Marco Malvaldi

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Marco Malvaldi

Marco Malvaldi (1974 — vivente), scrittore italiano.

La briscola in cinque[modifica]

Incipit[modifica]

  • Quando cominci a ciondolarti sulle gambe, quando ti accendi un'altra sigaretta per far passare altri cinque minuti anche se hai la gola che ti brucia e la bocca talmente impastata da credere di aver mangiato un copertone, così anche gli altri se ne accendono una e si sta lì ancora un po', insomma quando è così è veramente ora di andare a letto. (p. 13)

Citazioni[modifica]

  • L'unica cosa piacevole di un giorno di metà agosto, alle due di pomeriggio precise, quando uno respira aria liquida e tenta di non pensare che alla cena mancano ancora sei o sette ore, è andare con qualche amico al bar a prendere qualcosa. (p. 19)
  • Quello che non capisco è cosa ci trova la gente! Ti rinchiudano in uno stanzone con la musica a tutto bòrdone, tutti pìgiati l'uno coll'altro, invece di balla' devi dimenarti come se t'avessero messo la sabbia nelle mutande, e alla fine esci tutto rincoglionito. E per fatti tratta' così ti fanno anche paga'! Dimmi te se è regolare... [...] Ma dìo, se voi senti' tutto che rimbomba prenditi a mattonate sur cranio, almeno è gratis... (p. 24)
  • Io personalmente detesto i posti dove se ordini un vino non perfettamente in linea con quello che hai preso da mangiare o se tenti di uscire dai crismi della Gastronomia con la g maiuscola ti trattano da pellaio e ti dicono «Ma nooo, perché ti vuoi sciupare così la sella di coniglio disossato con il flan di fagiolini e anacardi? Se mi dai retta...» o anche peggio. Conosco posti dove non ci sono vie di mezzo, o sei un intenditore e allora il padrone ti adora e tutte le volte ti fa fare un'entrata che nemmeno Wanda Osiris, oppure sei un fetecchione che di vini non ci capisce una mazza e allora ti fanno capire nemmeno troppo velatamente che uno come te dovrebbe stare a casa sua e non andare lì a rompere tanto, che c'è gente che aspetta. I tuoi quattrini gli vanno bene, tu no. (p. 26)
  • Capita, talvolta, quando sei bambino piccolo, che i bimbi più grandi ti dicano di andare con loro a giocare: da soli, senza che le mamme ce li costringano. È come essere ammessi a un rito, qualsiasi puttanata facciate ti diverti tantissimo, e ti resta una giornata da ricordare. (pp. 28-29)
  • Si consolava pensando che quando andava all'università, a Pisa, un suo amico siciliano, del quale tutto si poteva dire tranne che facesse distinzioni razziste, in un momento di ebrietas aveva tracciato «l'identikit del perfetto idiota»: e tra le altre caratteristiche fondamentali, che Massimo non ricordava, doveva essere ingegnere, juventino e calabrese. (p. 36)
  • Caffè, ora. Meno male che c'è il caffè. Ma chi sarà stato il ganzo che ha inventato il caffè? Dev'essere cugino di quel genio che ha inventato il letto. Premio Nobel a tutti e due, altro che Dario Fo. A loro, e a quello che ha inventato la Nutella. In chiesa, al posto della statua di San Gaspare. Perlomeno si vedrebbe un po' più di devozione sincera. (p. 53)
