Patrick Brydone

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Patrick Brydone (1741 – 1818), scrittore, scienziato e viaggiatore.

  • Appena giunti a Palermo fummo stupiti di sentirci interpellare in inglese da alcuni giovani della nobiltà, ma la nostra sorpresa crebbe ancora quando scoprimmo che conoscevano benissimo molti dei nostri più celebri poeti e filosofi. Abbiamo trovato in parecchie librerie opere di Milton, Shakespeare, Dryden, Pope, Bacon, Bolingbroke, e non in traduzione ma nelle migliori edizioni originali.[1]
  • Credo che il monte Pellegrino sia la migliore posizione per ammirare Palermo. La magnifica città si adagia all'estremo di un anfiteatro naturale, formato da alte montagne rocciose, ed il paesaggio che si estende fra la città e queste montagne è uno dei più ricchi e dei più belli del mondo. Il complesso appare quale un meraviglioso giardino ricco di alberi fruttiferi di ogni specie, bagnati da chiare fonti e da ruscelletti, che con le loro curve sinuose danno un variato aspetto alla pianura. Per la posizione singolare e la ricchezza del suolo, Palermo è stata designata con epiteti adulatori, in ispecie dai poeti che l'hanno denominata la Conca d'oro. Venne pure chiamata Aurea Valle, Hortus Siciliae, ecc.; e per abbracciare tutti questi nomi venne pure aggiunto il termine Felix col quale si trova distinta nelle mappe. (da A tour through Sicily and Malte, Londra, 1773; citato in Dominique Vivant Denon, Viaggio a Palermo - In appendice, Edi.bi.si., Messina 2014)
  • Il porto di Messina è formato da un piccolo promontorio o lingua di terra, che s'avanza dall'estremità orientale della città e separa questo bel bacino dal resto dello stretto.
    La forma di questa lingua di terra è esattamente quella di una falce, la cui curva forma il porto e lo mette al riparo d'ogni vento. I greci, che nel dare i nomi riuscivano sempre a sottolineare qualcuna delle caratteristiche più singolari delle cose, chiamarono questo luogo «Zancle» o «Falce», proprio per questa sua straordinaria somiglianza.
    Fantasticarono che fosse caduta lì la falce di Saturno ed avesse dato una tal forma a quel luogo. I Latini, meno amanti delle immaginose favole, mutarono il suo nome in Messina da Messis, per indicare la grande fertilità dei campi.
    Nel porto v'è un gran numero di galere: tre di queste hanno fatto vela questa mattina per incrociare attorno all'isola e proteggerla dagli attacchi improvvisi dei pirati, che sono molto inopportuni sulla costa meridionale. (da A tour through Sicily and Malte, Londra, 1773; citato in Rina La Mesa, Viaggiatori stranieri in Sicilia, Cappelli, 1961)


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