Marco Malvaldi

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Marco Malvaldi

Marco Malvaldi (1974 — vivente), scrittore italiano.

Il gioco delle tre carte[modifica]

Incipit[modifica]

  • Se questa era confusione, allora l'Italia doveva essere il paese più bello del mondo. Questo pensava Koichi Kawaguchi, appena sceso dal volo JL3476 che lo aveva preso in consegna all'aeroporto di Narita e lo aveva fatto atterrare, tra incomprensibili applausi degli italiani presenti sull'aereo, su una delle piste di Roma Fiumicino. (p. 11)

Citazioni[modifica]

  • La conclusione a cui erano arrivati, in sostanza, era che i precari della ricerca erano considerati dall'università e dal Ministero più o meno come la flora batterica intestinale: ovvero, dei parassiti. Parassiti buoni, s'intende; necessari per il buon funzionamento dell'organismo (in quanto sono i precari quelli che stanno realmente in laboratorio), ma mantenuti in vita con gli ultimi residui delle risorse ingerite e, in ultima analisi, in una situazione oggettivamente di merda. (p. 16)
  • La giornata in cui accadrà una disgrazia inizia sempre come tutte le altre; fino a quando non succede nulla, è una giornata qualsiasi. (p. 35)
  • Indifferenti alla presenza di un cervello all'interno della propria scatola cranica, i responsabili dell'assessorato avevano progettato e realizzato una serie di modifiche deliranti, senza alcun riguardo per il fatto che una rete stradale dovrebbe servire per farci viaggiare dei veicoli, e non le fantasie malate di sedicenti Le Corbusier con il senso pratico di una gallina faraona. (p. 51)
  • Inevitabile. Come la necrofilia di questi vecchiacci qui. Ma com'è possibile che incomincino a leggere il giornale sempre dalle disgrazie? Perché? Sembra che tengano il punteggio. Alé, n'ho seppellito un altro. Ampelio seimilatrecentododici, resto del mondo zero. Sarà l'età. Sarà che ti sembra sempre più improbabile restare vivo. (p. 60)
  • Due omicidi in due estati di fila in una frazione da cinquemila anime. Va a finire che si diventerà come il paese della Signora in Giallo. Sì, quella che vive in un paesucolo da tremila persone dove ogni giorno ne ammazzano una, poi ogni tanto la invitano da qualche parte a passare il week-end e tonfa! ammazzano qualcuno anche lì. Ma possibile che non si siano ancora accorti che la vecchia signora porta merda? Cosa la invitano a fare in campagna? (p. 60)
  • Uno degli aspetti più fastidiosi dell'essere umano è la ridicola convinzione che non siamo responsabili delle conseguenze delle nostre azioni, come testimonia l'infantile disinvoltura con cui troppo spesso attribuiamo alla volontà del Fato il disastroso esito delle nostre cazzate. (p. 70)
  • La mattina di un giorno sereno, dopo giornate di pioggia e vento, mette sempre di buon umore. L'aria è tersa, limpida e cristallina, depurata da tutte le sue nanoscopiche schifezze, e ti entra nei polmoni facilmente, senza nessuno sforzo, dandoti una meravigliosa sensazione di convalescenza. Da lontano, le montagne si mostrano in tutti i loro particolari, non più offuscate dalla coltre di polveri e smog che impesta d'abitudine l'atmosfera, e la città stessa è più netta, più definita e più reale. (p. 99)
  • A volte, quando ti girano, non c'è niente di meglio che andare in corso a comprarti qualcosa. Qualsiasi cosa, anche una scemata, anzi, preferibilmente scemata: che costi poco, che sia assolutamente superflua e il cui unico scopo sia di darti soddisfazione. Vedi una cosa, la desideri, entri e la ottieni; se si esclude lo shopping, non capita spesso. (pp. 108-109)
