Mencio

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Mencio

Mencio (370 a.C. – 289 a.C.), filosofo cinese.

  • Ciò che distingue l'uomo dagli animali è cosa molto piccola: l'uomo comune la getta via, l'uomo superiore la conserva.[1]
  • Il grande uomo è colui che non perde il suo cuore di bambino.
The great man is he who does not lose his child's hearth.[2]
  • Il più importante di tutti è il popolo, poi viene lo Stato: l'imperatore è quello che conta meno.[3]
  • Solo l'uomo istruito è capace, senza un reddito permanente, di avere una mente perseverante. Il popolo, se non ha un reddito permanente, non ha una mente perseverante. Quando non ha una mente perseverante, non c'è nulla che eviti in fatto di rilassatezza, di dissolutezza, di depravazione e di licenza. Lasciarlo cadere in colpa per poi perseguirlo e punirlo, significa tendergli un tranello.[4]
  • Un uomo che ha piegato se stesso non è mai riuscito a fare diritti gli altri.[5]

Note[modifica]

  1. Citato in Marcus Parisini, L'anima degli animali, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2002, p. 33. ISBN 88-87881-68-5
  2. Da Mencius, IVB, 12; citato in Di Mo, Xunzi, Fei Han, Basic Writings of Mo Tzu, Hsün Tzu, and Han Fei Tzu, traduzione di Burton Watson, Columbia University press, 1964, p. 159.
  3. Citato in Albino Luciani, Illustrissimi, Edizioni APE Mursia, 1979, p. 35.
  4. Da Meng-Tzu, collana Religioni e miti, edizioni TEA. ISBN 8878190489
  5. Da Meng Tzu.

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