Marco Tullio Cicerone

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Cicerone
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Marco Tullio Cicerone (106 a.C. – 43 a.C.), filosofo, scrittore e uomo politico latino.

Indice

[modifica] Citazioni di Marco Tullio Cicerone

[modifica] Citazioni con testo originale

  • [...] di amare come se più tardi si dovesse odiare.
[...] ita amare oportere, ut si aliquando esset osurus. (da Laelius de Amicitia, 59)
  • Bisogna essere servi delle circostanze.
Tempori serviendum est. (da Epistulae ad Atticum, X, 7, 1)
  • È meglio ricevere che fare ingiustizia.
Accipere quam facere praestat iniuriam. (da Tusculanae disputationes, V, 56)
  • Il loro silenzio è un'eloquente affermazione.
Cum tacent, clamant. (da In Catilinam, I, 21)
  • [...] che la fame è il condimento del cibo.
[...] cibi condimentum esse famem. (da De finibus bonorum et malorum, II, 90)
  • La fortuna è cieca.
Fortuna caeca est. (da Laelius de Amicitia, 54)
  • Le armi cedano [il posto] alla toga, l'alloro [militare] alla lode.
Cedant arma togae, concedat laurea laudi. (da De officiis, I, 77)
  • Esistono in tutto due generi di scherzo: uno volgare, violento, vergognoso e osceno, e un altro elegante, urbano, ingegnoso e fine. Di questo secondo tipo sono intrisi non solo il nostro Plauto e la Commedia greca antica, ma anche i libri dei filosofi socratici.
Duplex omnino est iocandi genus: unum illiberale, petulans, flagitiosum, obscenum; alterum elegans, urbanum, ingeniosum, facetum. Quo genere non modo Plautus noster et Atticorum antiqua comoedia, sed etiam philosophorum Socraticorum libri referti sunt. (da De officiis, I, 104)
  • O fortunata Roma, nata sotto il mio consolato!
O fortunatam natam me consule Romam! (da De consulatu suo; citato in Giovenale, Satire, X, 122)
  • Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra.
Si pace frui volumus, bellum gerendum est. (da Philippicae, VII, 19)
  • Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi.
Legum servi sumus ut liberi esse possimus. (da Pro Aulo Cluentio Habito, 146)
  • Siano pure detti poeti anche coloro che i greci chiamano fisici, dal momento che il fisico Empedocle scrisse un poema egregio.
Dicantur ei quos physikoús Graeci nominant eidem poetae, quoniam Empedocles physicus egregium poema fecerit. (da De Oratore, I, 217)
Civis romanus sum. (da In Verrem, V, 147)
Silent [...] leges inter arma. (da Pro Milone, 11)
  • La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi.
Vita [...] mortuorum in memoria est posita vivorum. (da Philippicae, IX, 10)
  • Perfetta giustizia perfetta ingiustizia.
Summum ius summa iniuria. (da De officiis, 1, 10, 33)
  • [...] fra i quali [gli alatrini] nessuno di voi, secondo me, ignora quanto splendore ci sia, quanto il modo di vivere sia abbastanza uniforme e quanto quasi in tutti sia regolare e moderato.
[...] in quibus quantus splendor sit, quam prope aequabilis, quam fere omnium constans et moderata ratio vitae, nemo vestrum, ut mea fert opinio, ignorat. (da Pro Cluentio, XVI, 46)

