Niccolò Tommaseo

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Niccolò Tommaseo

Niccolò Tommaseo (1802 – 1874), linguista, saggista e scrittore italiano.

Indice

[modifica] Citazioni di Niccolò Tommaseo

  • Certe carezze ai sinceri fanno schifo, ai cauti paura. (da La questione dalmatica riguardata ne' suoi nuovi aspetti: osservazioni)
  • Certuni si lascerebbero prima tagliare la mano che perdere un guanto. (da Studii filosofici)
  • Chi sa tacere, sa anco parlare a tempo. (da La donna: Scritti varii)
  • Dignità del vecchio è la sua canizie: e la vecchiaia è corona al suo capo, se accompagnata a bontà. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo)
  • Il coraggio più difficile, e a' deboli specialmente più necessario, è il coraggio di saper soffrire al bisogno. (da Sull'educazione)
  • La vita dell'uom su questa terra, altro non è che una continua guerra. (da Degli studi elementari e dei superiori delle universita e de' collegi)
  • Mio Dio, tutte le donne pubbliche con le quali ho peccato, beatele! (da Diario intimo)
  • Nelle cose del mondo, non è il sapere, ma il volere che può. (da Cronichetta del sessantasei)
  • Non è coraggio senza pazienza, non è gioia senza fatica, non è forza senza dolcezza, senza umiltà non è gloria. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo: edite e inedite)
  • Paiono gettate a caso le sorti degli uomini; ma Dio le governa. (da Preghiere di Niccolò Tommaseo)
  • Per la concordia le cose piccole sempre crescono, e per la discordia le grandissime si distruggono. (da Letture italiane)
  • Più sovente la donna è ispiratrice di nobili azioni che istigatrice di ree. (da Dell'educazione)

[modifica] Senza fonte

  • La poesia è la parola dei secoli.

[modifica] Attribuite

  • La modestia e il lepore sono il carattere della perfezione ed esse sono la prova del carattere di ogni grand'uomo.
La citazione corretta, dalle Postille inedite di Niccolò Tommasèo ai Promessi sposi, in realtà è "La modestia e il lepore sono il carattere di questa prefazione, e sono ben temperati l'una dall'altro: il carattere di ogni grand'uomo", e si riferisce all'introduzione del Manzoni, quella del celebre manoscritto ritrovato.

[modifica] Aforismi della scienza prima

  • L'uomo è indizio, strumento, limite all'uomo. Di questo principio esce la giurisprudenza e la politica tutta.
  • Le leggi cattive son limiti al debole, strumenti al forte, indizii di bene a nessuno; se non per la via de' contrarii.
  • Libertà è conoscere i limiti propri e gli altrui; questi e quelli difendere.

[modifica] Pensieri morali

  • Chi troppo vuole, si svoglia.
  • Diffidare dell'uomo è un corromperlo.
  • Il bene precipitosamente afferrato fa male.
  • Il matrimonio è come la morte: pochi ci arrivano preparati.[1]
  • L'aspettazione del piacere è talvolta più tormentosa della paura.
  • L'ingratitudine de' beneficati non vi faccia pentito del benefizio; ma v'insegni operarlo con animo più puro d'umane speranze.
  • L'umana società è congegnata in modo che sempre dal male esca un bene più grande.
  • La bellezza delle cose, più che l'utilità, v'innalzi l'anima a Dio.
  • La noia è tristezza senz'amore.
  • La superbia è de' vizii il più frequentemente punito, e il più difficilmente sanabile.
  • Le anime generose ricevono più offesa dall'essere adulate, che dall'essere ingiuriate.
  • Le più ovvie e costanti bellezze della terra e del cielo, le più consuete dimostrazioni dell'umano affetto guardatele come visioni e voci dall'alto; e sarete continovamente ispirati.
  • Se il codardo corresse contro i nemici con la rapidità che li fugge, li spaventerebbe.

[modifica] Fede e bellezza

[modifica] Incipit

Scendevano il fiume. Le rive, or accostate, or ritraendosi in seni ameni, or lasciando all'acque quiete ampio letto, mostravano qui l'ombre rade e la conserte, qui l'erboso declivio, là 'l poggio sassoso, segnato di sentieretti che s'inerpicano lenti per l'erta. L'erbe che facevano sdrucciolevoli gli scogli dappiede, col verde vivo avvivavano il luccicare de' fiori sopra tremolanti: e sotto il ciel placido e fosco parevano gli alberi spandere per più rigogliosa la vita.

[modifica] Citazioni

  • Il mondo chiama onesta la donna che con gli ornamenti della persona ad arte vestita, ad arte ignuda, con gli atti, gli sguardi, le parole accennanti ad amore, s'ingegna di suscitare quanti può desiderii, ma non degna saziarli perché i desiderii suoi sono altrove. (p. 9)
  • Nel correre col pensiero al viso e alla voce e alle parole e all'andare di donne che mi riguardarono affettuose, (confesso) mi buttai talvolta all'amplesso degl'idoli lontani, belli perché lontani e perch'intatti. (p. 49)
  • Noi scrivacchianti vantiamo, e ci crediam forse, d'avere il cuor buono, perché abbiam piagnona la penna. Non c'è gente più grossolana della gente sensibile: non badano che a se stessi.
  • Strano che l'uomo debba in quasi ogni cosa parere o migliore o peggiore di quel ch'egli è.

[modifica] Bibliografia

  • Niccolò Tommaseo, Fede e bellezza, Edizioni I Centauri, Firenze, 1967

[modifica] Note

  1. Anche in Studii filosofici.

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