Origene di Alessandria

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Origene

Origene Adamànzio di Alessandria (185 – 254), teologo, scrittore e catechista greco antico.

  • [...] credo che i sacrifici animali siano stati inventati dall'uomo come pretesto per mangiare carne. (da Stromata, "Sui sacrifici", libro VII)[1]
  • Dio, buono e padre benigno di tutti, è potenza che insieme benefica e crea. (da De Princìpi, I, 4, 3)[2]
  • Il vero Ecclesiaste è Cristo
    il quale, essendo in forma di Dio,
    ha svuotato se stesso,
    assumendo la forma di servo. (da Commentario al Cantico dei cantici, prologo)[3]
  • Noi non neghiamo il valore della profezia di Mosè, ma ci basiamo anche su di essa per mostrare le vicende di Gesù. (da Contro Celso I, 45)[4]
  • Quando dunque avrò fatto grande l'immagine dell'immagine, cioè la mia anima, e l'avrò magnificata con le opere, con il pensiero, con la parola, allora l'immagine di Dio diviene più grande, e lo stesso Signore, di cui l'anima è l'immagine, è magnificato nella nostra anima. (da Commento a Luca, Serm. 8, 2)[2]
  • Se abbiamo capito qual è l'ebbrezza dei santi, e come è promessa a loro per la loro gioia, vediamo ora come il nostro Salvatore non beve più vino fino a che non berrà con i santi vino nuovo nel regno di Dio.
    Anche ora il mio Salvatore s'affligge per i miei peccati. Il mio Salvatore non può provare gioia perché io rimango nell'iniquità. Perché non lo può? Perché egli stesso è "avvocato per i nostri peccati presso il Padre", come dichiara Giovanni, suo intimo, dicendo che "se qualcuno ha peccato, abbiamo, come avvocato presso il Padre, Gesù Cristo, che è senza peccato". Come dunque potrebbe bere il vino della letizia, colui che è avvocato per i miei peccati, quando io lo rattristo peccando? Come potrebbe essere nella gioia, egli che s'avvicina all'altare in propiziazione per me peccatore, egli, al cuore del quale arriva continuamente la tristezza dei miei errori? "Io, dice, berrò di questo vino con voi nel regno del Padre mio". Finché noi non agiamo in maniera da salire al regno, egli non può bere da solo questo vino, egli, che ha promesso di berlo con noi. Rimane dunque nella tristezza per tutto il tempo che noi persistiamo nel traviamento. Se infatti il suo apostolo "piange su alcuni che hanno peccato e non hanno fatto penitenza dei loro delitti", che dire di Lui stesso, che è chiamato il figlio dell'Amore, che s'è annichilato a causa dell'amore che aveva per noi, che non ha cercato il suo vantaggio quando era uguale a Dio, ma ha cercato il nostro bene, e per questo s'è come vuotato di se stesso? Così adunque avendo cercato il nostro bene, ora non ci cercherebbe più, non pensando più ai nostri interessi, non soffrirebbe più dei nostri traviamenti? Non piangerebbe più sulla nostra perdita, egli che ha pianto su Gerusalemme e ha detto: "Quante volte ho voluto riunire i tuoi figli come la chioccia raduna i suoi pulcini, e tu non l'hai voluto?".
    Colui che ha preso le nostre ferite e ha sofferto a causa nostra come medico delle nostre anime e dei nostri corpi, ora trascurerebbe la corruzione delle nostre piaghe? [...] Dunque, per noi tutti egli sta ora davanti a Dio intercedendo per noi; sta sull'altare offrendo a Dio una propiziazione in nostro favore. [...] Attende dunque che noi ci convertiamo, che imitiamo il suo esempio, che seguiamo le sue tracce, per godere allora con noi e "bere con noi il vino nel regno del Padre". (da Omelie sul Levitico)[5]
  • Se la volontà di Dio sarà fatta sulla terra come lo è nel cielo, allora la terra non sarà più terra... allora saremo tutti cielo.[6]
  • Tutte le cose sono state create da Dio e nulla c'è che da lui non abbia avuto l'essere; perciò vanno rifiutate e respinte le false affermazioni di taluni sulla materia coeterna a Dio o sulle anime ingenerate cui Dio avrebbe dato non tanto l'esistenza quanto l'ordine e la condizione di vita. (da De Princìpi, I, 3, 3)[2]
  • Tutto ciò che si dice di Dio secondo il corpo, dita, mano, braccia, occhi, bocca, piedi, non indica membra umane come le nostre, ma designa col nome delle membra corporee le sue facoltà. (da Homilies in numeri, 32, 2.)[2]
  • Vivi considerando tutta la tua vita come una sola grande preghiera. (da De Princìpi) [2]

Citazioni su Origene[modifica]

  • Origene fa suo il principio chiave della metafisica cristiana, il teorema della creazione. Con Clemente egli afferma che tutto ciò che non è Dio è stato tratto dal nulla. Lui è l'unico principio di tutte le cose. (Battista Mondin)

Note[modifica]

  1. Citato in Steven Rosen, Il vegetarismo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura – Jackson Libri, 1995, p. 26. ISBN 88-256-0826-8
  2. a b c d e Citato in Battista Mondin, Storia della metafisica, Volume 2, PDUL Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1998.
  3. Citato in Gianfranco Ravasi, Qohelet e le sette malattie dell'esistenza, Edizioni Qiqajon, Magnano, 2005, p. 7. ISBN 88-8227-172-2
  4. Citato in Claudio Moreschini, Letteratura cristiana delle origini. Greca e latina, p. 19.
  5. Citato in Jacques Liébaert, Michel Spanneut, Antonio Zani, Introduzione generale allo studio dei Padri della Chiesa, Queriniana, Brescia 1998, p. 107.
  6. Citato in Ermes Ronchi, Il canto del pane, Edizioni San Paolo, 2006, p. 72.

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