Marcello Camilucci

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Marcello Camilucci (-), scrittore e critico letterario italiano.

Tre casi sospetti[modifica]

Incipit[modifica]

W. Gombrowicz, nel secondo volume del suo Diario (1957-61) (Feltrinelli) racconta come, a Montevideo, presentato nel corso di una conferenza letteraria quale «illustre scrittore straniero», si alza e, rivolto al presidente della riunione, fa questa secca ed irritante domanda: «Ebbene, sapete dirmi che cosa ho scritto? Quali sono i titoli dei miei libri?». Naturalmente, non ottenne risposta né dal tavolo della presidenza né dall'assemblea.

Citazioni[modifica]

  • Ormai si parla, si giudica, senza avvertire il dovere di conoscere: autori ed opere (Joyce, Musil, Artaud, Mann, Hesse) appartengono a tutti e tutti ne discettano ma quelli che «leggono» sono una minoranza.
  • I moderni intellettuali agnostici e libertini non sono che i nipoti corrotti di quegli umanisti che, recuperando Atene e Roma, credettero di essersi disvassallati da Betlemme e Gerusalemme. Nel frattempo però, per giunta alla derrata, hanno pensato bene, per essere ancora più liberi, di fare a meno dell'Ellade e di Roma.
  • Dopo essere stato sulla cresta dell'onda nel radioso maggio del '68, H. Marcuse ha dato più delusioni che conforto ai professionisti della rivoluzione.

Explicit[modifica]

  • Marcuse ha esaurito gran parte della sua carica eversiva e non riesce più ad adeguatamente connotare la sua presenza e la sua azione entro la dialettica passato-avvenire. Di più, alcune delle sue analisi «rivoluzionarie» potrebbero benissimo, nelle mani della destra, convertirsi in altrettanti strategie «reazionarie».
    È un'antica nemesi che ferisce sempre coloro che intervengono nel processo storico passionalmente senza che la loro carica ideologica sia stata adeguatamente epurata da una severa rimeditazione filosofica o religiosa.

[Marcello Camilucci, Tre casi sospetti, La Fiera Letteraria, n. 17, aprile 1973]