava energicamente un bambino. Continuò impunemente la caccia visiva, volse lo sguardo verso il punto dove aveva lasciato la ragazza dal corpo dorato e la vide nuotare sul dorso, in direzione contraria al pattíno sempre presente, mosso appena da un mare calmo.
[modifica] Citazioni
- Sono nato per rivoluzionare l'inferno. (p. 8)
- Il personaggio aveva la dose sufficiente di mistero perché una donna gli rimanesse attaccata come gli uccelli alle fronde di un albero. (p. 48)
- Gli uomini misteriosi sono come la calamita. (p. 49)
- Anche la scritta del tatuaggio era sorprendente. Una cosa è un legionario tra le due guerre, ubriaco di disprezzo e di letteratura, che va in cerca di avventure con un fucile e alcuni versi di Apollinaire. Ma ciò non può accadere in quest'ultimo terzo di secolo. La gente, pensò Carvalho, ha scoperto di essere capace di fare soltanto ciò che riesce a fare. Nessuno si inventa la propria vita come se inventasse un romanzo. (p. 49)
- Cominciava a sentirsi in balia della febbre erotica del forestiero che identifica nuove città con nuove donne. Ogni viaggio dovrebbe condurre senza scampo a una donna sorprendente, a un finale propizio, al miglior capolinea. (p. 49)
- Lo infastidiva ogni previo cerimoniale, ogni tappa di persuasione. Quel tipo di contatto dovrebbe essere automatico. Un uomo guarda una donna e la donna dice sì o no. E alla rovescia. Tutto il resto è cultura. (p. 95)
- Era allergico ai musei, forse per controbilanciare il fascino subito in passato, le preterite adorazioni dovute al loro silenzio cattedralizio e la successiva estasi per tanto valore convenzionale. Avrebbe barattato l'opera completa di Rembrandt per un culo di donna o un piatto di spaghetti alla carbonara. (p. 95)
- Proprio così. Profondo. Meditava molto. Continuava a ripensare le cose. E per di più era un ribelle. (p. 102)
- Venni subito affascinata dalla differenza esistente tra ciò che quel ragazzo era, e quello che avrebbe potuto essere. (p. 103)
- Carvalho voleva scatenare l'ira sincera di quella donna, in grado di interpretare un ruolo senza rendersi conto della mistificazione. In quel letto ampio, morbido, bianco e rosso, stava il segreto della seduzione. Tutto il resto era letteratura oppure una maschera ideologica per dare un volto allo scheletro del più primario degli interessi. (p. 104)
- In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia. (p. 115)
- Se di qualcosa Carvalho era grato al suo corpo, era della conoscenza delle sue necessità. Aveva ereditato le teorie del padre che attribuivano al corpo umano un'assoluta saggezza fatta di necessità e rifiuti. (p. 154)
- Charo lavorava senza rete da quando era nata, e Carvalho talvolta indovinava in lei il rictus canaglia di chi si difende uccidendo, o la paura di chi teme di precipitare. Lo schematismo del volto proletario è quello delle cariatidi: o il riso o il pianto. Quello della Marsè aveva la placidità logica di quella materia che si sente omologata in ogni tempo e ovunque. (p. 155)
- A Carvalho non piaceva prendere il sole come una lucertola. Ma Teresa si dimostrava assai solidale con il termostato usuale delle donne, animali a sangue freddo che abbisognano del sole e sono capaci di sottoporsi ai suoi raggi coll'espressione beatificata del comunicando e persino con l'estasi del mistico sul punto di abbandonarsi a Dio. (p. 156)
[modifica] Incipit di L'uomo della mia vita
Quando Charo scoppiò a piangere, Carvalho capì che erano passati sette anni e che probabilmente lei non era più la stessa persona. La Charo di prima avrebbe pianto a dirotto, quella d'ora recitava, sentiva le lacrime, ma recitava nella cornice di una drammaturgia previamente immaginata. Lo scenario era quello di sempre, l'ufficio di Carvalho. Anche Biscuter era lo stesso. Carvalho non si era permesso la benché minima automodifica negli ultimi trent'anni. Charo. Charo sì che era cambiata. Anche se nel 1992, quando se n'era andata, non era più una ragazza, riusciva tuttavia a sembrarlo; ora poteva essere presa per una signora benestante rientrata dopo una lunga assenza in cui aveva mutato condizione sociale e silhouette. Un po' più grossa. Non tanto. Forse l'ovale del viso si era arrotondato, aveva più guance che zigomi, meno occhiaie, come se avesse riposato sette anni per smaltire la stanchezza di una vita troia, definizione perfetta nel suo caso.
[modifica] Bibliografia
- Manuel Vázquez Montalbán, L'uomo della mia vita, traduzione di Hado Lyria, Feltrinelli.
- Manuel Vázquez Montalbán, Tatuaggio (Tatuaje), traduzione di Hado Lyria, Feltrinelli, Milano, 1993. ISBN 8807812290
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