Paul Verlaine

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Paul Verlaine

Paul Marie Verlaine (1844 – 1896), poeta francese.

Indice

[modifica] Citazioni di Paul Verlaine

  • [Parlando di Arthur Rimbaud] Angelo in esilio, Satana adolescente. (citato in Henri Daniel-Rops, Rimbaud, p. 22)
  • La morale migliore in questo mondo dove i più pazzi sono i più savi di tutti, è ancora di dimenticare l'ora. (Les uns et les autres, da Allora e ora)
  • [...] la parola Illuminations è inglese e significa incisione colorata, «coloured plates»: è il sottotitolo medesimo che Rimbaud aveva dato al suo manoscritto. (citato in Henri Daniel-Rops, Rimbaud, p. 44)
  • Povera gente! L'Arte non è sbriciolare la propria anima;
    è di marmo o no, la Venere di Milo? (Épilogue, da Poemi saturnini)
  • [Parlando di Arthur Rimbaud] Una specie di dolcezza splendeva sorridente in quegli occhi crudeli azzurro-chiari e su quella bocca vigorosa, rossa, dalla piega amara». (citato in Henri Daniel-Rops, Rimbaud, p. 22)
  • Maria Immacolata, amore essenziale, | Logica della fede cordiale e vivace, | Amando voi, ogni bontà non è forse possibile, | Amando voi, Soglia del cielo, unico amore? (da Poesie e prose)
  • È la pena più grande | non conoscerne il motivo, | senz'amore e senz'odio, | il mio cuore ha tanta pena! (Verlaine, Poesie, Romances sans paroles, op. cit. pag. 155)
C'est bien la pire peine | de ne savoir pourquoi | Sans amour et sans haine | Mon coeur a tant de peine!
  • La vostra anima è uno scelto paesaggio. | incantato da maschere e da bergamasche | che suonano il liuto e danzano, quasi | tristi sotto i loro travestimenti fantastici. (Verlaine, Poesie, Fêtes Galantes, Clair de lune, op. cit. pag. 89)
Votre âme est un paysage choisi | que vont charmant masques et bergamasques | juant du luth et dansant et quasi | tristes sous leurs déguisements fantasques.
  • La musica prima di tutto, | e per questo preferisci l'impari | più vago e solubile nell'aria | senza nulla in sé che pesi e posi. (Verlaine, Poesie, Jadis et Naguère, Arte poétique, op. cit. pag. 251)
De la musique avant toute chose, | Et pour cela préfère l'Impair | plus vague et plus soluble dans l'air, | sans rien en lui qui pèse ou qui pose.
  • Perché vogliamo la sfumatura ancora, | Non Colore, ma solo la sfumatura! | Oh! la sfumatura solo accoppia | il sogno al sogno e il flauto al corno! (Verlaine, Poesie, Jadis et Naguère, Arte poétique, op. cit. pag. 253)
Car nous voulons la Nuance encor, | Pas la Couleur, rien que la nuance! | Oh ! la nuance seule fiance | Le rêve au rêve et la flûte au cor!
  • Bacio! malvarosa al giardino delle carezze! (Verlaine, Poesie, Poèmes Saturniens, Capricci, Il bacio, op. cit. pag. 81)
Baiser! rose trémière au jardin des caresses!
  • I lunghi singhiozzi | dei violini | autunnali | feriscono il mio cuore | con monotono | Languore.
Les sanglots longs | Des violons | De l'automne | Blessent mon cœur | D'une langueur | Monotone.

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  • [Rimbaud] non ha fatto altro che viaggiare terribilmente e morire giovanissimo.

[modifica] I poeti maledetti

  • Tristan Corbière fu un Bretone, un Marinaio e lo sdegnoso per eccellenza, aes triplex. Bretone senza essere un praticante cattolico, ma credente nel diavolo; marinaio, né militare, né soprattutto mercante, ma innamorato furioso del mare, che egli non navigava se non nella tempesta, eccessivamente impetuoso su questo più dei cavalli (di lui si raccontano prodigi di folle imprudenza). Sdegnoso del successo e della gloria fino al punto che sembrava avere l'aria si sfidare questi due imbecilli a commuovere per un istante la sua pietà per loro!
  • [Arthur Rimbaud] Era un uomo alto, ben piantato, quasi atletico, dal volto perfettamente ovale di angelo in esilio, con capelli castano chiari in disordine e due occhi di un blu pallido inquietante. Ardennese, egli possedeva, oltre a un accento campagnolo troppo presto perduto, il dono della pronta assimilazione, propria delle genti di quel paese – e questo può spiegare il rapido inaridirsi, sotto il sole scialbo di Parigi, della sua vena, per dirla come i nostri avi, il cui linguaggio diretto e corretto non aveva sempre torto, in fin dei conti.
  • [Stéphane Mallarmé] Viveva allora in provincia facendo il professore d'inglese, ma frequentava spesso Parigi. Fornì al Parnasse versi di una novità che fece scandalo sui giornali. Peroccupato certo! della bellezza, considerava la chiarezza come una grazia, secondaria, e affinché il suo verso fosse molteplice, musicale, raro, e, quando abbisognava, languido o eccessivo, ridicolizzava tutti per piacere ai raffinati, di cui era, lui, il più difficile.
  • Innanzitutto Marceline Desbordes-Valmore era del Nord e non del Mezzogiorno, sfumatura importante più di quanto si pensi. Del Nord crudo, del Nord nostrano (il Mezzogiorno, sempre arso, è sempre meglio, ma questo meglio potrebbe senza dubbio essere il nemico del vero bene), – e questo ci piacque, a noi del Nord ugualmente crudi, – infine!
  • [Auguste de Villiers de L'Isle-Adam] Ancora bambino cominciava a fare versi superbi. Solamenente, andateli a cercare! Andate a cercare Morgane, Elën, drammi come ne hanno fatti pochi i più grandi drammaturghi; andate a cercare Claire Lenoir, un romanzo unico in questo secolo! E il seguito, la fine di Axel, de l'Eva futura, dei capolavori, dei puri capolavori, interrrotti per anni, ripresi senza sosta come le cattedrali e le rivoluzioni, alte come queste.
  • [Pauvre Lelian] Non v'è dubbio che il poeta, come ogni artista, dopo l'intensità, condizione eroica, indispensabile, deve cercare l'unità, l'unità di tono (che non è affatto la monotonia), uno stile riconoscibile in qualsiasi punto dell'opera, preso a caso, le abitudini, le attitudini; l'unità del pensiero anche, ed è qui che un dibattito potrebbe sorgere [...].

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Henri Daniel-Rops, Rimbaud, traduzione di G.L. Pizzolari, Morcelliana Brescia 1947.
  • Paul Verlaine, Poesie e prose, a cura e traduzione di D. Grange Fiori, Mondadori, 1992
  • Paul Verlaine, Poesie, cura e traduzione di Renato Minore, Newton Compton ed., prima edizione, Roma, giugno 1989.
  • Paul Verlaine, I poeti maledetti, Introduzione di G.-A. Bertozzi, cura e traduzione di Claudio Rendina, Newton Compton, marzo 1980, Roma.

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