Maria Teresa Mandalari

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Maria Teresa Mandalari (-), scrittrice, saggista e tradutttrice italiana.

Keplero e le streghe[modifica]

Incipit[modifica]

Chi sale sul modesto pullman che due volte al giorno staziona in attesa all'angolo della Köningsrasse di fronte al ricostruito Altes Scholls, oggi di nuovo lustro e preciso nelle sue belle forme vecchiotte, può – partendo da Stuttgart – per correre uno degli itinerari più autenticamente altdesutsch della pittoresca Svevia così densa di nomi illustri, di personaggi e di ricordi storici. Quasi due ore ai margini e attraverso la Foresta Nera: una muraglia esatta di scuri tronchi d'abete filigranata da tremuli filamenti di luce, sferzante aria resinosa e vivida, qualche paesino, e intanto si scende e si sale per le colline sveve. La meta ultima è Leonberg, l'antica L'öwenberg che di uno dei maggiori «leoni» svevi è stata, se non il paese d'origine, l'amata patria adottiva.

Citazioni[modifica]

  • [Leonberg] Questo paesino silenzioso e povero, con le casette listate di legno dai ballatoi rozzamente quadrati e le stradine deserte che sembra il tempo abbia colmato nei secoli soltanto di vento di noia, richiama al ricordo la patria d'un altro grande contemporaneo nordico [William Shakespeare], Stratford-on-Avon: e l'eterno chioccolìo del minuscolo Avon è qui sostituito dall'ampio eterno fiato della Foresta Nera.
  • Il celebre Keplero, il ramingo, inquieto Johannes (viaggiò tanto, per i suoi tempi, da lasciar sbalorditi a pensare che in tanto pellegrinare abbia trovato, non foss'altro, il tempo materiale di compiere gli sconvolgenti studi e gli ottanta volumi che sappiamo!) molto amò Leonberg e vi tornò spesso: clamorosamente poi quando – da figlio memore e devoto – si assunse di difendere la madre, l'altrettanto minuta e inquieta Katharina, dalle accuse di stregoneria che avevano attirato sul capo un pericolosissimo processo.
  • Concepita negli anni studenteschi di Tübingen, durante i quali l'originale interrogativo di come potesse essere visto dagli ipotetici abitatori lunari il moto dei pianeti e del sole cominciò ad agitare la mente di Keplero, l'operetta si trascinò per anni incompiuta; ma nel 1611 una copia del manoscritto capitò nelle mani di un tal barone von Volckerstorff, che lo portò a Tübingen: La cosa fu fatale a Keplero, poiché il «sogno» – una fantasia dei suoi colloqui e relazioni con spiriti celesti con cui il nostro voleva convincere coloro che credono unicamente a ciò che hanno visto – passò ben presto in dominio pubblico, al punto che «se ne era ciarlato perfino nelle botteghe dei barbieri» (dass sogar in den Barbierstuben darüber geschwatz worden ist), fomentando e rinsaldando la convinzione ch'egli (Durakotus, nel sogno) e la madre (Fiolxhilde) effettivamente avessero ricevuto il messaggio del «demone» circa il modo di poter pervenire all'isola Levania (la Luna), sospesa nell'etere a 50.000 miglia dalla Terra, sull'accelerazione necessaria a vincere la forza di gravità terrestre, sui pericoli di tale accelerazione per l'uomo, sullo stato ideale una volta pervenuti nel vuoto atmosferico, sull'attrazione lunare ecc.

[Maria Teresa Mandalari, Keplero e le streghe, La Fiera Letteraria, 23 febbraio 1967]