Nina Nikolaevna Berberova

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Nina Nikolaevna Berberova

Nina Nikolaevna Berberova (1901 – 1993), scrittrice russa.

Un figlio degli anni terribili. Vita di Aleksandr Blok[modifica]

  • [A proposito di Aleksandr Blok] Blok ha diciassette anni; è un ragazzo bello, pensoso, silenzioso, che declama in stile "vecchia scuola" poesie di Majakov e di Fet, che sogna di poter recitare Amleto su un vero palcoscenico e che [...] è ancora infantile ma già un po' dandy. [...] Simbolista nelle sue prime poesie [...] dopo il 1910 Blok non può più essere considerato tale. Perde a poco a poco la purezza giovanile, lo charme misterioso, il misticismo; non cerca più nelle cose un'affinità con la propria anima. (pp. 17-107)
  • [A proposito di Merežkovskij] Grande è l'influenza che esercitò non solo sui suoi adepti, ma anche sugli avversari e su coloro che si tenevano lontani dai problemi ch'egli aveva sollevato. Contribuì all'educazione della critica e del lettore. (p. 25)
  • Dopo il discorso di Dostoevskij su Puškin, Merežkovskij era il primo a riparlare del senso e della portata profetica della letteratura russa, indicando un modo nuovo di considerare l'opera di Dostoevskij stesso, di Tolstoj, di Gogol', di Lermontov. (p. 25)
  • Ben presto, in Merežkovskij, il filosofo schiacciò l'artista. (p. 25)
  • A partire da quella data e per tre anni Blok si abbandona senza riserve al misticismo, all'amore, alla poesia. Il poeta sboccia, prende coscienza della propria arte; la sua opera acquista forza, pienezza, bellezza; nascono i magnifici Versi della Bellissima Dama. E per tre anni la poesia russa conoscerà una purezza, una elevatezza, un fascino ben di rado eguagliati. [...] Blok portava in sé una tristezza acuta, un infinito sconforto, l'ansiosa sensazione che i giorni felici si allontanassero, sfumassero, senza mai scomparire completamente. Gli anni 1903 – 1904, agli inizi della sua vita con Ljuba, quando la dea severa giunse a lui, furono per Blok i più felici. E tuttavia, fino a che punto Ljuba fu la sua donna? Il solo dubbio – poiché il dubbio esiste – che quello di Blok sia stato un matrimonio bianco getta una strana luce su questo periodo "felice" della sua vita. (pp. 32-47)
  • «Povero cavaliere che non levava mai l'elmo davanti alla sua dama[1]», monaco amoroso nell'ombra di una chiesa, Blok è ora molto più vicino ai romantici inglesi e tedeschi, ai racconti russi, che alla poesia moderna d'Occidente. La forma è originale, il verso melodioso e flessibile si adatta perfettamente alla sensibilità sfumata del poeta. [...] Nei suoi ricordi su Blok, la Gippius dice che c'era in lui qualcosa di indifeso. (pp. 50-79)
  • [A proposito di Aleksandr Blok] Mai poeta ha raggiunto una tale profondità di pensiero, una tale perfezione formale, un tale accento di sincerità. La sua natura nobile e retta, il suo genio fecondo, la sua mente avida di verità hanno creato dei capolavori. Orrore della vita e amore della vita, disgusto per gli esseri umani e attenzione verso di essi. Vanità dell'arte e necessità dell'arte: in lui tutto si mescola, si lacera, e i suoi tormenti sono profondi. C'è un veleno nella magia di questi versi. [...] Il poeta fa un primo passo verso la chiarezza, scopre la vita reale e affonda in un pessimismo totale. (p. 130)
  • A Pietroburgo c'è Esenin, sentimentale come un pensionato e con idee ingarbugliate, ma certo un talento incontestabile. (p. 153)

Incipit di Roquenval[modifica]

Dieci anni fa, nel luglio 1926, attraversai per la prima volta il massiccio ponticello di pietra, con ai lati due catene arrugginite, che univa il castello di Roquenval al resto del mondo. Il pesante portone che avevo di fronte, aprendosi, lasciava intravedere il verde-azzurro di un probabile giardino, mentre sotto il ponte che stavo percorrendo, in una umida oscurità, cresceva abbondante l'erbaccia, fioriva una pallida ortica e sulle pareti scoscese del fossato medioevale erano incollate grosse lumache rosse. Dei pungenti rampicanti sempreverdi, di cui non conosco il nome, si inerpicavano sulle vecchie mura e lanciavano i loro ruvidi steli di pietra in pietra, da un ciuffo di muschio all'altro. Nonostante il caldo torrido le alte cime di alberi secolari, con una circonferenza pari a tre braccia, frusciavano languide e argentee: un viale di vecchi tigli mostruosi, piantati su quattro file, congiungeva il castello al mondo. Nel percorrerlo diretto verso il ponticello di pietra, avevo avuto il tempo di commuovermi e di prepararmi: prepararmi allo spettacolo antico e solenne che mi attendeva e commuovermi perché questo viale di vecchi alberi mi rammentava l'unica impressione russa che conservavo, un'impressione che avevo portato con me per sbaglio, quasi fosse un oggetto altrui, e che si era manifestata d'improvviso come una malattia ereditaria; provai una gioia immensa, dato che ormai mi ero rassegnato all'idea che non avrei mai visto e conosciuto la Russia vera, e mi sarebbe rimasto soltanto il ricordo del dolore e delle fuggevoli impressioni che, bene o male, mi avevano accompagnato durante il nostro viaggio (Nina Nikolaevna Berberova, Roquenval: cronaca di un castello; traduzione di Gabriele Mazzitelli, Parma: Guanda, 1992)

Opere[modifica]

Note[modifica]

  1. Verso di Aleksandr Puškin.

Bibliografia[modifica]

  • Nina Nikolaevna Berberova, Un figlio degli anni terribili. Vita di Aleksandr Blok, Guanda, 2004.
  • Nina Nikolaevna Berberova, Roquenval: cronaca di un castello; traduzione di Gabriele Mazzitelli, Parma: U. Guanda, 1992, 77 p., ISBN 88-7746-549-2


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