  • L'importante, quando si spettegola, è mantenere l'impianto formale. Il divulgatore deve richiedere la massima segretezza, e gli astanti accordargliela; dopo, è chiaro che faranno galoppare la notizia ovunque ci riescano. È solo questione di tempo. Se uno dice «tenetela per voi il più possibile» non intende «ditela a meno persone possibile» ma «resistete un minimo di tempo prima di esplodere, così le tracce che portano a me saranno più difficili da seguire». (p. 59)
  • Altra regola fondamentale, nel farsi gli affari di persone mai viste né conosciute, è la documentazione delle proprie asserzioni con precisi riferimenti a persone, o ancor meglio a parenti di persone, la cui competenza in materia sia assicurata da qualsivoglia analogia con la persona in questione; ciò conferisce anche al più ardito sproloquio la struttura rassicurante di un sillogismo. (p. 80)
  • - Salve a tutti, belli e brutti. Che state guardando alla tele?
    - Un programma di astrologia e divinazione [...]
    - Ganzo [...] Tu pensa che ai miei tempi si diceva pigliarlo nel culo, ora invece si dice astrologia e divinazione. (p. 111)
  • Quel che resta del giorno, di Kazuo Ishiguro, bel libro ma leggetelo in un periodo in cui siete allegri altrimenti vi gettate sotto un tram. (p. 120)
  • Il tono, il tono. È sempre il tono che fa la domanda. La stessa domanda, fatta con due toni diversi, può portare a una risposta o a una rissa. (p. 138)
  • Massimo pensava spesso a come l'automobile cambiasse radicalmente la personalità: più precisamente, gli capitava di pensarlo ogni volta che si imbufaliva in modo indecente con gli altri automobilisti, rei di occupare la stessa strada che a lui spettava di diritto senza saper guidare una sega. Le stesse persone le quali, se gli fossero passate davanti in panetteria, al massimo gli avrebbero strappato uno scuotimento di testa. Sei in macchina, sei nel tuo guscio, e da solo con te stesso, quindi sei totalmente sincero e non hai paura di eventuali conseguenze sociali come sguardi di rimprovero o cazzotti: per cui, ti incazzi. Gli altri esseri umani non sono più persone, ma diventano attori dentro una occasionale televisione in movimento, strani pesci rossi che ti passano accanto, alcuni troppo veloci per distinguerli, altri troppo lenti per potergli permettere di circolare ancora legalmente come questo vecchio col cappello qui davanti, settanta all'ora in autostrada, ma vedrai il giorno che mi fanno ministro dei trasporti chi ha più di settant'anni col cavolo che guida ancora. (pp. 141-142)
  • Come sono belle, le ragazze belle che tornano dal mare.
    Passi stanchi per la lunga giornata sotto il sole, ma ancora ritmati con cadenza da dea nordica che di nulla si accorge. Un'aura di naturale intoccabilità che conferisce loro un aspetto quasi ultraterreno, un ammonimento a non cercare di indovinare quale Zahir si celi sotto gli occhiali scuri e il prendisole che asseconda in uguale misura la brezza e i fianchi. Dee, appunto, di un qualche remoto Walhalla che magari crolla miseramente in una vicina Pappiana non appena aprono bocca. Non parlate, e fatevi guardare. (p. 146)
  • Troppo comodo, de'. Ci cascan tutti in piedi, con quest'incapacità di intendere e di volere. Vale a di' che se vado in comune e dìo che quando mi sono sposato ero briao, posso anda' dalla mi' moglie e dinni di levassi dalle scatole? (p. 152)

