Mignon Good Eberhart

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Mignonette Good Eberhart (1899 – 1996), scrittrice statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Affare di famiglia[modifica]

Miriadi di luci sfavillavano sotto di loro e lungo le innumerevoli piste sulle quali atterravano dolcemente o decollavano rumorosamente nel buio della notte i grandi uccelli di acciaio. Uno, stranissimo, dall'enorme becco da rapace, stava preparandosi a spiccare il grande balzo che l'avrebbe portato oltre Atlantico. Le grandi finestre del ristorante offrivano un' ampia visuale, ed erano molto ben isolate contro i rumori perché il fragore degli enormi motori era appena percepibile. Ogni tanto, minuscoli furgoni scattavano qua e là come scarafaggi per rifornire di cibo le varie linee aeree. Fitz ordinò due martini.

Delitto a Honotassa[modifica]

Qualcuno stava bussando alla porta.
Sarah Hugot, alla finestra, si voltò in fretta, ma subito si rese conto che era troppo presto per il messaggio che aspettava; non poteva trattarsi che di una cameriera. Disse: — Avanti! — poi, ricordando che New Orleans, malgrado tutti i cambiamenti di governo, continuava a essere una città francese e bilingue, aggiunse: — Entrez!

La casa dell'altra[modifica]

No, restava sempre la casa di un'altra.
Là dentro non era cambiato nulla, e forse mai sarebbe cambiato. Con la sua avvenenza, la sua grazia, quel suo gusto innato per le cose belle, Alice aveva gettato una specie di sortilegio sulla casa e su tutto quanto essa conteneva.

La giustizia è cieca[modifica]

Alla debole luce dei fari, Emily Brace intravide il cartello "Villaggio Alpino". Non era un grande cartello, e la cornice di legno gli dava un tono di finta rusticità.
"Vedrai di colpo della notte il calare, se in un villaggio alpino stai per entrare": questa rima echeggiava nella mente di Emmy, via via che si avvicinava all'entrata di quello che eufemisticamente era stato battezzato "Villaggio Alpino".

La paura è un virus[modifica]

In piedi davanti alla finestra, Matt guardava il lago grigio, il cupo cielo di dicembre e parlava della paura. — La paura è un virus — disse. — È una paralisi subdola e progressiva. Ti impedisce di pensare e di agire. Finisce per distruggere anima e corpo. — La sua figura snella, la testa bruna si stagliavano sullo sfondo grigio. Nella sua voce vibrava una nota di rabbia per l'ingiustizia di un mondo che si accanisce perfino contro i bambini.

La scarpina di vetro[modifica]

Fu Steven a parlare della "scarpina di vetro", e proprio la sera in cui ebbe inizio quell'orribile storia, la sera in cui Rue Hatterick avvertì il primo segno di disastro: la sera del diciotto novembre, quando la Flagstad interpretava Isotta, seguita, subito dopo, dal primo gran ballo della stagione. Una di quelle fredde e piovose serate di Chicago in cui le strade diventano così brillanti da riflettere la luce dei grattacieli.

Nella bufera[modifica]

Vera si svegliò con una strana sensazione di paura. Una tenue luce filtrava dal vetro della porta del corridoio, dov'era accesa soltanto una lampadina da notte. Le finestre erano aperte e i tendaggi erano scostati per via del caldo, ma la notte era così buia che la sagoma rettangolare delle finestre si distingueva appena.

Nessuno ti sentirà[modifica]

Era pomeriggio avanzato; Maggy s'incamminò per il sentiero. Attraverso una folta vegetazione di arbusti e cespugli, la pista portava al Belvedere, alla sommità della collina sul fiume. Il gorgoglio dell'acqua si faceva sempre più distinto man mano che lei si avvicinava al promontorio.
Un ramo di rosa le s'impigliò nel vestito proprio mentre lei sbucava nel piccolo spiazzo roccioso. Era pieno di rose, lassù. Fra il verde delicato e tenero del pergolato, i vermigli grappoli vellutati risaltavano nel sole come vivide macchie di sangue.

Bibliografia[modifica]

  • Mignon G. Eberhart, Affare di famiglia, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1982.
  • Mignon G. Eberhart, Delitto a Honotassa, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1983.
  • Mignon G. Eberhart, La casa dell'altra, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1983.
  • Mignon G. Eberhart, La giustizia è cieca, traduzione di Diana Fonticoli, Mondadori, 1985.
  • Mignon G. Eberhart, La paura è un virus, Mondadori, 1973.
  • Mignon G. Eberhart, La scarpina di vetro, traduzione di Oriella Bobba, Mondadori, 1982.
  • Mignon G. Eberhart, Nella bufera, Mondadori, 1947.
  • Mignon G. Eberhart, Nessuno ti sentirà, Mondadori, 1961.

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