Oliver Goldsmith
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Oliver Goldsmith (1730 – 1774), scrittore e drammaturgo irlandese.
- Il silenzio è diventato la sua lingua madre. (da Il dabbenuomo)
- Recitare una commedia non puramente sentimentale, fu cosa pericolosissima. (citato in Enrico Piceni, introduzione a Christopher Morley, Tuono a sinistra, Arnoldo Mondadori Editore, 1947)
Indice |
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- Come gli scrittori diventano più numerosi, è naturale per i lettori diventare più indolenti.
- Il primo colpo è già mezza battaglia.
- L'amicizia è una relazione disinteressata tra eguali; l'amore, una relazione abietta tra schiavi e tiranni.
- L'onore va a picco dove il commercio prevale a lungo.
- La fortuna si accompagna sempre all'operosità.
- La parola non serve tanto ad esprimere i nostri bisogni quanto a nasconderli.
- Le leggi schiacciano i poveri e i ricchi governano le leggi.
- Non c'è nulla di tanto assurdo o ridicolo che non sia stato detto una volta o l'altra da qualche filosofo.
- Non ho mai provato molta avversione per quelle illusioni inoffensive che tendono a renderci più felici.
- Questa stessa filosofia è un buon cavallo nella stalla, ma un famigerato ronzino quando viaggi.
- Qualsiasi assurdità ha un campione che la difende, perché chi è in errore è sempre loquace.
- Queste cose meschine sono grandi per un uomo meschino.
- Raramente si migliora se non si ha altro modello da imitare che se stessi.
- Ridere con un tono troppo alto significa poca intelligenza.
- Se tu dovessi far parlare i pesciolini, parlerebbero come balene.
[modifica] Il vicario di Wakefield
- È bello colui che agisce bene.
- L'uomo dal morso guarì, | E fu il cane che morì.
- La coscienza è codarda e quegli sbagli che non riesce a prevenire per mancanza di determinazione, raramente sa giudicarli con equanimità.
- Un libro può essere divertente con molti errori o molto noioso pur senza contenere una sola assurdità.
[modifica] Bibliografia
- Oliver Goldsmith, Il vicario di Wakefield, a cura di Enrico Fenzi, traduzione di Barbara Bartoletti, Fazi, 1995.
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