Paolo Monelli

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Paolo Monelli (1894 – 1984), scrittore e giornalista italiano.

Indice

[modifica] Avventura nel primo secolo

[modifica] Incipit

Ormai dopo quindici giorni i componenti la mia illustre famiglia, mio padre dell'antichissima gente Valeria, mia madre nata dalla gente Julia, le me due giovani sorelle, mio fratello di qualche anno maggiore di me e già divorziato dalla prima moglie, si sono persuasi che il mio è soltanto un caso di amnesia, conseguenza d'una malattia che avevano creduta di poco conto e che ora invece definiscono misteriosa. Una strana amnesia che da due settimane li tiene perplessi, per cui li sorprendo a studiarmi di soppiatto, a seguire con curiosità e meraviglia i miei gesti, a scuotere melanconicamente il capo quasi mi giudichino matto.

[modifica] Citazioni

  • Ora Napoli ha un nome greco, e se vuoi fare un complimento a qualche mio compatriota che m'intendo io puoi chiamarla l'Atene dell'occidente; ma prima di essere Neapolis era Paleopolis, città antichissima come dice il nome, e prima era Partenope, la città delle sirene, chiamata così dalla sirena Parthenope che ci ebbe la tomba. (p. 124)
  • I napoletani discendono dagli dèi, questa è la verità, non sono né greci né oschi né romani, sono dèi. Che per vivere sulla terra si sono fatti come siamo; un misto di spirito attico grazie agli ateniesi, di tenacia al lavoro osca, di intelligenza indulgente ed acuta quale si conviene ad esseri divini. (p. 124)
  • «Otiosa Neapolis»
    Sì, così la chiama Orazio che se ne deve intendere, se c'era un uomo pigro e ozioso era lui; tanto pigro da non sapere nemmeno inventare un'ode tutta sua, e traduceva quanto poteva dagli alessandrini. (p. 126)
  • Il napoletano non è ozioso; è filosofo. Sa che la vita è labile, l'avvenire è fallace, il lavoro è pena; accetta ogni fatica perché deve dar da mangiare ai picirilli e alla donna; ma non lo esalta, non ne fa una missione nella vita come avrebbe voluto quello scocciatore di Catone. È povero e non è avido di denaro, è sobrio e non s'ingozza se la fortuna gli mette davanti una tavola imbandita. (p. 126)
  • Ha detto Cicerone che Napoli è la città dove i sospettosi diventano confidenti, e gli infelici trovano consolazione. Perciò, quando sono seccato della politica vengo a Napoli a dimenticare tutto. (p. 126)
  • «Locu evitandu» diceva di Baja un cavaliere spagnolo, storico e retore, che si era fatta grande fama a Roma per i suoi studi e la rigidezza delle sue concezioni sociali, Lucius Annaeus Seneca. (p. 136)
  • Baja aveva il suo porto, vastissimo, che era poi il lago Lucrino comunicante con il mare grazie ad un canale; sulla riva orientale stavano i famosi allevamenti di ostriche creati da quel Sergio Orata che aveva avuto per il primo l'idea, un centinaio di anni prima, di allevare le ostriche gustosissime di quelle tiepide acque. (p. 137)
  • Baja, sulla curva occidentale del golfo di Pozzuoli, a metà strada fra questo porto attivissimo e il capo Miseno, tra boschi di mirti, di elci e di quercioli, era una graziosissima città termale che si avviava a diventare sontuosissima. (p. 137)
  • Affrettati ad abbandonare il più presto possibile la corrotta Baja, e quella spiaggia che fu sempre nemica del pudore delle caste fanciulle, litora quae fuerant castis inimica puellis. (p. 143)

[modifica] Bibliografia

  • Paolo Monelli, Avventura nel primo secolo, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1964.

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