P. G. Wodehouse

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P. G. Wodehouse

Sir Pelham Grenville Wodehouse (1881 – 1975), scrittore britannico.

Citazioni di Pelham Grenville Wodehouse[modifica]

  • I gatti, come categoria, non hanno mai completamente superato il complesso di superiorità dovuto al fatto che, nell'antico Egitto, erano adorati come dei. (citato in Rachael Hale, Centouno cataclismi. Per amore dei gatti, Contrasto, 2004, p. 24)
  • Il grande segreto dell'eterna giovinezza: far sempre circolare la bottiglia e non andare mai a letto prima delle quattro del mattino. (da Luna piena, ciclo di Blandings)

Attribuite[modifica]

  • Le cose buone della vita sono illegali, immorali o fanno ingrassare.
Spesso attribuita a Wodehouse, in realtà appartiene a Alexander Woollcott.

La conquista di Londra[modifica]

Incipit[modifica]

Con una sbuffata brusca, improvvisa, che per quanto violenta esprimeva a stendo il disgusto e l'indignazione che gli ribollivano dentro, Sir George Pike posò l'ultimo numero di «Society Spice» e prese il telefono.
«L'ufficio dello 'Spice'» disse laconico.
Seguì un breve intervallo.
«Roderick?»
«Non è ancora tornato dal pranzo, Sir George» disse una voce ossequiosa.
«Ah, è lei, Pilbeam?» Il tono di Sir George si ammorbidì. Pilbeam era uno dei suoi prediletti. Un ragazzo con un futuro. Un uomo su cui teneva gli occhi. «Dica per favore al signor Roderick, quando torna, che voglio vederlo.»
«Va bene, Sir George.»
Il fondatore e proprietario della Mammoth Publishing Company, la vasta impresa che rifornisce metà dell'Inghilterra – la metà più zuccona – di roba da leggere, mise giù la cornetta e, dopo aver aggrottato un istante le sopracciglia, prese una matita e si mise a scrivere.

[P. G. Wodehouse, La conquista di Londra, traduzione di Luigi Brioschi, Guanda, 2006]

Citazioni[modifica]

  • C'è qualcosa, nel modo in cui la primavera si manifesta in Inghilterra, che mi ricorda un cucciolo timido che cerca di farsi degli amici. Fa un avventato passo avanti, se la svigna terrorizzato, poi striscia di nuovo in avanti, timoroso, e infine, acquistata fiducia, si avventa con impeto e gioia. (pag. 72)
  • Uno dei deliziosi aspetti della primavera inglese è che ha dei giorni, anzi, è quasi del tutto composta di giorni in cui, al tramonto, la temperatura è tale da rendere gradevole un fuoco, anzi persino necessario. (pag. 147)
  • Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. (pag. 235)
  • Era una bella mattinata. Si è già parlato dell'insensibilità della Natura nei momenti di umana sofferenza; basterà dire che in tale occasione la Natura era più che all'altezza della sua reputazione. (pag. 235)
  • Il cammino del progresso ha tolto a Waterloo Station i suoi misteri. Un tempo era stato uno strano, oscuro Paese delle meraviglie in cui Alici spaurite e i loro corrispettivi maschili vagavano disperati, chiedendo informazioni a funzionari altrettanto ignari e sperduti: ora invece era ordinata ed efficiente. (pag. 242)
  • Il ritorno del figliol prodigo è quasi proverbialmente legato a effervescenti manifestazioni di gioia da parte dell'intera compagnia con, forse, la sola eccezione del vitello ingrassato. (pag. 266)
  • Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, Londra si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. (pag. 293)

[P.G. Wodehouse, La conquista di Londra (Bill the Conqueror, 1924), traduzione di Luigi Brioschi, Guanda, 2006]

Qualche cosa di nuovo[modifica]

Incipit[modifica]

Il sole di un bel mattino primaverile splendeva gaiamente su Londra. Il suo confortante calore sembrava infondere nell'intenso traffico di Piccadilly una più lieta vivacità, tanto che i conducenti degli autobus giungevano fino a scherzare, e gli chauffeurs atteggiavano le labbra a un sorriso che non mancava di una certa benevolenza. Fischiettavano i policemen che regolavano la circolazione, e fischiettavano i commessi che andavano al lavoro; mentre i mendicanti affrontavano con ottimismo l'arduo compito di persuadere persone cui erano perfettamente conosciuti ad addossarsi l'onere del loro mantenimento, con quell'ottimismo, diciamo, che sovente è gran parte del successo.
In quella felice mattinata, alle nove precise, la porta del numero 7/a di Arundell Street, in Leicester Square, si aprì, e ne uscì un giovanotto.

