Piero Gobetti

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Al 2014, le opere di un autore italiano morto prima del 1944 sono di pubblico dominio in Italia PD
Piero Gobetti

Piero Gobetti (1901 – 1926), giornalista e politico italiano.

  • Combattevamo Mussolini come corruttore, prima che come tiranno; il fascismo come tutela paterna prima che come dittatura; non insistevamo sui lamenti per mancanza della libertà e per la violenza, ma rivolgemmo la nostra polemica contro gli italiani che non resistevano, che si lasciavano addomesticare. (da Scritti attuali, a cura di Umberto Calosso, Capriotti)
  • Il fascismo è il governo che si merita un'Italia di disoccupati e di parassiti ancora lontana dalle moderne forme di convivenza democratiche e liberali, e che per combatterlo bisogna lavorare per una rivoluzione integrale, dell'economia come delle coscienze. (da Scritti attuali)
  • Il programma di Nitti fu il solo programma conservatore serio della borghesia italiana. (da Scritti attuali)
  • Io sento che i miei avi hanno avuto questo destino di sofferenza, di umiltà: sono stati incatenati a questa terra che maledirono e che pure fu la loro ulti­ma tenerezza e debolezza. (da L'editore ideale)

La rivoluzione liberale[modifica]

  • [Benito Mussolini] Egli non ha nulla di religioso, sdegna il problema come tale, non sopporta la lotta con il dubbio: ha bisogno di una fede per non doverci più pensare, per essere il braccio temporale di un'idea trascendente. Avrebbe potuto riuscire il duce di una Compagnia di Gesù, l'arma di un pontefice persecutore di eretici, con una sola idea in testa da ripetere e da far entrare "a suon di randellate" nei "crani refrattari".
  • Il mussolinismo è [...] un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza.
  • La civiltà capitalistica, preparata dai Comuni, sorta trionfalmente in Inghilterra e diffusa negli ultimi decenni, pur nonostante varie attenuazioni, in tutto il mondo civile, è la civiltà del risparmio.
  • Lo Stato non professa un'etica, ma esercita un'azione politica.

Incipit de L'uomo Alfieri[modifica]

Per capire l'Alfieri e valutare i critici dell'opera sua con animo deliberato a far nostri i loro risultati e a superarli bisogna risalire al De Sanctis. Invero la critica desanctisiana sull'Alfieri è stata fraintesa e negletta e se ne può cogliere il giusto valore solo dando un organismo sistematico alle frammentarie espressioni in cui s'è manifestata.
Dei tre scritti che il De Sanctis dedicò all'Alfieri il primo[1] afferra e spiega il concetto dell'unità di passione in cui arte tragica e temperamento individuale coincidono con una coerenza che è perfetta nel Saul e in alcuni motivi di vita pratica dell'autore; il secondo[2] segna un vigoroso approfondimento della formula estetica iniziale che imperiosamente si amplia a diventare canone di interpretazione storica e morale, sí che, venuti a coincidere il mondo del critico e il mondo del poeta, il momento dell'esegesi è fatto d'un subito centro intenso di polemica vitale e Alfieri e De Sanctis combattono insieme, difensori dell'immanentismo moderno contro il dogmatico «Proudhon della reazione»[3], dell'onestà letteraria contro la superficialità, l'esprit, l'insolenza sterile di Giulio Janin[4]; il terzo[5] pone con forte sintesi storica la figura di Vittorio Alfieri nel fervore di rinnovamento civile e morale dell'Italia settecentesca.

Citazioni su Piero Gobetti[modifica]

  • Era un giovane alto e sottile; disdegnava l'eleganza della persona, portava occhiali a stanghetta da modesto studioso; i lunghi capelli arruffati, dai riflessi rossi, gli ombreggiavano la fronte e gli occhi vivissimi, così penetranti che era difficile sostenerne lo sguardo a chi non fosse ben sicuro di sé. (Carlo Levi)

Note[modifica]

  1. F. DE SANCTIS; Le lezioni di letteratura dal 1833 al 1848. VIII lezioni sulla poesia drammatica ne «La Critica», anno XVII, fasc. I, pp. 40-43, 20 gennaio 1919. Su queste lezioni si veda il Preambolo del CROCE, ancora ne «La Critica», anno XIII, fasc. I, pp. 21-38, 20 gennaio 1915 (accurata storia esterna) e un giudizio del CROCE in; Una famiglia di patrioti ed altri scritti storici e critici.
  2. F. DE SANCTIS; Giulio Janin e Alfieri, Janin e «Mirra», Veuillot e la «Mirra», nel «Piemonte», quotidiano torinese, anno I, n. 167 (17 luglio 1855), n. 179 (31 luglio), n. 191 (14 agosto), n. 148 (24 giugno). Ristampati in Saggi critici. E si veda pure l'articolo Giudizio del Gervinus sopra Alfieri e Foscolo, Torino, «Il Cimento», ottobre 1855, serie 3a, anno III, vol. VI, pp. 629-639. Ristampato in Saggi critici.
  3. L. VEUILLOT (1813-1883), direttore dell'«Univers», autore di; Le Parfum de Rome; Les Odeurs de Paris; ecc. Il piú celebre e il piú reazionario tra i giornalisti francesi. Non ebbe molta fortuna in Italia nel secolo scorso benché B. Casoli gli dedicasse un volume (Modena, 1884). Una buona traduzione di poche pagine scelte in Antologia dei cattolici francesi del secolo XIX di D. GIULIOTTI, pp. 129-175. Lanciano, s. a. (ma 1919).
  4. G. JANIN (1804-1874), giornalista e romanziere; critico drammatico per quarant'anni al «Journal des Débats».
  5. F. DE SANCTIS: Storia della letteratura italiana, 1a ediz., Napoli, Morano, 1870 (in realtà il II vol. 1871). Nuova edizione, Bari, Latenza, 1912, a cura di B. CROCE, vol. II, pp. 703-381. Si sa che il capitolo «La nuova letteratura», dove si parla dell'Alfieri è molto piú breve di quello che il De Sanctis non credesse necessario, per ragioni editoriali che sono indicate dal Croce nello studio che segue la sua edizione della Storia. Questa forzata brevità spiega le lacune dell'analisi e la troppa rapidità della sintesi.

Bibliografia[modifica]

  • Piero Gobetti, L'uomo Alfieri, a cura di Emiliano Zazo, Milano, Cooperativa libro popolare, 1950.

Altri progetti[modifica]