Marco Travaglio

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Marco Travaglio

Marco Travaglio (1964 – vivente), giornalista, scrittore e blogger italiano.

Indice

[modifica] Citazioni di Marco Travaglio

  • Come lo spieghi ad un extracomunitario che per avere l'onore di votare per un pregiudicato deve essere incensurato? (dal programma televisivo Anno Zero, 14 settembre 2006)[1]
  • Grillo non fa altro che aizzare la piazza su temi che fanno o facevano parte del programma dell'Unione. (dal programma televisivo Annozero, Rai 2, 4 ottobre 2007)
  • I vincitori [delle elezioni politiche 2008] sono Di Pietro e la Lega, che hanno uno raddoppiato e l'altro triplicato i voti. Perché... perché la Lega ha vinto? Secondo alcuni la Lega ha vinto perché è radicata nel territorio e questo è vero. Perché è vista come un movimento non organico alla casta... Ed è vero che è vista così, il problema è che non è vero che sia così, perché se i leghisti duri e puri, che vanno a Pontida travestiti da Obelix e da Panoramix sapessero cosa fanno i loro rappresentanti quando arrivano a Roma Ladrona, probabilmente quei 300.000 fucili salterebbero fuori, ma per sparare nelle chiappe ai loro rappresentanti... Perché il leghista integrato a Roma è peggio del peggiore forchettone democristiano o socialista della Prima Repubblica, perché essendo neofita arraffa tutto rapidamente perché sa che gli rimane poco tempo, mentre il democristiano ha tempi medio-lunghi... Il leghista ha sempre l'impressione che finisca subito... quindi porta via tutto! Mette anche spaghetti in tasca... Il leghista ricorda la scena di Totò sul tavolo in Miseria e nobiltà... (da un incontro avvenuto il 29 maggio 2008 a L'Aquila)
  • La Costituzione è molto più avanzata dell'Italia e di noi italiani: è uno smoking indossato da un maiale. (a un incontro al Lingotto di Torino per illustrare l'articolo 21 della Costituzione, 12 maggio 2008; citato ne la Repubblica, 13 maggio 2008, pag. 4)
  • [Sul lodo Alfano] La legge è uguale per tutti meno quattro. (dal programma televisivo Anno Zero, 2 ottobre 2008)
  • Oltre all'offesa sanguinosa di salvarmi dalla torre a discapito di Filippo Facci, il buon Renato Farina mi definisce pure «cattivo e falsario» (Magazine n. 33). Falsario è uno che mente sapendo di mentire: gradirei sapere da Farina, noto specialista del ramo, quando l'ho fatto (possibilmente con le prove). Quanto alla cattiveria, per carità: da uno che su Libero ha insultato Enzo Baldoni rapito e poi Enzo Baldoni ammazzato, ma in compenso porta oro incenso e mirra (soprattutto incenso) all'amato Silvio Berlusconi, a Villa San Martino per il Santo Natale e a Villa La Certosa per il Ferragosto, le lezioni d'amore sono ben accette. Anche perché, quando il presidente del Consiglio dona a un giornalista un orologio Cartier il giornalista lo accetta, il giornalista medesimo tende poi spontaneamente alla bontà. (dalla lettera al Corsera Magazine, 9 settembre 2005)
  • Perché non sembra ma Castelli è stato cinque anni ministro della giustizia, non sa ancora distinguere la giustizia penale da quella civile, quindi quei cinque anni sono passati per lui totalmente invano, ma è rimasto lì cinque anni... Non era mai capitato che un ministro facesse il ministro per cinque di fila, perché non era mai capitato che un governo durasse cinque anni... Poi uno si domanda perché la giustizia è in questo stato?! Cinque anni consecutivi di Castelli... Voglio vedere voi come sareste ridotti al posto della giustizia! (da un incontro avvenuto il 29 maggio 2008 a L'Aquila)
  • Su Wikipedia ho letto che mi ero laureato in paleontologia, non so neanche che cosa sia io la paleontologia, lì ho cominciato a diffidare parecchio anche di Wikipedia (prima puntata di @week – disponibile qui)
  • [Sulle leggi per la sicurezza] Tanto fumo e pochi arresti. (dal programma televisivo Anno Zero, 2 ottobre 2008)
  • [Durante un faccia a faccia con Daniele Capezzone] Tu non sei il padrone, tu sei il maggiordomo... Il padrone è una altro! È Berlusconi il padrone. [...] Ma vedi che parla come il suo padrone. [Capezzone ha appena dato del coglione a Travaglio] Gli ha insegnato anche il vocabolario...! [...] Ma che rispetta gli altri?! Se ogni elezione stai dall'altra parte rispetto a quella precedente! Dai, su... Rispetta gli altri! (dalla puntata Berlusconi: o si ama o si odia? del programma Otto e mezzo, 17 novembre 2008)
  • Volete farvi quattro risate? Leggete Francesco Alberoni – sociologo del nulla, scalatore delle discese, esperto dell'ovvio – sul Corriere di oggi. (citato su Blog di Beppe Grillo - Balle spaziali, 26 maggio 2008 – video originale)
  • Quando uno si informa è molto più difficile prenderlo per il culo. (citato su Blog di Beppe Grillo - Balle spaziali, 26 maggio 2008 – video originale)
  • [Tenendo in mano una copia de Il Giornale] Questo c'è da aver paura a prenderlo in mano perché ci si sporca. (citato su Passaparola, 13 aprile 2009 – video originale)