Citazioni[modifica]

  • Se le donne comprendessero le proprie responsabilità baderebbero bene a sorridere; tanto bene che probabilmente non lo farebbero. (p. 117)
  • Vi sono nella vita di un uomo momenti in cui il sorriso di una donna può avere risultati importanti quanto quelli di una esplosione di dinamite. (p. 117)

[P. G. Wodehouse, Qualche cosa di nuovo, traduzione di L. Fratta, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932]

Incipit di alcune opere[modifica]

Alla buon'ora, Jeeves![modifica]

– Jeeves, – dissi – posso parlare con franchezza?
– Certamente, signore.
– Ciò che devo dirti può offenderti...
– Non importa, signore.
– Bene, allora...
No, aspettate... la comunicazione è interrotta.
Non so se capiti a voi come a me! Quando io voglio raccontare una storia urto, infallibilmente, contro l'ostacolo del non saper come cominciare. Un passo falso basta a rovinar tutto. Mi spiego: se al principio indugiate troppo cercando di creare la cosiddetta atmosfera e vi soffermate su eccessive sottigliezze, correte il pericolo di mancar l'effetto, stancando l'attenzione di chi vi ascolta.
Se, d'altra parte, sorpassate il segno di slancio con un salto degno di un gatto scottato, ecco che il vostro uditorio resta disorientato.

[P. G. Wodehouse, Alla buon'ora, Jeeves!, traduzione di Cina Sacchi Perego Bietti]

Avanti, Jeeves![modifica]

Ora, che c'è da dire sul conto del buon Jeeves... il mio domestico, se non lo sapete? Molti dicono che io dipendo troppo da lui. Mia zia Agata, infatti, l'ha persino chiamato il mio custode. Bene, quel che dico io è questo: e se pure? Jeeves è un genio, dal colletto in su è unico. Dopo una settimana ch'egli era entrato in mio servizio, io avevo rinunciato ad occuparmi delle mie faccende. La cosa rimonta da una mezza dozzina di anni fa, immediatamente dopo quello strano caso di Fiorenza Craye, del libro di mio zio Willoughby e di Eddino, il giovane esploratore.
Il fatto cominciò veramente quando io ritornai ad Easeby, la residenza di mio zio, nello Shroipshire. Passavo lì una settimana e poco più come generalmente facevo in estate, e avevo dovuto interrompere la mia visita, e correre a Londra a trovarmi un nuovo domestico.
[P. G. Wodehouse, Avanti, Jeeves!, traduzione di Silvio Spaventa Filippi, Bietti]

Il codice dei Wooster[modifica]

Allungai una mano fuori dalle coperte e suonai il campanello per chiamare Jeeves.
— Buona sera, Jeeves.
— Buon giorno, signore.
Questo mi sorprese.
— È giorno?
— Sì, signore.
— Ne sei sicuro? Mi pare molto buio fuori.
— C'è la nebbia, signore. Se ben rammentate, siamo in autunno ormai, nella stagione delle nebbie e della saporosa ubertà.
— Eh? Oh! Sì, capisco. Beh, sia quel che sia, preparami uno di quei tuoi tonici super per rimettermi in piedi, per favore.
— Ne ho uno già pronto, signore, in frigorifero.
Jeeves spari dalla stanza e io mi tirai su a sedere sul letto con quella sensazione piuttosto spiacevole che si prova, talvolta, di dover morire nel giro di cinque minuti. La sera precedente avevo offerto al Drones una piccola cena in onore di Gussie Fink-Nottle, quale caloroso saluto in vista delle sue ormai imminenti nozze con Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, C.B.E. e queste serate si pagano care. A dire il vero, appena prima che entrasse Jeeves, avevo sognato che un buontempone mi stava conficcando dei chiodi nella testa, non però i soliti chiodi piccolini bensì grosse punte arroventate.
Jeeves tornò con il beveraggio. Io lo buttai giù per il boccaporto e dopo aver subito l'inevitabile ma momentaneo disagio caratteristico dei tonici mattutini da lui brevettati, vale a dire sentirti balzar per aria il cucuzzolo della testa mentre gli occhi ti schizzano dalle orbite e vanno a rimbalzare come palle da tennis sulla parete opposta, mi sentii molto meglio. Sarebbe stato esagerato sostenere che ormai Bertie era tornato in forma, ma almeno era scivolato nel reparto convalescenti e si sentiva in vena di fare due chiacchiere.

[P. G. Wodehouse, Il codice dei Wooster, traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia]

Una damigella in pericolo[modifica]

Dato che lo scenario in cui si svolge questo racconto è quell'edificio storico noto come castello di Belpher, nella contea dello Hampshire, sarebbe simpatico iniziare con una esauriente descrizione del posto, seguita da qualche annotazione sulla storia dei conti di Marshmoreton, che lo hanno posseduto dal XV secolo. Disgraziatamente, in questi giorni frenetici, un romanziere lavora in condizioni sfavorevoli. Deve piombare nel bel mezzo del suo racconto, senza indugiare troppo, come se salisse su un tram in corsa. Deve partire con la tranquilla velocità di un coniglio sorpreso durante il pasto. Altrimenti la gente lo mette da parte e va al cinema.