Il gioco delle tre carte[modifica]

Incipit[modifica]

  • Se questa era confusione, allora l'Italia doveva essere il paese più bello del mondo. Questo pensava Koichi Kawaguchi, appena sceso dal volo JL3476 che lo aveva preso in consegna all'aeroporto di Narita e lo aveva fatto atterrare, tra incomprensibili applausi degli italiani presenti sull'aereo, su una delle piste di Roma Fiumicino. (p. 11)

Citazioni[modifica]

  • La conclusione a cui erano arrivati, in sostanza, era che i precari della ricerca erano considerati dall'università e dal Ministero più o meno come la flora batterica intestinale: ovvero, dei parassiti. Parassiti buoni, s'intende; necessari per il buon funzionamento dell'organismo (in quanto sono i precari quelli che stanno realmente in laboratorio), ma mantenuti in vita con gli ultimi residui delle risorse ingerite e, in ultima analisi, in una situazione oggettivamente di merda. (p. 16)
  • La giornata in cui accadrà una disgrazia inizia sempre come tutte le altre; fino a quando non succede nulla, è una giornata qualsiasi. (p. 35)
  • Indifferenti alla presenza di un cervello all'interno della propria scatola cranica, i responsabili dell'assessorato avevano progettato e realizzato una serie di modifiche deliranti, senza alcun riguardo per il fatto che una rete stradale dovrebbe servire per farci viaggiare dei veicoli, e non le fantasie malate di sedicenti Le Corbusier con il senso pratico di una gallina faraona. (p. 51)
  • Inevitabile. Come la necrofilia di questi vecchiacci qui. Ma com'è possibile che incomincino a leggere il giornale sempre dalle disgrazie? Perché? Sembra che tengano il punteggio. Alé, n'ho seppellito un altro. Ampelio seimilatrecentododici, resto del mondo zero. Sarà l'età. Sarà che ti sembra sempre più improbabile restare vivo. (p. 60)
  • Due omicidi in due estati di fila in una frazione da cinquemila anime. Va a finire che si diventerà come il paese della Signora in Giallo. Sì, quella che vive in un paesucolo da tremila persone dove ogni giorno ne ammazzano una, poi ogni tanto la invitano da qualche parte a passare il week-end e tonfa! ammazzano qualcuno anche lì. Ma possibile che non si siano ancora accorti che la vecchia signora porta merda? Cosa la invitano a fare in campagna? (p. 60)
  • Uno degli aspetti più fastidiosi dell'essere umano è la ridicola convinzione che non siamo responsabili delle conseguenze delle nostre azioni, come testimonia l'infantile disinvoltura con cui troppo spesso attribuiamo alla volontà del Fato il disastroso esito delle nostre cazzate. (p. 70)
  • La mattina di un giorno sereno, dopo giornate di pioggia e vento, mette sempre di buon umore. L'aria è tersa, limpida e cristallina, depurata da tutte le sue nanoscopiche schifezze, e ti entra nei polmoni facilmente, senza nessuno sforzo, dandoti una meravigliosa sensazione di convalescenza. Da lontano, le montagne si mostrano in tutti i loro particolari, non più offuscate dalla coltre di polveri e smog che impesta d'abitudine l'atmosfera, e la città stessa è più netta, più definita e più reale. (p. 99)
  • A volte, quando ti girano, non c'è niente di meglio che andare in corso a comprarti qualcosa. Qualsiasi cosa, anche una scemata, anzi, preferibilmente scemata: che costi poco, che sia assolutamente superflua e il cui unico scopo sia di darti soddisfazione. Vedi una cosa, la desideri, entri e la ottieni; se si esclude lo shopping, non capita spesso. (pp. 108-109)