[modifica] Citazioni tratte da interviste

L'Adige, a cura di Claudio Sabelli Fioretti, 16 agosto 2001
  • Mi riconoscono per strada. Mi fa piacere. Ma siccome sono timido diventa anche imbarazzante.
  • Ho lavorato otto anni con Montanelli e credevo di essere di destra nel senso che la destra era Montanelli. Quando ho visto la destra all'opera ho deciso che non potevo essere di destra. Di sinistra non lo ero prima e non posso esserlo adesso visto che la sinistra ha spianato la strada a Berlusconi. Non sono più niente. In un paese normale voterei per i conservatori. Ma la destra di Montanelli era già minoritaria prima. Senza di lui è praticamente in estinzione.
  • Rubare per il partito è diverso che rubare per se stessi. [...] Se uno ruba per se stesso non altera il mercato politico. Se uno ruba per il partito contribuisce al fatto che il partito si avvantaggi indebitamente rispetto agli altri.
  • La destra scopre legge e ordine solo quando si tratta di manganellare manifestanti pacifici. Per il resto preferisce illegalità e disordine. Lo diceva Montanelli: la destra non sa fare altro che cadere nel manganello ogni volta che da élite diventa fenomeno di massa.
Satyricon, a cura di Daniele Luttazzi, 14 marzo 2001
  • In Italia abbiamo inventato questo genere letterario dell'intervista senza domanda, specie quando il politico è l'ospite.
  • Marcello Dell'Utri è il braccio destro di Silvio Berlusconi, palermitano, l'uomo che nel 1974 quando Berlusconi ha bisogno di uno stalliere va a Palermo, prende un boss mafioso glielo porta a Milano e glielo mette in Villa per un anno e mezzo: si chiamava Mangano questo boss, è stato poi processato al maxiprocesso di Falcone e Borsellino e poi è stato condannato all'ergastolo per traffico di droga, mafia e omicidio, ed era in rapporto con Dell'Utri fino almeno al '93-'94. Chiusa la parentesi. Stavamo dicendo?
  • Allora, Cartotto racconta il movente della nascita di Forza Italia: "Berlusconi, in una convention di quadri della Fininvest tenuta a Montecarlo, tenne un discorso che posso definire di attacco, dicendo specificamente: i nostri amici che ci aiutavano, Craxi & c., contano sempre di meno, i nostri nemici contano sempre di più, dobbiamo prepararci a qualsiasi evenienza per combatterli" . Ma racconta un'altra cosa secondo me strepitosa, e cioè che nel 1992-93, quando Caselli non era nemmeno procuratore di Palermo, quando nessuno si sognava di ipotizzare alcunché di rapporti tra mafia e Fininvest, Berlusconi, secondo Cartotto, si aggirava per le sue aziende dicendo "se non andiamo in politica ci accuseranno di essere mafiosi". Ora, a me francamente non è mai capitato di temere di essere accusato di essere mafioso. A te non credo.
  • No, sarà che le conosco e quindi do un po' meno peso. C'è un atto assolutamente pubblico, la requisitoria del pubblico ministero Luca Tescaroli al processo di appello per la strage di Capaci dove sono stati condannati tutti i boss di Cosa Nostra, da Riina in giù, per avere ordinato e realizzato la strage che ha visto la morte di Falcone, della moglie, degli uomini della scorta; in questo processo di appello Tescaroli fa un accenno ad un'altra indagine che è in corso alla procura di Caltanissetta, e che riguarda i mandanti avolto coperto, cioè coloro che avrebbero diciamo suggerito se non altro la tempistica per quelle due stagi in sequenza che erano Capaci e poi via D'Amelio: voi ricorderete che in quei 50 giorni saltarono in aria i due giudici più famosi d'Italia, a Palermo, cioè Falcone e Borsellino: intere autostrade sventrate, cioè una cosa mai vista; forse in Colombia. E questo pubblico ministero nella requisitoria ha sostenuto, ha ricordato, le parole di alcuni collaboratori di giustizia i quali sostengono che Totò Riina, prima di mettere a punto queste stragi, aveva incontrato alcune persone importanti, come le chiamava lui, e questi pentiti riferiscono che erano Berlusconi e Dell'Utri.
  • Bè, è un'intervista abbastanza agghiacciante, per chi la vede soprattutto col senno di poi, cioè la vede come il testamento spirituale. Borsellino dice alcune cose: a) che la procura di Palermo in quel momento sta indagando sui rapporti tra Berlusconi, Dell'Utri e Mangano; e poi dice un'altra cosa: dice che in una intercettazione del 1981 tra Mangano e Dell'Utri, Mangano sta contrattando con Dell'Utri a proposito di un cavallo. E Borsellino dice che "nel maxiprocesso noi abbiamo appurato che Mangano quando parla di cavalli intende partite di droga". Quando poi il giornalista, che è un francese, quindi fa domande, gli dice "se ricordo bene nell'inchiesta c'è un'intercettazione fra Mangano e Dell'Utri in cui si parla di cavalli". Borsellino, che evidentemente è un fine umorista, risponde "bè, nella conversazione nel maxiprocesso, se non piglio errore, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo. Quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli: se qualcuno mi deve recapitare due cavalli me li recapita all'ippodromo oppure al maneggio, non certamente dentro a un albergo". Allora, voi immaginate un'intervista di questo genere rilasciata oggi da Borsellino vivo, che cosa si direbbe di Borsellino, che è una toga rossa, che è arrivata la cavalleria comunista, che non a caso è un complotto politico, la giustizia a orologeria.
Che tempo che fa, a cura di Fabio Fazio, 10 maggio 2008
  • È molto istruttivo quando vengono elette le alte cariche dello stato perché i giornali pubblicano tutti i nomi dei personaggi che hanno ricoperto quella carica nella storia repubblicana, e uno si rende conto – perché ci passa di mente quando vediamo certe facce – che una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni... Che ne so, possiamo fare una lunga lista – Fanfani – cioè, uno vede tutta la trafila, poi arriva e vede Schifani. C'è un elemento di originalità: la seconda carica dello stato, Schifani. [...] No, mi domando chi sarà quello dopo. In questa parabola a precipizio – cioè – dopo c'è solo la muffa probabilmente, il lombrico come forma di vita credibile. [...] Dalla muffa si ricava la penicillina, quindi era un esempio sbagliato.
  • Certo. Noi abbiamo delle responsabilità gravissime, in un sistema che premia coloro che si mettono al servizio dei politici. Anche nella scelta delle notizie, perché i giornalisti sbagliano magari, ma un senso di cos'è una notizia e cosa no ce l'hanno. È chiaro che se il clima politico, induce diciamo a un rapporto di distensione tra l'opposizione e la nuova maggioranza, Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi... Io non scrivo che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi perché non lo vuole né la destra né la sinistra, e io che c'entro con la destra e con la sinistra? Loro prendano le posizioni politiche che vogliono, ma io devo fare il giornalista. Io devo raccontarlo, l'ha raccontato Lirio Abbate nel libro che ha scritto con Gomez, e viene celebrato giustamente come un giornalista eroico minacciato dalla mafia. Allora, o hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone, un mentitore, oppure hanno il coraggio di prendere nota di quello che scrive della seconda carica dello Stato, e chiedere semplicemente alla seconda carica dello Stato di spiegare quei rapporti con quei signori che sono stati poi condannati per mafia; invece noi, purtroppo, andiamo a rimorchio del clima politico. Se ci fosse scontro qualcuno dice: vabbè, alla sinistra fa comodo lo scrivo. Oggi che nemmeno la sinistra vuole sentir parlare di certe cose, non ne parla più nessuno: è un dramma.

