Piero Chiara

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Piero Chiara (1913 – 1986), scrittore italiano.

Indice

[modifica] Il piatto piange

[modifica] Incipit

Si giocava d'azzardo in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e passione; perché non c'era, né c'era mai stato a Luino altro modo per poter sfogare senza pericolo l'avidità di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l'esuberanza dell'età e la voglia di vivere.

[modifica] Citazioni

  • Mai giocare [...] con gente che non si conosce o in bische clandestine. Quasi sempre c'è il baro. (p. 257, CDE 1978)

[modifica] Vedrò Singapore?

[modifica] Incipit

La data del 23 novembre, più che scritta è scavata dentro la mia mente con segni non meno indelebili di quelli che in seguito e per tutta la vita vi incise, a giusti intervalli, il dolore. Data memorabile, perché segnò l'inizio di un corso di eventi dai quali dovevo emergere a distanza di un anno, ma restandone segnato per sempre.
Quel giorno, partito avanti l'alba per Pontebba, nell'alta Carnia, avevo cambiato treno a Udine e fatto sosta a Gorizia: due città che vedevo per la prima volta e delle quali sapevo soltanto quel poco che era legato alla guerra 1915-1918, combattuta una quindicina d'anni prima in quei luoghi e subito entrata nei libri di scuola.

[modifica] Citazioni

  • Entrai in quel locale e presto mi rasserenai completamente, perché le donne che volteggiavano davanti alla panca imbottita sulla quale mi ero seduto avevano tutte un volto solo: quello del loro mestiere o della loro sorte.
  • Era una ragazza monumentale, di ventidue anni, che era stata fotografata in costume friulano per una serie di cartoline colorate messe in circolazione al fine di propagandare i tesori e i pregi della regione. Nella cartolina dov'era ritratta la Olga, appariva infatti in evidenza quella che era ritenuta la dote del Friul, la quale secondo un detto popolare consisteva in panse, tette e cul, non avendo altro quella splendida terra, almeno allora, da esportare o da presentare al mondo.

[modifica] Il cappotto di astrakan

[modifica] Incipit

Verso la fine d'aprile del millenovecentocinquanta, non avendo trovato dalle mie parti e non pensando di trovare neppure in altri luoghi vicini, o per dir meglio in Italia, il terreno favorevole alla nuova vita che durante la guerra mi ero proposta per il caso che fossi scampato, pensai di portarmi a Parigi, senza programmi di alcun genere e solo per viverci qualche mese. Chissà, mi dicevo, che non abbia a cogliervi il bandolo di un avvìo e magari a trovarvi la mia fortuna.
Andare a Parigi era a quell'epoca, ed è stato sempre, come a darsi un mestiere, a una professione o a un corso di studi. in quella gran città voleva dire imparare, capire il mondo, fiutare il vento. L'avevi passato qualche anno e magari soltanto qualche mese, poteva dare gloria per tutta la vita anche a un tipo qualunque, solo che avesse saputo raccontare le sue gesta, immancabili, perché nessuno poteva vivere a Parigi senza capitare dentro casi e vicende degne di venir raccontate.

[modifica] Citazioni

  • Quando una donna chiede a un uomo che cosa pensa, vuol dire che di quell'uomo le sta a cuore anche il meglio, cioè i sentimenti e magari anche le idee. (p. 83)
  • Su quel lungofiume vennero a tormentarmi, come gamberetti lessi che qualcuno volesse mettermi in bocca, i versi della poesia di Maurice:
    Le soste, i lenti passi, le parole...
    e mentre l'incanto d'altro tempo vola
    sull'ala stanca del giorno...

    L'ala del giorno pareva stanca anche a me e il cadere della domenica sul fiume mi immalinconì improvvisamente. (p. 107)

[modifica] La stanza del Vescovo

[modifica] Incipit

Nel tardo pomeriggio di un giorno d'estate del 1946 arrivavo, al timone di una grossa barca a vela, nel porto di Oggebbio sul Lago Maggiore. L'inverna, il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla pianura lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza, mi aveva sospinto, tra le dodici e le diciotto, non più in su di quel piccolo abitato lacustre, dove decisi di pernottare.