  • È un dato di fatto che gli uomini curiosi, spesso, sentono il bisogno di sfilarsi di dosso la propria esperienza, avvertendola più come una rigida armatura di abitudini che limita i movimenti che come una amichevole corazza protettiva, necessario usbergo contro le forze dell'Ignoto. Siamo pienamente consapevoli, quando sfidiamo le nostre consuetudini, che le probabilità di vittoria sono esigue; e proprio l'eccezionalità di tale successo gonfia il vittorioso petto di soddisfazione e lo ammanta di un'aura di eroismo, le rare volte che riusciamo a buggerare la routine. (p. 114)
  • [...] Ogni persona interagisce con gli altri esseri umani in funzione del ruolo che attribuisce ad ognuno di loro. Davanti al maestro c'è chi ascolta e chi si distrae, e alla vista del Papa c'è chi si inchina e chi si incazza. (p. 123)
  • Io 'un capisco nemmeno perché te ne devi porta' dietro uno solo [di computer]. Sei in Italia, vieni dall'artra parte der mondo, e invece d'andà un po' in giro ti porti dietro ir compiùte. Ora, poi, si portano tutti dietro ir compiuter. Prima tutti cor cellulare, ora tutti cor compiuter. Se si va avanti di questo passo, fra tre o quattr'anni ci toccherà anda' a giro colla carriola. (p. 131)
  • [...] La dote fondamentale per fare il matematico è l'umiltà. L'umiltà di riconoscere quando non hai capito una cosa, e di non tentare di prenderti in giro. Se non hai capito una cosa, o non ne sei convinto, non puoi prenderla per buona. Se fai così, ti farai solo del male. Devi essere assolutamente sincero con te stesso. (p. 139)
  • Un lavoro noioso può tirare fuori il meglio di una persona. Non devi pensare a quel che fai, vai in automatico, e intanto il tuo cervello lavora. Quando ha elaborato la teoria della relatività, Einstein lavorava all'ufficio brevetti, Böll era un controllore, e Bulgakov un medico condotto. Pessoa lavorava al catasto, mi sembra. Borges era un bibliotecario, e Kavafis un impiegato della società acquedotti.
    Dai ad un uomo fantasioso un lavoro schematico, ripetitivo, e che lo metta in contatto con altre persone, e rischi seriamente di produrre un premio Nobel. Spesso, lasciata libera, un'esistenza che non viene rimescolata continuamente dall'ansia di dover produrre lascia decantare spontaneamente i suoi pensieri, che si depositano piano piano sul fondo e cristallizzano, a volte, in forme di rara bellezza. (p. 141)
  • [...] Il tragitto in auto era un'autentica tortura perché Ampelio, pur non guidando, trovava modo di dire qualcosa con la sua bella voce stentorea a qualsiasi conducente la cui guida non soddisfacesse i suoi personalissimi canoni di correttezza: quello che va troppo veloce («Corri corri, tanto l'arberi stanno fermi»), quello che va troppo piano («Ò, già che trasporti l'ova, me ne vendi un paio?»), quello che usa troppo il clacson («Sònalo quando vai a trova' tu' madre, quer coso, lì sì che c'è traffico») e via brontolando. (p. 152)
  • Un letterato, un fisico e un matematico stanno viaggiando in treno in Scozia e ad un certo punto vedono su un prato una pecora rossa. Il letterato la guarda e dice: «Però. Interessante. In Scozia le pecore sono rosse». Il fisico scuote la testa e risponde: «No. In Scozia esistono anche pecore rosse». Il matematico li guarda con commiserazione, e conclude: «Esiste almeno un prato, in Scozia, su cui esiste una pecora almeno un lato della quale è rosso». (p. 164) [barzelletta]

