Mario Picchi

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Mario Picchi (1935 – 1996), scrittore e giornalista italiano.

Citazioni di Mario Picchi[modifica]

    Saggio introduttivo di Mario Picchi. Premesse di Goffredo Fofi e Mario Picchi, Newton Compton, 2011

  • Irruento, litigioso, assiomatico, ripetitivo, lo scrittore potrà anche avere urtato coi suoi vertiginosi guadagni (settantamila dollari l'anno erano la media: una somma enorme sperperata rapidamente), l'irritabile genus dei critici; ma è anche scritto nel destino di coloro che salgono troppo in alto nei cieli della fama e della ricchezza di subire dopo morti la vendetta dei posteri.
  • L'errore della critica bigotta americana è stato di avere preso alla lettera le affermazioni di London: quando proclamava il suo socialismo contraddicendolo poi con l'individualismo anche esagerato della vita e dell'opera; quando si atteggiava a filosofo, a sociologo, a propagatore di dottrine già esaurite o in via di ridefinizione.
  • Americano fino al midollo, persino nella patetica ricerca delle sue (nobili) origini, London resta ancor oggi, con Edgar A. Poe, il più universale degli scrittori americani, che mischia nella sua opera, con ugual potenza di energia e di speranza, la sua vita vera e idealizzata insieme con lo slancio per l'avvenire.

Paul Valéry, il piccolo Faust[modifica]

Incipit[modifica]

A volersi domandare quali fossero le cause profonde (e non i motivi proclamati) della singolare carriera letteraria di Paul Valéry, di quell'altalenare fra pieni e vuoti, fra impegno e rifiuto della azione, si potrebbero ricavare risposte psicologicamente illuminanti per stabilire quanta parte di orgoglio e quanta di vero ascetismo ci fosse nel suo tentativo di celarsi, come artista e come rifiutatore dell'arte, lui che pure della "penetrazione di sé" aveva fatto quasi un culto.

Citazione[modifica]

  • Esponente di una cultura raffinata, attraverso Gide e Claudel aveva le sue radici in Mallarmé, Valéry portò la parola alle estreme possibilità espressive con un rigore che trova pochi esempi nelle poetiche del secolo. Il giudizio di Emilio Cecchi, "il maggior lirico francese dopo Baudelaire", non trova più riscontro nella realtà.
  • Valéry è stato oggetto di ammirazione per molti; è stato per molti un faro che, in una zona di frontiera, al limite del noto e dello ignoto, si sforzava di mandare la sua luce anche laddove non c'era nulla da illuminare.
  • Come teorico Valéry è andato troppo avanti per poter essere seguito; è andato avanti per conto suo, e questo non è progresso.
  • All'intelligenza si preferisce, perfino in poesia, la simpatia.

[Mario Picchi, Paul Valéry, il piccolo Faust, La Fiera Letteraria, n. 40, 14 novembre 1971]

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