[modifica] Citazioni tratte da articoli

[modifica] L'espresso

  • Finalmente una buona notizia: il governo Prodi ripristina il falso in bilancio com'era prima di Berlusconi, autore della controriforma del 2002 che di fatto cancellava per legge il reato di cui lui stesso era imputato. E che, come scrisse la bibbia del capitalismo mondiale, 'The Economist', "farebbe vergognare anche una repubblica delle banane". Per i reati futuri non leggeremo più sentenze di assoluzione con l'imbarazzante formula "il fatto non è più previsto dalla legge come reato". Tutti i veri liberali, sempre pronti a tirar fuori dal taschino il 'modello americano', dovrebbero esultare. O magari chiedere – come fa Giacomo Lunghini sul 'Sole 24 ore' – che la nuova legge venga ritoccata per farvi rientrare le sanzioni previste dalla 231/2001 sulla responsabilità penale delle società (pare che il testo del governo se la sia scordata). (Falso non fare, paura non avere, 9 novembre 2007)

[modifica] l'Unità

  • Le vittime della censura non sono soltanto i personaggi imbavagliati per evitare che parlino. Sono anche, e soprattutto, milioni di cittadini che non possono più sentire la loro voce per evitare che sappiano. (2 dicembre 2006)
  • È ancora in vigore, la Costituzione della Repubblica Italiana che sta per compiere 60 anni? Sì, formalmente lo è ancora. Di fatto, non più. Quel che sta accadendo tra Roma e Catanzaro è una sorta di golpe bianco che, diversamente dai golpe-golpe, mantiene la parvenza della legittimità. Il ministro della Giustizia ha la facoltà di ispezionare un magistrato, di proporlo al Csm per una sanzione disciplinare o per un trasferimento immediato. Il procuratore capo ha la facoltà di revocargli la delega su un'indagine e il procuratore generale di avocargli un fascicolo. Nessuno ha violato la legge, nella guerra scatenata da pezzi del potere politico e giudiziario contro il pm Luigi De Magistris. Tutte le carte sono a posto, anche se il risultato finale di queste azioni legittime è clamorosamente incostituzionale. (Avocazione e Costituzione, 22 ottobre 2007)
  • Oggi il Consiglio di Stato, dopo nove anni di battaglie legali in Italia e in Europa, decide di quanto lo Stato debba risarcire Europa7 per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale. Nella causa il governo è rappresentato dall'Avvocatura dello Stato. La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell'editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999). Un fatto già abbastanza singolare: l'Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. (Stato-Mediaset, copia e incolla, 6 maggio 2008)
Uliwood party
  • Il cosiddetto ministro della Giustizia Mastella ha subito capito qual è il problema: non Berlusconi che si compra i senatori un tanto al chilo, ma i magistrati che l'hanno scoperto e i giornalisti che l'hanno scritto. Diagnosticata la malattia, ecco la cura: «Ho presentato un ddl sulle intercettazioni che ha raccolto ampi consensi alla Camera, ma è fermo al Senato. Se si sblocca, si risolve il problema. Che esiste. Ma non solo quando tocca qualcuno. Se tocca me, nessuno interviene». (14 dicembre 2007)
Ora d'aria
  • L'altro giorno (come riferisce il sito articolo21.info) quello della spagnola Tve riportava il primo incidente diplomatico scatenato dal nostro futuro premier prim'ancora di insediarsi al governo, con una frase riportata col dovuto rilievo solo dall'Unità (subito rimbrottata dall'interessato): "Zapatero avrà una certa difficoltà, troppe donne nel suo governo". In effetti Zapatero non ha la fortuna di avere come ministri Bossi, Calderoli e Maroni. Così il Cainano ha compiuto il miracolo di mettere d'accordo la destra e la sinistra spagnole. "La risposta al vincitore delle elezioni italiane – riferiva la Tve il 16 aprile – è stata unanime, al di là del colore politico". E giù critiche feroci dalle neoministre Bibiana Aido e Magdalena Alvarez, ma anche da Esperanza Aguirre, presidente del Comune di Madrid (Partito Popolare, centrodestra): "Questo è il secolo delle donne, e una delle cose migliori del presidente è stata la nomina di così tante donne nel governo". Il socialista Alfonso Guerra ha sintetizzato il comune sentire iberico con una frase lapidaria: "Berlusconi è un delinquente, non c'è altro da dire su questo signore". Insomma l'immagine internazionale dell'Italia, oscurata da due anni di comunismo, torna finalmente a rifulgere nel mondo intero. In Spagna se ne sono già accorti. Il Tg1 seguirà. (Liscia la notizia, 22 aprile 2008)
  • Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone ("fanno uso politico del loro cognome", sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati "disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana": è proprio lui. Non è omonimo dell'autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l'impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui. (Scusate il disturbo, 1 maggio 2008)
  • Al Tappone ha voluto festeggiare il suo 72° compleanno nel solco della tradizione: raccontando balle. Ha fatto la solita lista di processi a suo carico, esagerando un po' ("100 procedimenti, 900 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 587 visite della polizia giudiziaria, 2500 udienze, 180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti") e senza rendersi conto che anche un decimo di quelle cifre in qualunque altro paese avrebbe catapultato il premier, se non in galera, almeno fuori da Palazzo Chigi. Ha ripetuto di essere "sempre stato assolto", mentre ha avuto 6 prescrizioni perché lui stesso ha dimezzato i termini di prescrizione (controriforma del falso in bilancio e legge ex-Cirielli) e 2 assoluzioni perché "il fatto non costituisce più reato" in quanto lui stesso l'ha depenalizzato (sempre il falso in bilancio). Ha raccontato che la legge Alfano è "comune ad altri Paesi europei", mentre non esiste democrazia al mondo che preveda l'immunità per il premier (Grecia, Portogallo, Francia e Israele la contemplano solo per il capo dello Stato). E s'è dimenticato di spiegare come mai, appena passato il Dolo Alfano, il suo avvocato on. Niccolò Ghedini annunciò che lui non l'avrebbe usato perché voleva essere assolto, mentre ora pretende di applicarlo pure al coimputato Mills con la sospensione urbi et orbi del processo. (I padrini ricostituenti, 30 settembre 2008)
  • Negli Stati Uniti il Parlamento, libero e sovrano, boccia sonoramente il piano di salvataggio della finanza tossica americana a spese dei contribuenti, firmato dal presidente Bush con l'accordo dei vertici dei partiti democratico e repubblicano. In Italia il Parlamento è una pròtesi del presidente del Consiglio, che lo convoca e lo sconvoca a seconda delle scadenze dei suoi processi e dei finti impedimenti dei suoi onorevoli avvocati, per il resto bypassandolo allegramente con continui decreti legge (su 12 leggi approvate finora, 11 sono dl e solo uno è un ddl, la porcata Alfano, ovviamente incostituzionale). E le possibilità che il Parlamento bocci il piano delinquenziale che scarica sui contribuenti i debiti dell'Alitalia per regalarne la parte sana a una compagnia di giro di profittatori di regime, capitanata da Colaninno condannato dal Tribunale di Brescia a 4 anni per la bancarotta del gruppo Italcase-Bagaglino, è pari a zero. (I pompieri di Viggiù, 1 ottobre 2008)