La carta più alta[modifica]

Incipit[modifica]

Sarebbe stato tutto perfetto.
In piedi, di fronte alla finestra aperta, Massimo rimirava il suo pratino rasato di fresco. A piedi nudi, tazzina in mano, il caffè ancora troppo caldo per tentare di berlo, il nostro stava approvando orgoglioso con lo sguardo il risultato del proprio lavoro.
Sì, sarebbe stato tutto meraviglioso. (p. 11)

Citazioni[modifica]

  • C'è la gelateria ayurvedica, che offre solo prodotti naturali e quindi, secondo una implicita logica distorta, salutari e benefici; ci sono persone convinte, evidentemente, che l'oppio non si estragga dal papavero, che veleni come l'atropina e il curaro siano stati sintetizzati in laboratorio e che non avrebbero nessuna obiezione ad una dieta a base di rabarbaro. (p. 15)
  • – Può provare anche qualcos'altro. L'Ace l'ha già assaggiato?
    – Senti ganzo. A' mi' tempi coll'Ace ci pulivano per terra – osservò il Rimediotti. – Ora lo bevano. (p. 41)
  • Chissà come si dice, privo dell'olfatto? Chi è privo della vista è cieco, chi è privo dell'udito è sordo, chi è privo del senso del gusto è inglese... chi non sente gli odori sarà classificato in qualche modo.. figurati se non ci hanno mai pensato... (p. 61)
  • È una delle sue manie. I grandi classici, intendo [...] Lo sai come è fatto lui, no? Io non leggo contemporanei. Te lo dice sempre. [...] Aldo parte da questa premessa: il nostro tempo su questa terra è limitato. A leggere tutti i libri che sono al mondo io non ce la farò mai. Quindi non voglio perdere tempo a leggere troiate. Allora, se un libro continua ad essere stampato, pubblicato e letto dopo trecento anni da quando è stato scritto, significa che evidentemente dentro c'è qualcosa che vale la pena. Se è uscito indenne da un filtro così lungo, è più difficile che sia un libro inutile. (p. 68)
  • Tutti i medici sbagliano, signor Viviani. Anzi, statisticamente, di solito i medici sbagliano di più proprio con le persone care. (p. 75)
  • Lei è sposato, signor Viviani?
    – Lo ero. Poi mi hanno guarito. (p. 75)
  • C'era un tempo, ormai lontano, in cui la «Gazzetta» di luglio e agosto considerava il calcio solo per cortesia, nelle pagine centrali, contrassegnate da un emblema in alto con un pallone sotto l'ombrellone e la scritta «Calcio d'estate». Il resto del giornale era atletica, nuoto, ciclismo, pugilato. E calciomercato, certo, ma solo per casi clamorosi. Oggi, invece, il calcio monopolizza: a partire dalle prime pagine su ipotesi non confermate di possibili trasferimenti di mercenari strapagati da un club a un altro. (p. 116)
  • A livello di soddisfazione personale, il top era rappresentato dai grandi tapponi di montagna del Giro o del Tour: un divano, una birra ghiacciata, un panino fragrante e ben imbottito con cui rifocillarsi assistendo allo spettacolo di un nutrito gruppo di tizi che si facevano un culo epico arrampicandosi in bicicletta alle tre di pomeriggio lungo salite ripide ma assolate, sudando come mufloni nel caldo impietoso di luglio. (p. 132)
  • – L'ignoranza aiuta a prendere la decisione giusta? – ridacchiò Ampelio. – Cos'è, il nuovo slogan della Lega? (p. 193)

Carnevale in giallo[modifica]

  • Uno che basa il proprio approccio col mondo sul fatto che sono ottantasei anni che gli girano i coglioni è naturale che guardi di buon occhio il concetto di rotazione. (p. 208)
  • Il segreto della polìtia 'un è fare quello che la gente ti chiede, ma fare quello di cui la gente ha bisogno. (p. 212)
  • «Successe la solita 'osa che succede sempre in Italia». «La sinistra ha perso le elezioni?» (p. 214)
  • Quando voi fa' la rivoluzione, l'urtima 'osa che devi fa' è mettetti contro l'esercito. (p. 215)
  • I bimbi de' sordi 'un se ne fanno nulla. (p. 231)

Aria di montagna[modifica]

  • In fondo gli scacchi sono un gioco molto femminile. [...] È la natura stessa del gioco. O metti a posto le tue cose come si deve, oppure sono guai. (p. 262)
  • Se non ci fossimo noi [donne] a rompere i coglioni, caro, il genere umano si sarebbe estinto da un pezzo. (p. 262)
  • Siamo in Italia, in fondo. Siamo pieni di professori emeriti, senatori a vita e centoventagenari assortiti nei posti che contano, a badare che i giovani, quelli che hanno meno di settant'anni, non facciano troppo casino quando tentano di fare le cose per davvero. (pp. 267-268)
  • Anche le donne più intelligenti, a volte, non capiscono gli scherzi: è una convinzione errata dalla quale, spesso, nemmeno i maschi più intelligenti riescono a liberarsi. (p. 282)
  • Ma come ha fatto questo qui [Al Bano] ad avere successo? [...] È un tappo, è brutto, cantava canzoni oscene, ha una voce che spaventa i bambini... (p. 284)
  • [...] Nelle cose artistiche la cosa che conta davvero è evitare l'anestesia, l'assenza di sensazioni di qualsiasi tipo. È molto più probabile che sia davvero un'opera d'arte qualcosa che offende il gusto, piuttosto che una cosa della cui esistenza manco ti accorgi, no? (p. 285)
  • [...] Noi pensiamo che le persone abbiano gli stessi gusti nostri, ma è solo perché è più probabile che frequentiamo persone simili a noi. (p. 286)
  • La cosa importante, per un artista, non è essere bravo, è essere riconoscibile. Fare una cosa in modo tale che soltanto lui la può fare in quel modo. (p. 286)

