Pietro Mascagni

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Pietro Mascagni

Pietro Mascagni (1863 – 1945), compositore e direttore d'orchestra italiano.

Citazioni di Pietro Mascagni[modifica]

  • E dire che qua a Cerignola vanno matti per sentirmi suonare e non sanno che se avessi io il mio pianoforte e studiassi, suonerei cento volte meglio d'adesso. Qua non ci sono magazzini da prendere a nolo strumenti; bisognerebbe comprarlo a Napoli o a Bari. (dalla lettera alla zia, Cerignola 19 gennaio 1889).[1]
  • Io sono mezzo matto dalla consolazione di avere un pianoforte e spero che Iddio mi darà fortuna e farà riuscire bene la mia opera, che mi arrecherà gloria e ricchezza. (da una lettera alla zia, Cerignola 1 febbraio 1889).[1]
  • Il Garibaldi con Enrico Ferri? È ancora da combinare definitivamente. Ma credo che si farà. Aspetto che ritorni il mio editore [Renzo Sanzogno]. In caso, il Garibaldi [il film] potrebbe essere pronto per la fine dell'anno: Ferri ha chiesto due mesi di tempo per la creazione della musica.[2]
  • Il Fassini è estremamente contrariato dall'impegno che mi ha fatto assumere Renzo di dare a lui la proprietà della musica: egli mi ha detto che proprio in questi giorni la Cines ha deciso di impiantare una Casa editrice in piena regola, ed avrebbe desiderio di avere me come unico Maestro. (lettera alla moglie del 7 febbraio 1914).[2]
  • Stamattina sono stato anche alla Cines per leggere un brano del Garibaldi mandato da Ferri. Però Fassini ha convinto Ferri che bisogna fare scrivere il Poema da un poeta. Ed il poeta sarà Salvatori. Stamattina abbiamo anche fatto le prove per il trucco di Garibaldi: abbiamo scelto un ottimo artista e lo abbiamo fatto truccare e vestire completamente da Garibaldi. La figura è perfetta ed il trucco è ottimo. C'è una differenza nel naso che bisogna correggere con del mastice; e c'è una differenza negli occhi: questo artista ha gli occhi grandi, mentre Garibaldi li ha piccoli ed infossati. Bisogna studiare e provare molto prima di prendere una decisione defintiva. (lettera alla moglie del 23 maggio 1914).[2]
  • Ieri mi fecero vedere una film intitolata: La canzone di Werner. Ma è stupidaggine assoluta. Oggi me ne hanno [fatto] vedere due: si tratta sempre di pellicole assolutamente nuove che sono appena in prova. Quelle due di oggi mi sono piaciute anche meno di quelle di ieri. Una è una cosa balorda intitolata: La rivolta del Tirolo, l'altra avrebbe qualche elemento buono, ma l'ultima parte (e specialmente la fine) è insulsa e stupidamente vacua. È intitolata Rapsodia satanica. Siamo sempre nel campo dei drammi a intreccio, che per la musica non si prestano. Se io accettassi quest'ultimo soggetto, si farebbe subito il contratto: ma io non ho il coraggio di accettarlo, perché mi pare di scendere troppo in basso con un simile lavoro. (lettera alla moglie del 27 aprile 1914).[2]
  • Io, come ti scrissi ieri, non ero punto convinto di quelle tre films, eccettuata la Rapsodia satanica che ha delle buone scene che si prestano a fare della buona musica. Stanotte, ripensandoci bene, ho stimato opportuno di non mettermi in urto con la Cines [...] ho risposto le prime due films (La canzone di Werner e la Rivolta del Tirolo) le scarto assolutamente mentre accetterei l'altra (Rapsoda satanica) a patto di certe condizioni speciali, fra le quali l'obbligo della Cines di rifare tutta la terza parte della cinematografia che è una cosa stupida, inefficace, insulsa. (lettera alla moglie del 29 aprile 1914).[2]
  • [Rapsodia satanica] che per forza debbo comporre con la proiezione davanti agli occhi. (lettera alla moglie dell'11 giugno 1914).[2]

Citazioni su Pietro Mascagni[modifica]

  • A Mascagni non faceva certo difetto la fiducia in se stesso. (Mario Morini)
  • Cavalleria rusticana, sembra pressocchè classica. Ha la terribile ferocia di una trageda greca, ma anche la dignità che la tragedia greca non ha mai violato. (Henry Edward Krehbiel)
  • Certe volte può anche sembrare che il tono letterario del libretto [d'opera] dissenta dalla qualità dialettale del canto e dall'effettuarsi spregiudicato dell'ispirazione, e vorreste che l'opera fosse tutta in vernacolo, come «O Lola c'hai di latti la cammisa» [aria della Cavalleria rusticana], il più bell'esempio di musica popolare che sia mai apparsa in una musica di teatro. (Guido Pannain)
  • Con Cavalleria Mascagni aveva squarciato le quinte di cartone e i velari di velluto trasferendo in teatro la piazza, i suoi sentimenti, le sue passioni: un'autentica piazza siciliana, dove la vita del paese s'annoda e si scioglie, gioia e dolore di ogni giorno, scatto d'evasione e ineluttabile fatalità. (Mario Morini)
  • Dare Cavalleria in prosa dopo il trionfo dell'opera di Mascagni? È un rischio troppo grosso, che si può evitare di correre. (Eleonora Duse)
  • Pietro Mascagni aveva capito esattamente che il contributo più originale che la musica potesse dare al cinema non era il rafforzamento del richiamo dell'immagine alla realtà bensì il contrario, la sua capacità di trascenderlo, a livello del ritmo dettato al di là del procedere in tempo reale, sfruttando la mobilità dei livelli psicologici del tempo interiorizzato e addirittura la dimensione metaforica di un immaginario sonoro scandito sulla cadenza dei significati che stanno oltre l'apparenza. (Carlo Piccardi)
  • Una forte sensualità e un temperamento passionale arroventano l'opera [Cavalleria rusticana], che dall'inizio alla fine avvince ed emoziona: Mascagni ha eredidato da Verdi il gusto della musica che scuote il sangue. (Eduard Hanslick)

Note[modifica]

  1. a b citato in Mario Morini, Cavalleria Rusticana e un carteggio di Mascagni, Stagione d'opera 1990-91, E. A. Teatro di San Carlo, Napoli 1990.
  2. a b c d e f citato in Carlo Piccardi, Mascagni e l'ipotesi del «dramma musicale cinematografico», Stagione d'opera 1990-91, E. A. Teatro di San Carlo, Napoli 1990.

Opere[modifica]

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