Zorro
  • La boiata razzista del Cainano s'inserisce in una tradizione che l'ha reso celebre nel mondo, perché è fuori dai patrii confini che dà il meglio. Le corna a Caceres, in Spagna. L'atterraggio in Estonia ("Bella, l'Estuania"). Le molestie a un'operaia della Merloni in Russia ("voglio baciare la lavoratrice più bella", con Putin che osservava gelido l'amico Silvio intento ad arrampicarsi sulla giunonica ragazza in fuga). Il ricordo dell'11 settembre ("voglio ricordare l'attacco del comunismo alle due torri"). Gl'insulti al mondo islamico ("Dobbiamo esser consapevoli della superiorità della nostra civiltà su quella islamica, ferma a 1400 anni fa)". Le ganassate da latrin lover col danese Rasmussen ("È più bello di Cacciari, lo presenterò a Veronica") e col tedesco Schroeder ("Parliamo di donne: tu te ne intendi, ne hai cambiate tante, eh eh"). Il "kapò nazista" al socialista tedesco Schulz. La mania di regalare orologi a chiunque, anche durante il G8 mentre parlava Chirac. E poi i tentativi di rimediare alle gaffes, raddoppiandole. [...] Pezo el tacon del buso. Infatti l'altroieri ha dato degli "imbecilli" e poi dei "coglioni" a quelli che non hanno gradito il suo umorismo da Ku Klux Klan, mandandolo alla fine "affanculo". Ora si spera che non incontri mai Mandela: "Ohè, Nelson, troppe lampade eh?". (Nulla è impossibile, 07 novembre 2008)
  • A lui non frega nulla di Eluana. A lui interessa affermare il principio che una sentenza definitiva può essere ribaltata per decreto, o per legge ordinaria, o per legge costituzionale. A lui non frega nulla della vita e della morte. A lui interessa compiacere il Vaticano con un decreto impopolare ma a costo zero, fatto già sapendo che il Quirinale non lo firmerà, dunque senza pagare alcun prezzo di impopolarità. A lui non frega nulla delle questioni etiche. A lui interessa coprire il colpo di mano contro la giustizia e la civiltà: i medici trasformati in questurini e delatori contro i malati clandestini; le ronde illegali legalizzate; le intercettazioni legali proibite; gli avvocati promossi a padroni del processo, che faranno durare decenni convocando migliaia di testimoni inutili per procacciare ai clienti ricchi l'agognata prescrizione; i pm degradati ad «avvocati dell'accusa», come negli stati di polizia, dove appunto la polizia, braccio armato del governo, fa il bello e il cattivo tempo senza controlli della magistratura indipendente; dulcis in fundo, abolito l'appello del pm contro l'assoluzione o la prescrizione in primo grado, ma non quello del condannato (non hai vinto? Ritenta, sarai più fortunato), sempre all'insegna della «parità fra difesa e accusa». Tutte leggi incostituzionali che, dopo il no del Quirinale al decreto contra Eluanam, hanno molte possibilità in più di passare. Per giunta, inosservati. Parlare di colpo di Stato è puro eufemismo. E poi, che sarà mai un colpo di Stato? Se la Costituzione non lo prevede, si cambia la Costituzione. (Tecnica di un colpo di Stato, 11 febbraio 2009)
  • L'altro giorno, a Torino, due tizi hanno rapinato una banca mascherati da Berlusconi e Dell'Utri. Sulle prime il cassiere era terrorizzato. Poi ha capito che erano solo maschere. (L'audace colpo del solito noto, 12 febbraio 2009)
  • Sulla continuità fra Craxi e Berlusconi, niente da dire: la testimoniano anche i 23 miliardi di lire passati dai conti esteri del secondo a quelli del primo nei primi anni 90. Più controversa la questione del grande leader modernizzatore: forse Gianni Alemanno si riferisce alle due condanne per il magnamagna di Tangentopoli, o al rapporto debito-pil passato nei 4 anni del governo Craxi dal 70 al 92%, o all'alleanza coi generali argentini e col tiranno somalo Siad Barre, o alla fuga organizzata per sottrarre alla giustizia il terrorista palestinese Abu Abbas dopo il sequestro della nave Achille Lauro e l'assassinio di un ebreo paralitico americano. La via di Roma dedicata all'unico premier corrotto e latitante della storia dell'Occidente sarà quella antistante l'hotel Raphael. Una scelta non casuale: proprio lì, nell'aprile '93 gli elettori delMsi, e poi di An e poi di Alemanno tirarono le monetine a Bettino urlando «via Craxi». Ora, finalmente, verranno esauditi. (Gianni Alemagna, 20 febbraio 2009)
V-day after, 10 settembre 2007
  • A vedere i telegiornali di regime, cioè praticamente tutti, sabato a Bologna e nelle altre piazze non è successo niente (molto spazio invece al matrimonio di Baldini, l'amico di Fiorello). A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell'"antipolitica", del "populismo", del "giustizialismo" e del "qualunquismo". In un paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare "tutti ladri" è qualunquismo. E infatti, che il V-Day fosse antipolitico, populista, giustizialista e qualunquista, lorsignori l'avevano stabilito prim'ancora di vederlo, di sapere che cos'era. A prescindere.
  • È antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un'ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti? È antipolitica chiedere di restituire la sovranità al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purché a scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi? È antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodiché si torna a lavorare o, se non s'è mai fatta questa elettrizzante esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri? È antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei? Chi era a Bologna in piazza Maggiore, o in collegamento nel resto d'Italia e all'estero, ha visto decine di migliaia di persone restare in piedi da mezzogiorno a mezzanotte. Ha sentito Grillo chiedere il superamento "di questi" partiti, i partiti delle tessere gonfiate, dei congressi fasulli, delle primarie dimezzate (vedi esclusione di Furio Colombo, Di Pietro e Pannella), della legge uguale per gli altri; smentire di volerne creare uno nuovo; e rammentare che gli "abusivi" da cacciare non sono ambulanti e lavavetri, ma politici e banchieri corrotti o collusi.
  • Ho trascorso l'intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico "contro" Marco Biagi, ma "di" Marco Biagi. Il nome "Marco Biagi" non è mai stato citato per esteso. S'è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava "rompicoglioni". E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però "il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c'è lavoro". Lo dico perché un amico, l'ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte "offese a Biagi". Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più.

