Pietro Citati

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Pietro Citati (1930 – vivente), scrittore e saggista italiano.

Indice

[modifica] Citazioni di Pietro Citati

  • Chi scrive versi o compone quadri e statue è spinto da un impulso insostenibile a far rinascere sulla terra l'età dell'oro: la fa rinascere nella sua opera, che è la stessa età dell'oro realizzata. Ma è anche simile a una divinità decaduta, prigioniera nelle tenebre o esiliata ai limiti della terra, che porta nella memoria il ricordo dell'utopia e della sua fine irreparabile; o ad un astro che fugge, sempre più pallido ed enigmatico, l'acume degli occhi umani. (da La civiltà letteraria europea)
  • Chi vuole conoscere la luce della forma, deve attraversare l'ombra: sostare sull'orlo di un precipizio, o camminare tra due voragini, tra due follie egualmente tremende. (da La civiltà letteraria europea: da Omero a Nabokov, a cura di Paolo Lagazzi, Mondadori, 2005)
  • La civiltà occidentale ha grandissime colpe, come qualsiasi civiltà umana. Ha violato e distrutto continenti e religioni. Ma possiede un dono che nessuna altra civiltà conosce: quello di accogliere [...] tutte le tradizioni, tutti i miti, tutte le religioni, tutti o quasi tutti gli esseri umani. (da L'Occidente senza forza e l'esercito del terrore, la Repubblica, 31 marzo 2004)
  • Non amare Dickens è un peccato mortale: chi non lo ama non ama nemmeno il romanzo. (Elogio di Dickens, Mondadori, 2005. ISBN 9788804538202)
  • Non possiamo mai spiegare perché e come è nata un'opera letteraria: tanti impulsi consci e inconsci vi si nascondono, tanti desideri di tutta una vita, che ora restano sepolti nella complessità impenetrabile del testo. (da Il male assoluto, Mondadori)
  • Solo chi non è del "mestiere" conserva quello sguardo limpido e fresco, senza ombre né pregiudizi, davanti al quale le cose rivelano spontaneamente il loro segreto. (da La nobile arte dell'imparare, la Repubblica, 9 febbraio 1997, p. 28)
  • Sotto il nome di "specialisti", l'attuale organizzazione del lavoro ha prodotto una enorme quantità di "generici" con i quali ci urtiamo ogni giorno. (da Un uomo preciso, ne I frantumi del mondo, Rizzoli, Milano 1978)
  • Una mattina ci sveglieremo cambiati, come se nella notte qualcosa fosse improvvisamente accaduto dentro di noi. In quel momento sapremo che la massa, macerata e compressa, dei nostri ricordi avrà generato un simbolo, da portare con noi per tutta la vita. (da L'armonia del mondo, Rizzoli)
La donna segreta di Dio che sfidò ogni ragione, in Repubblica, 02 novembre 2000
  • Dietro le parole e gli esempi, continuerà a muoversi senza fine l'innominabile, indescrivibile punto di fuga, al quale, nelle parole del linguaggio umano, diamo il nome di Dio.
  • Molti sostengono che solo Maria ci apre le porte del cielo.
  • Nei Vangeli e nelle Lettere di San Paolo, Maria è soltanto una creatura: una come noi, «nostra sorella per vincoli di natura»; una che porta sulle spalle il peso della razza umana, il peccato originale, le colpe che ci hanno segnati nella storia, la mediocrità irrimediabile che ci distingue. Una cosa la salva. Maria è semplice, umile: e Dio, che capovolge e rovescia la storia allontanando dal suo trono i ricchi, i potenti e i superbi, la sceglie poiché sta là in fondo, nell'abisso, dove nessuno la vede.
Intervista di Pierluigi Pietricola, Alla ricerca della Grande Opera d'Arte, ItaliaLibri, Milano, 21 novembre 2005
  • La cosa essenziale è che bisogna farsi possedere completamente dal libro. Bisogna essere posseduti ma contemporaneamente bisogna essere sempre diversi, perché una cosa è farsi possedere da Dante e un'altra è farsi possedere da Proust o da Kafka. Il critico deve mutare continuamente. Non esistono metodi critici validi universalmente per tutte le occasioni.
  • La critica arriva sempre con infinito ritardo.
  • La critica non è che un cambiamento continuo di punti di vista, è una ricerca che tenta di raggiungere quella cosa in continuo movimento che è la grande opera d'arte. I libri in movimento sono sempre i grandi libri.
  • La forza dell'opera d'arte è di parlare sempre all'infinito a tutti quanti, e questa è una cosa inesplicabile, misteriosa. Può essere spiegata da quell'interminabile ricerca che è la lettura.
  • La letteratura impegna tutta la vita, tutti i sentimenti: non può esserci impegno più totale. Ma non è impegno solo sulla vita e tanto meno sulla politica. È un impegno sulla sostanza, sulla totalità dell'Essere. E molte volte è anche un impegno religioso.
  • Non amo Sartre. Ha scritto pochissimi buoni libri e detto un'infinita quantità di sciocchezze.
  • Oggi si legge infinitamente di più rispetto ad alcune generazioni fa. Il guaio è che si leggono una grande quantità di porcherie. Non è importante leggere: di per sé è un atto negativo; perché se si legge Dan Brown, la Fallaci, la Tamaro è molto meglio se non si leggesse affatto. La vera forma di lettura è quella che si praticava nella religione cristiana ad esempio, dove la sottigliezza e la profondità interpretativa raggiungevano delle vette che per noi sono assolutamente impensabili. La maggior parte delle persone legge per passare il tempo, ed è esattamente quello che non si dovrebbe fare.
  • Penso che i libri si muovano nel tempo. Non sono sempre gli stessi; hanno aspetti diversi secondo i secoli. Mentre noi siamo fermi e dobbiamo cercare di capire il movimento dei libri.
  • Un grande libro è composto di tanti strati: si tratta di scoprire quello più nascosto. Il libro è una superficie composta da più strati.
  • Uno scrittore si preoccupa di scrivere libri o di parlare di quelli degli altri, e non ha nessun dovere con nessuno. L'unico dovere che ha è verso la letteratura.

