Paolo Segneri

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Paolo Segneri (1624 – 1694), scrittore e religioso italiano.

Dalle prediche[modifica]

  • Che sarebbe quand'egli desse di mano ai tuoni ed a' fulmini, a' turbini ed a' tremuoti? Non potrà fiaccare con armi sì poderose l'orgoglio ad un feccioso omiciattolo quel gran Dio che, se tocca i monti, eccogli inceneriti; se rimprovera il mare, eccolo arido; se sgrida il sole, eccolo spento; se abbandona la terra, eccola annichilita? Oh! come bene sta scritto là presso Giobbe: Vidi eos qui operantur iniquitatem, flante Deo, periisse. Avete osservato? Non dice fulgurante, non dice fulminante, no; dice flante: perché, se Dio vuole, ci può tutti ad un'ora distruggere con un soffio: Spirito labiorum suorum interfecit impium. (dalla predica VI)
  • Chi di loro dee dire: Incurvatus sum multo vinculo ferreo, ut non possim attollere caput meum, che furono già le voci del mesto Manasse. Chi dee dire con Giobbe: Ad Deum stillat oculus meus. Chi dee dire con Geremia: Defecerunt prae lacrymis oculi mei. Chi dee dire con Davide: Oculi mei languerunt prae inopia. (dalla predica IX sul purgatorio)
  • [Dottrina di Cristo] E questa dottrina sì santa saria potuta uscir di mente d'un uomo, il qual fosse sì scellerato? Da quali volumi avrebbe mai così bene potuto apprenderla, s'egli non se la fosse con esso sé recata dal cielo? (predica non citata)
  • [Sul giudizio universale] Che dite dunque, uditori? non vi par vero che i peccatori dovranno tutti in quel dì altamente confondersi? che confusione portabunt come disse Giobbe? che confusionem portabunt come disse Ezechiele? e che, per usare la formola del Salmista, da capo a piedi operientur sicut diploide confusione sua? (dalla predica V)
  • Or, posto ciò, mi sapreste voi dire qual cosa sia quella che dallo Spirito Santo venga assegnata come propria dote de' savi, o come propria qualità degli stolti? Eccola: che quando loro alcun parli per loro bene, facilissimi sono ad udire i savi, difficilissimi sono ad udire gli stolti. (dalla predica IV)
  • Se fu città che più rabbiosamente prendesse a perseguitare il nome cristiano, questa fu Roma. (dalla predica IX)
  • Se voi vi abbiate a fabbricare, uditori, qualche edificio, non cred'io già che vi porrete a fabbricarlo nel cuore di un crudo verno, ma aspetterete la primavera, ma aspetterete la state; e qualunque altra stagione voi sceglierete più volentieri di quella ch'è la più aspra. E per qual cagione? Perché gli edifici fabbricati di verno non sono durevoli: i ghiacci istupidiscono la calcina, le pioggie ammollan la sabbia, e così i sassi non possono tra loro fare alla presa. Ora sapete voi ciò che sia fabbricarsi la casa con l'oro altrui? È fabbricarla di verno: Qui edificat domum suam impediis alienis (s'oda lo Spirito Santo nell'Ecclesiastico), quasi qui colligit lapides suos in hyeme: ch'è quanto dire ad fabricandum in hyeme, come tutti dichiarono gli espositori. Voi fabbricate di verno, Cristiani miei, voi fabbricate di verno: però fermatevi; altrimenti la casa farà poi pelo, ctollerà, caderà, precipiterà, e tutte quante saranno state fatiche gittate al vento. (dalla predica XIII)
  • Un uomo dunque che fosse stato sì colmo d'iniquità, sarebbe mai pervenuto ad aver ministri sì zelanti dell'onor suo, che, per accrescergli sol più fama e culto, sì assoggettassero a tante incomodità ed a tanti disagi? Benché, dissi poco: doveva io dire: che gittasse per lui sì lieti la vita? Perocché qual altro uomo ha giammai potuto ottenere che tanti per amor suo si lasciassero crudelmente divorar dalle fiamme, squarciar dai ferri, lacerar dalle fiere, smembrare dalle cataste, quanti n'ha ottenuti Gesù. (predica non citata)

Bibliografia[modifica]

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