  • È un dato di fatto che gli uomini curiosi, spesso, sentono il bisogno di sfilarsi di dosso la propria esperienza, avvertendola più come una rigida armatura di abitudini che limita i movimenti che come una amichevole corazza protettiva, necessario usbergo contro le forze dell'Ignoto. Siamo pienamente consapevoli, quando sfidiamo le nostre consuetudini, che le probabilità di vittoria sono esigue; e proprio l'eccezionalità di tale successo gonfia il vittorioso petto di soddisfazione e lo ammanta di un'aura di eroismo, le rare volte che riusciamo a buggerare la routine. (p. 114)
  • [...] Ogni persona interagisce con gli altri esseri umani in funzione del ruolo che attribuisce ad ognuno di loro. Davanti al maestro c'è chi ascolta e chi si distrae, e alla vista del Papa c'è chi si inchina e chi si incazza. (p. 123)
  • Io 'un capisco nemmeno perché te ne devi porta' dietro uno solo [di computer]. Sei in Italia, vieni dall'artra parte der mondo, e invece d'andà un po' in giro ti porti dietro ir compiùte. Ora, poi, si portano tutti dietro ir compiuter. Prima tutti cor cellulare, ora tutti cor compiuter. Se si va avanti di questo passo, fra tre o quattr'anni ci toccherà anda' a giro colla carriola. (p. 131)
  • [...] La dote fondamentale per fare il matematico è l'umiltà. L'umiltà di riconoscere quando non hai capito una cosa, e di non tentare di prenderti in giro. Se non hai capito una cosa, o non ne sei convinto, non puoi prenderla per buona. Se fai così, ti farai solo del male. Devi essere assolutamente sincero con te stesso. (p. 139)
  • Un lavoro noioso può tirare fuori il meglio di una persona. Non devi pensare a quel che fai, vai in automatico, e intanto il tuo cervello lavora. Quando ha elaborato la teoria della relatività, Einstein lavorava all'ufficio brevetti, Böll era un controllore, e Bulgakov un medico condotto. Pessoa lavorava al catasto, mi sembra. Borges era un bibliotecario, e Kavafis un impiegato della società acquedotti.
    Dai ad un uomo fantasioso un lavoro schematico, ripetitivo, e che lo metta in contatto con altre persone, e rischi seriamente di produrre un premio Nobel. Spesso, lasciata libera, un'esistenza che non viene rimescolata continuamente dall'ansia di dover produrre lascia decantare spontaneamente i suoi pensieri, che si depositano piano piano sul fondo e cristallizzano, a volte, in forme di rara bellezza. (p. 141)
  • [...] Il tragitto in auto era un'autentica tortura perché Ampelio, pur non guidando, trovava modo di dire qualcosa con la sua bella voce stentorea a qualsiasi conducente la cui guida non soddisfacesse i suoi personalissimi canoni di correttezza: quello che va troppo veloce («Corri corri, tanto l'arberi stanno fermi»), quello che va troppo piano («Ò, già che trasporti l'ova, me ne vendi un paio?»), quello che usa troppo il clacson («Sònalo quando vai a trova' tu' madre, quer coso, lì sì che c'è traffico») e via brontolando. (p. 152)
  • Un letterato, un fisico e un matematico stanno viaggiando in treno in Scozia e ad un certo punto vedono su un prato una pecora rossa. Il letterato la guarda e dice: «Però. Interessante. In Scozia le pecore sono rosse». Il fisico scuote la testa e risponde: «No. In Scozia esistono anche pecore rosse». Il matematico li guarda con commiserazione, e conclude: «Esiste almeno un prato, in Scozia, su cui esiste una pecora almeno un lato della quale è rosso». (p. 164) [barzelletta]

La carta più alta[modifica]

Incipit[modifica]

Sarebbe stato tutto perfetto.
In piedi, di fronte alla finestra aperta, Massimo rimirava il suo pratino rasato di fresco. A piedi nudi, tazzina in mano, il caffè ancora troppo caldo per tentare di berlo, il nostro stava approvando orgoglioso con lo sguardo il risultato del proprio lavoro.
Sì, sarebbe stato tutto meraviglioso. (p. 11)