[P. G. Wodehouse, Una damigella in pericolo, traduzione di Rosetta Palazzi, Guanda]

Luna piena[modifica]

La luna che con consumata esperienza presta servizio al Castello di Blandings e dintorni era quasi piena, e già da alcune ore l'avito maniero di Clarence, nono Conte di Emsworth, era inondato dai suoi raggi d'argento. Essi sbirciavano rispettosamente la sorella di Lord Emsworth, Lady Hermione Wedge, che si spalmava il viso di crema nella Camera Azzurra; e attraverso una finestra aperta si intrufolavano nella Camera Rossa, dove c'era qualcosa che valeva davvero la pena di guardare: Veronica Wedge, la splendida figlia di Lady Hermione, che fissava il soffitto sdraiata sul letto e sognava di avere qualche bel gioiello da sfoggiare per l'imminente ballo della Contea. Naturalmente una bella ragazza non ha bisogno di altri gioielli oltre alla giovinezza, alla salute e al suo fascino naturale, ma chiunque avesse voluto farlo capire a Veronica avrebbe dovuto sudare sette camicie.

[P. G. Wodehouse, Luna piena, traduzione di Stefania Bertola, Guanda]

Non George Washington[modifica]

Mi chiamo Margaret Goodwin. Tra una settimana sarò la signora Orlebar Cloyster.
Ho incontrato il mio fidanzato James tre anni fa. Ci siamo conosciuti alle sette e mezzo di mattina del 28 luglio, nel bel mezzo di Fermain Bay, a circa cinquanta metri dalla spiaggia.
Fermain Bay è un'insenatura dell'isola di Guernsey, dove io abitavo (per la precisione a St. Martin's) da parecchi anni insieme a mia madre. La nostra vita si era svolta tranquilla e monotona fino a quando il fato condusse a me un giovane di cui mi innamorai nel momento stesso in cui il mio sguardo si posò su lui.

[P. G. Wodehouse, Non George Washington, traduzione di M. Buckwell Gislon, Mursia]

Piccadilly Jim[modifica]

La residenza di Peter Pett, il noto finanziere, su Riverside Drive è un pugno in un occhio tra i più cospicui in quell'arioso ed elegante viale newyorkese. Quando ci passate davanti in limousine o vi godete i vostri dieci centesimi d'aria fresca sull'imperiale di un omnibus verde, salta su e vi morde. L'architetto che si trovi a passar di lì sussulta e allarga le braccia per schermirsi e finanche l'osservatore incompetente è colto da un senso di sgomento. L'edificio assomiglia contemporaneamente a una cattedrale, a una villa di campagna, a un hotel e a una pagoda cinese. Molte finestre hanno vetri istoriati e sopra il porticato troneggiano due leoni in terracotta, considerevolmente più brutti dei compiaciuti felini che montano la guardia alla Public Library di New York. È impossibile che simile dimora passi inosservata ed è forse per questo motivo che la signora Pett ha tanto insistito perché il consorte l'acquistasse. La signora Pett adora essere notata.

[P. G. Wodehouse, Piccadilly Jim, traduzione di Paola Mazzarelli, Guanda]

Tanto di cappello a Jeeves[modifica]

Mentre, seduto nella vasca da bagno, m'insaponavo un piede meditabondo e cantavo, se ben ricordo, "Pallide mani che amavo sulle rive dello Shalimar", ingannerei i miei lettori se dicessi che mi sentivo pimpante. La serata che dovevo affrontare prometteva di essere una di quelle serate spiacevoli che non giovano né allo spirito né al corpo. Mia zia Dahlia, scrivendomi dalla sua residenza estiva, cioè a dire Brinkley Court giù nel Worchestershire, mi aveva chiesto il favore personale di portare a pranzo certe sue conoscenze, una coppia di nome Trotter.
Mi avvertiva che erano scocciatori della più bell'acqua e mi avrebbero fatto morire di noia, ma che si presentava indispensabile ungerli, perché lei stava trattando una difficile questione d'affari con la metà maschile del duo, e in certi momenti tutto fa brodo.

[P. G. Wodehouse, Tanto di cappello a Jeeves, traduzione di Adriana Motti, Mondadori]

Amore tra i polli[modifica]

Un signore venne a visitarvi ieri sera, mentre eravate fuori, – mi disse la signora Medley, la mia padrona di casa, mentre sbarazzava la tavola dei resti della colazione.
Ebbene? – le domandai affabilmente come al solito.
– Un signore dalla forte voce, – disse pensosa la signora Medley.
– Era forse Caruso?
– Signore?
– Dicevo se ha lasciato il suo nome.
– Sì. Era il signor Ukridge.
– Misericordia!
– Signore!
– Nulla. nulla
– Grazie, signore, – disse la signora Medley, sottraendosi alla mia presenza.
Ukridge! Che il diavolo se lo porti. Non l'avevo veduto da vari anni e, per quanto io posso esser lieto di ricevere delle visite dagli amici di gioventù coi quali scambio volentieri quattro chiacchiere, non mi sentivo in quel momento disposto a vedere Ukridge.

[P. G. Wodehouse, Amore tra i polli, traduzione di F. Palumbo, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932]

Bibliografia[modifica]

  • P. G. Wodehouse, Amore tra i polli, traduzione di F. Palumbo, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.
  • P. G. Wodehouse, Qualche cosa di nuovo, traduzione di L. Fratta, Casa Editrice Bietti, Milano, 1932.

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