Pearl S. Buck

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la letteratura (1938)
Pearl Sydenstricker Buck

Pearl Sydenstricker Buck (1892 – 1973), scrittrice statunitense.

Citazioni di Pearl S. Buck[modifica]

  • Le persone che provano a vivere da sole non avranno successo come esseri umani. I loro cuori inaridiranno se non risponderanno ad altri cuori. Le loro menti si restringeranno se ascolteranno solo l'eco dei propri pensieri senza altra fonte d'ispirazione. (da To my daughters, with love, John Day Co., 1967)
  • Nessuno che sia sempre stato libero può comprendere il terribile fascino della speranza di libertà per chi non è libero. (da What America means to me, John Day Co., 1943)
  • Ogni grande errore ha un momento a metà strada, una frazione di secondo in cui si può annullare e forse rimediare. (da What America means to me)

La buona terra[modifica]

Incipit[modifica]

Era il giorno delle nozze di Wang Lung.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Che cosa dobbiamo farcene di una donna bella? Una donna che curi la casa, e che procrei dei figli lavorando – ecco quel che ci occorre! Le donne belle non hanno altro pensiero che scegliersi vestiti che s'intonino con la loro faccia. Alla larga! Noi siamo contadini. (cap. I, 1998, p. 9)
  • Meglio arrivare primi con una donna brutta, che centesimi con una bella. (cap. I, 1998, p. 9)
  • Quando si comincia a vendere la terra [...] è la fine di una famiglia. Dalla terra siamo venuti, e alla terra dobbiamo tornare... Se conserverete la terra, vivrete... Nessuno potrà mai portarvela via... (cap. XXXIV, 1998, p. 291)

Incipit di alcune opere[modifica]

Figli[modifica]

Wang Lung moriva. Moriva nella vecchia, scura casupola di fango costruita nel mezzo dei suoi campi, adagiato sullo stesso letto sul quale aveva dormito negli anni della gioventù, e sul quale era giaciuto la prima notte di matrimonio. La camera era più angusta delle cucine della grande casa che Wang Lung possedeva in città, e nella quale abitavano i figli ed i figli dei figli.

L'amore di Ai-Uan[modifica]

Nel quindicesimo anno della Repubblica cinese, corrispondente all'anno millenovecento e venticinque del calendario occidentale, viveva a Sciangai un ricco banchiere, Wu di cognome, il quale aveva due figli. La sua famiglia era ricca da più generazioni, e da almeno tre figurava tra le notabili della città, sebbene in modi diversi. Il cospicuo rango che ora occupava era dovuto al fatto che il signor Wu era direttore della Grande Banca Cinese, con filiali in tutto il centro e il meridione della Cina. In gioventù egli aveva fatto pratica bancaria nel Giappone e in Europa, e subito dopo il rimpatrio aveva fondato la banca che in breve volgere di tempo era diventata una delle più potenti istituzioni della giovane repubblica cinese.

La madre[modifica]

Nella cucina del piccolo cascinale dal tetto di paglia la madre, seduta su di uno sgabelluccio di bambù dietro la stufa di terra, alimentava il fuoco sotto il calderone di ferro introducendo destramente dell'erba nel fornello. La fiamma aveva appena attecchito, ed essa la teneva viva rimuovendo qui uno stecco, là una manciata di foglie, e introducendo di tanto in tanto una nuova manciata dell'erba secca raccolta sui colli nell'autunno.

Stirpe di drago[modifica]

Ling Tan alzò il capo. Nella risaia in cui stava con l'acqua fino alle ginocchia udì risuonare la voce alta e squillante di sua moglie. Perché mai la donna doveva chiamarlo ora a mezzo il pomeriggio, quando non era né ora di mangiare né ora di dormire? All'estremità più lontana della risaia i suoi due figli erano curvi sull'acqua, entrambi col braccio destro immerso contemporaneamente sì da parere le braccia di un sol uomo mentre piantavano i semi del riso.

Bibliografia[modifica]

  • Pearl S. Buck, La madre (The Mother), traduzione di Andrea Damiano, Oscar Mondadori 1978.
  • Pearl S. Buck, L'amore di Ai-Uan (The patriot), traduzione di Andrea Damiano, Oscar Mondadori 1968.
  • Pearl S. Buck, La buona terra (The Good Earth), traduzione di Andrea Damiano, San Paolo 1998.
  • Pearl S. Buck, Figli (Sons), traduzione di Andrea Damiano, Oscar Mondadori 1979.
  • Pearl S. Buck, Stirpe di drago (Dragon Seed), traduzione di Giorgio Monicelli, Oscar Mondadori 1976.

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