Papa Sisto V

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Papa Sisto V

Sisto V, al secolo Felice Peretti, (1521 – 1590), papa della Chiesa cattolica.

  • [Appena eletto Papa] Adesso io sono Cesare.[1]
  • Allo stesso modo desideriamo che sia punito con la morte qualsiasi donna arrivata a tal punto di impudicizia da congiungersi carnalmente, sapendolo, con il padre, il di lui figlio o di lui fratelli, anche se regolarmente sposata con uno di essi. (da Motu proprio sui casi di incesto nello Stato della Chiesa)
  • Come un tempo veniva chiamato Fermo Piceno, così in altri tempi la Marca fu detta Fermana, essendo Fermo la prima Città che in questa provincia esistesse. [Bolla del 24 maggio 1589 per l'elevazione della Cattedrale a Sede Metropolitana][2]
  • I prudenti devono sempre far conto di morir presto, e perciò fare al più tosto quello che devono.[3]
  • Il far tutto il male che si può è uffizio del demonio; il non fare tutto il bene che si deve è azione da bestia.[3]
  • Il fidarsi troppo alle speranze non è da savio, né il trascurarle: il prudente deve considerare i pericoli che per lo più si nascondono sotto la scorza della speranza.[3]
  • Il mondo si regolerebbe da se stesso, se ciascun uomo fosse capace di regolar sé medesimo.[3]
  • Non può dirsi felice uno, se non quando si contenta del proprio stato.[3]
  • [Su Fermo] Situata in un colle di aere saluberrimo, di amenità singolare nel cuor del Piceno, presso al seno Adriatico, non lungi dai monti Appennini. [Bolla del 24 maggio 1584 per l'elevazione della Cattedrale a Sede Metropolitana][2]
  • Uno scudo in borsa fa più onore di cento scudi buttati inutilmente.[3]

Citazioni su Papa Sisto V[modifica]

L'asse nella metà del segno[4].
  • Papa Sisto V fece costruire non solo la cappella Sistina (che da lui prende il nome), ma anche un bordello. (Karlheinz Deschner)
  • Sisto V, accorso a vedere il miracolo di un Gesù Cristo di legno che inondava sangue dalle ferite, lo ruppe dicendo: – Come Cristo ti venero, ma come legno ti rompo! – E il Cristo rotto mostrò che al suo interno era stata collocata una spugna inzuppata di liquido rosso, per simulare il sangue grondante.[3] Autore? Autore?

Note[modifica]

  1. Tradotto dalla citazione in Peter de Rosa, Vicars of Christ, Crown publishers, 1988.
  2. a b Citato in AA.VV., La Chiesa metropolitana di Fermo, Fermo, 2003, 28-31.
  3. a b c d e f g Citato in Dante Leonardi, Spighe d'oro, Remo Sandron Editore, 1924.
  4. Per approfondimenti vedi la voce Profezia di Malachia su Wikipedia.

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