[modifica] Elogio del dilettante

[modifica] Incipit

Nel giardino di un mio amico, che qualche volta mi ospita per settimane, ho incontrato un vecchio operaio agricolo. Era un pensionato, ma siccome riusciva a vivere senza far nulla, ogni mattina lasciava la propria casa con i diversi strumenti del suo lavoro. Sapeva far tutto.

[modifica] Citazioni

  • Io so fare pochissime cose: anzi, una cosa sola, e dubito di farla bene. (p. 36)
  • Confesso di non aver alcun rancore verso il nostro tempo, che oggi quasi tutti accusano di ogni crimine possibile, come se fosse la più barbara tra le età umane. Ma di una cosa è certo colpevole: ha sciupato e dissipato l'immenso tesoro di sapienza artigiana, che la civiltà aveva costruito nei secoli. (p. 36)
  • Se vogliamo capire un libro, un quadro o un pensiero, dobbiamo portare consciamente o inconsciamente dentro di noi tutti gli altri libri, quadri e pensieri della terra. (p. 38)
  • Solo chi non è del "mestiere" conserva quello sguardo limpido e fresco, senza ombre né pregiudizi, davanti al quale le cose rivelano spontaneamente il loro segreto.
    La nostra mente pensa contemporaneamente idee diverse o contrastanti, insegue qualsiasi analogia, fruga ogni sensazione, raccoglie ogni specie di avvenimenti, vive nel nostro mondo e in quelli che costeggiano il nostro. (p. 38)

[Pietro Citati, Elogio del dilettante, (in la Repubblica del 9 febbraio 1997), Selezione dal Reader's Digest, ottobre 1997.]

[modifica] Senza fonte

  • Mi piacerebbe scrivere su San Paolo, ma i miei desideri sono limitati dalla mia incompetenza.
  • Un figlio deve abitare la nostra casa come un estraneo avventuroso e felice.

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