Riccardo Mannerini

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Riccardo Mannerini (1927 – 1980) musicista e poeta italiano.

  • Signore, io sono Irish, quello che non ha la bicicletta. (da Signore Io Sono Irish, 1968)
  • Come potrò dire a mia madre che ho paura? (da Eroina, diventerà Il Cantico dei Drogati in collaborazione con Fabrizio De André, 1968)
  • La Bicicletta di Irish è la Fede, in senso lato, ovviamente, la fede in qualcosa, la molla che ci spinge, è l'energia che ci scorre dentro. (da Un poeta cieco di rabbia)
  • Ti smonto come una sveglia. (da Un poeta cieco di rabbia)
  • La focaccia è la cosa più fetida del mondo. (da Un poeta cieco di rabbia)

Citazioni da opere[modifica]

Ballata per un ferroviere[modifica]

  • Un ferroviere era quel tale che per morire scelse Natale. Da una finestra entrò nella storia che parla di fame, non certo di gloria...
  • All'alba non muore soltanto la notte, muore anche l'uomo e il suo divenire, e il sangue caldo che bagna il selciato è un discorso appena iniziato...
  • Ma quando la sorte è puntigliosa arriva la morte in forma curiosa che gli procura, umano aeroplano un volo notturno da un quarto piano e lo riduce in quattro e quattr'otto in un mucchio di cenci, di ossa un fagotto...

Citazioni su Riccardo Mannerini[modifica]

  • Mannerini mi ha insegnato che essere intelligenti non significa tanto accumulare nozioni, quanto selezionarle una volta accumulate, cercando di separare quelle utili da quelle disutili. Questa capacità di analisi, di osservazione, praticamente l'ho imparata da lui. Mi ha anche influenzato a livello politico, rafforzando delle idee che già avevo. Sicuramente è stata una delle figure più importanti della mia vita. (Fabrizio De André)
  • Riccardo Mannerini era un altro mio grande amico. Era quasi cieco perché quando navigava su una nave dei Costa una caldaia gli era esplosa in faccia. È morto suicida, molti anni dopo, senza mai ricevere alcun indennizzo. Ha avuto brutte storie con la giustizia perché era un autentico libertario, e così quando qualche ricercato bussava alla sua porta lui lo nascondeva in casa sua. E magari gli curava le ferite e gli estraeva i proiettili che aveva in corpo. Abbiamo scritto insieme il Cantico dei Drogati, che per me, che ero totalmente dipendente dall'alcool, ebbe un valore liberatorio, catartico. Però il testo non mi spaventava, anzi, ne ero compiaciuto. È una reazione frequente tra i drogati quella di compiacersi del fatto di drogarsi. Io mi compiacevo di bere, anche perché grazie all'alcool la fantasia viaggiava sbrigliatissima. (Fabrizio De André, 1992)

Bibliografia[modifica]

  • Riccardo Mannerini, Un poeta cieco di rabbia, Liberodiscrivere editore, 2004. ISBN 9788873880455

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