Piero Jahier
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Piero Jahier (1884 – 1966), scrittore e poeta italiano.
- Giacendo, gli anni giovanili, sulla sedia protocollare – sbottonato l'occhietto della camicia, ventrale – poté le gravi teorie elaborare: – teoria della giacca sciallata giusta, – teoria dello spacco al gilet encomiabile, – teoria del lenteggiante-negligente nodo di cravatta – teoria della finta bottoniera costellata – teoria del pantalone spiombante, dall'equa riga mediana governato. (da Ritratto di giovane impiegato; citato in Angelo Piero Cappello, introduzione a Jahier 2007)
- Mi dicono pignolo, come in Italia chiamano chiunque faccia il proprio dovere. (citato da Stefania Jahier, nipote del poeta, nell'intervista di Elisabetta Soglio, "Ma con questo assessore è davvero impossibile lavorare", Corriere della sera, 15 gennaio 1996)
[modifica] Gino Bianchi
- In merito all'oggetto dell'allegata, inchiesta, contenente le Resultanze in merito alla vita e al carattere del funzionario a margine, il sottoscritto si pregia significare quanto appresso. (Lettera accompagnatoria; citato in introduzione, p. 30)
- [...] investigando la verità obbiettiva di un avvenimento storico nelle sue antecedenze e conseguenze, senza oscuramenti di sorta derivati da preconcetti e presupposti metafisici o categorici che vanno fino alla soprafenomenia deviata e indiretta, e conglobandola, alfine, nella inaudita conclusione, ispirata ai principi incrollabili della filosofia positiva, delle nazioni più progredite. (citato in introduzione, p. 30)
- [La lettera ufficiale] non è perfetta se non è stata minutata e se la minuta non è stata dal Sotto-Capo Ufficio approvata, e dal Capo-Ufficio disapprovata e dal ff. di Dirigente ridiscussa e ricompilata e riminutata e ridistesa, delle sigle dei sette savi guarnita e difesa, in sei periodi almeno, con almeno quattro "a capo" che fa un bel vedere, e il settimo periodo riassuntivo avente a battistrada il suo Comunque. (citato in introduzione, p. 31)
- Gioverà anzitutto rimuovere la vieta dottrina ufficiale: che l'amministrazione pubblica esista per amministrare, e cioè: espletare regolarmente i pubblici servizi, applicare con saviezza al cittadino i pesi fiscali, evadere sollecitamente i suoi voti e reclami. [...]
Ma anche in teoria non regge affatto; poiché se tale fosse stato il fine dell'Amministrazione pubblica, come potrebbe spiegarsi ch'essa avesse adottato i mezzi più contrari a tale fine: e cioè: prefiggendosi sollecitudine e speditezza, una moltitudine formidabile di funzionari, il cui dovere è: complicare, per giustificare almeno ai propri occhi la propria esistenza; – e li mantenesse oziosi nell'avvilimento di laidi locali ove intristiscono anima e corpo; – e vigilasse a mutilarli di ogni iniziativa e responsabilità e intelligenza che valorizzano l'uomo; – e a mortificarlo in gioventù, età di grandi bisogni, ma di gran rendimento, per poi premiarli impotenti e inabilitati? (Lettera accompagnatoria, p. 55) - Il quesito non poteva essere meglio risolto che mediante un SICURO GUADAGNO SCARSO, il quale, pertanto, doma e sopprime il naturale istinto di progresso – varietà – condimenti di vita, e con gli aumenti a scatto, fatali, insinua orrore di ogni rischio, ricomunica a ogni scadenza, nella tranquilla religione della stabilità. (Lettera accompagnatoria, p. 59)
- Ma per chi è a ruolo il mondo è ancorato;
lo aspetta a fermo; ogni giorno di vivere ha terminato.
Glorifichiamo lo stipendio su cui né piove né gela. Osanniamo alla trattenuta per la pensione. [...]
Son guariti di rischio, guariti di passione: con economia e decoro, tutti su donna legittima espletano la sessuale maansione.
Quietudine e stagnamento sono distesi sui visi loro: somma di organi utili, deteriorati da uso sobrio.