[modifica] Micromega

  • Due anni fa votai per l'Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al Senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare per il partito di Antonio Di Pietro, che tra le altre cose non candida né condannati né inquisiti. [...] Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l'astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri. A convincermi a votare per l'Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi anni le battaglie per la legalità e la libertà d'informazione. [...] E poi c'è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare – da ministro e da leader di partito – una serie di «no» molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. (Con Di Pietro, per fare il guastafeste, n.°2/2008, 25 marzo 2008)

[modifica] Voglio Scendere - il blog di Corrias, Gomez, Travaglio

  • Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo. Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). [...] Si chiama "guerra preventiva", e non l'ha neppure inventata Mastella. L'aveva già teorizzata Mao: "Colpirne uno per educarne cento". Funziona. (da La soluzione finale, 15 settembre 2007)
  • Scusate se dico un'altra parolaccia, ma ho scoperto una cosa che mi ha lasciato basito: il cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella (parlando con pardòn) è tuttora iscritto all'Ordine dei giornalisti professionisti. Colui che ha definito Annozero il "Ku Klux Klan dell'informazione" e ne ha chiesto la normalizzazione minacciando, altrimenti, di sfiduciare il Cda Rai e di far cadere il governo, che ha insultato Santoro, il sottoscritto e Beatrice Borromeo, che ha definito Giovanni Floris "un farabutto", che chiede i danni all'Espresso "reo" di aver scoperto la sua gita di Stato aviotrasportata al gran premio di Formula Uno e le sue sei case comprate a prezzi da box auto nel centro di Roma, che paragona al terrorismo ogni critica nei suoi confronti, che scrive nel suo blog "qual'è" con l'apostrofo e "come se io sia", che ha scritto una legge liberticida per far condannare fino a 100 mila euro i giornalisti che pubblicano atti d'indagine non segreti e dunque pubblici, ecco: questo bel tipo è un "collega". (da Fuori lui o fuori noi, 15 ottobre 2007)
  • Silvio Berlusconi, tra una serata al Bagaglino e una spallata fallita al governo, ha trovato il tempo e soprattutto la faccia tosta di ricordare Enzo Biagi. Con queste testuali parole: «Al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso, rendo omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima». Le vicende che li hanno qualche volta divisi si chiamano diktat bulgaro del 18 aprile 2002, quando l'allora presidente del Consiglio ordinò la cacciata dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi per "uso criminoso della televisione", trovando subito uno stuolo di servi furbi, da Agostino Saccà a Fabrizio Del Noce, pronti a obbedirgli. Morire a 87 anni può capitare. Rovinare gli ultimi anni di vita a un grande giornalista è un crimine. (da L'estremo oltraggio, 7 novembre 2007)
  • Totò paragonava la morte alla "livella" che, alla fine della vita, rende finalmente tutti uguali. Ma, per sua fortuna, non aveva visto all'opera il Parlamento italiano della XV legislatura, che due giorni fa, approvando la legge finanziaria, ha deciso di tenere separate le sorti delle vittime del terrorismo da quella delle vittime della mafia. Le prime ricevono dallo Stato un sussidio più che doppio rispetto alle seconde. Le vite dei magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti, politici, sacerdoti, semplici cittadini ammazzati dai mafiosi valgono meno di quelle di chi ha avuto la fortuna di essere assassinato dai brigatisti rossi e neri. [...] Rientrando in albergo, ho acceso la tv per vedere se per caso qualche tg o qualche talk show si stava occupando della faccenda. A "Speciale Tg1" Gianni Riotta, con quella faccia da Riotta, stava inscenando il solito minuetto tra politici (Matteoli di An e Rutelli del Pd) e alcuni direttori di giornale sulla vera emergenza del Paese: i partiti che non "dialogano" a sufficienza sulle "grandi riforme". A "Matrix" Enrico Mentana, con quella faccia da Mentana, ospitava l'altra metà della famiglia Rutelli, cioè Barbara Palombelli, per risolvere un'altra emergenza nazionale: il delitto di Perugia. Tra spegnere e vomitare, ho preferito spegnere. (da Morti di serie B, 17 novembre 2007)
  • Alla parola "moralità", il Cavaliere chiama Bonaiuti e chiede un dizionario: dev'essere un termine australiano, comunque arcaico. (da Chi vuol essere milionario, 13 dicembre 2007)
  • Nella scorsa legislatura ebbero grande risonanza mediatica (almeno sui giornali) gli appelli promossi e firmati da alcuni fra i nostri più prestigiosi giuristi e docenti universitari contro le leggi vergogna del governo Berlusconi e contro gli attacchi dell'allora premier all'indipendenza e all'autonomia della magistratura. Qualcuno si domanderà: che fine han fatto quei giuristi e docenti universitari ora che le leggi vergogna (dall'indulto al bavaglio di Mastella ai giornalisti su intercettazioni e atti d'indagine) le promuove il centrosinistra, ora che gli attacchi all'indipendenza e all'autonomia della magistratura li muove l'Unione all'unisono col centrodestra? (da Non disturbare i manovratori, 18 dicembre 2007)
  • Non c'è più niente da fare. Ormai Berlusconi ha vinto. Dopo 15 anni di slogan falsi bombardati con gli ordigni radioattivi delle sue televisioni e della sua Rai, è riuscito a contaminare tutto il paese, tutto l'ambiente che lo circonda, compresi i politici del centrosinistra che dovrebbero opporglisi, compresi tanti intellettuali e giornalisti. Per cui, ormai, parlano e pensano (si fa per dire) quasi tutti come lui. Lo dimostrano, se ve ne fosse ancora bisogno, gli alti lai del Club degli Intoccabili – da Bertinotti a Mastella, da Franceschini a Berlusconi, per non parlare delle mosche cocchiere dalemian-veltroniane Latorre, Caldarola e Polito e dei cerchiobottisti alla Sergio Romano – contro le intercettazioni, chi le effettua e chi le pubblica. (da Nient'altro che la verità, 23 dicembre 2007)
  • Ma non possiamo non occuparci, ancora una volta, di un governo indecente e di un premier fuori controllo che ieri, dopo la bocciatura del suo demenziale decreto incostituzionale e vergognoso, ha sostenuto che Eluana sta benissimo, tanto che potrebbe persino avere figli. In attesa che ci racconti una barzelletta sui malati terminali in coma vegetativo, sulla scia di quelle sull'Olocausto e sulle ragazze stuprate, sarebbe il caso che qualcuno provvedesse a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). In un paese perlomeno decente, in casi come questo arrivano due infermieri e portano via il soggetto in ambulanza, per sottoporlo ad accurati accertamenti. (da Edizione straordinaria. Portatelo via, 6 febbraio 2009)

