Pietro Metastasio
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Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi (1698 – 1782), poeta e scrittore italiano.
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[modifica] Citazioni di Pietro Metastasio
- Ché raddoppia i suoi tormenti | chi con occhio mal sicuro, | fra la nebbia del futuro | va gli eventi a prevenir. (da L'estate)
- Chi vede il pericolo, | né cerca di salvarsi, | ragion di lagnarsi | del fato non ha. (da Demafoonte, III, 1)
- Chi vuol goder l'aprile | nella stagion severa, | rammenti in primavera | che il verno tornerà. Per chi fedel seconda | così prudente stile, | ogni stagione abbonda | de' doni che non ha. (da L'inverno ovvero la Provvida pastorella)
- [Orazio] D'un sì vivace | Splendido colorir, d'un sì fecondo, | Sublime immaginar, d'una sì ardita | Felicità sicura | Altro mortal non arricchì natura. (citato in Guglielmo Audisio, Lezioni di eloquenza, p. 56, Giacinto Marietti, Torino 1870)
- Darsi in braccio ancor conviene | qualche volta alla fortuna, | che sovente in ciò che avviene | la fortuna ha parte ancor. (da Ezio, atto I, scena V)
- È la fede[1] degli amanti | come l'Araba Fenice | che vi sia ciascun lo dice | ove sia nessun lo sa. (da Demetrio II, scena III)
- Entra l'uomo allor che nasce, | In un mar di tante pene, | Che s'avvezza dalle fasce | Ogni affanno a sostener. (da Isacco, II)
- Il merito di ubbidir perde chi chiese la ragion del comando. (da Catone, atto I, scena II)
- Il silenzio è ancor facondo, e talor si spiega assai chi risponde col tacer. (da Temistocle, atto II, scena III, Serse)
- Il tempo è infedele a chi ne abusa. (da Demofoonte, atto II, scena 4)
- La vita si misura dalle opere e non dai giorni. (da Adriano in Siria)
- Madre comune | d'ogni popolo è Roma e nel suo grembo | accoglie ognun che brama | farsi parte di lei. Gli amici onora; | perdona a' vinti; e con virtù sublime | gli oppressi esalta ed i superbi opprime. (da Adriano in Siria, 45)
- Nega agli afflitti aita, | chi dubbiosa la porge. (da Ezio, atto II, scena 7)
- Non vada un picciol legno | a contrastar col vento, | a provocar lo sdegno | d'un procelloso mar. (da Pel giorno natalizio di Maria Teresa Imperatrice Regina)
- Non so se la speranza | Va con l'inganno unita: | so che mantien in vita | qualche infelice almen. (da Zenobia, atto II, scena II)
- Piaga d'acuto acciaro | sana l'acciaro istesso | ed un veleno è spesso | riparo all'altro ancor. (da Semiramide, 390)
- Saggio guerriero antico | mai non ferisce in fretta: | esamina il nemico, | il suo vantaggio aspetta, | e gli impeti dell'ira | cauto frenando va. | Muove la destra e il piede, | finge, s'avanza e cede, | fin che il momento arriva | che vincitor lo fa. (da Adriano, atto II)
- Sollievo è pur nelle sventure estreme | gemer, lagnarsi e compatirsi insieme. (da Ruggiero, atto I, scena V)
- Tutte l'onde son funeste | a chi manca ardire e speme | e si vincon le tempeste | col saperle tollerar. (da L'eroe cinese, atto II, scena IV)
- Voce dal sen sfuggita | poi richiamar non vale: | non si trattien lo strale, | quando dall'arco uscì. (da Ipermetra)
[modifica] Didone abbandonata
- Fuggir con frode il danno | può dubitar se lice | quell'anima infelice | che nacque in servitù (atto I, scena VII)
- Se resto sul lido, | Se sciolgo le vele, | Infido, crudele | mi sento chiamar: | E intanto confuso | Nel dubbio funesto, | Non parto, non resto, | Ma provo il martire | Che avrei nel partire, che avrei nel restar. (atto I, scena XVIII)
- Tormento il più crudele | d'ogni crudel tormento | è il barbaro momento | che in due divide un cor. (atto II, scena IX)
- Ma che feci empi numi! Io non macchiai | di vittime profane i vostri altari. | né mai di fiamma impura | feci l'are fumar per vostro scherno. | Dunque perché congiura tutto il ciel contro me, tutto l'inferno? (atto III, scena XIX)
[modifica] Attilio Regolo
- Romani, addio. Siano i congedi estremi | Degni di noi. Lode agli Dei, vi lascio, | E vi lascio romani. Ah, conservate | Illibato il gran nome; e voi sarete | Gli arbitri della terra, e il mondo intero | Roman diventerà. Numi custodi | Di quest'almo terren, Dee protettrici | Della stirpe d'Enea, confido a voi | Questo popol d'eroi: sian vostra cura | Questo suol, questi tetti e queste mura, | Fate che sempre in esse | La costanza, la fè, la gloria alberghi, | La giustizia, il valore. E, se giammai | Minaccia al Campidoglio | Alcun astro maligno influssi rei, | Ecco Regolo, o Dei. Regolo solo | Sia la vittima vostra, e si consumi | Tutta l'ira del Ciel sul capo mio: | Ma Roma illesa... Ah, qui si piange! Addio! (da Addio di Regolo ai romani, atto III)
[modifica] Note
- ↑ Qui fede ha il significato di fedeltà
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