Patañjali

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Patañjali (I sec. BCE ? – VI sec. CE?), filosofo indiano.

Yoga Sūtra[modifica]

Incipit[modifica]

[Si illustra] ora la disciplina dello Yoga. (I, 1)[1]

Citazioni[modifica]

  • Yoga è l'arresto delle modificazioni mentali. (I, 2)[1]
  • Lo stato supremo di assenza di desiderio si verifica quando tutti i desideri cessano, in seguito alla scoperta della natura più intima del Purusha, il Sé Supremo. (I, 16)[1]
  • La realizzazione può essere ottenuta anche mediante la devozione a Dio, Ishvara. (I, 23)[1]
  • Dio è il sommo Sé[2]. Egli è intocco dalle pene della vita, dalle azioni e dalle loro Conseguenze. (I, 24)[1]
  • Oppure, si mediti su qualsiasi cosa si adatti a voi naturalmente. (I, 39)[1]
  • La miseria o infelicità è prodotta da: mancanza di consapevolezza, o avidya, egoismo, passioni, avversioni, attaccamento alla vita e paura della morte. (II, 1)[1]
  • La dissociazione di colui che vede e della cosa vista prodotta dell'ignoranza è il rimedio che arreca liberazione. (II, 25)[1]
  • Gli otto mezzi dello yoga sono: yama (autocontrollo), niyama (osservanze), asana (posizione), pranayama (controllo del respiro), pratyahara (astrazione), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi (contemplazione). (II, 28)[1]
  • Allorché lo yogin è fermamente stabile nella non violenza, coloro che sono in sua presenza abbandonano ogni ostilità. (II, 35)[1]
  • Allorché lo yogin è fermamente stabile nella continenza sessuale, acquista energia. (II, 38)[1]
  • Samadhi si ha allorché, la mente si unisce all'oggetto. (III, 3)[1]
  • Grazie a samyama si può conoscere l'immagine presente nella mente altrui. (III, 19)[1]
  • Abbandonando le cause che delimitano e conoscendo i passaggi, è possibile entrare nel corpo di un altro essere. (III, 39)[1]
  • I poteri vengono rivelati alla nascita, oppure sono conseguiti tramite l'uso di droghe, la ripetizione di parole sacre, l'ascesi o il samadhi. (IV, 1)[1]
  • Passato e futuro esistono nel presente, tuttavia non sono sperimentati nel presente in quanto sussistono su piani diversi. (IV, 12)[1]
  • Lo stesso oggetto è visto in modi diversi da menti diverse. (IV, 15)[1]
  • La mente, benché, variegata da innumerevoli desideri, agisce per lo scopo di un altro, in quanto agisce per associazione. (IV, 24)[1]
  • Allorché si è vista questa distinzione, si ha un arresto dei desideri riflessi nell'atma, o Sé. (IV, 25)[1]

Explicit[modifica]

Kaivalya[3] è quando il Purusa[4] è stabile nella sua vera natura, che è pura consapevolezza. (IV, 34)[1]

Citazioni su Patañjali[modifica]

  • I sūtra sono brevi, ma pieni di gemme di saggezza su cui riflettere e con cui vivere: Patañjali ha studiato la condizione umana in profondità, ha identificato la causa della sofferenza dell'uomo e il modo e il modo di superarla, cioè come ognuno di noi può vivere una vita più piena e più felice.
    Ha analizzato la coscienza, i suoi stati e i suoi umori; la sua metodologia mostra una mente originale, un intelletto chiaro e penetrante, una capcità analitica sorprendente. (B. K. S. Iyengar)
  • Lo Yoga classico inizia là dove finisce il Sāṃkhya. Patañjali infatti non crede che la conoscenza metafisica possa, da sola, condurre l'uomo alla liberazione: la conoscenza si limita a preparare il terreno in vista della conquista della libertà, ma quest'ultima si ottiene mediante una tecnica ascetica e un metodo di meditazione. (Mircea Eliade)

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Patanjali, Yoga Sutra.
  2. Puruṣa nel testo: lesa-karma-vipakasayair aparamrstah purusa-visesa isvara (citato in Yoga-Sutras).
  3. "Isolamento", nel senso di "liberazione".
  4. "Spirito", o "sé", o "anima" nelle varie traduzioni, uno dei due principi dello Yoga e del Sāṃkhya.

Voci correlate[modifica]

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