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  • Così le pagine più corrosive sono quelle sulla sinistra all'italiana, che di Berlinguer ha seppellito il meglio, la questione morale, e ha salvato il peggio, cioè il compromesso storico, riuscendo per giunta a corromperlo nell'eterno inciucio: "È un antico vezzo della sinistra voler apparire furba come i padroni". Oggi siamo ammorbati dalla figura del "berlusconiano però di sinistra, ultimo esito barocco del decadentismo intellettuale", dalla Bicamerale all'ultima spartizione della Rai. Intanto, a destra come a sinistra, s'avanza quello strano anfibio che è l'ateo clericale, da Pera a Rutelli, molto distratto sul Padreterno ma devotissimo al cardinal Ruini, insensibile all'imitazione di Cristo ma perfetto in quella di Andreotti. (da presentazione Come ti sei ridotto di Curzio Maltese)
  • I singoli magistrati possono avere opinioni politiche, come è garantito dalla Costituzione a ogni cittadino (del resto, a Berlusconi piacciono magistrati come Tiziana Parenti, Carlo Nordio, Melchiorre Cirami, Nitto Palma... a cui il suo schieramento ha offerto posti in Parlamento e ricchi contratti giornalistici). L'importante è che ogni magistrato, a prescindere dalle sue opinioni politiche, giudichi poi i FATTI, non le opinioni, e le giudichi CON IMPARZIALITA' a prescindere da chi gli è davanti. È stato commesso un reato? Questo deve decidere il giudice. Le idee politiche non c'entrano. Altrimenti chi è di destra non potrebbe essere giudicato da chi è di sinistra e viceversa. Ma allora ciascuno dovrebbe essere giudicato da un giudice della sua parte. E allora ciascuno dovrebbe scegliere il proprio giudice: una follia... (da PINOCCHIO BAZAR - Ovvero le bugie nel videomessaggio di Berlusconi)
  • Il risultato è la scomparsa del talento, l'"involuzione autarchica del gusto", il trionfo del "finto bello", del fasullo, del provinciale, del mediocre. Nell'arte, nel design, nell'architettura, nell'industria. E dire che solo mezzo secolo fa l'Italia spopolava nel mondo grazie alla bellezza, all'originalità, al genio: la Vespa, la Guzzi, la Cinquecento, la Giulietta, l'Olivetti Lettera 22, la sedia Superleggera di Giò Ponti, le lampade Fontana e Castiglioni. Anche in questo senso Berlusconi è l'effetto, non la causa: le sue mirabolanti imprese televisive non hanno mai varcato la cinta daziaria, e appena si sono affacciate oltre Chiasso sono miseramente fallite (Francia e Germania) o finite in tribunale (Spagna). (da presentazione Come ti sei ridotto di Curzio Maltese)
Stoccata e Fuga
  • Ha ragione Cossiga: uno come me non può misurarsi con uno come lui. Io sono un cialtrone, un tipaccio, e soprattutto sono astemio. (9 gennaio 2006)
  • Che il Presidente Emerito Francesco Cossiga fosse un uomo sempre molto lucido, lo si era capito da tempo. Ora sappiamo che è anche molto colto. L'altro giorno, replicando a un mio articolo con un comunicato di 30 righe in cui precisava di non volermi replicare e nemmeno insultare, s'è avventurato in una citazione dotta: "Forse aveva ragione l'ex presidente peruviano Fujimori, che diceva che 'la storia è proprio finita'". Per la verità, la "fine della storia" è di Francis Fukuyama. L'ex presidente peruviano Fujimori è famoso per altre circostanze: dovette fuggire all'estero per evitare un arresto per corruzione. Ma si sa, al cuore non si comanda. (10 gennaio 2006)
  • Fassino trova che "Travaglio dice spesso cose improprie". D'Alema minaccia di trascinarmi in tribunale. Bertinotti dice che "Travaglio mi dà l'orticaria". Cossiga mi dà del "fascista e bugiardo". Poi Bellachioma va a Pompa a Pompa e mi definisce "un animale a se stante". Il più bel complimento che mi abbia fatto un politico, è arrivato da lui. Non so chi debba preoccuparsi di più, se io o lui. (1 febbario 2006)
  • Il Poveraccio Emerito della Repubblica Francesco Prozac Cossiga rende noto, tramite un suo portavoce, di aver presentato un'interpellanza parlamentare al ministro dell'Interno: Per sapere se alla luce dell'articolo di Pier Luigi Battista sul quotidiano Corriere della Sera, se corrisponda a verità l'ipotesi da detto autorevole giornalista formulata, e pur considerando, se vera, la cosa assolutamente lecita se nell'interesse della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e della necessaria attività di informazione, disinformazione e controinformazione, i giornalisti Marco Travaglio e Giuseppe D'Avanzo siano nel 'libro paga' e per quale somma, del Capo della Polizia dott. Gianni De Gennaro, cui sono notoriamente legati da vincoli di amicizia e collaborazione, come dimostrato dalla loro campagna contro il SISMI; e per sapere inoltre, qualora l'ipotesi sia vera, se non ritenga di rendere permanente e più ampia la loro collaborazione, facendoli assumere come informatori occulti dal SISDE". Alcuni amici mi hanno telefonato per invitarmi a rispondere al Poveraccio Emerito: dicendo, per esempio, che (purtroppo) non ho mai conosciuto il dott. Gianni De Gennaro. Ma ho deciso di non rispondere. Attendo con sempre maggiore impazienza una soluzione più risolutiva: l'arrivo dell'ambulanza. Purtroppo è in ritardo. Di una quindicina d'anni. (12 giugno 2006)
  • "Il presidente del Consiglio, dottor Silvio Berlusconi", come lo chiamava idealmente inginocchiato l'altra sera il suo dipendente Paolo Bonolis a "Il senso della vita", ha definito il mio ultimo libro "Inciucio" addirittura "un sacrilegio". Lo ringrazio di cuore. Non abbiamo avuto molte recensioni, ma questa è indubbiamente la più lusinghiera. (da Stoccata e Fuga, 25 gennaio 2007)
  • Piero Fassino alle Invasioni Barbariche: "Tra Ferrara e Travaglio, preferisco Ferrara". La stessa risposta che avrebbe dato Berlusconi. Comunque l'ho scampata bella. (3 febbraio 2007)
  • Avviso ai congressisti DS: quando passate davanti al pantheon, occhio al portafoglio. (19 aprile 2007)