[modifica] Citazioni varie

  • [Caninius Rebilus restò in carica come console un giorno soltanto.] Abbiamo finalmente avuto un console così vigile, che non ha dormito una sola notte durante il suo consolato. (citato in Storia Illustrata, Anno II N. 1, p. 30, gennaio 1958, Arnoldo Mondadori Editore)
  • Approvo che ci sia qualcosa del vecchio in un giovane, e qualcosa del giovane in un vecchio.[2]
  • Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca, e la più bella di tutte. La sua fama non è usurpata: occupa una posizione molto forte, e inoltre bellissima da qualsiasi direzione vi si arrivi, sia per terra che per mare, e possiede due porti quasi racchiusi e abbracciati dagli edifici della città. Questi porti hanno ingressi diversi, ma che si congiungono e confluiscono all'altra estremità. Nel punto di contatto, la parte della città chiamata l'isola, separata da un braccio di mare, è però riunita e collegata al resto da uno stretto ponte. La città è così grande da essere considerata come l'unione di quattro città, e grandissime: una di queste è la già ricordata "isola ", che, cinta dai due porti, si spinge fino all'apertura che da accesso ad entrambi. Nell'isola è la reggia che appartenne a Ierone II, ora utilizzata dai pretori, e vi sono molti templi, tra i quali però i più importanti sono di gran lunga quello di Diana e quello di Minerva, ricco di opere d'arte prima dell'arrivo di Verre.
    All'estremità dell'isola è una sorgente di acqua dolce, chiamata Aretusa, di straordinaria abbondanza, ricolma di pesci, che sarebbe completamente ricoperta dal mare, se non lo impedisse una diga di pietra.
    L'altra città è chiamata Acradina, dove è un grandissimo Foro, bellissimi portici, un pritaneo ricco di opere d'arte, un'amplissima curia e un notevole tempio di Giove Olimpio; il resto della città, che è occupato da edifici privati, è diviso per tutta la sua lunghezza da una larga via, tagliata da molte vie trasversali.
    La terza città, chiamata Tycha perché in essa era un antico tempio della Fortuna, contiene un amplissimo ginnasio e molti templi: si tratta di un quartiere molto ricercato e con molte abitazioni. La quarta viene chiamata Neapolis (città nuova), perché costruita per ultima: nella parte più alta di essa è un grandissimo teatro, e inoltre due importanti templi, di Cerere e di Libera, e la statua di Apollo chiamata Temenite, molto bella e grande, che Verre, se avesse potuto, non avrebbe esitato a portar via. (da Verrine, II 4, 117-119)
  • [Riferendosi a Catilina] Aveva risposto [...] che se un qualsiasi incendio fosse stato appiccato al suo avvenire, quello avrebbe spento non con l'acqua, ma fra le rovine. (dalla Pro Murena, Garzanti Editore)
  • È impossibile che non sia felice chi dipende totalmente da se stesso e che punta tutto soltanto su di sé. (da Paradoxa Stoicorum, II, 17)
  • È necessario scegliere dopo aver giudicato e non giudicare dopo aver scelto. (da De Amicitia)
  • Finché c'è vita, c'è speranza. (dalle Epistulae Ad Atticum)
  • I Lacedemoni furono avvertiti da Anassimandro, lo studioso della natura, a lasciare la città e le case, vegliando in armi sui campi, perché era imminente un terremoto, dopo il quale evento la città rimase del tutto distrutta e venne giù dal monte Taigeto una massa rocciosa della grandezza della poppa di una nave (De divinatione, I 50, 112)
  • Il saggio stesso formula spesso opinioni su ciò che non conosce, non di rado è in preda alla collera, cede alle preghiere e si calma, corregge talora – se così è meglio – le sue affermazioni e talora cambia parere; tutte le virtù sono temperate dal giusto mezzo. (da In difesa di Murena, 63)
  • Il sonno è immagine della morte. (dalle Tusculanae Disputationes)
  • La scienza che si diparte dalla giustizia è da chiamarsi inganno, piuttosto che sapienza. (citato in Claudio Malagoli, Etica dell'alimentazione: prodotti tipici e biologici, Ogm e nutraceutici, commercio equo e solidale, Aracne, 2006, p. 117)
  • La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzia dell'antichità. (dal De oratore)
  • L'opera poetica di Lucrezio è proprio come mi scrivi: rivela uno splendido ingegno, ma anche notevole abilità artistica. (da Epistulae ad Quintum fratrem, II, 9, 3)
  • Le armi cedano il posto alla toga, l'alloro militare alla lode. (da De Consulatu Suo)
  • Nei dissensi civili, quando i buoni valgono più dei molti, i cittadini si devono pesare, non contare. (da De Republica)
  • Non c'è niente di tanto sacro che il denaro non possa violare, niente di tanto forte che il denaro non possa espugnare.
  • Non può essere veramente onesto ciò che non è anche giusto. (da De Officiis)
  • Nulla che sia del tutto nuovo è perfetto. (da Brutus)
  • Per chi aspira al primo posto non è indecoroso fermarsi al secondo o al terzo. (da Orator)