Riposati vanno al lavoro; e dal lavoro tornano riposati.
Son veri ricchi, escluso il denaro, i pubblici funzionari. (Lettera accompagnatoria, p. 64; citato in introduzione, p. 26) - I quali organi sono semplicemente idonei, se si considerano come connotati, ma diventano estetici, se apprezzati secondo le norme del bello amministrativo.
Regolarità, competenza, subordinazione, splendono e splenderanno fino all'ultimo dei suoi giorni, nel modulo del viso di Gino Bianchi. [...]
Posso assicurare:
Che alla siessa distanza radiale dalla sua collega, la gota zigomatica lubrifica gli angoli e gli incavi dell'orbita, sostenendo a galla di burro il globo oculare
e la gota mascellare tornisce con tanta abilità l'attacco del collo, da far domandare se veramente siamo ancora nel collo o se già siamo nel viso:
che tali gote tutte con agevole pendio, si accentrano concordi verso il campanile del naso, pigmentato di bachi neri isobàri, oggetto di cura particolare;
che, alle immediate dipendenze del naso, l'onore di scortar l'orifizio della bocca-cantina, si ripartisce equamente tra i competenti bafffi ottonati alla nicotina;
che – in calce al cranio –, la sinistrorsa discrimininatura adeguatamente brillantinata, appone visto di benestare al viso così compilato. (Posizione personale, Connotati, pp. 68 sg.; citato in introduzione, pp. 23 sg.) - Tra la casa e l'Ufficio ha distribuito tutte le sue esigenze e bisogni. (Posizione personale, p. 77; citato in introduzione, p. 23)
- Ah! come descrivere l'impressionante presentabilità delle sue:
«Si accusa ricevimento della sopradistinta e si rimane in attesa di ulteriore seguito con riferimento alla presente». (Posizione personale, p. 82; citato in introduzione, p. 23)
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- Subito tutti i dolori – subito tutti i sacrifici
– subito le consolazioni –
– subito tutti i tempi – subito tutti i suoni –
subito tutta la vita. - Ciò premesso, raccomanda il sottoscritto che il provvedimento relativa abbia carattere di urgenza assoluta,
- perché sono in ritardo
- perché sono stanco di resistere e differire
- perché voglio amare
- tante parole rinchiuse
lasciatemele liberare. (Istanza, p. 94; citato in introduzione, p. 27)
- tante parole rinchiuse
- perché voglio amare
- Subito tutti i dolori – subito tutti i sacrifici
- Se Gino Bianchi non cambia volentieri le proprie idee, non è perché sia conservatore e incapace di sentire il nuovo.
Gino Bianchi non cambia le proprie idee perché non saprebbe come sostituirle. È atterrito dal pericolo di rimaner senza idee.
Dategli altre idee, generalmente ammesse, e farà il cambio immediatamente. (Festivo di turno, p. 100)
[modifica] Con me e con gli alpini
- Altri morirà per la Storia d'Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita,
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra "perché mi vuole bene"
"per me" nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire. - Sotto le coperte non si conosce miseria.
- Ci sono dei visi di santi; usati soltanto dalla passione del lavoro. Guardano con occhi senza malizia, le iridi chiare della montagna dove la lotta è con l'elemento, non con l'uomo. Non sono scettici loro; sono forti: quello che credono lo potranno operare. [...] Mi sforzo di mettermi al loro livello, di farmi le loro vere obiezioni. Ma ecco scopro che salgo di livello io, che proprio io divento più vero.
- [Sull'esercito] Unica scuola che abbia serbato un orario ragionevole: accordato col sole; che abbia serbato un abito razionale: accordato alla media del clima; e un cibo proporzionato al consumo. Unico istituto che possa educare completamente, perché ha un completo-potere; e possiede veramente un uomo, nel suo cibo, nel suo riposo, nel suo costume.
[modifica] Bibliografia
- Piero Jahier, Con me e con gli alpini, Edizioni de La Voce, Roma, 1920.
- Piero Jahier, Gino Bianchi. Resultanze in merito alla vita e al carattere, a cura di Angelo Piero Cappello, Vallecchi, 2007. ISBN 9788884271266
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