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Passaparola
  • È strano che non si trovi più nessuno, ma nemmeno all'estrema sinistra, che ricordi questi fatti documentati. Ancora nel novembre del 1993 quando ormai per Forza Italia si tratta proprio di stabilire i colori delle coccarde e delle bandierine, c'erano i kit del candidato, stavano facendo i provini nel parco della villa di Arcore per vedere i candidati più telegenici; in quel periodo, a tre mesi dalle elezioni del marzo del 1994, Mangano incontra due volte Dell'Utri a Milano. E questa non è una diceria, c'è nelle agende della segretaria di Dell'Utri: Palazzo Cellini, sede di Publitalia, Milano 2, i magistrati arrivano e prendono le agende e nell'agenda del mese di novembre del 1993 si trovano due appuntamenti fra Dell'Utri e Mangano, il 2 novembre e il 30 novembre. E Mangano chi era, in quel periodo? Non era più il giovane disinvolto del '73-'74 quando fu ingaggiato e portato ad Arcore come stalliere: qui siamo vent'anni dopo. Mangano era stato in galera undici anni a scontare una parte della pena complessiva di 13 anni che aveva subito al processo Spatola per mafia e al maxiprocesso per droga, due processi istruiti da Falcone e Borsellino insieme. È stato definitivamente condannato per mafia e droga a 13 anni, ne aveva scontati 11, uscito dal carcere nel 1991 era diventato il capo reggente della famiglia mafiosa di Portanuova e grazie al suo silenzio in quella lunga carcerazione aveva fatto carriera e partecipato alle decisioni del vertice della mafia di fare le stragi. E poche settimane dopo le ultime stragi di Milano e Roma, Dell'Utri incontra un soggetto del genere a Milano negli uffici dove sta lavorando alla nascita di Forza Italia. Io non so se tutto questo sia penalmente rilevante, lo decideranno i magistrati: penso che sia politicamente e storicamente fondamentale saperlo, mentre si vede Gianfranco Fini che cita Paolo Borsellino al congresso che sta incoronando il responsabile di tutto questo, cioè Berlusconi. Verrebbe da dire "pulisciti la bocca". Possibile che invece di abboccare a tutti i suoi doppi giochi, quelli del centrosinistra non – ma dico uno, non dico tutti, li conosciamo, fanno inciuci dalla mattina alla sera e sono pronti a ricominciare con la Costituente come se non gli fosse bastata la bicamerale – uno, di quelli anche più informati, che dica "ma come ti permetti di parlare di Borsellino? Leggiti quello che diceva, Borsellino, di questi signori in quella famosa intervista prima di morire". Leggiti quello che c'è scritto nella sentenza Dell'Utri e poi vergognati, perché quel partito lì non l'ha fondato lo Spirito Santo, l'hanno fondato Berlusconi, Dell'Utri, Craxi con l'aiuto di Mangano che faceva la spola fra Palermo e Milano, infatti le famiglie mafiose decidono di votare per Forza Italia e di abbandonare Sicilia Libera – che viene sciolta nell'acido probabilmente – quando Mangano arriva giù a portare le garanzie. (da I nuovi padri della patria, 30 marzo 2009)
  • In quei mesi la mafia decide di abbandonare il progetto di Sicilia Libera che essa stessa aveva patrocinato e fondato e tutto ciò avviene in seguito a una serie di riunioni, nell'ultima delle quali Bernardo Provenzano – ce lo racconta il suo braccio destro, Nino Giuffré che ora collabora con la giustizia e che è stato ritenuto attendibile in decine e decine di processi compreso quello Dell'Utri – convoca le famiglie mafiose, la cupola, per sapere che cosa scelgono: se preferiscono andare avanti col progetto del partitino regionale Sicilia Libera o se invece non preferiscano una soluzione più tradizionale come quella che sta affacciandosi a Milano grazie all'opera di un loro vecchio amico: Marcello Dell'Utri che conoscevano fin dai primi anni Settanta come minimo, cioè da quando Dell'Utri, in rapporto con un mafioso come Cinà e un mafioso come Mangano, aveva portato quest'ultimo dentro la casa di Berlusconi. (da I nuovi padri della patria, 30 marzo 2009)
  • Non per guastare la festa a questa bella incoronazione imperiale del leader del popolo delle libertà che, come avete visto, a sorpresa è stato eletto primo, unico, ultimo imperatore del partito che aveva fondato sul predellino di una macchina e che quando l'aveva fondato Gianfranco Fini l'aveva subito fulminato dicendo: "siamo alla comica finale, noi non entreremo mai nel Popolo della Libertà e Berlusconi non tornerà mai più a Palazzo Chigi con i voti di Alleanza Nazionale". E quando qualcuno gli aveva chiesto "Possibilità che AN rientri all'ovile?", risposta di Fini: "Noi non dobbiamo tornare all'ovile perché non siamo pecore". Poi come avete visto sono tornati all'ovile quindi ne dobbiamo concludere che sono pecore o pecoroni. (da I nuovi padri della patria, 30 marzo 2009)
  • Perché in quello stesso periodo in Sicilia e in tutto il sud ovest, anche Calabria, si muovevano delle strane leghe meridionali che, in sintonia con la Lega Nord – c'era stato addirittura a Lamezia Terme con un rappresentante della Lega Nord – si proponevano di secedere, di staccare Sicilia, Calabra... infatti si chiamavano "Sicilia libera", "Calabria libera". Era tutto un fronte di leghe molto strano: invece di esserci i padani inferociti lì c'erano strani personaggi legati un po' alla mafia, un po' alla 'ndragheta e un po' alla P2 e uno di questi, il principe Orsini che aveva legami con questi personaggi, aveva legami anche con Marcello Dell'Utri. Quindi noi sappiamo che Dell'Utri – lo ha dimostrato Gioacchino Genchi, ma guarda un po', andando a incrociare i telefoni e i tabulati di questi personaggi – aveva contatti diretti con questo Principe Orsini. Dell'Utri inizialmente tiene d'occhio questi ambienti, perché sono le organizzazioni mafiose, legate a personaggi della P2 e dell'eversione nera, che si stanno mettendo insieme perché sentono odore di colpo di Stato, sentono odore di nuova Repubblica e vogliono far pesare, ancora una volta, la loro ipoteca con un partito o una serie di partiti nuovi. Come Sicilia Libera, della quale si interessano direttamente boss come Tullio Cannella, Leoluca Bagarella, i fratelli Graviano e Giovanni Brusca. (da I nuovi padri della patria, 30 marzo 2009)
  • [Riferendosi all'editoriale del 7 gennaio 1994 sul Messaggero] Sapete chi era questo signore che si stracciava le vesti contro Berlusconi ed Emilio Fede: Paolo Bonaiuti. Non è un omonimo. È proprio lo stesso che oggi fa da portavoce a Berlusconi e che voi trovate... È quel signore che compare soprattutto la domenica quando va in riposo Capezzone, anche Capezzone chiude per riposo settimanale come le pizzerie, in quel caso subentra Bonaiuti. È quel signore che voi vedete vestito in modi variopinti, che fa sempre così con la testa, come quei cagnolini che stanno sul retro delle macchine degli agricoltori vicino al cappello di paglia. Ecco, quello è Bonaiuti. All'epoca era vicedirettore del Messaggero, era di sinistrissima naturalmente, e sparava a zero, scrivendo delle cose anche condivisibili. Nel senso che anche lui ha avuto un periodo in cui ragionava con la sua testa, poveretto. Poi ha smesso... (da RAI: la voce del padrone, 20 aprile 2009)


