Principessa Mononoke
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La Principessa Mononoke, film d'animazione giapponese del 1997 di Hayao Miyazaki.
[modifica] Frasi
Citazioni in ordine temporale.
- Quel che le pietre dicono è molto grave. Lo spirito cinghiale è venuto da occidente, da molto lontano. Un potente veleno bruciava dentro di lui, provocandogli tali insopportabili dolori da mutarlo in demone assetato di vendetta. [...] Ashitaka, sei pronto ad affrontare le conseguenze del gesto che hai compiuto? [...] L'infezione si propagherà facendoti molto soffrire, e infine ti ucciderà. [...] Nulla può mutare la tua sorte. Puoi star qui ad aspettare la morte o andare incontro al tuo destino. [...] Questa è certamente opera di forze malvagie. Forze malvagie che operano in qualche luogo a occidente. Forse il fato vuole che tu vada a vedere cosa accade, con occhi non velati dall'odio. È la tua unica possibilità di salvezza. (Saggia madre)
- [A proposito della condizione femminile] Padrona Eboshi non ha rispetto per le tradizioni, come non ha per gli dei. (Uomo della città del ferro)
- Quando bisogna uccidere un dio, è meglio che lo faccia un altro. (Jigo)
- Guardate, e imparate qualcosa. Vi mostrerò come si uccide un dio. Voi non avreste il coraggio di farlo, ma Eboshi non teme nulla. (Eboshi)
- No, [lo spirito della foresta] non può morire, San. Egli è la vita stessa, e tutto quello a cui abbiamo assistito dovrebbe servire ad aprirci gli occhi. (Ashitaka)
- Oggi ho capito che la foresta è sacra, e nessuno ha il diritto di profanarla. Dov'è Ashitaka? Dobbiamo tutto a lui e alla ragazza. Noi ricostruiremo questa città, ma sarà una città migliore. (Eboshi)
- A quanto pare, la natura stavolta ha avuto la meglio. (Jigo)
[modifica] Dialoghi
Citazioni in ordine temporale.
- Eboshi: Che vorresti fare, straniero?
Ashitaka [Dividendo E. e San in lotta]: La vita di questa ragazza mi appartiene. [San morde A.]
Eboshi: Speri di renderla una docile moglie?
Ashitaka: È lo stesso terribile demone a guidare sia te che lei. [San lo morde ancora, mostrando la maledizione del braccio.] Lo vedete? È odio: l'odio che lo spirito cinghiale ha riversato in me. Mi consuma le carni, e presto mi toglierà la vita. Non lasciate che l'odio condanni anche voi. - Moro: Gli alberi gridano quando vengono uccisi, ma gli umani non possono udire i loro gemiti. Io ascolto la foresta che si lamenta, mentre il proiettile che ho in corpo mi divora le carni. E penso a quella donna crudele, e al momento in cui potrò saltarle addosso e sbranarla.
Ashitaka: Moro, gli umani impareranno a rispettare la foresta. Dobbiamo impedire lo scontro! [...] Che ne sarà di San? Non vorrai portarla a morire con te?
Moro: Come gli altri umani sai pensare solo a te stesso. San è figlia mia e di questa foresta, e quando io e la foresta moriremo, anche lei morirà.
Ashitaka: Devi lasciarla andare via, lei non è un lupo come te!
Moro: [...] Invece di mangiarla io l'ho allevata e cresciuta, quindi purtroppo San non è né umana né lupo. Dove potrebbe andare a trovare rifugio?
Ashitaka: Non lo so, ma io potrei restarle accanto. [...] Cercherei di allontanarla da tutto questo odio. - Sani: Non posso perdonare agli umani le cose orribili che hanno fatto.
Ashitaka: È comprensibile. Torna pure a vivere nella tua foresta, San. Io resterò qui, per esserti vicino. Verrò a trovarti.
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