Citazioni[modifica]

  • C'è la gelateria ayurvedica, che offre solo prodotti naturali e quindi, secondo una implicita logica distorta, salutari e benefici; ci sono persone convinte, evidentemente, che l'oppio non si estragga dal papavero, che veleni come l'atropina e il curaro siano stati sintetizzati in laboratorio e che non avrebbero nessuna obiezione ad una dieta a base di rabarbaro. (p. 15)
  • – Può provare anche qualcos'altro. L'Ace l'ha già assaggiato?
    – Senti ganzo. A' mi' tempi coll'Ace ci pulivano per terra – osservò il Rimediotti. – Ora lo bevano. (p. 41)
  • Chissà come si dice, privo dell'olfatto? Chi è privo della vista è cieco, chi è privo dell'udito è sordo, chi è privo del senso del gusto è inglese... chi non sente gli odori sarà classificato in qualche modo.. figurati se non ci hanno mai pensato... (p. 61)
  • È una delle sue manie. I grandi classici, intendo [...] Lo sai come è fatto lui, no? Io non leggo contemporanei. Te lo dice sempre. [...] Aldo parte da questa premessa: il nostro tempo su questa terra è limitato. A leggere tutti i libri che sono al mondo io non ce la farò mai. Quindi non voglio perdere tempo a leggere troiate. Allora, se un libro continua ad essere stampato, pubblicato e letto dopo trecento anni da quando è stato scritto, significa che evidentemente dentro c'è qualcosa che vale la pena. Se è uscito indenne da un filtro così lungo, è più difficile che sia un libro inutile. (p. 68)
  • Tutti i medici sbagliano, signor Viviani. Anzi, statisticamente, di solito i medici sbagliano di più proprio con le persone care. (p. 75)
  • Lei è sposato, signor Viviani?
    – Lo ero. Poi mi hanno guarito. (p. 75)
  • C'era un tempo, ormai lontano, in cui la «Gazzetta» di luglio e agosto considerava il calcio solo per cortesia, nelle pagine centrali, contrassegnate da un emblema in alto con un pallone sotto l'ombrellone e la scritta «Calcio d'estate». Il resto del giornale era atletica, nuoto, ciclismo, pugilato. E calciomercato, certo, ma solo per casi clamorosi. Oggi, invece, il calcio monopolizza: a partire dalle prime pagine su ipotesi non confermate di possibili trasferimenti di mercenari strapagati da un club a un altro. (p. 116)
  • A livello di soddisfazione personale, il top era rappresentato dai grandi tapponi di montagna del Giro o del Tour: un divano, una birra ghiacciata, un panino fragrante e ben imbottito con cui rifocillarsi assistendo allo spettacolo di un nutrito gruppo di tizi che si facevano un culo epico arrampicandosi in bicicletta alle tre di pomeriggio lungo salite ripide ma assolate, sudando come mufloni nel caldo impietoso di luglio. (p. 132)
  • – L'ignoranza aiuta a prendere la decisione giusta? – ridacchiò Ampelio. – Cos'è, il nuovo slogan della Lega? (p. 193)

Carnevale in giallo[modifica]

  • Uno che basa il proprio approccio col mondo sul fatto che sono ottantasei anni che gli girano i coglioni è naturale che guardi di buon occhio il concetto di rotazione. (p. 208)
  • Il segreto della polìtia 'un è fare quello che la gente ti chiede, ma fare quello di cui la gente ha bisogno. (p. 212)
  • «Successe la solita 'osa che succede sempre in Italia». «La sinistra ha perso le elezioni?» (p. 214)
  • Quando voi fa' la rivoluzione, l'urtima 'osa che devi fa' è mettetti contro l'esercito. (p. 215)
  • I bimbi de' sordi 'un se ne fanno nulla. (p. 231)

Aria di montagna[modifica]