[modifica] La scomparsa dei fatti

  • C'è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, "c'è gente che pagherebbe per vendersi".
  • C'è chi nasconde i fatti anche a se stesso perché ha paura di dover cambiare opinione.
  • Il maestro ineguagliato nell'arte del parlar d'altro è Bruno Vespa col suo teatrino quasi quotidiano di Porta a Porta su Rai1, la rete ammiraglia del cosiddetto servizio pubblico. Dopo la condanna in primo grado di Cesare Previti al processo Sme per corruzione del giudice Renato Squillante, Vespa si occupa del Viagra.
  • Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto.
  • [In riferimento alla missione americana in Iraq] In principio erano le armi di distruzione di massa. Per prevenire il terribile attacco di Saddam al resto del mondo, partì la guerra in Iraq. Poi si scoprì che le armi non c'erano, nulla non c'era nulla da prevenire. Allora si disse che bisognava colpire, a Baghdad, il più terribile alleato e foraggiatore e protettore di Al Quaeda. Poi si scoprì che i due nemmeno si conoscevano, anzi si odiavano. Poi si disse che eravamo lì per liberare gli Iracheni da Saddam […] Allora si disse che dovevamo restare lì perché gli Iracheni lo volevano, infatti ci accoglievano come liberatori. Poi si scoprì che ci sparavano addosso. Allora si disse che eravamo lì per esportare la democrazia. Poi si scoprì che, già che c'eravamo, esportavamo anche la tortura (per esempio nel carcere di Abu Ghraib), dalla quale peraltro l'Iraq era da tempo un discreto produttore. Allora Giuliano Ferrara, che è molto intelligente, disse che c'è una bella differenza fra la tortura di Saddam e la nostra: lui i torturati mica li fotografa, noi sì perché siamo democratici. Clic. Volete mettere la differenza? Allora si disse che bisognava restare per riportare la Pace in Iraq, contro una guerra che prima non c'era e che avevamo scatenato noi. Poi si scoprì che la pace faceva più morti della guerra. Allora si disse che bisognava restare per combattere il terrorismo. Poi si scoprì che di terroristi in Iraq, non ce n'erano, almeno prima dello sbarco delle truppe occidentali: ne arrivarono a migliaia da tutto il mondo arabo e ne sorsero molti in loco, dopo il nostro arrivo; insomma, il terrorismo, da quando lo combattiamo, aumenta. Allora si disse che bisognava restare perché altrimenti sarebbe scoppiata la guerra civile fra sciiti e sunniti. Poi, consultando i libri di storia, si scoprì che quella irachena non conosce guerre civili, ma grazie alla nostra presenza sul posto ottenemmo anche questo risultato: scatenare la prima guerra civile della storia dell'Iraq.
  • [In riferimento all'inchiesta "Mani Pulite" del pool di magistrati di Milano] Gli Italiani, quando scoprirono di essere stati derubati e grassati per anni dai loro sedicenti rappresentanti, s'incazzarono. Finché durò il fruscio delle mazzette negli orecchi degli Italiani, fu facile per loro comprendere chi fossero le vittime della Grande Ruberia: erano loro. I partiti, per mantenere i loro apparati elefantiaci ed il tenore di vita principesco di molti loro boss, imponevano il pizzo su ogni loro appalto; gli imprenditori gonfiavano i prezzi dei lavori con continue varianti in corso d'opera, lo Stato si svenava con una spesa pubblica sempre più fuori controllo, ed ogni anno veniva da noi a bussare a quattrini con leggi finanziarie sempre più giugulatorie. Nel 1993 eravamo sull'orlo della bancarotta. Lo Stato italiano non aveva letteralmente più un soldo in cassa: mancava persino di che pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici. Una situazione pre-Argentina, che costrinse il governo Amato a varare la più spaventosa legge finanziaria della storia d'Europa. Era, quello, lo scontrino fiscale di Tangentopoli. E toccò ai cittadini pagare il conto. Che dovevano fare i derubati? Metter mano ai portafogli e ringraziare chi li aveva ridotti così? Il minimo che si dovesse fare era quel che fecero decine di veneziani, inseguendo De Michelis per le calli della Laguna al grido di «ladròn, ladròn». E quel che fecero migliaia di romani di destra e di sinistra, lanciando banconote false contro Craxi che usciva dalla sua suite all'Hotel Raphael, cantando beffardamente sull'aria Guantanamera: «Vuoi pure queste? Bettino, vuoi pure queste?». Fu una reazione normale, e non c'è proprio nulla di cui vergognarsi. Anche perché il Craxi in questione era stato appena salvato dalla Camera dei deputati, che aveva respinto gran parte delle richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti per gravi episodi di corruzione, e tutte le richieste di arresto e perquisizione avanzate dal pool di Milano. Lo stesso Craxi, pochi mesi prima, si era presentato alla Camera con l'aria dell'accusatore per tenere un discorso ricattatorio puntando il dito sui colleghi e chiamandoli a correo dei propri reati.
  • Il lancio delle banconote fu uno dei momenti più alti della nostra democrazia. I cittadini, correttamente e compiutamente informati come mai era accaduto in passato sul tradimento degli eletti ai danni degli elettori, reagivano con l'unica arma democratica a loro disposizione: l'indignazione e la protesta di piazza, per chiedere una politica più trasparente e più onesta e una legge finalmente uguale per tutti. Il discorso di Craxi alla Camera, il 3 luglio 1992, fu invece uno dei momenti più bassi della storia repubblicana: un ex presidente del Consiglio che aveva governato l'Italia personalmente per quattro anni e – in coalizione con i partiti alleati – per quindici, violando sottobanco le leggi che lui stesso, il suo partito ed i suoi alleati pretendevano di imporre agli altri, ma dal rispetto delle quali si sentiva – chissà perché – esentato, pretendeva di farla franca intonando il «così fan tutti», trafficando con dossier fasulli e «poker d'assi» pieni di due di picche per screditare i magistrati che l'avevano preso con le mani nel sacco. E presto sarebbe fuggito all'estero, latitante travestito da esule, per sottrarsi alla giustizia e alle leggi del suo Paese. Che dovevano fare gli italiani? Battergli le mani? Stendergli il tappeto rosso sotto i piedi? Ringraziarlo del gentile pensiero?
  • Se le notizie fanno paura, le parole che le raccontano ne fanno ancor di più. In fondo è la parola che si conficca nella memoria e aiuta a ricordare questo o quel fatto, richiamandolo come il sibilo agli ultrasuoni che fa scattare il cane. Così – l'abbiamo visto per la guerra e per la pace – le parole diventano più importanti dei fatti. Perché, giocando con le parole, si possono manipolare i fatti, e, alla fine della catena, tutta la memoria collettiva.
  • Giuliano Ferrara, oltre a lavorare per la CIA, è stato ministro e portavoce del primo governo Berlusconi, nonché direttore di due giornali della famiglia Berlusconi, Il Foglio e Panorama: con quale credibilità può commentare o intervistare Berlusconi e i suoi avversari?

[Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, il Saggiatore, Milano 2006. ISBN 8842813958]

[modifica] Citazioni su Marco Travaglio

  • No, Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un'arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l'archivio. (Indro Montanelli)
  • Certo, per un direttore di giornale, avere sottomano un Travaglio, che su qualsiasi protagonista, comprimario e figurante della vita politica italiana è pronto a fornirti su due piedi una istruttoria rifinita nel minimo dettaglio è un bel conforto. Ma anche una bella inquietudine. Il giorno in cui gli chiesi se in quel suo archivio, in cui non consente a nessuno di ficcare il naso, ci fosse anche un fascicolo intitolato al mio nome, Marco cambiò discorso. (Indro Montanelli)
  • Non nominatemelo. Perché a sentire il suo nome mi viene l'orticaria. (Fausto Bertinotti)
  • Ora vi voglio presentare quello che io vorrei come ministro della Giustizia: Marco Travaglio! (Beppe Grillo)
  • Se Berlusconi dovesse morire Travaglio resterebbe disoccupato (Pier Ferdinando Casini)
  • Travaglio è cattivo, falsario, ma intelligente. (Renato Farina)
  • Travaglio è uno sporco fascista di destra. (Francesco Cossiga)
  • Marco Travaglio! Fighetto! (Natalino Balasso (scherz.))
  • Travaglio è un monumento vivente alla libertà d'informazione. (Michele Santoro)

[modifica] Note

  1. In riferimento alla proposta di legge che prevede il diritto di voto agli extracomunitari non coinvolti in processi in corso e non soggetti a condanne definitive, e al fatto che nelle camere sono presenti onorevoli rispondenti alle suddette caratteristiche.

[modifica] Altri progetti

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