Poggio Bracciolini

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Poggio Bracciolini

Giovanni Francesco Poggio Bracciolini (1380 – 1459), umanista e storico italiano.

  • [Su Girolamo da Praga] La sua voce era soave, chiara, sonora, accompagnata da un dignitoso gestire oratorio, o per esprimere indignazione o per muovere a misericordia, che tuttavia né domandava né desiderava ottenere. Stava lì, nel mezzo, impavido e intrepido, e non solo sembrava disprezzare la morte, ma desiderarla apertamente, tanto che avresti detto: costui è un altro Catone. O uomo degno di memoria eterna! (dalla lettera inviata da Costanza il 30 maggio 1416 a Leonardo Bruni, in Lettere, II 6)
  • [Su Girolamo da Praga] Con volto sereno e aspetto calmo affrontò la morte, non ebbe paura del rogo, non del genere del tormento, non del trapasso. Nessuno stoico andò mai con tanta serenità verso la morte. Quando giunse al luogo dell'esecuzione si liberò da sé delle vesti, poi, mettendosi in ginocchio, adorò il legno a cui venne legato, prima con corde bagnate, poi con catene. Allora gli vennero posti tutt'attorno, fino al petto, grossi pezzi di legno misti a paglia, e non appena fu appiccata la fiamma cominciò a cantare un inno che solo il fumo e le fiamme poterono interrompere. Questo particolare attesta la singolare fermezza dell'animo suo: quando il littore volle accendere il rogo alle sue spalle perché non vedesse, esclamò: "Vieni qua e brucialo davanti ai miei occhi. Se ne avessi avuto paura, non sarei mai venuto qua, dal momento che potevo fuggire". Così arse quell'uomo, egregio oltre ogni credenza. Vidi la sua fine, ne seguii tutti gli atti. Se agì da eretico e si ostinò nel proprio errore, morì tuttavia da filosofo". (dalla lettera inviata da Costanza il 30 maggio 1416 a Leonardo Bruni, in Lettere, II 6)

Dialogo dell'avarizia[modifica]

  • Dovrai pur confessare che questa brama della ricchezza è per natura insita in tutti. Tutti infatti, in ogni età, in ogni condizione, in ogni onore, in ogni dignità, sono presi dal desiderio dell'oro, e cioè dell'avarizia, e godono dell'oro come di cosa ben nota ed affine.
  • Nessuno tu troverai che non brami qualcosa più del necessario, nessuno che non voglia che molto gli avanzi.
  • L'avarizia è naturale. Percorri pure tutta la città, le piazze, le case, i templi: se qualcuno affermerà di non volere più di quello che gli basti — la natura infatti è contenta di poco — ritieni di avere trovato la fenice.
  • Allo Stato il denaro è necessario come i nervi che lo sostengono, e quando vi siano numerosi gli avari, essi devono esser considerati come la base e il fondamento di quello.
  • Di chi è meglio che sia piena la città: di ricchi, che coi loro mezzi aiutano sé e gli altri, o di poveri, che né a sé né agli altri sono di aiuto?

[Poggio Bracciolini, Dialogo dell'avarizia, in L'Umanesimo, Letteratura Italiana, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965]

Citazioni su Poggio Bracciolini[modifica]

  • Quando ero una teenager, scoprii Il Decamerone, che ho letto con immenso piacere. E all'università ero affascinata dall'Italia medioevale e rinascimentale al punto da dedicare la mia tesi di laurea a Poggio Bracciolini. (Annie Proulx)

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