[modifica] De Natura Deorum

  • Dato che la fede negli dèi non è stata imposta né da una qualche autorità, né da una consuetudine né da una legge, ma è fondata sull'unanime consenso di tutti, se ne deve necessariamente dedurre che gli dèi esistono dal momento che ne possediamo il connaturato o, per meglio dire, l'innato concetto. Dato quindi che ciò che il naturale consenso di tutti gli uomini ammette non può non essere vero, siamo costretti a convenire che gli dèi sono una realtà.
  • Egli solo [Epicuro] vide, per la prima volta, che gli dèi esistono, poiché è stata proprio la natura ad imprimere nella mente di ogni uomo la nozione degli dèi. C'è forse un popolo, c'è una società di uomini che, pur senza una adeguata informazione, non abbia un qualche presentimento dell'esistenza degli dèi?
  • Epicuro crede che esistano gli dèi, perché è necessario che esista una natura eccellente, della quale nulla possa essere migliore.
  • Un aruspice non può incontrare un altro aruspice senza ridere.

[modifica] De senectute

  • Anche una vita breve è abbastanza lunga per vivere con virtù e onore.
  • Ciascuna parte della vita ha un suo proprio carattere, sì che la debolezza dei fanciulli, la baldanza dei giovani, la serietà dell'età virile e la maturità della vecchiezza portano un loro frutto naturale che va colto a suo tempo.
  • Come non tutti i vini, così non tutti i caratteri inacidiscono invecchiando.
  • L'avarizia in età avanzata è insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?
  • La leggerezza è propria dell'età che sorge, la saggezza dell'età che tramonta.
  • La vecchiaia è il compimento della vita, l'ultimo atto della commedia.
  • La vecchiaia, specialmente quella che ha conosciuto tutti gli onori, possiede un'autorità che vale ben più di tutti i piaceri della giovinezza.
  • Non con le forze, non con la prestezza e l'agilità del corpo si fanno le grandi cose, ma col senno, con l'autorità, col pensiero.
  • Non patisce mancanza chi non sente desiderio.
  • Nessuno è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno.