  • In fondo gli scacchi sono un gioco molto femminile. [...] È la natura stessa del gioco. O metti a posto le tue cose come si deve, oppure sono guai. (p. 262)
  • Se non ci fossimo noi [donne] a rompere i coglioni, caro, il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo. (p. 262)
  • Siamo in Italia, in fondo. Siamo pieni di professori emeriti, senatori a vita e centoventagenari assortiti nei posti che contano, a badare che i giovani, quelli che hanno meno di settant'anni, non facciano troppo casino quando tentano di fare le cose per davvero. (pp. 267-268)
  • Anche le donne più intelligenti, a volte, non capiscono gli scherzi: è una convinzione errata dalla quale, spesso, nemmeno i maschi più intelligenti riescono a liberarsi. (p. 282)
  • Ma come ha fatto questo qui [Al Bano] ad avere successo? [...] È un tappo, è brutto, cantava canzoni oscene, ha una voce che spaventa i bambini... (p. 284)
  • [...] Nelle cose artistiche la cosa che conta davvero è evitare l'anestesia, l'assenza di sensazioni di qualsiasi tipo. È molto più probabile che sia davvero un'opera d'arte qualcosa che offende il gusto, piuttosto che una cosa della cui esistenza manco ti accorgi, no? (p. 285)
  • [...] Noi pensiamo che le persone abbiano gli stessi gusti nostri, ma è solo perché è più probabile che frequentiamo persone simili a noi. (p. 286)
  • La cosa importante, per un artista, non è essere bravo, è essere riconoscibile. Fare una cosa in modo tale che soltanto lui la può fare in quel modo. (p. 286)

Incipit di alcune opere[modifica]

Odore di chiuso[modifica]

L'aspetto della collina di San Carlo dipende principalmente dall'ora della giornata.
Di mattina, il sole si alza alle spalle del colle; e poiché il castello è stato costruito un po' sotto la sommità, i suoi raggi diretti non arrivano a penetrare nelle finestre delle camere dove riposano il settimo barone di Roccapendente, i suoi familiari e i suoi (solitamente molti) ospiti, che così possono tranquillamente dormire fino a tardi.

La briscola in cinque[modifica]

Quando cominci a ciondolarti sulle gambe, quando ti accendi un'altra sigaretta per far passare altri cinque minuti anche se hai la gola che ti brucia e la bocca talmente impastata da credere di aver mangiato un copertone, così anche gli altri se ne accendono una e si sta lì ancora un po', insomma quando è così è veramente ora di andare a letto.
Erano le quattro e dieci di mattina, in pieno agosto, e tre ragazzi stavano in piedi accanto a una Micra verde. Avevano bevuto tutti più dello stretto necessario, il proprietario della Micra più degli altri. Altri che ora stavano cercando di convincerlo a non guidare.
— Ti porto a casa io — diceva il più basso dei tre, che aveva i capelli rasati dappertutto tranne che sulla sommità del cranio, cosa che gli conferiva un aspetto da palma. — Lasci la macchina qui e ti ci porto io.
Il secondo tentava di negare. Era appena uscito di discoteca e oltre all'alcolemia da disoccupato russo aveva la testa tutta piena di lucine che gli rendevano difficile pensare, ma opponeva comunque le sue ragioni. — Guarda che se mi' pa' vede che ho lasciato la macchina e son venuto con te, mi dice Te se' tornato briào, e mi fa un culo come un granaio. Mica è stupido mi' pa'.

Bibliografia[modifica]

  • Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, 2007. ISBN 9788838922190
  • Marco Malvaldi, Il gioco delle tre carte, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 2012. ISBN 9771128609260
  • Marco Malvaldi, Odore di chiuso, Sellerio, 2011. ISBN 9788838925443
  • Marco Malvaldi, La carta più alta, Sellerio, 2012. ISBN 9788838926556
  • Marco Malvaldi, Costumi di tutto il mondo, in Carnevale in giallo, Sellerio, 2014. ISBN 88-389-3139-9
  • Marco Malvaldi, Aria di montagna, in Vacanze in giallo, Sellerio, 2014. ISBN 88-389-3193-3

Altri progetti[modifica]