Il telefono senza fili[modifica]

  • Per riuscire a far parlare una persona reticente, non c'è niente di meglio che fingersi competenti sul suo stesso terreno e cominciare a sparare boiate colossali: la voglia di correggere l'errore e di ristabilire la verità è troppo più forte della volontà di mantenere un basso profilo. (p. 30)
  • Ir segreto d'un ber matrimonio [...] è sta' 'nzieme 'r giusto. Né troppo, e né poco. Se uno te lo vedi sempre intorno prima o poi è pacifico che ti viene sulle scatole. (p. 44)
  • Uno stesso bar è spesso frequentato da ogni genere di persone, essendo, a voler essere sinceri, l'unico luogo oggettivamente democratico del nostro paese. Dal professore al muratore, dall'avvocato al diseredato, all'interno del bar siamo tutti uguali, e i tempi di attesa per il caffè, il cornetto e la «Gazzetta» non variano a seconda della nostra posizione nella società. (p. 53)
  • Massimo non sopportava gli uomini con i capelli tinti. Anche quelli con i tatuaggi, ma di più i capelli tinti. Un tatuaggio può anche essere un errore di gioventù, ma se ti tingi i capelli vuol dire che non sei in grado di accettare il presente. (p. 64)
  • - Lei se ne intende di giornalismo?
    - No, mi dispiace. Io per vivere lavoro. (p. 66)
  • - Voi conoscete il significato della parola «mitomane», vero?
    - Dio bòno [...] Ci se n'ha avuto uno ar governo per vent'anni. (p. 76)
  • Scompare. Buffo. In lingua parlata, significa sparire. Negli articoli di giornale, significa che sei morto da tempo. Ripercorriamo il giorno della tragica morte di Michael Jackson, a un anno esatto dalla scomparsa. Eh, sì: a volte la nostra lingua è ambigua. (p. 86)
  • I pensieri deprimenti, si sa, magari fanno il giro largo, ma non perdono mai la strada di casa. Basta un minimo appiglio, un collegamento apparentemente ridicolo, e loro si ripresentano, ancorandosi al fondale del tuo cervello come una nave: magari fluttuanti come posizione, ma impossibili da mandar via. (p. 87)
  • Ogni cosa ti può far ridere o piangere, dipende se ti riguarda o meno. (p. 106)

Incipit di alcune opere[modifica]

Odore di chiuso[modifica]

L'aspetto della collina di San Carlo dipende principalmente dall'ora della giornata.
Di mattina, il sole si alza alle spalle del colle; e poiché il castello è stato costruito un po' sotto la sommità, i suoi raggi diretti non arrivano a penetrare nelle finestre delle camere dove riposano il settimo barone di Roccapendente, i suoi familiari e i suoi (solitamente molti) ospiti, che così possono tranquillamente dormire fino a tardi.

Bibliografia[modifica]

  • Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio, 2007. ISBN 9788838922190
  • Marco Malvaldi, Il gioco delle tre carte, Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma, 2012. ISBN 9771128609260
  • Marco Malvaldi, Odore di chiuso, Sellerio, 2011. ISBN 9788838925443
  • Marco Malvaldi, La carta più alta, Sellerio, 2012. ISBN 9788838926556
  • Marco Malvaldi, Costumi di tutto il mondo, in Carnevale in giallo, Sellerio, 2014. ISBN 88-389-3139-9
  • Marco Malvaldi, Aria di montagna, in Vacanze in giallo, Sellerio, 2014. ISBN 88-389-3193-3
  • Marco Malvaldi, Il telefono senza fili, Sellerio, 2014. ISBN 9788838932281

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