[modifica] Senza fonte

  • Amare non è altro che scegliere quello cui ti senti di voler bene, non per bisogno né per utilità alcuna.
  • Chi si tien pago delle cose sue, possiede le maggiori e le più sicure ricchezze.
  • Chiunque può sbagliare, ma nessuno, se non è uno sciocco, persevera nell'errore.
  • È bene, anche nel perseguire le cose migliori, procedere con calma e moderazione.
  • Ha assai beni chi non ha male alcuno.
  • I finanziamenti alla guerra sono denaro infinito.
  • I modi e il carattere propri ad un uomo sono quel che più gli si addice.
  • I secondi pensieri, di solito, sono i più saggi.
  • Ignorare tutto quello che accadde prima che tu nascessi, equivale ad essere sempre fanciullo.
  • Il buono della gente è la legge più grande.
  • Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.
  • La fortuna non solo è cieca lei stessa, ma per lo più rende ciechi anche coloro che abbraccia.
  • La fronte, gli occhi, il volto molto spesso mentiscono; le parole spessissimo.
  • La memoria è tesoro e custode di tutte le cose.
  • La prodigalità non ha fondo.
  • La prudenza è la capacità di distinguere le cose da fare da quelle da evitare.
  • La ragione dovrebbe dominare e l'appetito obbedire.
  • La vera gloria mette radice, anzi si estende, mentre tutte le false pretese cadono come fiori: una finzione non può durare.
  • La vita non è niente senza l'amicizia.
  • L'accondiscendenza partorisce amici, la verità odio.
  • Le cose che diciamo quando siamo stati provocati sono più sincere di quelle che diciamo quando siamo tranquilli.
  • Le cose male acquistate han mala fine.
  • Nella sicurezza dell'animo sta riposta la vita tranquilla.
  • Niente asciuga più velocemente di una lacrima.
  • Non siamo nati soltanto per noi stessi.
  • Nulla è difficile per chi ama.
  • Nulla di più turpe che anteporre un'affermazione alla conoscenza.
  • Ogni persona si lamenta, specialmente della sorte propria.
  • Ottimo condimento del cibo è la fame.
  • Pazienza è una volontaria e costante tolleranza di cose ardue e difficili a scopo di onestà e di utilità.
  • Sommo diritto somma ingiustizia.
  • Un amico, se lo è, è un secondo io.
  • Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.
  • È necessario che vi sia limite alla libertà del popolo, poiché lo Stato, per l'utilità comune, deve basarsi sui privilegi di alcuni.
  • C'è pericolo maggiore di uno schiavo che ottiene la libertà negata?

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Catilinariae orationes

Fino a quando abuserai, Catilina, della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora cotesta tua condotta temeraria riuscirà a sfuggirci? A quali estremi oserà spingersi il tuo sfrenato ardire? Né il presidio notturno sul Palatino né le ronde per la città né il panico del popolo né l'opposizione unanime di tutti i cittadini onesti né il fatto che la seduta si tenga in questo edificio, il più sicuro, ti hanno sgomentato e neppure i volti, il contegno dei presenti?

[BUR, traduzione di Lidia Storoni Mazzolani]

[modifica] De senectute

"O Tito, se io ti porgo un aiuto o ti allevio la pena che ora, confitta nel cuore, ti angustia e tormenta, qual premio ne avrò?". Sì, a me è lecito rivolgermi a te, o Attico, con quei medesimi versi coi quali si rivolge a Flaminino "quell'uomo non ricco d'averi, ma pieno di lealtà e di fede". Veramente, io so con certezza che tu non puoi "travagliarti così, o Tito, le notti e i giorni" come Flaminino: conosco, infatti, la misurata e pacata serenità del tuo spirito, e ben comprendo che tu hai riportato da Atene non solo il soprannome, ma anche raffinata cultura e squisita saggezza. Nondimeno, io sospetto che qualche volta tu ti affligga fortemente per quelle medesime cose per le quali anch'io mi affliggo; se non che il dar conforto a tali inquiteudini è impresa alquanto difficile e da differirsi a miglior tempo. Per ora, m'è parso bene scrivere per te qualche cosa intorno alla vecchiezza.

[Zanichelli, traduzione di Dario Arfelli]

[modifica] Citazioni su Cicerone

  • Confrontando Cicerone con Demostene, dirò che il carattere di Demostene è l'evidenza della ragione, l'impeto e la veemenza di un'anima accesa ed eloquente; quello di Cicerone, l'ordine, la fecondità, e lo splendor dell'orazione. Il primo più aspro, talvolta secco e duro, ma più sublime e più robusto; il secondo più florido e più ornato, ma talvolta, come lo rimprovera Bruto, cascante e distemperato. In due parole: ammiro Cicerone, ma vorrei Demostene per difensore. (Guglielmo Audisio)


[modifica] Note

  1. Affermazione analoga fu pronunciata da San Paolo quando in Gerusalemme fu arrestato da un centurione romano (Atti degli apostoli, 22, 25).
  2. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, 1991.

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