[modifica] Citazioni

  • Il Vescovo era un prozio di mia moglie, monsignor Alemanno Berlusconi, morto nel ventotto, che fino a vent'anni fa passava l'estate in questa villa. Il padre di mia moglie gli aveva fatto addobbare la stanza migliore in modo degno d'un prelato che era Nunzio Apostolico in varie parti del mondo e faceva parte della Congragazione dei Riti. (p. 37, edizione De Agostini – Mondadori, 1989)

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Le corna del diavolo

Nella nostra piccola città, allora ancora più piccola di oggi ma tanto più gradevole e umana, al tempo in cui cominciavo a viverci per un numero imprecisabile ma ormai stragrande di anni, cioè intorno al 1936, viveva già il commendatore Adamo Chiappini, un tenore in ritiro che i competenti di opera lirica ricordavano come una promessa, in parte mantenuta, del bel canto italiano.

[modifica] Una spina nel cuore

Un mattino di primavera del 1933, dopo essermi fermato alcuni giorni a Venezia e a Milano nel viaggio di ritorno da certe strane località oltre Isonzo dov'ero stato per quasi un anno, rimisi piede al mio paese. A Venezia, dove pensavo di non tornare più per il resto dei miei giorni tanto mi lasciavo volentieri alle spalle quei luoghi, avevo passato quasi una settimana, deciso a vedere tutta la città una volta per sempre. A Milano invece ero rimasto quarantott'ore, il tempo per portare a termine una ricerca alla quale attribuivo una certa importanza nei miei futuri destini. Se avessi rintracciato la contessa Bettina Nazzari di Costapiana, madre del conte Pier Cesare, mio principale quando lavoravo come fotografo a Milano, avrei potuto avere l'indirizzo del di lei figlio, finito in miseria e fallito anche come fotografo, al punto di trovarsi costretto ad andarsene in Brasile o in Argentina per sfuggire ai creditori.

[modifica] Le avventure di Pierino

Il desiderio più forte che Pierino allevava nel cuore fin da quando a sei anni aveva cominciato la scuola, era di aver libertà il mercoledì e di poter passare la giornata godendo lo spettacolo del mercato che si teneva in quel giorno al suo paese. La direzione scolastica aveva stabilito la vacanza settimanale al mercoledì, invece che al giovedì come in tutta Italia, forse più per comodo degli insegnanti che degli scolari.

[modifica] I giovedì della signora Giulia

Il dottor Corrado Sciancalepre arrivò nel suo ufficio verso mezzogiorno. Era in Pretura a deporre come testimone in un processo di furto col quale si concludeva una paziente operazione che l'anno prima l'aveva occupato a lungo. Partito da un debole indizio, era riuscito a scoprire gli autori del furto e a recuperare la refurtiva.

[modifica] Citazioni su Piero Chiara

  • La leggibilità è una dote piuttosto rara fra i nostri narratori, intenti più a lanciar messaggi, patrocinare avanguardie, inseguir mode che render digeribile la loro prosa.
    Piero Chiara è un'eccezione. Scrive come parla, e parla come scrive. Il suo stile può anche non piacere, ma non resta sullo stomaco. I suoi libri, una volta aperti, non si chiudono più, cioè si chiudono solo alla fine. Le sue storie, pur se circoscritte al microcosmo luinese e varesino, son piene di plasma, umori, colpi di scena.
    L'autore dice che son tutte vere. Forse mente, forse qualcosa è inventata, ma non importa. Ciò che importa è che divertano chi legge, come certamente hanno divertito chi le ha scritte. Se poi qualche produttore e regista ne fa un film tanto meglio. (Roberto Gervaso)

[modifica] Bibliografia

  • Piero Chiara, Vedrò Singapore?, Oscar Mondadori, 1983.
  • Piero Chiara, Il cappotto di astrakan, Arnoldo Mondadori Editore, 1978.
  • Piero Chiara, Una spina nel cuore, Arnoldo Mondadori Editore, 1979.
  • Piero Chiara, Il piatto piange, CDE, Arnoldo Mondadori Editore, 1978.
  • Piero Chiara, La stanza del Vescovo, Arnoldo Mondadori Editore, 1979.
  • Piero Chiara, Le corna del diavolo, Arnoldo Mondadori Editore, 1980.
  • Piero Chiara, Le avventure di Pierino, Arnoldo Mondadori Editore, 1980.
  • Piero Chiara, I giovedì della signora Giulia, Oscar Mondadori, 1974.

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